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Pensieri e parole

Un popolo semplice ..

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Anche se, come dimostrato dall’amico Lupo, gli esoneri del regno Desalviano non rasentano nemmeno lontanamente le gesta zampariniane riteniamo sia doveroso, come peraltro fatto “de visu”con Corini ( che ascoltava ascoltava ascoltava … ma che, come dimostrato, non aveva capito una minchia ), stilare una guida di sopravvivenza per chi, da oggi pomeriggio, dovrà guidare la squadra e, contemporaneamente, farsi amare da un popolo (forse esiguo) ma con un cuore grande così!

1) nessuna dichiarazione paracula tipo “margini di sogno” o “profondità della rosa”….. siamo un popolo semplice e a Corini avevamo spiegato che “nè lombardi nè piemontesi” è la frase di cui ogni novarese va fiero. Siamo una razza strana, pronta ad amare all’infinito o a ignorare nella maniera più assoluta quando capiamo che ci stanno prendendo per il culo.

2) la compiacenza e benevolenza dei tifosi la ottieni col lavoro e non con le strette di mano, tantomeno con falsi tentativi di coinvolgimento. Siamo nati nella nebbia e siamo stati allevati con l’alimento dei poveri: il riso. Ci piace vedere la gente che suda, che si danna per ottenere un risultato … siamo disposti ad amare solo per questo, con tutta la semplicità che ci portiamo dietro da generazioni.

3) portiamo rispetto ma vogliamo rispetto. Niente dichiarazioni paracule ma nemmeno quella saccente arroganza che abbiamo subito due anni fa. Noi non andiamo a prendere nessuno sotto casa se non per acclamarlo come un eroe, noi non fermiamo nessuno nè all’uscita dallo spogliatoio nè per strada ma siamo contenti come dei bambini quando scartano i regali di Natale se ci vengono a salutare sotto la curva o se, ad un gol, si girano verso di noi con un gesto di esultanza… gente semplice.

4) abbiamo una tradizione che dura da più di cento anni e vogliamo sia rispettata. Questo rispetto esigiamo sia inculcato, anche a costo di prenderli a calci in culo, a tutti i componenti della squadra. Noi non affossiamo nessuno per un passaggio sbagliato o un gol mancato. Quello che ci resta nella mente sono i recuperi a palla persa, le sgroppate infinite sulla fascia, le teste bendate per un contrasto .. calcio di altri tempi.. ma è la tradizione.

Allora caro Mimmo tu sei ciociaro, come mia mamma, gente semplice che ha fatto la fame ed ha visto la guerra, quella vera.

Sappiamo di te che ami Del Bosque e Ancelotti perché hanno vinto tanto senza mai alzare la voce od essere arroganti … siamo in linea.

Sappiamo che non ti piacciono le critiche ottuse ma che il tuo rispetto va a quelle costruttive … siamo in linea.

Sappiamo che l’impronta te l’ha lasciata un maestro come Guidolin dal quale hai appreso la cultura del lavoro e l’organizzazione del gioco … su questo punto aspettiamo un paio di settimane per vedere se è così.

Sappiamo che un altro maestro come Jaconi ti ha insegnato che lo spogliatoio deve essere gestito, anche con un sorriso – come hai detto tempo fa – ma confrontandoti con un gruppo intelligente “ … perché se hai un gruppo stupido e lo fai sorridere, il gruppo stupido dove va?” Sono parole tue … siamo in linea anche con questo.

Sappiamo che il tuo credo tecnico è fatto da una difesa a quattro, intercambiabilità dei ruoli e nessun punto di riferimento per l’avversario, pressing a sprazzi e ripartenze veloci, senza mai essere piatto… cazzo se siamo in linea! … ma anche su questo punto aspettiamo qualche giornata , mica che predichi bene e poi razzoli male.

Sappiamo che nel corso di Coverciano, quando ti sei diplomato, hai primeggiato con una tesi sul movimento senza palla degli attaccanti e sui calci piazzati … qui avrai molto da lavorare perché sui piazzati (specialmente i corners) facciamo cagare e i movimenti non li fanno nemmeno i centrocampisti .. pensa te gli attaccanti.

Insomma un po’ di cose su di te le sappiamo, rubate qui e la da interviste e dichiarazioni; un po’ di cose su di noi te le abbiamo raccontate per cui non ti resta che armarti di Santa pazienza e di non farci più fare quelle figure di merda che fino ad oggi abbiamo fatto in casa e fuori.

Tutto il resto verrà da solo … noi saremo qui, come sempre abbiamo fatto, senza una linea: pronti a sottolineare quello che non ci piacerà ma altrettanto pronti ad evidenziare tutto quello che di buono sarai capace di regalarci.

Ciumi

 

Analista tecnico delle partite e sfanculatore ufficiale del blog. Convive con una sana passione per le Converse All Star sgualcite e scolorite e per la scarsa considerazione sul genere umano. Severo ma giusto.

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Forza Mister

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Un fortissimo abbraccio a Roberto Cevoli con auguri di pronta guarigione. Nella storia del Novara Roberto non entrerà per i risultati ma sulla sua onestà e dedizione non si può eccepire nulla. Pacato e mai sopra le righe si è trovato a dover gestire una situazione difficile suo malgrado e come spesso accade nel calcio si sono riversate su di lui tutte le colpe. Probabilmente ha commesso qualche errore ma non era certo il colpevole assoluto. Persona piacevole con cui interloquire e discutere senza dover alzare mai i toni.

Un grandissimo in bocca al lupo dai tifosi azzurri per poter tornare ad una vita serena in cui tu possa sederti su una panchina probabilmente da avversario ma con tutto il nostro rispetto.
Siviersson

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La Partita

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Pavanati e De Salvo sono falliti. Non riesco ancora a prenderla come una buona notizia, anzi rabbia e indignazione sono ancora predominanti per una vicenda truffaldina che ci ha privato della storia del nostro Novara Calcio 1908.

Ora per lo meno la strada è tracciata: Pavanati e De Salvo sono falliti, dovranno probabilmente rispondere di bancarotta fraudolenta e sinceramente spero che la giustizia una volta tanto, vada fino in fondo facendogli pagare fino all’ultimo centesimo.

L’iter fallimentare prevede che tutti i beni materiali della società (Coppe, Trofei, Maglie Storiche e tutti i cimeli del Novara Calcio 1908) dovranno essere messi all’asta per risarcire i creditori.

E questo è il primo punto: bisogna evitare che un privato o un collezionista se ne impossessi. Le associazioni ed i club vicini al Novara Calcio, penso al Coordinamento e ai Fedelissimi ma anche al Panathlon Club Novara attuale con Presidente Carlo Accornero oppure lo stesso Comune di Novara devono recuperare tutto questo patrimonio e restituirlo alla città. Passeranno parecchi mesi prima dell’asta fallimentare ma sarebbe utile cominciare a pensarci ed organizzarci.

Il secondo punto è la restituzione del titolo sportivo alla società che in questo momento rappresenta il calcio a Novara. Può sembrare un banale capriccio sentimentale ma in realtà è l’unico modo per restituire la Storia del Novara Calcio ai suoi tifosi. Insisto e ripeto l’esempio più banale: festeggiare il record di gol realizzati da Gonzalez è un’ipocrisia che tale rimarrà finché il titolo sportivo del Novara Calcio 1908 non verrà assegnato al FC Novara.

L’art. 52, 2° comma, delle N.O.I.F. è chiaro  “il titolo sportivo di una società cui venga revocata l’affiliazione, può essere attribuito ad altra società con delibera del presidente della F.I.G.C.” ma perché questo avvenga qualcuno con le carte in regola deve richiederlo e l’unico ad averle è il FC Novara.

Non ho mai sentito Ferranti esporsi su questo argomento forse perché attendeva la sentenza di fallimento definitiva. Adesso è arrivato il momento di far sapere le sue intenzioni. Questa sarà la sua partita più importante, l’unica veramente da vincere e così finalmente capiremo se sta diventando un “nuares” o viceversa se al di la di tante parole il FC Novara è soltanto un bel passatempo.

Vinci per noi Massimo Ferranti!

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Stranamore

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La parola “amore” può essere riferita talmente a tante cose e situazioni, che è impossibile definirne in modo compiuto un significato generale, ed è possibile spiegarla solo osservandone i vari aspetti che la caratterizzano nelle situazioni specifiche a cui la si può associare.

E queste situazioni non sempre sono determinate dai classici rapporti umani nei quali si stabiliscono relazioni che convenzionalmente definiamo amorose. A volte sono passioni di diverso genere, verso cose, attivitá spesso di lavoro, insomma ogni cosa che fa riferimento a tutto lo scibile possibile e immaginabile.

Eppure in molti casi si determina un rapporto amoroso che risulta più intenso e duraturo di quello che si può stabilire in una relazione di coppia.

Esiste, per esempio, un amore che spesso nasce nel periodo in cui si accendono quei rapporti che dureranno tutta la vita, ovvero l’infanzia, dove sará pressocché impossibile successivamente abbandonarlo e che ti seguirá fedelmente per tutta la vita: l’amore per il calcio.

Questo sentimento nasce, appunto, solitamente da piccoli, quando è più facile dare fuoco alle fantasie create dalla purezza d’ animo che accompagna, mano nella mano, i sogni che più avanti si trasformeranno in speranze: scatta la scintilla e si viene assaliti da una irresistibile voglia di emulare le gesta e le imprese dei giocatori della tua squadra del cuore e di provare a diventare come loro; ed è così, proprio con queste motivazioni e queste aspettative che si inizia a giocare a calcio, magari in una squadretta di periferia, non prima di aver calcato ogni tipo di terreno improvvisato.

Ma inevitabilmente quando si cresce, questa sensazione diventa ancor più forte, fino ad assumere i tratti della dipendenza, come una droga, davanti alla quale assume i tratti di un’impresa titanica dovervi rinunciare.

Ma se risulta sacrosanto fuggire dalle droghe che creano dipendenza e provocano danni inimmaginabili, dalla dipendenza dal calcio, sarebbe buona cosa non fuggire, anzi, favorire l’introduzione di un ragazzo a questa disciplina di carattere sportivo significherebbe offrire a lui una importante opportunitá di crescita.

Più importante peró sarebbe che i genitori non pretendessero di avere dopo pochi mesi, un piccolo futuro campione in casa, somigliando a quei tifosi che si convincono di avere nella rosa della propria squadra campioni da cui pretendere sempre prestazioni di alto livello.

Da questa esperienza si possono imparare tante cose come l’importanza del gioco di squadra e la imprescindibilità del reciproco sostegno nonché aiuto, e che da questa universale disciplina, a patto che si rispettino i criteri fondamentali di rispetto e lealtà nei confronti dell’avversario, si possono provare tutte quelle gioie che tutti conosciamo avendole almeno una volta provate, come vincere un torneo o una coppa, magari segnare un gol decisivo e subito trovarsi a celebrare, attraverso un abbraccio collettivo, uno di quei momenti che per sempre resteranno impressi.

Quanto sopra rappresenta il top delle emozioni, ma esistono altresi anche quelle piccole soddisfazioni quotidiane come i miglioramenti e progressi tangibili che in allenamento si possono percepire come conquiste di cui essere orgogliosi che segnalano inequivocabilmente la qualità del lavoro svolto con passione.

Bisogna però mantenere un certo equilibrio e non temere di esibire un buon livello di onestà intellettuale nel parlare di queste cose, quindi si deve sottolineare che, come dice il proverbio, non sono tutte rose e fiori, e chiarire subito che dal calcio le emozioni che si possono provare non sono solo quelle positive, anzi sono statisticamente più frequenti quelle negative, basti pensare alla recente e bruciante eliminazione dai mondiali della nostra Nazionale come esempio macroscopico.

Comunque, nonostante questi alti e bassi, il calcio entra nella vita e nell’essere di chi lo pratica, così profondamente al punto che risulta essere poi molto difficile, se non addirittura quasi impossibile, sostituire con altra materia sportiva, o dimenticare, forse anche da accantonare temporaneamente.

Non credo di sbagliare nell’affermare che per molti il calcio viene considerato più che uno sport, più che uno sfogo psicofisico, addirittura come una seconda vita.

Mi è capitato di dover difendere la mia personalissima posizione dall’attacco di chi giudica sciocco e infantile innamorarsi di uno sport il cui scopo sia quello di correre appresso una palla, e come sia possibile spendere così tanti soldi e tempo per seguire allo stadio la propria squadra, addirittura accompagnandola in trasferta.

È propabile che sia superfluo tentare una risposta, quasi certo che qualunque sia la controteoria esposta, sarà pressocché impossibile fare breccia nel qualunquismo dal quale nascono queste affermazioni.

Mai potrà capire e fare propria la gioia che si prova quando la tua squadra vince, o più ancora quando ciò avviene grazie a un gol spettacolare o anche attraverso il classico gollonzo, chi ti formula queste accuse lui si, probabilmente, è uno di quelli che è nato e vive in perenne fuorigioco!!

Per non parlare poi dell’adrenalina e della tensione tributate all’attesa di una partita importante della tua squadra, anche se tutte le partite sono importanti!

Penso che gli amanti del calcio dentro di sè, posseggano e custodiscano qualcosa di perverso o di sadico e magari di autolesionistico, in quanto il meno che ti possa capitare è una sorta di malessere fisico e comportamentale, senza voler citare quella stranissima e spiacevole sensazione intestinale di budella contorte prima di ogni appuntamento con i tuoi sacri colori.

In definitiva il calcio è si solo correre dietro a una palla, e per questo è un amore ben strano; ma in fianco a quella palla molto spesso corre anche la vita.

E se a quella palla tu riuscissi mai a dare il calcio giusto, quello che fa la differenza rispetto a quanti calci ne prendi in culo sovente dalla vita, vedrai quella palla infilarsi nella porta per accompagnarti a braccetto con lei alla vittoria.

Il Novara rappresenta tutto questo e tanto altro.

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