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Riprenditi la città.

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Scrivo questo editoriale senza avere ancora la certezza dell’esonero di Eugenio Corini e men che meno di quali scelte potranno essere prese dalla Società che, in questo momento, nessuno può ancora escludere possano essere clamorose e drastiche (defenestramento pure del DS) o rasentare il nulla (la famosa ennesima ultima possibilità), ma comunque mi prenderò la libertà di dare per scontato il cambio di guida tecnica in virtù del fatto che, per quanto visto e letto ieri, Eugenio Corini non fa più parte del Novara calcio. Sfiduciato anche dagli ultimi baluardi di difesa ormai ridotti ai minimi termini e forse sfiduciato pure dalla sua coscienza, la brutta sconfitta contro l’Ascoli ha oggettivamente messo il punto a questa storia. Solamente ipotizzare che la Società gli riconfermi la fiducia è cosa praticamente impossibile oltre che inquietante per il fatto che una scelta del genere aprirebbe la porta a scenari surreali e drammatici che pure qualcuno in malafede e pronto ad operare per il male del Novara non riuscirebbe a fare.

Parlando quindi di lui al passato, penso che ricorderò di questa figura la grande delusione a livello umano che mi ha dato. Sì, avete letto bene: a livello umano. In un contesto di elogi e riconoscimenti pressoché unanime al suo sapersi ben porre e alle sue doti umane oggettivamente importanti e ad una bocciatura senza appello a quelle tecniche, non dimenticherò mai la chiacchierata estiva con i colleghi di Novara Siamo Noi, dalla quale è nata un’iniziale apertura di credito nei suoi confronti. In quella chiacchierata Corini era davvero riuscito ad alimentarmi quel famoso margine di sogno tanto sbandierato, ma non tanto dal punto di vista tecnico e dei possibili risultati della squadra, ma per la figura di leader che era riuscito a trasmettere. In quella lunga chiacchierata, seguita poi da altre a Novarello negli incontri del Lunedì sera del Coordinamento, era maturata in me la sensazione di avere finalmente seduto sulla panchina non solo un buon allenatore, ma soprattutto una persona con le palle, non disposta a compromessi, con una grandissima voglia di calcio e di trasmettere passione. Un allenatore che alla domanda sul fatto lo potesse spaventare l’avventura in  una piazza non particolarmente calda, che non ambisse dichiaratamente a campionati di vertice, con una proprietà che aveva più volte dimostrato a parole e fatti di non tutelare mai le bandiere e di considerare i propri tesserati come professionisti usa e getta da una o due stagioni massimo e per giunta pagandoli al ribasso, rispose con orgoglio “non mi sono fatto problemi ad andarmene via da Palermo dove ero considerato un Re, per giunta rinunciando a tantissimi soldi e a una panchina sicura per il prossimo campionato, figuriamoci se mi farei problemi ad andarmene via da qui. Mi è stata promessa una squadra importante e un certo modo di fare calcio, e se capissi che questo non fosse possibile o cambiassero le condizioni iniziali me ne andrei immediatamente.” Non penso avrò mai più l’occasione di sedermi al tavolo con lui, ma se dovesse succedere ancora la prima domanda che gli farei sarebbe “Eugenio, mi hai preso per il culo dicendomi quello che mi hai detto oppure consideri davvero quella che hai avuto una squadra importante e quello che si fa a Novara un certo modo di fare calcio?” Perché prima di ragionare su schemi, moduli, sostituzioni e capacità di motivare la squadra, bisognerebbe fugare ogni dubbio sulla persona, sulla quale si è basato tutto l’entusiasmo iniziale della piazza. Se nemmeno dopo la sconfitta di ieri Corini ha preso in considerazione di andarsene, allora ai miei occhi non può che passare inevitabilmente come il primo complice di questa situazione. Quello che ha avallato due sessioni di mercato totalmente fallimentari, quello che ha accettato di lavorare con una proprietà che peraltro lo ha sfiduciato già prima di Natale e che è sempre meno presente, quello che ritiene “un certo modo di fare calcio” una gestione volta solo alla tutela dei bilanci in cui l’argomentazione del mantenimento della categoria viene puntualmente usata per far passare per imbecille e irriconoscente quella parte di città che “non si merita un cazzo” (cit.). Non ci sono mezze misure: se ha fatto solo marketing di se stesso provando a correggere alcuni errori di chi in passato era al suo posto e vendendosi come una persona diversa da quella che è, o se è stato l’ennesimo yes man aggrappato alla sola panchina che, a questo punto, immagino è riuscito ad ottenere in estate, allora ai miei occhi rimarrà per sempre un perdente ben prima di metterla sull’aspetto tecnico, sul quale lascio agli altri 56 milioni di miei connazionali il divertimento di massacrarlo.

Un esonero di un allenatore è comunque una sconfitta per tutti. Se la Società ritiene di aver allestito una squadra competitiva allora ha sbagliato la scelta della persona, se ritiene invece di dover cambiare guida tecnica perché impossibilitata a cambiare tutti i giocatori è maggiormente colpevole di averli ingaggiati e di non aver concretamente modificato la rosa nel mercato appena concluso. Se la proprietà inoltre non ha più fiducia dei suoi collaboratori è ulteriormente colpevole di non licenziarli, oltretutto dando l’idea di debolezza e indifferenza nei confronti della situazione. Se è vero che l’evento estremo dell’esonero almeno certifica che qualcuno ai posti di comando ha preso atto della situazione e ha messo in discussione qualche sua convinzione, situazione che si è dimostrata non essere così scontata a Novara, è altresì vero che il solo aspetto sul quale si può lavorare in questo momento è quello di lavorare sulla testa dei giocatori che devono almeno tornare a fare quello che teoricamente sono in grado di fare. Presi uno a uno i singoli giocatori e spogliati poi delle solite frasi di circostanza che peraltro menano pure una sfiga incredibile tipo i vari “non retrocederemo”, il commento unanime che riescono a fare è “non riusciamo in campo a fare quello che vorremmo, quello di cui saremmo capaci”. Siccome questi giocatori che non riescono a fare quello che vorrebbero fare in un modo o nell’altro occorre che si sbrighino a fare il minimo sindacale dell’ottenimento della salvezza, il solo modo che ritengo efficace è quello di dare loro una guida tecnica che abbia l’autorità e il curriculum per poter raddrizzare la testa e la schiena di troppi imbambolati con gli occhi pallati e la faccia pallida che non si accorgono che stanno naufragando. Non è più momento del giovane strafottente con l’idea del bel calcio che solitamente fa venire un’erezione a MDS, serve uno che nella vita ha vinto e gestito situazioni complesse in piazze complesse, che abbia l’autorità e titoli per pigliare uno Sciaudone di turno e gli dica “ho attaccato al muro gente alla quale forse tu avresti potuto portare le borse, a te ti sbatto a pulire il culo al cigno di Novarello, e ritieniti già fortunato”. Se questo allenatore costa più delle tre lire in croce del giovane che magari nella vita ha centrato un playoff di Lega pro e da calciatore ha fatto qualche goal, gliele si diano. Se si deve retrocedere lo si faccia almeno con la dignità e la serietà di chi dimostra di aver capito gli errori e di provare a correggerli. Altrimenti è meglio che cambi lavoro.

Voglio comunque spendere le mie ultime risorse di ottimismo pensando che ora arrivi qualcuno che riesca in qualche modo a chiudere il cerchio, a fare quadrato e a tirare fuori quel qualcosa di più che Corini non è riuscito a fare. Non voglio pensare che questa Società sia così autolesionista da prendere ora una figura non carismatica e inesperta. Non ci voglio credere. Ci aspettano 4 mesi parecchio difficili, dal quale dobbiamo uscirne tutti insieme, per il bene del Novara e della nostra maglia. Massimo De Salvo esci allo scoperto, hai ora la possibilità di iniziare a riprenderti in mano una città che ti ha adottato e amato come pochi. Non ci deludere ora.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Una storia di coglioni. Presunti, reali o percepiti.

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Quanta strada abbiamo fatto da quel 29 luglio 2021, quando abbiamo riempito la Piazza a Novara preoccupati per il futuro del nostro Novara. Mi piace pensare che sia stato proprio quel 29 luglio 2021 la data di posa del “primo mattone” di quello che un mese dopo è diventato il castello chiamato Novara FC, perché da quel pomeriggio effettivamente è iniziata la nostra rinascita. Un anno esatto dopo la Stampa ci ha svegliato con la notizia dell’arresto di Bonanno e Pavanati, e penso che questo possa davvero chiudere il cerchio. Tanta gente oggi commenta con la frase “giustizia è fatta” secondo me in maniera affrettata, perché questa frase andrebbe pronunciata eventualmente alle fine del terzo grado di giudizio, qualora un vero processo iniziasse davvero. Peraltro siamo in Italia e stiamo parlando di reati sul patrimonio, per cui anche in caso di un’eventuale condanna dubito seriamente che Pavanati trascorrerà molto tempo in carcere. Probabilmente a breve seguirà Bonanno agli arresti domiciliari pure lui. Tuttavia questo arresto rappresenta la certificazione del fatto ci sia stato dolo. Se è vero che pure questo fatto necessiti della conferma di una sentenza (anzi di tre) è altresì vero che possiamo giocare a fare i garantisti del caso, ma rimane il fatto che non si viene arrestati dopo un anno di indagini sulla base del nulla. Ho sempre ritenuto dignitosa la fine di una storia sportiva a causa dell’impossibilità di proseguire con esposizioni finanziarie anche mirate solo alla sopravvivenza sportiva, perché se i soldi non ci sono più c’è poco da fare. Ma accettare che la gloriosa storia del nostro Novara finisse per colpa di un tentativo criminale di frode, perché è su questo che stringi stringi i due saranno chiamati a difendersi, è stato un qualcosa per me molto difficile da accettare. Delusione personale accentuata dal fatto che mi ritengo “fregato” da persone alle quali avevo dato credito perché mi avevano fatto una buona impressione. Non ritorno in argomento ma, per onestà intellettuale, ricordo che in quel mese e mezzo in tanti altri si sono fatti convincere da Pavanti & Co, evidentemente perché non erano così dilettanti con la parola. Ma ormai quel che è stato è stato.

Di questa vicenda in tanti mi ricordano per quella domanda “ma Lei non si sente un po’ coglione?”. In realtà, non l’ho mai ammesso, ma tantissime volte coglione mi ci sono sentito io. Per tanti motivi. Ad esempio perché in occasione di quel confronto a Novarello era evidente a chiunque che a Pavanati non gliene fregasse nulla del Novara a differenza di me e di tantissimi altri che ci sono stati male. Ma anche perché, nei mesi successivi, è stato chiaro a tutti come Pavanati stesso continuasse a vivere ostentando lusso, ricchezza e figa incurante di tutto il resto, tra cui passare effettivamente per coglione su una Porsche ripreso e pubblicato sui social da chi volutamente vuole far passare per coglione il ricco o l’arricchito del momento. Ma anche per il mio aver gioito per un acquisto di un Raspa, Strumbo o Capano del caso, per i quali, la cosa più sincera e meno demoralizzante che ho detto, è stata: “ma chi cazzo sono?”. Per cui mi pare evidente che tra me e lui il coglione sia il sottoscritto.

Non lo so come andrà a finire questa storia, ma ammetto che quasi non mi interessa perché oggi è un po’ una vittoria di tutti. E questo mi basta. Mi auguro che a settembre, o comunque nel minor tempo possibile, si possa mettere fine alla Società Novara Calcio 1908 in modo che possano avvenire due cose. La prima, a me fondamentale, che il mio amico Depa la finisca di scassare i marroni sul titolo sportivo. E la seconda, che finalmente nessuno più possa mettere in dubbio la continuità sportiva col passato, ricordando ogni secondo che esiste ancora il vecchio e vero Novara sul territorio. Da quel giorno esisterà ancora di più solo ed esclusivamente il Novara FC, e saranno cazzi di Ferranti ascoltare tutti i Depa nascosti in città che proveranno a fargli giustamente capire l’importanza dell’acquisizione del titolo sportivo. Ci penseremo da quel giorno. Ma oggi, 29 luglio 2022, abbiamo capito che i coglioni non eravamo noi. Scusate se è poco.

Claudio Vannucci

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Bortolussi val bene un messa

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Questo articolo non è da intendersi come la puntata finale della saga “Dardan Mania” perché la pubblicherò solo il giorno in cui sarà ufficiale il suo futuro. Detto questo, ascoltando la conferenza di Zebi e captando qua e là qualche informazione dalle varie gole profonde che conosco, mi pare evidente che, dopo Galuppini in attesa di ufficializzazione, non ci sarebbe stato spazio per la presenza contemporanea in rosa di Dardan e di Bortolussi (o chi per lui). Ed è da questo fatto che vorrei condividere un ragionamento con voi. Partiamo da qualche mese fà, ovvero nel momento in cui Ferraro di Tuttosport venne massacrato per la seguente uscita: “tra Vuthaj e Comi tutta la vita preferisco Comi”. Venne massacrato fondamentalmente per tre motivi: il primo è che Comi ci sta sulle palle a tutti, il secondo è che Ferraro tendenzialmente non piace ai tifosi del Novara, e il terzo (che va a braccetto col secondo motivo), è che spesso a Ferraro in prima battuta escono male alcuni concetti, o gli stessi vengono poi riportati in maniera un po’ troppo netta, e quindi le incomprensioni e i dissensi aumentano. Lo ascoltai successivamente su Radio Azzurra quando argomentò un po’ meglio quel concetto che, effettivamente, trovai nella sostanza condivisibile. Ovvero, in sostanza disse che possiamo raccontarci quello che vogliamo, possiamo poi cambiare l’esempio e scegliere un qualsiasi altro attaccante navigato di serie C che preferiamo a Comi, ma la realtà dei fatti è che Vuthaj non ha nelle gambe e in curriculum i goal in categorie come B e C che invece hanno Comi (più C che B) o qualsiasi altro esempio a noi più congeniale. Se non si concorda con questo punto di partenza, a mio avviso si pecca già di onestà intellettuale.

A questo punto del ragionamento si apre il più grande degli sliding doors: è meglio un rischio Vuthaj o una “garanzia” Bortolussi? Il solo modo per essere certi è tesserarli entrambi, ma questo non è possibile per cui, accettando che ognuna delle due opzioni possibili possa fare incazzare qualcuno, è utile mettere sul piatto alcuni elementi oggettivi che ci possano mettere nelle condizioni di ragionare in maniera un po’ più lucida. Per rispetto di chi mi ha detto le cifre, non pubblicherò qui sopra la richiesta di Dardan, ma sappiate che si parla di un triennale a cifre nette annue coerenti con richieste che potrebbero fare attaccanti da media serie B. Il budget minimo di Ferranti è noto, quello che non è noto ai più è che se accontentassimo la richiesta di Vuthaj allora dovremmo dire addio ad almeno altri 3 colpi importanti che completeranno la rosa. Il tifoso, e l’ho sempre detto per primo, deve fare il tifoso, per cui non mi metterò certamente a far cambiare idea a quello che legittimamente pensa che siano tutti cazzi di Ferranti e che Dardan avrebbe dovuto essere il primo dei confermati. E’ una visione legittima per cui ben venga. Detto questo, a me fa piacere che il nostro attaccante (pare) abbia detto “vi garantisco 25 goal anche in C”, ma mi sarebbe piaciuto che la richiesta economica fosse stata in primis da lui vincolata al raggiungimento di quell’obiettivo. E invece (pare) di no. Io che sono tifoso, anzi molto tifoso, ma nella vita devo far quadrare anche molto i soldi degli altri, che è peggio di quando lo si fa per i propri, sinceramente di pagare come un attaccante di B un giocatore che, stringi stringi, non ha mai praticamente segnato nemmeno in C, allora dico che la richiesta di Dardan sia stata quanto meno arrogante e priva di ogni logica. Ovvio che deve curare i suoi interessi, ci mancherebbe, ma anche farci passare per quelli con l’anello al naso magari no.

Vuthaj può fare davvero 25 goal in serie C? Non lo si può escludere perché, come ho già scritto tempo fa, fa parte della categoria di quei giocatori col senso del goal nel dna. Continuo a credere che sia della categoria alla Pippo Inzaghi, che magari non è capace di stoppare un pallone o di fare un tacco, ma è sempre nel posto giusto al momento giusto. Se Vuthaj lo inserisci in un contesto di squadra con un suo gioco può essere pure che segni in A, anche se, e si ritorna al punto iniziale, andrebbe visto contro difese serie. Il fatto è che il partito di Vuthaj, nel manifestare con assoluta convinzione che Dardan segnerebbe tanto pure in C, non ha nessun tipo di certezza in tasca se non una convinzione personale. Proviamo a metterci nei panni di Ferranti, che magari sulla sua barca a Sanremo fa i conti con la calcolatrice, e realizza che l’esposizione finanziaria triennale per Dardan da sola sarebbe abbastanza vicina a quanto ha speso tutto lo scorso anno, ecco non mi venite a dire che a voi , al suo posto, come minimo non vi si bloccherebbe il branzino con le patate appena ingerito.

Sento già da qui il rumore degli indignados replicare “ma nemmeno Bortolussi ti garantisce quei goal”. Calma, perché è vero che i numeri ognuno li legge a proprio uso e costume, ma stiamo parlando di un attaccante giovane, che da noi è stato cacciato per monetizzare, e che è stato ed è primario attaccante della categoria. Altra cosa: smettiamola di pensare ai 37 goal di Dardan. Sono eccezioni esattamente come quegli anni in cui l’indice FTSE Mid Cap della borsa rende + 42%. Non è la normalità. Cercare un attaccante che faccia oltre 30 goal è impossibile, ma invece ragionare in termini di reparto, e quindi pensare alla somma di un Bortolussi e Galuppini, più magari qualche centrocampista offensivo che la mette, è secondo me la via giusta. Ricordiamoci che nell’anno di Toscano tre giocatori andarono in doppia cifra, ma nessuno segnò 37 goal. Eppure fu una grande squadra.

Ribadisco per l’ultima volta che non ho alcun tipo di pregiudizio nella conferma di Vuthaj ma, e mi rivolgo per puro spirito di dibattito ai più estremisti del partito pro Dardan, non vi viene il dubbio che forse forse il ragazzo si sia giocato male le sue carte ed abbia un pochino esagerato? Non capisco perché l’attribuzione dispregiativa del termine “mercenario” valga solo quando il giocatore lascia la propria squadra e non quando tiene per le palle la proprietà e la porta al rinnovo a cifre senza senso. Vediamo come andrà a finire, perché dove andrà a giocare il prossimo anno dirà molto sul giocatore. Nel frattempo, se il sacrificio si chiama Bortolussi (e Galuppini), credo abbiamo vissuto tempi ben peggiori.

Claudio Vannucci

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Novarello, maledetto Novarello

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Due considerazioni a caldo, non richieste, sull’ufficializzazione del ritorno a Novarello. Primo fatto: Ferranti dal primo giorno di insediamento a Novara ha sempre guardato a Granozzo. Gli è sempre piaciuto, lo ha sempre idealmente identificato come il quartier generale della Società e, probabilmente, ha pensato già lo scorso anno di entrarci, ma i tempi semplicemente non erano maturi perché, in primis, sarebbe stata un’operazione assolutamente impopolare, e poi sarebbe stato molto complicato andare a trattare coi De Salvo (anche se lo scorso anno avrebbero potuto tenerli per i coglioni molto più di adesso, ma vabbè). Secondo fatto: scordiamoci la situazione temporanea di appoggiarsi al Piola come fatto nella scorsa stagione. Non è ipotizzabile farlo per un discorso di costi e di usura del terreno, ma anche di aumento di giovanili. Un conto è avere solo una juniores e qualche ragazza, un altro avere una filiera completa di giovani da far allenare e che non possono certo farlo nel giardino di casa Ferranti. Una situazione alternativa andava trovata. Terzo fatto: il Novara FC è la prima Società di calcio rappresentativa della città e la più importante in termini di blasone, e questo status implica che tutta la sua attività, dalla prima squadra al più giovane bimbo tesserato, goda del riconoscimento dello stesso status elitario derivante dal fatto appunto di essere il Novara. Questa è condizione necessaria e sufficiente per non essere una delle tante Società di calcio cittadine o della provincia che, comunque, hanno a disposizione un proprio centro o campo. Una delle situazioni ipotizzate negli scorsi mesi è stata proprio quella di lasciare la prima squadra al Piola ed elemosinare, o meglio, usare la politica per obbligare ogni singola Società a concedere qualche ora il proprio campo ad uso e costume di una giovanile del Novara FC. Per esempio, e faccio davvero esempi a caso, i pulcini nel campo della San Giacomo, gli esordienti in quello della Voluntas e via dicendo. Premesso che non stiamo parlando di attraversamento di buchi neri nello spazio ma di campo per far giocare bambini, quindi tutte le ipotesi erano buone, è chiaro che questa soluzione di parcheggio qui e là implicitamente avrebbe tolto dignità e credibilità ad un progetto importante come quello di Ferranti. Non si può parlare di serie B se non hai nemmeno un campo tuo dove far allenare i pulcini.

Visto che non ci troviamo nel metaverso dove in una notte si possono costruire grattacieli da 150 piani, e quindi qualsiasi eventuale progetto di costruzione di un proprio centro (se davvero fosse nei pensieri del Pres) implicherebbe almeno un paio di anni di lavoro, c’era da trovare una soluzione. A Novara si fa molta fatica ad accettarlo, o peggio non lo si vuole capire, ma l’Alcarotti (sede degli allenamenti e partite della Sparta) non è utilizzabile. E non lo è semplicemente perché, a prescindere da come si presenta esteticamente la tribuna, è diroccato, con degli spogliatoi al limite dell’agibilità, non è più a norma e ha un campo che definire di patate è un eufemismo. Oltre appunto ad essere usato da altri. Ipotizzare che una squadra professionista possa utilizzare quella struttura come quartier generale, anche se struttura di rilevanza storica e affettiva enorme, significa semplicemente vivere nel proprio mondo ignorando la realtà che lo circonda. Due sole soluzioni reali, concrete, serie e spendibili potevano oggi essere prese in considerazione: Novarello e Bellinzago, sede della Società Bulè Bellinzago. Tutto il resto vale “zero”. So che la struttura è stata visionata ma, alla fine, ha vinto Novarello.

Ho sempre dichiaratamente tifato per il Bulè non solo per una questione affettiva, ma perché, e basta andare a vederlo coi propri occhi, a Bellinzago è stato costruito un gioiello di pari bellezza ed efficienza di Novarello. Magari con un numero minore di campi, ma perfettamente adeguato ad una squadra professionista. Ci sono campi in erba, campi sintetici, palestre e spogliatoi adeguati, possibilità di utilizzo dello stadio per amichevoli e di locali per fisioterapia, infermeria e deposito. La distanza dal centro di Novara alle due località è pressoché identica, questo per rispondere a chi pensa che “eh ma Bellinzago è più lontana” anche se, va detto per onestà intellettuale, Bellinzago forse è perdente rispetto a Novarello per mancanza di alberghi e ristoranti, anche se il ristorante lo si sarebbe trovato a poche centinaia di metri. Hanno scelto Novarello e, secondo me, non è stato scelto per una questione di soldi (che peraltro ne ignoro l’entità e nemmeno mi interessa) ma, in parte perché, come detto, è sempre stata la volontà originale di Ferranti, e poi probabilmente per altro.

Cosa intendo per altro? Beh, devo per forza entrare nel campo della dietrologia, coi rischi che ne conseguono di dire cazzate. Ma secondo me non le dico. Negli ultimi due miei editoriali ho parlato, in termini diversi e con destinatari differenti, dell’incapacità di tagliare il cordone ombelicale col passato. E secondo me la scelta di Novarello ben si sposa con questa idea di incapacità a farlo, ma questo non tanto rivolto a Ferranti, che per inciso ignora tantissime dinamiche, aspetti e nostro passato vissuto, ma a una serie di persone a lui vicine a livello diverso che, evidentemente, non hanno interesse o non sono capaci a tagliare il cordone ombelicale con un certo passato e, probabilmente, lo hanno portato coi consigli a non cedere di una virgola in una trattativa con persone con le quali non si dovrebbe spartire nulla.

Lo dico chiaramente: non ho a livello personale la benché minima volontà di entrare in guerra per questa scelta. La comprendo, la capisco, al posto suo non l’avrei ma fatta ma questo è irrilevante visto che i soldi non sono i miei. Se il Novara FC beneficerà di questa scelta sarò il primo ad esserne felice come lo sono già perché, implicitamente, il primo beneficio di immagine la squadra e la Società se la sono già presa nel mostrare in faccia a tutti che stanno in un posto da 5 stelle e non in trattoria. Detto questo, per quanto mi riguarda Novarello è stato, è, e sarà (salvo passaggio di proprietà future) il luogo di proprietà di chi più di tutti, dopo avermi fatto star bene, mi ha fatto decisamente star male come nessuno altro sportivamente parlando ha fatto. Ma in fin dei conti lo stesso vale per la Clinica dove, comunque, mi reco obtorto collo per visite ed esami. Credo quindi che Novarello non possa e non debba diventare un problema oggi per tutti noi, ma un passaggio fondamentale, magari amaro, per crescere ulteriormente. Ognuno è libero di pensarla come crede, di non metterci comunque più piede, e di essere legittimamente deluso, ma quello che deve prevalere è l’interesse comune. Novarello hanno scelto e Novarello sia.

Spero solo di non tornare a rivedere certi personaggi intorno a noi, con la scusa dell’essere “proprietari del negozio”. Questo si che sarebbe inaccettabile.

Claudio Vannucci

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