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Riprenditi la città.

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Scrivo questo editoriale senza avere ancora la certezza dell’esonero di Eugenio Corini e men che meno di quali scelte potranno essere prese dalla Società che, in questo momento, nessuno può ancora escludere possano essere clamorose e drastiche (defenestramento pure del DS) o rasentare il nulla (la famosa ennesima ultima possibilità), ma comunque mi prenderò la libertà di dare per scontato il cambio di guida tecnica in virtù del fatto che, per quanto visto e letto ieri, Eugenio Corini non fa più parte del Novara calcio. Sfiduciato anche dagli ultimi baluardi di difesa ormai ridotti ai minimi termini e forse sfiduciato pure dalla sua coscienza, la brutta sconfitta contro l’Ascoli ha oggettivamente messo il punto a questa storia. Solamente ipotizzare che la Società gli riconfermi la fiducia è cosa praticamente impossibile oltre che inquietante per il fatto che una scelta del genere aprirebbe la porta a scenari surreali e drammatici che pure qualcuno in malafede e pronto ad operare per il male del Novara non riuscirebbe a fare.

Parlando quindi di lui al passato, penso che ricorderò di questa figura la grande delusione a livello umano che mi ha dato. Sì, avete letto bene: a livello umano. In un contesto di elogi e riconoscimenti pressoché unanime al suo sapersi ben porre e alle sue doti umane oggettivamente importanti e ad una bocciatura senza appello a quelle tecniche, non dimenticherò mai la chiacchierata estiva con i colleghi di Novara Siamo Noi, dalla quale è nata un’iniziale apertura di credito nei suoi confronti. In quella chiacchierata Corini era davvero riuscito ad alimentarmi quel famoso margine di sogno tanto sbandierato, ma non tanto dal punto di vista tecnico e dei possibili risultati della squadra, ma per la figura di leader che era riuscito a trasmettere. In quella lunga chiacchierata, seguita poi da altre a Novarello negli incontri del Lunedì sera del Coordinamento, era maturata in me la sensazione di avere finalmente seduto sulla panchina non solo un buon allenatore, ma soprattutto una persona con le palle, non disposta a compromessi, con una grandissima voglia di calcio e di trasmettere passione. Un allenatore che alla domanda sul fatto lo potesse spaventare l’avventura in  una piazza non particolarmente calda, che non ambisse dichiaratamente a campionati di vertice, con una proprietà che aveva più volte dimostrato a parole e fatti di non tutelare mai le bandiere e di considerare i propri tesserati come professionisti usa e getta da una o due stagioni massimo e per giunta pagandoli al ribasso, rispose con orgoglio “non mi sono fatto problemi ad andarmene via da Palermo dove ero considerato un Re, per giunta rinunciando a tantissimi soldi e a una panchina sicura per il prossimo campionato, figuriamoci se mi farei problemi ad andarmene via da qui. Mi è stata promessa una squadra importante e un certo modo di fare calcio, e se capissi che questo non fosse possibile o cambiassero le condizioni iniziali me ne andrei immediatamente.” Non penso avrò mai più l’occasione di sedermi al tavolo con lui, ma se dovesse succedere ancora la prima domanda che gli farei sarebbe “Eugenio, mi hai preso per il culo dicendomi quello che mi hai detto oppure consideri davvero quella che hai avuto una squadra importante e quello che si fa a Novara un certo modo di fare calcio?” Perché prima di ragionare su schemi, moduli, sostituzioni e capacità di motivare la squadra, bisognerebbe fugare ogni dubbio sulla persona, sulla quale si è basato tutto l’entusiasmo iniziale della piazza. Se nemmeno dopo la sconfitta di ieri Corini ha preso in considerazione di andarsene, allora ai miei occhi non può che passare inevitabilmente come il primo complice di questa situazione. Quello che ha avallato due sessioni di mercato totalmente fallimentari, quello che ha accettato di lavorare con una proprietà che peraltro lo ha sfiduciato già prima di Natale e che è sempre meno presente, quello che ritiene “un certo modo di fare calcio” una gestione volta solo alla tutela dei bilanci in cui l’argomentazione del mantenimento della categoria viene puntualmente usata per far passare per imbecille e irriconoscente quella parte di città che “non si merita un cazzo” (cit.). Non ci sono mezze misure: se ha fatto solo marketing di se stesso provando a correggere alcuni errori di chi in passato era al suo posto e vendendosi come una persona diversa da quella che è, o se è stato l’ennesimo yes man aggrappato alla sola panchina che, a questo punto, immagino è riuscito ad ottenere in estate, allora ai miei occhi rimarrà per sempre un perdente ben prima di metterla sull’aspetto tecnico, sul quale lascio agli altri 56 milioni di miei connazionali il divertimento di massacrarlo.

Un esonero di un allenatore è comunque una sconfitta per tutti. Se la Società ritiene di aver allestito una squadra competitiva allora ha sbagliato la scelta della persona, se ritiene invece di dover cambiare guida tecnica perché impossibilitata a cambiare tutti i giocatori è maggiormente colpevole di averli ingaggiati e di non aver concretamente modificato la rosa nel mercato appena concluso. Se la proprietà inoltre non ha più fiducia dei suoi collaboratori è ulteriormente colpevole di non licenziarli, oltretutto dando l’idea di debolezza e indifferenza nei confronti della situazione. Se è vero che l’evento estremo dell’esonero almeno certifica che qualcuno ai posti di comando ha preso atto della situazione e ha messo in discussione qualche sua convinzione, situazione che si è dimostrata non essere così scontata a Novara, è altresì vero che il solo aspetto sul quale si può lavorare in questo momento è quello di lavorare sulla testa dei giocatori che devono almeno tornare a fare quello che teoricamente sono in grado di fare. Presi uno a uno i singoli giocatori e spogliati poi delle solite frasi di circostanza che peraltro menano pure una sfiga incredibile tipo i vari “non retrocederemo”, il commento unanime che riescono a fare è “non riusciamo in campo a fare quello che vorremmo, quello di cui saremmo capaci”. Siccome questi giocatori che non riescono a fare quello che vorrebbero fare in un modo o nell’altro occorre che si sbrighino a fare il minimo sindacale dell’ottenimento della salvezza, il solo modo che ritengo efficace è quello di dare loro una guida tecnica che abbia l’autorità e il curriculum per poter raddrizzare la testa e la schiena di troppi imbambolati con gli occhi pallati e la faccia pallida che non si accorgono che stanno naufragando. Non è più momento del giovane strafottente con l’idea del bel calcio che solitamente fa venire un’erezione a MDS, serve uno che nella vita ha vinto e gestito situazioni complesse in piazze complesse, che abbia l’autorità e titoli per pigliare uno Sciaudone di turno e gli dica “ho attaccato al muro gente alla quale forse tu avresti potuto portare le borse, a te ti sbatto a pulire il culo al cigno di Novarello, e ritieniti già fortunato”. Se questo allenatore costa più delle tre lire in croce del giovane che magari nella vita ha centrato un playoff di Lega pro e da calciatore ha fatto qualche goal, gliele si diano. Se si deve retrocedere lo si faccia almeno con la dignità e la serietà di chi dimostra di aver capito gli errori e di provare a correggerli. Altrimenti è meglio che cambi lavoro.

Voglio comunque spendere le mie ultime risorse di ottimismo pensando che ora arrivi qualcuno che riesca in qualche modo a chiudere il cerchio, a fare quadrato e a tirare fuori quel qualcosa di più che Corini non è riuscito a fare. Non voglio pensare che questa Società sia così autolesionista da prendere ora una figura non carismatica e inesperta. Non ci voglio credere. Ci aspettano 4 mesi parecchio difficili, dal quale dobbiamo uscirne tutti insieme, per il bene del Novara e della nostra maglia. Massimo De Salvo esci allo scoperto, hai ora la possibilità di iniziare a riprenderti in mano una città che ti ha adottato e amato come pochi. Non ci deludere ora.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Vietato mollare

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Sappiamo tutti perfettamente quanto il mestiere dell’allenatore sia il più infame di tutti, perché anche quando le colpe sono condivise coi giocatori paga sempre e comunque quello seduto in panchina. E Cevoli ne è perfetto esempio. Nello specifico qualche evidente colpa maggiore il nostro ex allenatore l’ha avuta, per esempio quella di essersi esposto alla prima conferenza stampa dichiarando di non aver mai avuto un gruppo così forte e di non essersi mai trovato nella situazione di potersela giocare per la vittoria finale. Nel momento in cui questo non sta accadendo, ma soprattutto si sta mettendo in discussione la reale qualità del gruppo, è chiaro sia legittimo pensare che il problema risieda proprio nella guida tecnica non in grado di fare quello per cui è stata presa: per provare a vincere. Se il problema è solo questo, il peggio è passato, a meno che Semioli non sia uguale o addirittura peggio dei predecessori. Oggi siamo nella situazione in cui si è riabilitato agli occhi di tutti l’operato di Marchionni ma, molto umilmente, mi permetto di ricordare tutto il pre campionato e cosa si diceva di lui. Il fatto inequivocabile è che due allenatori in 3 mesi non hanno capito come far giocare questo Novara, con la differenza che il primo ha messo in dubbio la qualità complessiva a differenza del secondo che invece era convinto di avere la nazionale francese.

Chiarito il punto allenatore è obbligatorio parlare della squadra, e se si entra su questo tema non si può tacere sul responsabile dell’area tecnica ovvero Zebi. Ho apprezzato la sua presenza ed assunzione di responsabilità ieri sera nel post gara, tuttavia non può cambiare un giudizio di fondo molto critico. Come abbiamo più volte scritto in questa sede, l’estate di Zebi ha rappresentato un momento irripetibile per lui: presentarsi al mercato con portafoglio pieno e senza doversi liberare di precedenti contratti. Arrivare a dicembre e dover ammettere che: l’attacco complessivo non gira, le fasce non girano, il centrocampo non filtra e non è propositivo, se non può essere motivo di bocciatura lo deve però essere di forte dissenso e pretesa che a gennaio provi a sistemare parte dei problemi. E se pure lui è stato vittima di alcuni giocatori che hanno reso sotto le aspettative, non cambia il fatto che le sue responsabilità siano molto gravi. Zebi è persona intelligente e uomo di calcio per cui mi aspetto che sappia perfettamente che, ad oggi, ha fallito.

La giusta dose di merda è corretto se la prendano anche i giocatori, e ne cito volutamente solo due, Urso e Galuppini, ma ben inteso questi sono identificativi di una critica che in questo momento può escludere solo Bonaccorsi, Diop e Di Munno per non aver mai giocato. Non è possibile avere uno come Urso che gioca costantemente con la paura di sbagliare e non fa una giocata decente, e un Galuppini sul quale si possono, ad oggi, spendere le peggiori critiche soprattutto in rapporto alle aspettative che si avevano su di lui. Ma, mi ripeto, ogni giocatore è meritevole di qualche decina di critica più o meno forte. E lo stesso vale per la Società, perché non si conferma un allenatore in estate sapendo di volerlo farlo saltare alla prima occasione, oltre ad alzare erroneamente le aspettative collettive.

Detto questo, ci sono ancora cinque mesi di campionato. Che si fa? Non siamo nella condizione di accettare serenamente un peggioramento della stagione e di abdicare alla mediocrità. Questo può succedere in una piazza normale, cosa che certamente non siamo noi dove un ipotetico decimo dodicesimo posto ci riporterebbe ai fasti dell’era Rullo. Proprio per questo il mantra per tutti, tifosi compresi, deve essere “vietato mollare”. Non può mollare la Società, non può mollare Zebi, non può mollare il gruppo. Questo di oggi, che intendiamoci non è nemmeno lontano parente di altri momenti più complicati passati, deve essere un punto di partenza e non una tappa intermedia di un burrone. Non so se Semioli possa rappresentare un rilancio oppure un intermezzo verso una nuova guida. Quello che è chiaro è che così non si poteva andare avanti e, soprattutto, che la luna di miele post vittoria del campionato è finita. Ma davvero.

Claudio Vannucci

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Minchia, boh!

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E’ un momento di grande confusione e di dubbi amletici in casa Novara e, soprattutto, nella mia testa. Ho speso giorni ad osservare, leggere commenti, provare a capire e a ragionare ma senza riuscire a trovare risposte ad una serie di interrogativi che mi frullano in testa. Siamo forti oppure no? Abbiamo più o meno punti rispetto a quanto avremmo meritato? Va tutto bene dalle nostre parti? Molto difficile rispondere. Credo che questo Novara sia nato con due contraddizioni di fondo, di cui una però non così grave. La prima, la più problematica e che già ne avevo parlato mesi fa, è il peccato originale di aver costruito una squadra in estate solo in parte frutto di una condivisione reale tra DS e Allenatore. Marchionni e Zebi (ma direi Ferranti) non si sono mai presi, oltre ad avere un’idea di calcio completamente diversa. Marchionni ha “comprato” alcuni giocatori tendenzialmente di età molto avanzata sulla base del proprio credo, Zebi ne ha presi altri, diametralmente opposti, sulla base del suo. Una testimonianza a questa affermazione ce l’ha portata direttamente Ciancio a Radio Azzurra la scorsa settimana quando ha ammesso di essere stato chiamato da Marchionni che gli ha prospettato una specifica collocazione in campo. Le cose poi tra allenatore e mondo Novara sono precipitate con Marchionni che avrebbe accusato Zebi di avergli portato un Galuppini sostanzialmente bollato come uno in sovrappeso e non utile alla causa, oltre ad un giudizio di fondo negativo sulla rosa costruita, soprattutto se contestualizzata in una narrazione di ambizione ai vertici. Ve lo ricordate che ne avevamo già parlato, vero? Ecco, a mio avviso, a prescindere da Marchionni prima e Cevoli dopo, che ricordo ad una settimana dall’inizio era disoccupato e che per sua successiva ammissione non si era mai trovato nella situazione di dover allenare una squadra “così forte”, era evidente avrebbe accettato Novara senza fiatare anche a fronte di qualche perplessità, questo Novara è frutto di un compromesso tra due credo calcistici differenti che non stanno aiutando: serve o meno il trequartista? bisogna giocare a quattro o a cinque? ma se manca Ranieri chi è che fa girare palla? Questo campionato ha inequivocabilmente detto che o il Novara è in grado di macinare gioco con un’intensità folle (prime di campionato) oppure patisce perché, tra le altre cose, è vittima proprio di contraddizioni strutturali che nei momenti di difficoltà ci fanno sembrare più brutti di quello che siamo.

Se oggi non abbiamo ancora abdicato ad un campionato mediocre, e cito per esempio l’anno di Viali, è solo perché a differenza di quella stagione piena di pareggi qui ogni tanto si riesce a vincere, e per il principio che una sconfitta e una vittoria regalano più punti di due pareggi siamo ancora lì. Però la prima doverosa critica costruttiva, che riguarda un po’ tutti gli attori della parte tecnica in causa, è che è legittimo pretendere qualcosa in pù dai singoli. Perché se è vero che ognuno di loro ha tantissimi alibi, ad esempio Bortolussi schierato a 30 metri dalla porta e spesso chiamato ad allargarsi sulla fascia a crossare, o Galuppini che è evidente non sappia bene cosa fare lì in mezzo, è altresì vero che stiamo parlando di due giocatori ambiti nella categoria, con uno stipendio superiore alla media e un bagaglio tecnico che dovrebbe portarli almeno a provare a fare qualcosa. Non è possibile che, salvo casi eccezionali, Bortolussi non sia stato capace di tenere su un pallone e far salire costantemente la squadra o, ancor peggio, se si trova il pallone tra i piedi nemmeno rischi di “vedere” la porta. Non è possibile che uno con un’intelligenza calcistica come Galuppini, salvo sporadici casi, non provi nemmeno a prendersi sulle spalle questo Novara inventandosi qualche giocata ma preferisca fare il polemico a bordo campo quando si scalda e percepisce che non entrerà in campo. E aggiungo, trovata la quadra col portiere, non è possibile che su due portieri professionisti schierati si siano presi già 5 goal su tiri ribattuti davanti al giocatore avversario invece che lateralmente. Non sarà sempre facile per carità buttarla a lato, ma qui è legittimo farsi delle domande. E queste considerazioni ci portano quindi ad estendere una grossa critica ad allenatore e, perché no, preparatore atletico perché qualche risposta su una condizione che appare non delle migliori dovrebbe anche darla pure lui.

E arriviamo alla seconda contraddizione di fondo, quella sulla bocca di tutti: l’errore strategico di dare responsabilità troppo grosse ad una rosa che, probabilmente, ad oggi più che un buon campionato non può ambire. Ma su questo ho sempre scusato Ferranti perché lo capisco. Bisognerebbe anche fare lo sforzo di capire un po’ il personaggio che anche lo scorso anno, alla cena di Natale del Coordinamento, al microfono esordì dicendo “vabbè, questo campionato è già archiviato pensiamo al prossimo”. Non è che ha firmato un contratto col sangue con ognuno di noi, si potrebbe anche provare a comprendere che è un personaggio molto umorale, sanguigno, che peraltro non l’ha nemmeno aiutato la ricostruzione un po’ troppo netta che alcuni media la scorsa settimana hanno proposto circa le sue dichiarazioni sulla B, perché dire “voglio andare in b, poi magari arrivo dodicesimo” non è la stessa cosa di “andiamo in B quest’anno, lottiamo per la B” come è stato riportato. Ma soprattutto, tendenzialmente difendo sempre l’atteggiamento un po’ provocatorio e sborone quando questo è supportato da fatti, che nella fattispecie significa soldi spesi, cosa che oggettivamente è stata fatta. Adesso non è che tutte le volte che non vinciamo dobbiamo incazzarci con Ferranti e dargli del pirla solo perché lui ha scaldato un po’ una piazza tendenzialmente morta parlando di B. Semmai, chi gli è vicino, forse dovrebbe alzare un po’ il tiro nel fargli capire di non commettere uno degli errori del suo predecessore illustre MDS, ovvero quello di circondarsi di persone non sempre capaci. E soprattutto che se vuoi vincere un campionato, forse è meglio riempirsi di figure che di campionati ne hanno già vinti, e non che si sono salvati ai playout o che sono arrivati quattordicesimi. Questo deve capire Ferranti, ed è su questo aspetto che si gioca la credibilità, non tanto perché davanti ad un microfono vaneggia sulla B. Che poi a Novara tutti bravi a criticare, ma ci fosse una proprietà che dicesse “più di cosi non posso fare, facciamo un campionato tranquillo di metà classifica” oggi al Piola saremmo in 300. Se proprio devo fare un appunto al Pres (o forse a Zebi?), lo faccio sugli ultimi 3 giorni di mercato, quando dichiarò di aver aumentato il budget. Ecco, forse in quello specifico momento, se il budget aggiunto è stato davvero importante come da lui dichiarato, sarebbe stato legittimo sperare ad un acquisto molto più di sostanza rispetto ad un Tavernelli che, pur bravo che sia intendiamoci, mi ricorda molto quelle figure alla Panico, Sansone o Piscitella che stringi stringi, in anni medi, non ti combinano mai nulla per 35 partite su 40. Se davvero, come mi viene raccontato, si vuole fare mercato a gennaio, lo si faccia per bene.

Non ho mai creduto al primo posto e ho sempre idealmente visto come il prossimo campionato quello candidato a vederci in lotta per la vittoria. Tuttavia, classifica alla mano e visti gli avversari, questa squadra può tranquillamente centrare ancora un terzo posto che, per come la vedo io, ti mette nelle condizioni di giocarti i playoff con reali possibilità. Certamente mi sbaglierò, ma vedremo a fine campionato quanti punti di distacco ci saranno tra le terza e l’ottava, e vedrete che adesso lottare sul singolo punto farà la differenza. Non sono contento, sabato avrei spaccato il televisore proprio perché fatico ad innamorarmi di allenatori e giocatori che impostano una partita sul non passare la metà campo. Ma è altresì vero che quella partita, al netto di un errore evitabile, era pareggiata quindi andiamo avanti ben consci che nelle prossime 3 non ci saranno più scuse per nessuno. Non ci saranno per Cevoli perché la grinta in campo e l’atteggiamento alla squadra non lo possono dare le nostre nonne ma lui e non ci saranno per i giocatori perché si devono oggettivamente svegliare. Nulla è perduto ma va cambiato registro.

Claudio Vannucci

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Il calcio è uno sport di merda

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Il calcio è uno sport di merda. Questo è il senso di uno scambio di messaggi con l’amico Paolo Molina nei giorni immediati al pre gara. Concordavamo su questo punto ipotizzando, o meglio sperando, che dopo un periodo cupo e nella partita probabilmente più difficile del periodo il Novara potesse venire fuori e vincere. E questo sarebbe potuto accadere proprio per il principio che il calcio è uno sport di merda. Ed è stato anche il nostro primo commento al telefono nel post gara.

Il calcio è uno sport di merda perché è quello sport che spesso è avaro di risultati e soddisfazioni, ma ti premia proprio nella partita dove, al contrario di come hai impostato il gioco da inizio campionato, vinci giocando per lo più di rimessa. E quindi ti mette nella condizione di riflettere sempre se sia meglio giocare bene, provare a divertire e ad imporre il tuo gioco, oppure sia meglio usare la testa e vaffanculo se ogni tanto sei brutto perché alla fine sono più le volte che in partite come queste l’essere brutti premia rispetto all’essere belli. Il calcio è uno sport di merda perché ad un certo punto del tuo percorso, dopo una serie di episodi anche sfortunati nelle partite precedenti, il culo decide di svoltare improvvisamente a tuo favore, propiziandoti con un fortunoso rimpallo un assist perfetto cui Rocca, nel dubbio tra passare per eroe o per coglione, fortunatamente sceglie la prima opzione non sbagliando il pallonetto. E tu sei lì che te la prendi col karma, con la sfiga, col Bambin Gesù perché, senza nemmeno meritartelo, ti hanno messo in una situazione di merda ma poi al 90′ di una giornata autunnale col clima estivo invece ti rilanciano alla grande. Il calcio è uno sport di merda, avrà certamente pensato Pissardo, perché nel turno di “riposo punitivo” il tuo secondo non solo ti ha dimostrato di essere un portiere credibile, ma in una perfetta replica di situazione a te avversa, ovvero dove su un tiro non irresistibile ti scappa il pallone, questo non finisce sul piede dell’avversario ma in una zona scoperta. Che col culo che ultimamente ha il nostro numero uno a lui certamente sarebbe finito direttamente sul piede del centravanti con fustigazione in sala mensa a Novarello per il nostro portiere. Il calcio è uno sport di merda perché chi gioca nella nostra categoria spesso la sera prima vede in tv il calcio dei grandi, e vede quelle esultanze polemiche con gesto del “bla bla bla” contro non si sa mai chi, tipo quella di Jovic in Fiorentina Inter. Così’ Galuppini, che qualche critica costruttiva, diciamocelo chiaramente, se l’è pure meritata nelle ultime partite, ti trova il gollone e la prestazione e subito ti sbatte in faccia un “bla bla bla” contro non si sa chi. Che se ce l’aveva con qualcuno del Padova ha fatto pure bene, ma se ce l’aveva con qualcuno di noi ecco…ci siamo capiti Galup… eddaje su.  Il calcio è uno sport di merda, avranno certamente pensato a Padova, perché non solo è statisticamente improbabile perdere il numero di finali che sono riusciti loro a non vincere nella loro recente storia, ma anche perché tutte le volte che giocano con noi finisce a madonne e santi che volano per loro, e gioie per noi.

Però questo sport di merda che si gioca in un campionato di merda, a me continua a piacere. Nel computo delle partite fino adesso giocate sono più quelle che si sono concluse con qualcosa per cui abbiamo recriminato rispetto a quelle in cui abbiamo portato a casa più del meritato. Le 3 sorelle, che quelli che ci capiscono di calcio hanno detto avrebbero fatto un campionato a parte, hanno oggi i nostri stessi punti, e due su tre hanno perso contro di noi dimostrando di non essere certamente più forti. Con l’aggiunta del non trascurabile fatto che noi abbiamo, forse, superato il periodo no che certamente capiterà anche a loro. Non ho mai considerato il Novara come una possibile vincitrice diretta del torneo, ma un finale in una posizione intorno al terzo quarto posto, che ci permetterebbe concretamente di avere qualche possibilità ai playoff, certamente si. Ovvio domenica avremo la riprova se siamo sulla via di guarigione oppure ancora malati gravi, però l’importanza di questa vittoria è enorme. Il Padova, lo ricordo, ha battuto anche lei il Vicenza ed ha espugnato il campo del Pordenone, la terza sorella invincibile. Evidentemente così invincibile non sarà.

C’è una cosa che non mi è piaciuta del Novara, che però non riguarda la sfera del campo ma più quella delle scrivanie con aggravante di complicità del Comune di Novara, e che è arrivata alla mia attenzione solo da pochi giorni. Nel colpevole silenzio generale dei media locali, il Novara ha deciso di abbandonare il progetto Novara For Specials in collaborazione con Ticinia. Quei ragazzi meravigliosi, che non solo vivono tutti nella nostra città e provincia ma che avevano e hanno il Novara nel cuore (e tutt’ora molti ancora lo seguono in forma privata) si sono visti costretti ad accettare l’offerta da Vercelli che, da tempo, provava a scipparli al Novara per farli accasare alla loro Società, unica realtà in zona a credere nel progetto. In realtà i ragazzi non giocheranno ancora come Pro Vercelli ma come Ticinia Novara, ma questo fatto non cambia la situazione di base, ovvero che la società bicciolana, a differenza della nostra, ha creduto nel loro progetto dandogli supporto concreto offrendo strutture adatte alle esigenze dei ragazzi e personale preparato, oltre a trovargli sponsor. Perché questi ragazzi, alcuni con gravi problemi di mobilità e di vista, evidentemente non possono allenarsi su un campo di patate e con scarsa illuminazione, ma necessitano di luoghi idonei comunque disponibili a Novara. Colognesi e il suo team, e va ribadito, al Novara hanno sempre chiesto poco o nulla, in sostanza solo le magliette per giocare e un campo una volta la settimana per allenarsi, ma essendo un asset evidentemente non strategico e non funzionale alla prima squadra, cui tutte le risorse sono destinate, si è deciso di chiudergli la porta in faccia. In un periodo storico in cui si parla solo di inclusione, questa scelta non solo è anacronistica ma è davvero indifendibile. Posso comprendere che il momento difficile imponga tagli di spese, ma l’eventuale argomentazione del risparmio di luce e gas non regge visto che quei possibili slot in cui si sarebbero potuti allenare i ragazzi sono certamente stati rimpiazzati da altri che useranno appunto illuminazione e acqua calda, quindi di che parliamo? I ragazzi del fu Novara for specials hanno sempre portato in giro per l’Italia il nome del nostro Novara, onorandolo con tante vittorie ma, cosa più importante, rendendo davvero speciali ed unici questi ragazzi. Vedere che ora la Pro Vercelli utilizzerà il marchio Ticinia, ma soprattutto il loro capitale umano e professionale costruito fino ad oggi , è una sconfitta per tutti oltre ad una fonte di incazzatura enorme del sottoscritto. Come ho sempre umilmente suggerito, ma non sono stato il solo, una realtà come la nostra deve necessariamente coinvolgere il territorio e pertanto non può esistere nessuna valida argomentazione che giustifichi la fine della collaborazione con questa realtà locale che, lo ribadisco, si è praticamente sempre sostenuta autonomamente e ha chiesto solo delle maglie da indossare e un’ora per allenarsi. Se il Novara avrà voglia e tempo di replicare, lo spazio su Novara Siamo Noi ci sarà sempre, ma ad oggi non trovo altro che amarezza e delusione.

Claudio Vannucci

 

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