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Riprenditi la città.

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Scrivo questo editoriale senza avere ancora la certezza dell’esonero di Eugenio Corini e men che meno di quali scelte potranno essere prese dalla Società che, in questo momento, nessuno può ancora escludere possano essere clamorose e drastiche (defenestramento pure del DS) o rasentare il nulla (la famosa ennesima ultima possibilità), ma comunque mi prenderò la libertà di dare per scontato il cambio di guida tecnica in virtù del fatto che, per quanto visto e letto ieri, Eugenio Corini non fa più parte del Novara calcio. Sfiduciato anche dagli ultimi baluardi di difesa ormai ridotti ai minimi termini e forse sfiduciato pure dalla sua coscienza, la brutta sconfitta contro l’Ascoli ha oggettivamente messo il punto a questa storia. Solamente ipotizzare che la Società gli riconfermi la fiducia è cosa praticamente impossibile oltre che inquietante per il fatto che una scelta del genere aprirebbe la porta a scenari surreali e drammatici che pure qualcuno in malafede e pronto ad operare per il male del Novara non riuscirebbe a fare.

Parlando quindi di lui al passato, penso che ricorderò di questa figura la grande delusione a livello umano che mi ha dato. Sì, avete letto bene: a livello umano. In un contesto di elogi e riconoscimenti pressoché unanime al suo sapersi ben porre e alle sue doti umane oggettivamente importanti e ad una bocciatura senza appello a quelle tecniche, non dimenticherò mai la chiacchierata estiva con i colleghi di Novara Siamo Noi, dalla quale è nata un’iniziale apertura di credito nei suoi confronti. In quella chiacchierata Corini era davvero riuscito ad alimentarmi quel famoso margine di sogno tanto sbandierato, ma non tanto dal punto di vista tecnico e dei possibili risultati della squadra, ma per la figura di leader che era riuscito a trasmettere. In quella lunga chiacchierata, seguita poi da altre a Novarello negli incontri del Lunedì sera del Coordinamento, era maturata in me la sensazione di avere finalmente seduto sulla panchina non solo un buon allenatore, ma soprattutto una persona con le palle, non disposta a compromessi, con una grandissima voglia di calcio e di trasmettere passione. Un allenatore che alla domanda sul fatto lo potesse spaventare l’avventura in  una piazza non particolarmente calda, che non ambisse dichiaratamente a campionati di vertice, con una proprietà che aveva più volte dimostrato a parole e fatti di non tutelare mai le bandiere e di considerare i propri tesserati come professionisti usa e getta da una o due stagioni massimo e per giunta pagandoli al ribasso, rispose con orgoglio “non mi sono fatto problemi ad andarmene via da Palermo dove ero considerato un Re, per giunta rinunciando a tantissimi soldi e a una panchina sicura per il prossimo campionato, figuriamoci se mi farei problemi ad andarmene via da qui. Mi è stata promessa una squadra importante e un certo modo di fare calcio, e se capissi che questo non fosse possibile o cambiassero le condizioni iniziali me ne andrei immediatamente.” Non penso avrò mai più l’occasione di sedermi al tavolo con lui, ma se dovesse succedere ancora la prima domanda che gli farei sarebbe “Eugenio, mi hai preso per il culo dicendomi quello che mi hai detto oppure consideri davvero quella che hai avuto una squadra importante e quello che si fa a Novara un certo modo di fare calcio?” Perché prima di ragionare su schemi, moduli, sostituzioni e capacità di motivare la squadra, bisognerebbe fugare ogni dubbio sulla persona, sulla quale si è basato tutto l’entusiasmo iniziale della piazza. Se nemmeno dopo la sconfitta di ieri Corini ha preso in considerazione di andarsene, allora ai miei occhi non può che passare inevitabilmente come il primo complice di questa situazione. Quello che ha avallato due sessioni di mercato totalmente fallimentari, quello che ha accettato di lavorare con una proprietà che peraltro lo ha sfiduciato già prima di Natale e che è sempre meno presente, quello che ritiene “un certo modo di fare calcio” una gestione volta solo alla tutela dei bilanci in cui l’argomentazione del mantenimento della categoria viene puntualmente usata per far passare per imbecille e irriconoscente quella parte di città che “non si merita un cazzo” (cit.). Non ci sono mezze misure: se ha fatto solo marketing di se stesso provando a correggere alcuni errori di chi in passato era al suo posto e vendendosi come una persona diversa da quella che è, o se è stato l’ennesimo yes man aggrappato alla sola panchina che, a questo punto, immagino è riuscito ad ottenere in estate, allora ai miei occhi rimarrà per sempre un perdente ben prima di metterla sull’aspetto tecnico, sul quale lascio agli altri 56 milioni di miei connazionali il divertimento di massacrarlo.

Un esonero di un allenatore è comunque una sconfitta per tutti. Se la Società ritiene di aver allestito una squadra competitiva allora ha sbagliato la scelta della persona, se ritiene invece di dover cambiare guida tecnica perché impossibilitata a cambiare tutti i giocatori è maggiormente colpevole di averli ingaggiati e di non aver concretamente modificato la rosa nel mercato appena concluso. Se la proprietà inoltre non ha più fiducia dei suoi collaboratori è ulteriormente colpevole di non licenziarli, oltretutto dando l’idea di debolezza e indifferenza nei confronti della situazione. Se è vero che l’evento estremo dell’esonero almeno certifica che qualcuno ai posti di comando ha preso atto della situazione e ha messo in discussione qualche sua convinzione, situazione che si è dimostrata non essere così scontata a Novara, è altresì vero che il solo aspetto sul quale si può lavorare in questo momento è quello di lavorare sulla testa dei giocatori che devono almeno tornare a fare quello che teoricamente sono in grado di fare. Presi uno a uno i singoli giocatori e spogliati poi delle solite frasi di circostanza che peraltro menano pure una sfiga incredibile tipo i vari “non retrocederemo”, il commento unanime che riescono a fare è “non riusciamo in campo a fare quello che vorremmo, quello di cui saremmo capaci”. Siccome questi giocatori che non riescono a fare quello che vorrebbero fare in un modo o nell’altro occorre che si sbrighino a fare il minimo sindacale dell’ottenimento della salvezza, il solo modo che ritengo efficace è quello di dare loro una guida tecnica che abbia l’autorità e il curriculum per poter raddrizzare la testa e la schiena di troppi imbambolati con gli occhi pallati e la faccia pallida che non si accorgono che stanno naufragando. Non è più momento del giovane strafottente con l’idea del bel calcio che solitamente fa venire un’erezione a MDS, serve uno che nella vita ha vinto e gestito situazioni complesse in piazze complesse, che abbia l’autorità e titoli per pigliare uno Sciaudone di turno e gli dica “ho attaccato al muro gente alla quale forse tu avresti potuto portare le borse, a te ti sbatto a pulire il culo al cigno di Novarello, e ritieniti già fortunato”. Se questo allenatore costa più delle tre lire in croce del giovane che magari nella vita ha centrato un playoff di Lega pro e da calciatore ha fatto qualche goal, gliele si diano. Se si deve retrocedere lo si faccia almeno con la dignità e la serietà di chi dimostra di aver capito gli errori e di provare a correggerli. Altrimenti è meglio che cambi lavoro.

Voglio comunque spendere le mie ultime risorse di ottimismo pensando che ora arrivi qualcuno che riesca in qualche modo a chiudere il cerchio, a fare quadrato e a tirare fuori quel qualcosa di più che Corini non è riuscito a fare. Non voglio pensare che questa Società sia così autolesionista da prendere ora una figura non carismatica e inesperta. Non ci voglio credere. Ci aspettano 4 mesi parecchio difficili, dal quale dobbiamo uscirne tutti insieme, per il bene del Novara e della nostra maglia. Massimo De Salvo esci allo scoperto, hai ora la possibilità di iniziare a riprenderti in mano una città che ti ha adottato e amato come pochi. Non ci deludere ora.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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La reprimenda

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E’ un lunedì molto pesante quello che ci ha accolto stamani al risveglio. Inutile girarci intorno: non c’è una cosa che sta andando per il verso giusto, e nonostante la classifica ci dice ancora che nulla è perduto (i punti da recuperare sono solo 2), viene difficile, se si vuole essere razionali e oggettivi,  a guardare con ottimismo al futuro quando tutti i segnali che stanno arrivando da un mese a questa parte portano solo nella direzione opposta a quella auspicata. Rimonte subite allo scadere, infortuni, pali e ora pure le terne arbitrali avverse non sono certo segnale di annata fortunata. Ho emozioni contrastanti, difficili da spiegare. Convivo con una sensazione paradossale che mi porta, nonostante tutto, a non considerare quella della retrocessione un’opzione realistica. Ma sto contemporaneamente covando un rancore e un’amarezza per alcuni aspetti che riguardano il mio Novara sul quale, e in questo editoriale sarà abbastanza netto e per il quale mi scuso in anticipo per le parolacce, il mio Novara stesso mi sta facendo parecchio incazzare.

Partiamo a monte. Questa stagione 2023/2024 è probabilmente la più formativa per tutti noi che viviamo questa passione quotidianamente. Abbiamo più o meno tutti capito, (utilizzo il più o meno perché purtroppo esiste sempre qualcuno al quale è più semplice metterglielo nel culo che in testa) che l’affermazione a noi tanto cara  “meglio un giovane di serie D che ci mette l’anima di un giocatore affermato che arriva svogliato” è una banalità che difficilmente trova riscontro poi con la realtà oggettiva quotidiana. In sintesi è una puttanata. Il giovane di serie D che ci mette l’anima non è in grado di reggere l’urto del professionismo. Se poi i giovani che ci dovrebbero mettere l’anima rappresentano il 60% della tua rosa allora è più facile retrocedere che salvarsi. Spererei che almeno su questo punto non ci si debba tornare in futuro. La seconda affermazione a noi (soprattutto al sottoscritto) tanto cara è senza dubbio “bisogna avere un uomo forte in Proprietà, un figlio di puttana dentro l’ambiente, uno squalo col pelo sullo stomaco in grado di comprarsi, se servisse, le partite che contano”. Sfido chiunque a non aver a gennaio identificato in PLM questa figura. Ovviamente posso oggi solo giudicare per quanto visto nel poco tempo in cui è entrato a far parte della nostra realtà, e pertanto, se mi è concesso e non si offende (ma se si offende è un problema suo visto che io ci sarò anche quando lui non ci sarà più, inoltre non mi sono fatto scrupoli a prendermi a parole con chi ci ha portato in A, figuriamoci se me li faccio con lui che in A ha portato ad oggi solo altri), mi piacerebbe attraverso questo spazio dirgli che, in un certo senso, non lui in quanto cardine della proprietà ma certi suoi modus operandi hanno già un po’ rotto i coglioni.  Argomento il tutto. Arriva a Novara e già alla seconda o terza conferenza stampa subito aizza parte dei giornalisti contro chi, legittimamente e negli interessi del Novara stesso, aveva appena vinto in un bando pubblico parte dell’arredo del Piola. Non solo non si preoccupa nemmeno di capire chi fosse stato il vincitore del bando o verificasse che lo stesso, come poi i fatti successivi hanno dimostrato, non avesse la benché minima intenzione di fare del danno al Novara, ma si permette pure di fare il brillante invitandolo a fare un giro in centro a vedere le luminarie di Natale. E lo dice a chi a Novara ci è nato e ha sempre sostenuto la realtà calcistica cittadina. Passano le settimane, e almeno pubblicamente, mai una volta che elogiasse la città e il suo pubblico. Sempre frasettine generiche, spesso tirategli fuori dalla bocca e dette con poca convinzione, lasciando sempre e comunque l’impressione che Novara per lui/loro fosse un’incredibile occasione a zero debiti, dentro un territorio o una piazza a lui/loro sconosciuta ma evidentemente poco apprezzata dal punto di vista del potenziale apporto. Insomma tipo quando sei giovane, è da un po’ che con le ragazze non batti chiodo, e accetti di metterti con una che non ti piace perché non ti par vero che questa ci stia provando con te e ti si presenti finalmente l’occasione di ciulare. Passano le settimane, il mood inizia a cambiare in negativo, e prima cosa che gli viene in mente è di fare un’ora e mezza di monologo contro genericamente chi scrive sul Novara. Ce l’aveva con Ambiel? Ce l’aveva con la stampa? Ce l’aveva coi giornalisti in generale? ce l’aveva con noi blogger? Non si capisce. Fatto sta che sono/siamo passati tutti per coglioni per aver tutti, chi più chi meno, detto le cose che puntualmente si sono poi verificate in campo due giorni dopo.  Due giorni dopo dove sbrocca pure Jack, che con tutto il bene che gli voglio, pure lui è il caso che si tranquillizzi visto che, pur quanto possa essere stato deprecabile chi gli ha fatto chiudere la vena, rimane forse il solo allenatore in quasi 120 anni di storia che rischia di retrocedere ma è amato da (più o meno) tutti. Anche meno Jack dai. Arriviamo alla partita di ieri, in cui assisti non solo all’assegnazione di un terzo rigore che mai al mondo può essere concesso, ma soprattutto lo stesso ti viene dato contro in un contesto di partita in cui è stato oggettiva la diversità di metro di giudizio dell’arbitro su tanti falli. E li stai zitto, uscendotene con un comunicato che a mio avviso può anche essere giusto nel merito, ma rimane discutibile nella forma e nei modi perché passi per uno che non sa perdere. Ma non solo, in Lega è chiaro che ci si puliscono il culo con queste cose. Hai un nuovo DS che è li che non fa nulla, fallo scendere in conferenza per mandare a fare in culo tutti invece di un silenzio stampa che, alla fine, va a penalizzare solo quei 3-4 giornalisti di Novara che ci mettono del loro per venirti ad intervistare, non credi? Ora PLM hai davvero l’occasione di dimostrarci di saper intervenire. Non ci deludere perché difficilmente avremo poi altro tempo.

A questo punto mi sorgono dei dubbi sul fatto che PLM sia davvero “un uomo forte in Proprietà, un figlio di puttana dentro l’ambiente, uno squalo col pelo sullo stomaco in grado di comprarsi, se servisse, le partite che contano”. Anche ieri è arrivato l’ennesimo risultato strano (Triestina Virtus Verona 0-1) e mi chiedo allora se ci troviamo davanti ad un personaggio davvero forte, che sappia aspettare il momento giusto per farsi sentire ed intervenire dove evidentemente serve intervenire, oppure è un fake solo più famoso di tante altre proprietà che abbiamo visto passare. Perché ad oggi, sempre con rispetto parlando e sperando che non si offenda (ma come detto sarebbe un problema suo), mi sembra che il valore aggiunto oggettivo reale sia stato portare qualche investitore. Il che, intendiamoci è lodevole e meritevole di ringraziamenti, ma il fatto drammatico non cambia. Se con una persona come lui comunque non conti niente nel Palazzo, non sei in grado di “comprarti” una partita manco quando te la servono sul piatto d’argento allora devo pensare che sei davvero solo la versione più coriacea e famosa di Ferranti. Visto che in conferenza stampa sei a casa tua e puoi permetterti di dire e fare quello che vuoi, questo blog è casa mia, e proprio per questo, in pieno spirito costruttivo, mi sento di suggerirti prima di salvarti, e poi di toglierti tutti i sassolini nelle scarpe che vuoi. Portaci la salvezza e poi, in mondo visione, di pure che Ambiel ha rotti i coglioni, che Cito ha rotto i testicoli, che Vannucci e Foradini è meglio parlino delle cose che conoscono e non del calcio visto che non ci hanno mai giocato, e sarai inattaccabile. Ma solo dopo.

Concludo dicendo che anche noi tifosi abbiamo rotto i coglioni. Siamo riusciti a sostenere che i vari Mascara, Caracciolo e Meggiorini, ai tempi nostri giocatori della massima serie, non sapessero giocare a calcio, ed oggi invece ci inventiamo la qualunque per scusare attaccanti che dopo 3 mesi di serie C riescono a centrare la porta per la prima volta, ovviamente facendosi parare i tiri o prendendo palo perché, anche quando per sbaglio fanno una roba giusta, sono sfigati come la merda. E noi ancora lì a dire che “eppure hanno tecnica, eppure ci mettono l’anima, eppure sono vivi”. La prossima diremo che sono anche fighi e hanno una bella pettinatura. E in tal senso anche per noi questa stagione, me per primo, spero abbia insegnato un po’ più di equilibrio nei giudizi.

Finale della reprimenda: portiamo a casa sta cazzo di stagione e tranquillizziamoci tutti che ne abbiamo bisogno. Sono ancora certo che si possa scrivere una nuova pagina di storia con PLM a capo di una Società seria e forte. In fin dei conti non è necessario starci simpatici a vicenda, voler bene alla fredda piemontese (quasi lombarda) Novara e farsi piacere la paniscia, la nebbia, le zanzare e la gente che alle 19.30 è barricata in casa. Serve solo fare sufficientemente bene. Quando non ci arriva la squadra ci deve arrivare la Società. Così funziona nel calcio che vediamo noi tutti, cosi mi aspetto e ci aspettiamo possa fare PLM.

Claudio Vannucci

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Quando il Fiorenzuola ti sembra il City

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Li avete mai visti quei film molto borderline tra il thriller, lo psicologico e horror? Quelli dove non te la fai addosso perché non sei effettivamente terrorizzato, ma se li guardi con attenzione e ti fai prendere dalla storia è come se vivessi le stesse angosce dei protagonisti. E nello specifico, minuto dopo minuto partecipi ad un crescente stato di ansia che quasi non ti sai spiegare, visto che la via di uscita ti appare comunque li vicina, ma per qualche motivo strano invece si allontana sempre di più. Questo è il nostro quotidiano, in cui diamo l’idea di esserci, o almeno lo diamo per buona parte di partita, le altre non è che facciano complessivamente cosi meglio di noi, ma le giornate da disputare sono sempre meno. E ad oggi tu sei ancora nel pieno di questo film, esattamente dentro quella stanza buia dove potresti trovarti il tuo carnefice oppure uscire indenne al sole a leggere i titoli di coda. (se qualche regista ci costruirà un film su questa trama che ho appena scritto lo avverto che gli levo anche le mutande in Tribunale per diritti ndVannu).

E’ una situazione davvero spiacevole e paradossale, perché davvero ti bastano un paio di vittorie per migliorare la tua situazione, ma queste vittorie non arrivano mai. Vuoi per sfortuna, vuoi per incapacità, vuoi per casualità. E il problema peggiora perché, come in tutte le classiche stagioni di serie C che si rispettino, le avversarie iniziano a fare quei risultati parecchio strani, che in condizioni normali non farebbero (vedi Atalanta Pergocrema 0-2, Renate Arzignano 0-3), e che te non fai. E personalmente mi chiedo, forse un po’ troppo toccato da angoscia, dietrologia e pessimismo, se una proprietà “carismatica” come la nostra non sia a oggi ancora portatrice di questi risultati “strani”, dove possa nascondersi il valore aggiunto di uno che è nato, cresciuto e ha contribuito a formare quel mondo del calcio che da un lato odiamo, ma che da un altro sappiamo tutti quanto il farne parte sia condizione necessaria e sufficiente per fare bene. Perché alla fine un conto è il crederci a prescindere, un altro è tifare, ma ognuno di noi i conti coi propri pensieri alla fine li deve fare. E se oggi faccio i miei allora vedo in PLM (come sempre identifico lui nel parlare però della proprietà in toto) come una persona che è vero non ci ha mai promesso la salvezza, ma se dopo tutto quello che ha fatto non la dovesse ottenere, allora faticherei a non parlare di delusione e fallimento. Ad oggi, forse sempre da vittima di angoscia, dietrologia e pessimismo, concordo più con chi ha la lucidità di sentenziare che ne abbia imbroccati realmente solo 2 (Lorenzini e Kerringam – già rotto), di cui uno chiaro regalo di Ludi. 3 se ci mettiamo dentro il portiere dimenticandoci però della prima partita e del derby (dimenticandomi di queste due partite è chiaro di come sia clemente con lui). In sintesi: questo miglioramento rispetto al girone di andata probabilmente è più dovuto a Gattuso e al miglioramento complessivo del centrocampo (lo stesso di Dibattista, anzi lo stesso dello scorso anno), che al mercato di gennaio.

E’ altresì vero che i conti si fanno alla fine, e mi è chiaro che il grosso potenziale di PLM (e di chi ci mette ci soldi) possa esprimersi in estate, con rosa da formare. Spero tanto che ne abbia l’occasione di farlo, e che la Novara calcistica non perda questa che continuo a ritenere essere una grossa opportunità. In una recente intervista la proprietà ha chiaramente fatto intendere che, anche in caso di retrocessione, i progetti non cambierebbero. Ma è evidente che subirebbero un enorme ridimensionamento e rallentamento. La serie D l’abbiamo vissuta recentemente, e la puoi vivere bene solo nel caso in cui la fai come l’abbiamo fatta noi, vincendo per lo più ovunque e con chiunque, cosa non cosi scontata. Altrimenti è la fine. Ma non è ancora arrivato il momento di pensarci. Le cose non saranno migliorate tangibilmente ma nemmeno peggiorate irreversibilmente, quindi ogni partita che rimane è fondamentale, ovviamente a partire dalla prossima. Il primo obiettivo è vincere, ma il secondo, in me in primis, è tornare a vedere l’ipotesi dei playout come un qualcosa di assolutamente fattibile. Che poi, se ci pensate, è come la pensavamo un po’ tutti fino a poche settimane fa. Ecco, partire con l’idea che il Fiorenzuola sia il Manchester City non aiuta. Vedere i nostri attaccanti tirare in porta aiuterebbe invece un po’ di più.

CLAUDIO VANNUCCI

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