In guerra per la nostra maglia. Editoriale

E alla fine quel portone tanto ambito da Cilli di Sportitalia e da Danny Faranna di Forzanovara.net si è chiuso puntuale alle 23 del 31 gennaio 2018, lasciandosi alle spalle un mese di trattative per lo più naufragate in mare aperto e chiudendo (al netto di possibili minimi ritocchi sui mercati oggi ancora aperti) definitivamente le speranze di migliorare le rose. Un mercato di riparazione probabilmente tra i più indispensabili dell’era De Salvo, forse secondo solamente all’anno della serie A, che si è chiuso oggettivamente al di sotto delle speranze di una piazza che, rassicurata da alcune dichiarazioni evidentemente un po’ pompate, si aspettava interventi diversi. Puscas, Maracchi e Seck alla voce inserimenti, Da Cruz alla voce uscite al quale si sono poi aggiunti Schiavi, Adorjan e Luckanovic.

Il termine del mercato di riparazione impone ora una serie di riflessioni che spero di riuscire ad esporre nonostante una sorta di delusione e fastidio che mi sta accompagnando da parecchie ore. Partiamo dalla prima considerazione di carattere generale: questo mercato, forse più degli scorsi, è stato quello che ha complessivamente sulla carta meno spostato gli equilibri dei vari campionati. I veri colpi considerati importanti portati a termine dalla A alla Lega pro si contano sulle dita di una mano, e sono per lo più rappresentati da prestiti o diritti di riscatto, quindi con esborso immediato davvero minimo. La categoria che paradossalmente ha visto più colpi di mercato è stata proprio la serie B, soprattutto con squadre come Parma ed Ascoli (ma non solo loro) che hanno concretamente investito per provare a migliorare la loro rosa. Questo significa, se mai non ce ne fossimo ancora accorti, che il campionato in Italia non è attualmente in grado di supportare due sessioni di mercato virtuose; in parole povere non ci sono davvero più soldi e questo rende molto più complicato sia piazzare giocatori in esubero che portarsene a casa altri. Se il trend verrà confermato nei prossimi anni ci si dovrà rendere conto di quanto la sessione di mercato estiva dovrà inevitabilmente essere affrontata in maniera più decisa, proprio perché la via di uscita rappresentata dal mercato di riparazione sarà sempre molto più complicata.

Detto questo si deve ora entrare nello specifico analizzando la non facile situazione Novara. Eravamo tutti d’accordo nel sostenere quando fosse imprescindibile l’acquisto di un centrocampista in grado anche di mettere gli attaccanti nella condizione di fare goal e l’acquisto di un attaccante che i goal poi li segnasse; secondariamente, ma comunque auspicabile, c’era l’inserimento di un buon difensore. Il solo profilo che è arrivato e che idealmente si avvicina a quello ricercato è Puscas, che però va sottolineato quanto non possa essere considerato un valore aggiunto ai nostri attaccanti perché sostituisce Da Cruz che peraltro era quello che di goal ne aveva segnati più di tutti. In aggiunta, curriculum alla mano, il rumeno avrà anche segnato in A al Milan e avrà pure segnato il goal promozione del Benevento, ma il numero di centri fatti (compreso quello al Novara) è bassino. Ottimo rinforzo, ma considerarlo la panacea del nostro evidente problema di realizzazione è francamente cosa molto difficile. Non si capisce invece quanto Maracchi, al quale gli auguriamo il meglio, sempre curriculum alla mano e avendo visto la sua storia e percorso, possa concretamente alzare il livello di un reparto che si è dimostrato forte solamente sulla carta e per i nomi scritti dietro la maglia, ma non nei fatti. Per quanto riguarda invece Seck, al quale pure a lui auguriamo ogni fortuna, ostentare felicità e ottimismo per il suo ingaggio è cosa che non riuscirebbe neppure ad un integralista islamico nei confronti della sua religione.

Bisogna quindi intendersi sul solito punto sul quale il mondo Novara Calcio non riesce a convergere: equilibrio da investimenti e cura del bilancio. Da un lato mi viene raccontato di un Teti e un Dg Morganti ieri al mercato correre su e giù per le stanze ripetendo in loop la frase “prima di tutto i bilanci, prima di tutto i bilanci” e da un altro l’oggettiva necessità di interventi a fronte di oggettive disponibilità, anche se un’attenta lettura dei due ultimi bilanci porterebbe effettivamente a non trovarne conferma. Il fatto è che il Novara sta finanziariamente pagando ancora lo scotto della retrocessione dalla B alla Lega pro e soprattutto dell’annata vincente successiva che ci ha riportato in cadetteria, dove il monte ingaggi era a dir poco esorbitante specie se rapportato a quelli della categoria di competenza. Se è vero che quel livello di debiti era insostenibile nel lungo termine e che è ovviamente giusto ridurlo, va anche detto che quel problema è un di cui appunto della retrocessione figlia di scelte societarie fallimentari peraltro simili a quelle attuali. Ergo il vero punto è creare una squadra che eviti a tutti i costi di scendere nuovamente di categoria, cosa che oggi per il nostro Novara è solamente probabile che non succeda ma non sicuro, senza commettere nuovamente gli stessi errori commessi recentemente. Il fatto oggettivo è che abbiamo chiuso il girone di andata con un solo punto di vantaggio sui play out e che per quanto visto in campo nelle prime due di ritorno era impossibile sostenere che le cose potessero da sole sensibilmente migliorare, quindi un’inversione di tendenza in questo mercato era imprescindibile. Se è vero che non si può avere un passivo di 12 milioni è altrettanto vero che chiunque vuole fare un campionato dignitoso, sempre dati alla mano si assesta su perdite intorno ai 4 milioni. La differenza tra un pareggio di bilancio e un passivo di 3-4 milioni è rappresentata proprio da quegli investimenti che alzano il livello della tua rosa. Chi ribatte sostenendo che non è scontato fare bene pur spendendo tanto dice un’ovvietà che però va contro alla statistica perché nove volte su dieci chi fa bene è proprio chi ha speso di più o comunque ha speso una certa cifra. E il nostro monte ingaggi che avevamo sproporzionato in lega pro avvalora la mia tesi, visto che sul campo guarda a caso abbiamo fatto 3 punti in più della seconda classificata vincendo quel campionato.

E’ un discorso che abbiamo fatto tante volte e che non riesce a trovare ascolto in una Società che ormai vede nel pareggio di bilancio e nelle plusvalenze sui giovani della propria cantera la sua unica ragione di esistere. Non considerando che, senza necessariamente puntare alla promozione in A, un livello maggiore della rosa restituirebbe inevitabilmente maggiore interesse che aumenterebbe anche il giro di affari della Società stessa. Non è un caso che ogni anno MDS perda sponsor, e chi rimane  lo fa forzatamente visto che probabilmente preferirebbe girare con un rotolone Regina su per il culo che dar soldi al Novara Calcio. E’ onestamente stucchevole è inutile ogni giorno ribadire le stesse cose a soggetti che evidentemente hanno preso una decisione strategica chiara e che non intendono modificarla, ergo bisognerà prima o poi farsene una ragione. La squadra è questa, con questa rosa siamo chiamati ad affrontare un girone di ritorno molto complicato quindi, se è vero che il ruolo del tifoso è quello di sostenere la propria squadra, allora è arrivato davvero il momento di farlo imponendosi di mettere da parte lo stesso astio e fastidio che mi accompagna da ore e che è comune tra chi ha il Novara nel cuore. Proviamo ad aiutare davvero questa squadra a portare a casa, nella maniera migliore possibile, questo difficile campionato. E’ il solo modo che abbiamo per togliere qualsiasi alibi a chi scende in campo e a chi siede in tribuna. Deve essere però ben chiaro a loro che sono finiti i tempi dei mugugni, delle magagne, dei cicli mestruali (che nei maschi, soprattutto se calciatori, sono più devastanti che nelle femmine) e che da sabato si scende in guerra contro tutti nel nome della nostra gloriosa maglia.

Mi auguro solo che la Società sappia dove sta andando, cosa sta facendo e che rischi sta correndo. Una volta si è già scottata ma le è andata bene. La seconda volta sarebbe mortale. Morti e pure un po’ pirla è troppo.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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