Gli escoprimisti Pensieri e parole

Che brutta abitudine!!
Mancano circa una manata di minuti alla fine della partita e inizia la processione anticipata verso i cancelli di uscita, che il risultato sia deciso oppure no, poco importa. L’ho fatto pure io, si, anch’io una volta sono uscito disperato e distrutto con qualche minuto di anticipo; è successo a Varese, quando quella partita ha decretato la nostra retrocessione in lega Pro.
Quella volta ho giurato che mai e poi mai sarebbe successo un’altra volta.

E da allora non ho mai sopportato i tifosi che abbandonano il proprio posto allo stadio prima del triplice fischio finale: che sia per la scusa del traffico, o che la classificazione di partecipante all’evento sia quella di semplice simpatizzante, non ha nessuna importanza.
Del resto quando si va al cinema mica salta in mente di allontanarsi in anticipo rispetto alla scena finale, quella che rivela il volto dell’ assassino, solo perché si corre il rischio di perdere l’ autobus evitando la calca all’uscita.

Ho goduto come un riccio quando contro la Cremonese c’è stato un rewind clamoroso scattato automaticamente al 94°, quando l’autorete di Claiton ci ha concesso il meritato pareggio. Ho goduto come un riccio per il pareggio e per quelli che di una gioia così grande e di una scarica adrenalinica così violenta hanno potuto sentire solo l’effetto audio.

Si è orgogliosi di farsi chiamare tifosi, e quindi è logico che ci si aspetti che tu ci sia quando le cose vanno bene e soprattutto quando le cose vanno male, che tu sia al tuo posto con un sole cocente e sotto una pioggia torrenziale, che tu sia presente nelle vittorie come nelle sconfitte, ma ci si aspetta soprattutto che tu ci sia dal primo all’ultimo secondo, e oltre, quando il destino prima indefinito finalmente avrà un volto da esibire.

Essere tifoso non è una cosa da prendere alla leggera, diamine!

Paghi cifre esorbitanti per abbonamento, biglietti, trasferte, per finire intrappolato in strutture impossibili, per accedere alle quali ti palpano come se avessi addosso una cintura esplosiva, ti sacrifichi a tutto questo specifico trattamento perchè poi sarai coccolato da un ambiente bello, lindo e pulito??.
Invece ti rendi subito conto di non essere in Inghilterra quando la realtà ti conferma che sarai esposto a qualsiasi intemperia, potrai godere di cessi peggio attrezzati di un vecchio vespasiano e verrai guardato a vista da una banda di minions.

Ma essere un tifoso vuol dire credere ciecamente che la tua presenza sia assolutamente indispensabile per spingere la squadra alla vittoria, che il tuo biglietto valga quanto un passaggio smarcante e che ogni tuo battito di mani equivalga a un disimpegno fondamentale in zona pericolosa: il tutto senza ovviamente nessuna possibilità di ricevere un grazie da parte dei giocatori e del Club, oltre ad avere la certezza di essere assolutamente ininfluente al fine del risultato.
Quindi se sei tifoso stai seduto al tuo posto finché l’arbitro non fischia la fine, altrimenti è meglio se resti a casa davanti alla tv.

Mi auguro quindi che Novara-Cremonese possa essere servita da lezione a tutti gli “escoprimisti”, i maghi dell’uscita intelligente, perché anche se per anni hai abbandonato lo stadio in anticipo senza perderti nulla, perderti un finale come quello sarebbe un rimpianto insanabile, un fantasma che potrebbe perseguitarti per tantissimo tempo.
Perché ogni lasciata è persa, e, poco o tanto che sia, quanto successo in quell’occasione non era mai capitato prima e certamente non succederà per decenni – o forse non succederà mai più.
E mentre si verificava questa straordinaria magia sul campo, tu eri diretto verso un parcheggio o già in macchina intento ad ascoltare distrattamente la fine della radiocronaca, concentrato a guidare verso casa, convinto di aver visto tutto mentre invece ti sei perso proprio il più bello, ti sei perso l’imponderabile.
Non puoi spiegartelo, credimi.
Ed il bello è che è già difficile raccontare la realtà di novanta minuti ordinari e normali e trenta secondi di pura follia, figuriamoci raccontare quel che sarebbe potuto essere e non è stato … o è stato.

Nonnopipo


Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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