Una storia di puttane, puttanieri, supermercati e di presente. Editoriale

C’è sempre una sottile ma fondamentale differenza che, quando viene percepita, può portare una tifoseria ad accettare e sostenere comunque una squadra con parecchi limiti: è l’impegno e la voglia di combattere contro chiunque. Quando chi va in campo riesce a trasmettere la sensazione di indossare l’elmetto e di provare a giocarsela allora non c’è più limite tecnico che tenga perché verrà sempre sostenuta. E’ evidente che a tutti noi piacerebbe essere il Palermo e a Corini piacerebbe certamente avere a disposizione la rosa di Bruno Tedino (nonostante con noi non è che abbia fatto così bella figura) ma la realtà è un’altra ed è con questa che si deve arrivare al termine della stagione. Il Novara è stato capace nel girone di andata di far togliere l’elmetto anche al più acceso dei tifosi, portandolo quasi al rifiuto e allo schifo totale di tutto ciò che ha visto, non tanto per il fatto di essersi presentato spesso in campo con giocatori non all’altezza, ma perché questi, soprattutto negli ultimi due mesi di campionato, hanno dato molte volte l’impressione di avere avuto in campo lo stesso approccio alla vita che può avere il sottoscritto quando si sveglia il lunedì mattina col mal di testa, arriva in ritardo in stazione, perde il treno e su quello successivo davanti al controllore si accorge di aver dimenticato a casa l’abbonamento. Chi tifa Novara sa che, probabilmente, Higuain, Icardi e Cristiano Ronaldo non indosseranno mai la maglia azzurra, ma da per scontato di avere almeno una squadra che lotta. Cosa che che così non è stato. Se è vero che una rondine non fa mai primavera, e che la storia dice che 9 volte su 10 intorno a San Gaudenzio il Novara gioca come se avesse un tridente formato dai tre giocatori appena citati, va comunque “dato a Cesare quel che è di Cesare” e riconosciuto alla squadra di essere finalmente scesa in campo dal primo minuto con la determinazione che sarebbe lecito attendersi sempre. Non importa se una certa intensità di gioco è durata solo un tempo o se il Carpi visto ieri è, se possibile, forse la peggior squadra vista al Piola da agosto, perché si è più volte chiesto una risposta alle critiche e questa risposta è arrivata dalla squadra con tre punti meritatissimi e, in considerazione degli altri risultati, decisamente pesanti.

E’ evidente che ogni singolo appunto mosso nelle scorse settimane, soprattutto alla gestione del mercato e alla filosofia societaria, deve essere oggi ancora confermato e rilanciato con forza, perché è impensabile reggere nuovamente l’urto di un girone di ritorno con questa rosa e con un solo innesto come Maracchi che, ammettendo anche risulti una sorpresa positiva come è stato l’acquisto di Moscati a fine agosto, rimane comunque un’operazione marginale che non è in grado di spostare gli equilibri in campo. Se è vero che il nostro attacco è formato da tre elementi come Maniero, Sansone e Macheda il cui ingaggio (almeno dei primi due) e il girone di andata appena terminato li rende sostanzialmente invendibili, e senza un’uscita di uno dei tre non è ipotizzabile un ingresso “serio”, realisticamente parlando le sole operazioni di mercato che potrebbero cambiare sensibilmente questa fin’ora deludente e strana stagione possono essere solo quelle che prevedano innesti importanti in mezzo al campo e in difesa. Se si è deciso di non cambiare guida tecnica e schema di gioco allora si deve cambiare qualche esponente che alzi il livello tecnico di una rosa che, per quanto ha dimostrato nel girone di andata, fatica a concretizzare in partita il desiderata di Mister Corini. Tradotto in parole povere, occorre comprare qualcuno che, idealmente, giocherebbe titolare anche in parecchie formazioni avversarie e non solo a Novara. Qualcuno fisicamente integro, che abbia nelle gambe non 20 ma magari 180 partite di B, che sia figlio di puttana il giusto e che venga pagato quanto il mercato paga profili di giocatori come questo. Altrimenti meglio lasciar perdere.

Del fatto che questa piazza sia stata scottata da enormi delusioni ed abbia bisogno di concreti segnali di cambiamento si ha avuto nuovamente conferma ancora ieri al momento della sostituzione di Maniero. Lo avevamo detto in qualche editoriale precedente di come Corini si fosse bruciato quel beneficio del dubbio che solitamente i tifosi concedono ad un allenatore stimato, ovvero quel famoso “se ha cambiato il migliore davanti ci sarà stato un motivo, magari si è fatto male e ha chiesto la sostituzione, mica sarà così coglione eh…”. Ieri Maniero è arrivato al momento del cambio stremato, probabilmente dolorante visto la botta presa sabato scorso in amichevole, ed ha più volte chiesto la sostituzione. Questo particolare è però sfuggito alla massa che, al momento dell’uscita in campo dell’attaccante, non ha avuto dubbi nel pensare: “Corini è davvero un coglione”. Da questa situazione ne può e ne deve uscire solamente lui. Lui è il primo che deve trasmettere un’idea di gioco più efficace e infondere un po’ di tranquillità, lui è il primo che non ha dato l’impressione di saper gestire ottimamente questa situazione e che deve trasmettere al popolo qualche segnale di inversione di tendenza, lui è il primo insomma che deve saper passare dalle belle parole ai bei fatti. Con l’aiuto della Società ovviamente, che non può più permettersi il lusso di vivere su un altro pianeta rispetto a quello in cui viviamo noi tifosi.

Entriamo ora in una settimana che sarà probabilmente fondamentale per il futuro di questo campionato. La Società, che finanziariamente parlando è bene sottolineare quanto fosse già in sicurezza, con la cessione di Da Cruz è stata ora blindata. Teti ha quindi ora in mano un giocattolo sano e con un futuro garantito. E’ ora che dimostri qualcosa di più dell’essere solo un buon amministratore di conti ed un generatore di plusvalenze ma è per lui arrivato il tempo di creare anche solidità tecnica e concretezza immediata. I prospetti futuri non possono più andare bene se non sono inseriti in un contesto tecnico importante, altrimenti daremo sempre l’impressione di essere come quelle puttane che hanno solamente da offrire sesso al miglior offerente e niente di più. Ma, è bene ricordare, lo splendore delle puttane passa con l’età e i clienti saranno sempre meno, così come inevitabilmente finiranno i tempi delle plusvalenze perché è questo che succede nel corso naturale della vita. O siamo diventati il nuovo Ajax, ma mi viene da ridere solo a scriverlo, oppure è evidente che non potremo generare sempre ricchezza. Una Società solida, sana e con futuro deve vivere anche di tanto presente, e Teti, ma direi pure MDS inteso come famiglia, visto che il simpatico papà è il primo che sostiene quanto “non ci meritiamo un cazzo”, sono chiamati a rinforzare un po’ il presente e finalmente a viverlo.

Sabato giocheremo contro il Parma che, continuando nel gioco dei paragoni appena fatto, sono i primi puttanieri di questo calcio. Pagano e (forse) godono senza pensare tanto al futuro. Dal supermercato Novara Calcio sono appena passati lasciando giù parecchi soldi, sta a noi ora provare a tornare a casa con la soddisfazione di averli lasciati lì, con l’amaro in bocca, di averli fatti spendere parecchio e, magari, grazie a quei soldi, di essere riusciti a portare a casa qualcuno che sarà risultato decisivo nella sfida contro di loro. Mi auguro che faremo proprio come fanno quelle puttane che ti hanno appena prosciugato il portafoglio vendendoti l’effimero e lasciandoti con quel senso di insoddisfazione e tristezza perché se abbiamo deciso che il nostro ruolo in questo calcio è quello di essere le belle di giorno (o di notte) che vendono la propria merce al migliore offerente, allora facciamolo in grande stile.  C’è voglia di tanto presente ora, c’è voglia di tornare a casa a testa alta. Di ritornare a tornare a casa a testa alta, a prescindere dal risultato. Non deludeteci cara Società, che questo pareggio di bilancio non sia solo un punto di arrivo ma diventi un punto di partenza. Forza Novara sempre, ovunque e comunque!

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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