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Una storia di puttane, puttanieri, supermercati e di presente.

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C’è sempre una sottile ma fondamentale differenza che, quando viene percepita, può portare una tifoseria ad accettare e sostenere comunque una squadra con parecchi limiti: è l’impegno e la voglia di combattere contro chiunque. Quando chi va in campo riesce a trasmettere la sensazione di indossare l’elmetto e di provare a giocarsela allora non c’è più limite tecnico che tenga perché verrà sempre sostenuta. E’ evidente che a tutti noi piacerebbe essere il Palermo e a Corini piacerebbe certamente avere a disposizione la rosa di Bruno Tedino (nonostante con noi non è che abbia fatto così bella figura) ma la realtà è un’altra ed è con questa che si deve arrivare al termine della stagione. Il Novara è stato capace nel girone di andata di far togliere l’elmetto anche al più acceso dei tifosi, portandolo quasi al rifiuto e allo schifo totale di tutto ciò che ha visto, non tanto per il fatto di essersi presentato spesso in campo con giocatori non all’altezza, ma perché questi, soprattutto negli ultimi due mesi di campionato, hanno dato molte volte l’impressione di avere avuto in campo lo stesso approccio alla vita che può avere il sottoscritto quando si sveglia il lunedì mattina col mal di testa, arriva in ritardo in stazione, perde il treno e su quello successivo davanti al controllore si accorge di aver dimenticato a casa l’abbonamento. Chi tifa Novara sa che, probabilmente, Higuain, Icardi e Cristiano Ronaldo non indosseranno mai la maglia azzurra, ma da per scontato di avere almeno una squadra che lotta. Cosa che che così non è stato. Se è vero che una rondine non fa mai primavera, e che la storia dice che 9 volte su 10 intorno a San Gaudenzio il Novara gioca come se avesse un tridente formato dai tre giocatori appena citati, va comunque “dato a Cesare quel che è di Cesare” e riconosciuto alla squadra di essere finalmente scesa in campo dal primo minuto con la determinazione che sarebbe lecito attendersi sempre. Non importa se una certa intensità di gioco è durata solo un tempo o se il Carpi visto ieri è, se possibile, forse la peggior squadra vista al Piola da agosto, perché si è più volte chiesto una risposta alle critiche e questa risposta è arrivata dalla squadra con tre punti meritatissimi e, in considerazione degli altri risultati, decisamente pesanti.

E’ evidente che ogni singolo appunto mosso nelle scorse settimane, soprattutto alla gestione del mercato e alla filosofia societaria, deve essere oggi ancora confermato e rilanciato con forza, perché è impensabile reggere nuovamente l’urto di un girone di ritorno con questa rosa e con un solo innesto come Maracchi che, ammettendo anche risulti una sorpresa positiva come è stato l’acquisto di Moscati a fine agosto, rimane comunque un’operazione marginale che non è in grado di spostare gli equilibri in campo. Se è vero che il nostro attacco è formato da tre elementi come Maniero, Sansone e Macheda il cui ingaggio (almeno dei primi due) e il girone di andata appena terminato li rende sostanzialmente invendibili, e senza un’uscita di uno dei tre non è ipotizzabile un ingresso “serio”, realisticamente parlando le sole operazioni di mercato che potrebbero cambiare sensibilmente questa fin’ora deludente e strana stagione possono essere solo quelle che prevedano innesti importanti in mezzo al campo e in difesa. Se si è deciso di non cambiare guida tecnica e schema di gioco allora si deve cambiare qualche esponente che alzi il livello tecnico di una rosa che, per quanto ha dimostrato nel girone di andata, fatica a concretizzare in partita il desiderata di Mister Corini. Tradotto in parole povere, occorre comprare qualcuno che, idealmente, giocherebbe titolare anche in parecchie formazioni avversarie e non solo a Novara. Qualcuno fisicamente integro, che abbia nelle gambe non 20 ma magari 180 partite di B, che sia figlio di puttana il giusto e che venga pagato quanto il mercato paga profili di giocatori come questo. Altrimenti meglio lasciar perdere.

Del fatto che questa piazza sia stata scottata da enormi delusioni ed abbia bisogno di concreti segnali di cambiamento si ha avuto nuovamente conferma ancora ieri al momento della sostituzione di Maniero. Lo avevamo detto in qualche editoriale precedente di come Corini si fosse bruciato quel beneficio del dubbio che solitamente i tifosi concedono ad un allenatore stimato, ovvero quel famoso “se ha cambiato il migliore davanti ci sarà stato un motivo, magari si è fatto male e ha chiesto la sostituzione, mica sarà così coglione eh…”. Ieri Maniero è arrivato al momento del cambio stremato, probabilmente dolorante visto la botta presa sabato scorso in amichevole, ed ha più volte chiesto la sostituzione. Questo particolare è però sfuggito alla massa che, al momento dell’uscita in campo dell’attaccante, non ha avuto dubbi nel pensare: “Corini è davvero un coglione”. Da questa situazione ne può e ne deve uscire solamente lui. Lui è il primo che deve trasmettere un’idea di gioco più efficace e infondere un po’ di tranquillità, lui è il primo che non ha dato l’impressione di saper gestire ottimamente questa situazione e che deve trasmettere al popolo qualche segnale di inversione di tendenza, lui è il primo insomma che deve saper passare dalle belle parole ai bei fatti. Con l’aiuto della Società ovviamente, che non può più permettersi il lusso di vivere su un altro pianeta rispetto a quello in cui viviamo noi tifosi.

Entriamo ora in una settimana che sarà probabilmente fondamentale per il futuro di questo campionato. La Società, che finanziariamente parlando è bene sottolineare quanto fosse già in sicurezza, con la cessione di Da Cruz è stata ora blindata. Teti ha quindi ora in mano un giocattolo sano e con un futuro garantito. E’ ora che dimostri qualcosa di più dell’essere solo un buon amministratore di conti ed un generatore di plusvalenze ma è per lui arrivato il tempo di creare anche solidità tecnica e concretezza immediata. I prospetti futuri non possono più andare bene se non sono inseriti in un contesto tecnico importante, altrimenti daremo sempre l’impressione di essere come quelle puttane che hanno solamente da offrire sesso al miglior offerente e niente di più. Ma, è bene ricordare, lo splendore delle puttane passa con l’età e i clienti saranno sempre meno, così come inevitabilmente finiranno i tempi delle plusvalenze perché è questo che succede nel corso naturale della vita. O siamo diventati il nuovo Ajax, ma mi viene da ridere solo a scriverlo, oppure è evidente che non potremo generare sempre ricchezza. Una Società solida, sana e con futuro deve vivere anche di tanto presente, e Teti, ma direi pure MDS inteso come famiglia, visto che il simpatico papà è il primo che sostiene quanto “non ci meritiamo un cazzo”, sono chiamati a rinforzare un po’ il presente e finalmente a viverlo.

Sabato giocheremo contro il Parma che, continuando nel gioco dei paragoni appena fatto, sono i primi puttanieri di questo calcio. Pagano e (forse) godono senza pensare tanto al futuro. Dal supermercato Novara Calcio sono appena passati lasciando giù parecchi soldi, sta a noi ora provare a tornare a casa con la soddisfazione di averli lasciati lì, con l’amaro in bocca, di averli fatti spendere parecchio e, magari, grazie a quei soldi, di essere riusciti a portare a casa qualcuno che sarà risultato decisivo nella sfida contro di loro. Mi auguro che faremo proprio come fanno quelle puttane che ti hanno appena prosciugato il portafoglio vendendoti l’effimero e lasciandoti con quel senso di insoddisfazione e tristezza perché se abbiamo deciso che il nostro ruolo in questo calcio è quello di essere le belle di giorno (o di notte) che vendono la propria merce al migliore offerente, allora facciamolo in grande stile.  C’è voglia di tanto presente ora, c’è voglia di tornare a casa a testa alta. Di ritornare a tornare a casa a testa alta, a prescindere dal risultato. Non deludeteci cara Società, che questo pareggio di bilancio non sia solo un punto di arrivo ma diventi un punto di partenza. Forza Novara sempre, ovunque e comunque!

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Il mondo anormale

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Alla quinta di campionato, con due soli punti da recuperare per una salvezza diretta senza playout, in un mondo normale non ci sarebbe nemmeno da discutere sul futuro avendo ancora avanti una vita da giocare. Ma noi non viviamo in un mondo normale. Il nostro mondo è fatto di una piazza che ieri, al triplice fischio, non aveva nemmeno la forza di incazzarsi. Era un popolo di zombie che pascolava dalle tribune al parcheggio a testa bassa e in silenzio. La conosco bene la nostra gente, e conosco anche me stesso; noi che in poco più di un decennio abbiamo vissuto tre retrocessioni e un fallimento combattendo insieme, imprecando e incazzandoci, stiamo piano piano scivolando verso una sorta non dico di indifferenza, ma di apatia e rassegnazione per un futuro percepito solo come nefasto. In un mondo normale, dopo tre mesi di continui incontri e tira e molla, non ci troveremmo nella situazione in cui Ferranti, che nel frattempo pare si permetta il lusso di respingere altre offerte arrivate (alcune oggettivamente irricevibili altre degne invece di essere analizzate), confidi qui e là “ma si questi pagano, adesso dovrebbero pagare, se pagano sono seri, prossima settimana pagano, boh, mah beh, non so”, mentre Altamimi gira il mondo a fare i fatti suoi con le arti marziali forte del cut off già spostato di una settimana dal famoso 30 settembre sbandierato dall’attuale proprietà. In un mondo normale, in una situazione come quella attuale, il Presidente uscente non avrebbe mal di pancia per un inizio disastroso e per qualche riserva sullo staff tecnico dopo che è stato lui l’artefice di una costruzione di rosa a costo ed esperienza zero, con l’aggravante di aver presentato in pubblica piazza a 3 giorni dall’inizio del campionato l’emiro a tutto lo staff, senza nemmeno la delicatezza di farlo tra quattro mura. Questa è la nostra realtà, e meno male che c’è in corso un processo di ringiovanimento della curva che si è popolata di ragazzini che ricordano me quando avevo 16 -20 anni, che a momenti manco sapevo il nome del presidente ma chissenefrega ci si divertiva insieme. Perché altrimenti assisteremmo alle partite in un mortorio.

A me dispiace dover criticare Ferranti, ma alla fine chi è obiettivo non può che concordare sul fatto che abbia sbagliato tutto. E mi dispiace tutte le volte dover discutere coi difensori di ufficio de “senza di lui non avremmo calcio”, oppure “mettici te i soldi” perché la passione e la fede sono concetti egoistici, visto che noi tifosi siamo un po’ come bambini viziati che un giorno lodiamo i genitori se ci comprano il giocattolo e le caramelle, l’altro piangiamo e li odiamo se invece non otteniamo nulla. Funziona così. E tutte le lodi per averci salvati perdono evidentemente di valore se poi, dopo poco tempo e con l’aggravante dell’ammissione dell’intento puramente speculativo sulla nostra pelle, ci si ritrova nella stessa situazione di prima. Ferranti ha ancora tempo e modo per non essere ricordato come il peggior De Salvo, ma ad oggi sfido chiunque a dire che non stia scivolando verso questo pericoloso epilogo. Spero che ciò che ci sta capitando comunque abbia fatto capire anche agli irriducibili innamorati di chi a turno possiede le chiavi della macchina quanto sia opportuno, posto sempre e comunque una buona dose di onestà intellettuale, mantenere sempre una visione costruttivamente critica dell’operato delle proprietà di calcio. C’è tanta gente che ancora è convinta che De Salvo abbia mollato perché stanco delle critiche, bene, ora hanno sperimentato la proprietà che si è stancata dopo sostanzialmente solo elogi e affetto ricevuto, nonostante gli abbiano detto in faccia che sono stati oggetto di mero interesse speculativo. Quindi come la mettiamo? Sempre tutto bello, sempre tutto giusto, mettiamo noi i soldi? ok. Io non sono così, ma bravi voi che invece lo siete.

Dal punto di vista del campo, ammetto che mi piacerebbe vedere un Buba un po’ più presente e vivace. Lo vedo sempre lì in piedi, solo, braccia conserte, che soffre come un dannato ma non riesco a capire quanto incida concretamente durante la gara, trasmettendo quella grinta che servirebbe come il pane. Mi piacerebbe vedere anche uno Scappini che, se da un lato fa bene ad alzare la voce sottolineando che ieri nel finale i palloni dovevano finire in tribuna, dall’altro dovrebbe preoccuparsi di segnare un po’ di più visto che le occasioni le ha avute ma ne deve sbagliare 4 per farne 1, e da quello con forse più esperienza della rosa è legittimo perdonargliene meno di un Donadio (ne cito uno a caso). Mi piacerebbe anche che una volta qualche pallone non finisse sul palo. Perché se l’alibi della sfortuna non può reggere, 4 pali a portiere battuto in 5 partite sono pesanti. E a una certa anche la dea bendata ha rotto i coglioni. Ha ragione Jacopo sul fatto che piano piano stiamo crescendo, ma va anche detto quanto oggettivamente abbiamo avuto un inizio di campionato favorevole. Ora l’asticella delle avversarie si sta alzando e i nostri passi avanti andranno verificati contro formazioni di ben altro spessore. Dal punto di vista tecnico sono convinto che possiamo solo migliorare. Ma questo step deve necessariamente andare di pari passo con una stabilità e certezza societaria. Altrimenti non sarà dura. Sarà durissima.

Claudio Vannucci

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Accettiamo la sfiga o crediamo nella sfiga?

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“se perderemo le prime 5 saremo tutti dei coglioni”. Simone Di Battista ha ripetuto questo concetto diverse volte nel corso dell’estate, quasi a voler metter le mani avanti nel prevedere una sorta di scotto che questo gruppo avrebbe potuto pagare all’inizio. E infatti siamo proprio in questa situazione dove tutto va male, anche più di ciò che ci meritiamo. Possiamo raccontarcela come vogliamo, ma i due dati di fatto attuali sono principalmente l’appellarci ai recenti precedenti di chi lo scorso anno è partito male per poi finire bene, ovviamente senza alcun tipo di certezza che possa succedere anche a noi, e la fiducia in Buzzegoli che, sempre per essere intellettualmente onesti, non fosse stato lui l’avremmo già massacrato tutti. E parto da lui proprio per dire che questo Novara è molto strano. E’ stato concepito sulla menzogna del giocare intorno alla parola “ridimensionamento”, quando nei fatti si è costruita una squadra sulla base dei minimi sindacali di salario. L’anno di Viali è stato un anno di “ridimensionamento”, questo è un anno dove si è provveduto a spendere il meno possibile. Col grosso paradosso, ma che ad oggi rappresenta un’assoluta aggravante, che chi sta mancando all’appello non sono per lo più quel branco di giovani alla prima esperienza nel professionismo o quasi, ma proprio quelle scelte o conferme di giocatori più esperti che avrebbero dovuto emergere per far esaltare la forza dei nuovi ingressi. Si è puntato tutto su Ranieri quando ad oggi il suo apporto è stato per lo più nullo, si sono comprati due attaccanti di categoria ma che, sempre ad oggi, insieme non ne fanno uno. Si è deciso di confermare parecchio del pacchetto difensivo che in tre partite ne ha combinate di ogni, portiere compreso che, pur giovane che sia, rappresentava una certezza, che però è colpevole ieri di un goal che non è proprio previsto dagli standard del professionismo che si possa prendere. Una papera capita ai migliori, ma il goal preso ieri è oggettivamente preoccupante e imbarazzante. Ma questo gruppo, bisogna essere chiari, può solo funzionare con Buzzegoli guida e Di Battista DS, che hanno costruito insieme una squadra con caratteristiche precise. Possiamo anche perderne altre 7 di fila, ma sostituendo eventualmente l’allenatore con un altro otterremmo probabilmente solo di peggiorare la situazione. Come fai a mettere anche nelle mani di un allenatore più esperto, questa compagine fatta di gente che nessuno conosce? Ecco perché Buba ne deve uscire in primis da questa situazione, magari ragionando seriamente sull’opportunità di reiterare un 4-3-3 estremo che è evidente non sta portando, ad oggi , da nessuna parte. A me pare che l’atteggiamento di un Trento o di una Pro Patria sia l’ottimale per salvarsi senza problemi, mentre mi pare che il nostro sia quello che dovremmo avere se fossimo una squadra predisposta ad ammazzare il campionato. Cosa che evidentemente non siamo.

Oggi però è probabilmente tutto davvero più brutto di quello che potrebbe essere la realtà. Perché non si può parlare di sfortuna se Scappini a porta vuota a un metro dalla linea di testa la tira fuori, diverso è il palo sullo 0-0 ad Alessandria o quello di ieri che avrebbe pareggiato il match prima dell’intervallo. Sappiamo perfettamente tutti che il calcio ruota intorno agli episodi, e questi citati sono due che hanno indirizzato i due match in un certo modo. L’errore che non si deve commettere oggi è quello di non attendere questi ragazzi e di eccedere in critiche. Il gruppo va accompagnato in questa fase di transizione, ma va appunto sottolineato quanto ciò che non sta funzionando è più strutturale di una “semplice” necessità di prendere le misure ad una categoria come la serie C. E se il pubblico per ora sembra davvero inattaccabile, ritorno ad esprimere il mio dissenso e la forte critica per la gestione del passaggio di proprietà, che è evidente non permette alle figure tecniche apicali di avere la certezza di avere tempo a disposizione. Qualcuno di voi ha sentito per esempio Altamimi, Massa, Nitti o chi per loro esprimersi totalmente in difesa del Mister? A me risulta invece che su domanda diretta abbiano dribblato la risposta, lasciando però intendere possibili piani B con figure a loro più vicine. Avete inoltre per caso sentito Ferranti dire di aver avuto garanzie sul proseguo tecnico? A me non pare. 1+1 lo so fare bene, ed è per questo che mi sento autorizzato a guardare il passato (era Rullo) e credere che in caso di cessione societaria qualcuno potrebbe cambiare almeno guida tecnica. E ai miei occhi questo certificherebbe la totale assurdità di aver accettato in silenzio la costruzione di una rosa a costo zero, con tutti i rischi che ne conseguono, per poi dare la colpa ad un allenatore che è il solo che può farla girare in qualche modo.

Oggi è più giusto, e forse più terapeutico, parlare dell’inizio penoso della Virtus Verona e della Pro Sesto dello scorso anno, con la preghiera però di non eccedere troppo in questa argomentazione che ha senso solamente nel caso si ripetesse a nostro beneficio. Ma mi piacerebbe che si limitasse anche questa noiosa litania sul fatto che noi novaresi siamo abituati a soffrire, che siamo figli di Fiorenzuola, dello spareggio perso a Modena col Pontedera e di tutte le annate e partite più sfigate della storia. Queste sono tutte stronzate. Il 90% di chi è davvero figlio di quelle stagioni o di quelle partite ha abbandonato da tempo il Piola. Oggi c’è uno zoccolo duro fatto da una curva che ad oggi è ancora molto vicina alla squadra, e di un resto di stadio che ieri non aveva nemmeno la forza di aprire bocca da quanto era spaventato, deluso e frustrato. Sapevamo sarebbe stata dura, è vero che siamo abituati a soffrire, ma vedere in tutto questo qualcosa di bello è un gioco perverso di ostentazione della sfiga, del vittimismo e di esaltazione dell’essere perdenti. Solo i veterani del Vietnam, e parlo di quelli che poi non si sono ammazzati per depressione o sono diventati delinquenti, mostrano le cicatrici con orgoglio. Gli altri hanno tutti voltato pagina e si sono costruiti una vita migliore. Proviamo a guardare con costruttività al futuro, e ad ambire a qualcosa di meglio per il nostro Novara. Abbiamo davanti 8 mesi di campionato ancora, e guardando la classifica possiamo solo migliorare. Siamo pure sempre il Novara, una piazza ancora vista come un plus da giocatori ed addetti al lavoro. Per favore non facciamo gli sfigati noi tifosi più di quanto alla sfiga già piaccia Novara di suo.

Claudio Vannucci

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Io odio i lunedì.

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Oggi è un lunedì un po’ più lunedì del solito, di quelli che mostrano le meraviglie delle varie tipologie di novaresità estrema che siamo tanto bravi a tirare fuori in certi momenti. C’è quello che lo aveva detto che sarebbe stato un anno di merda; poi c’è quello che invece lo ha capito solo ora che sarà un anno di merda e quello che, invece, ha in mente tutte le statistiche mondiali che mostrano tutte le partenze orrende di squadre che poi hanno trionfato e le usa per dire che gli altri non hanno capito niente. La verità è che oggi è un lunedì più brutto del solito perché, possiamo raccontarcela come vogliamo, ma ieri abbiamo assistito a tratti di gara preoccupanti perché ha messo in evidenza tutti i possibili limiti e carenze strutturali che vanno ben oltre ad un tasso tecnico magari non eccelso, cui avevamo capito tutti ci sarebbe stato da convivere. La difesa difende poco, il centrocampo non filtra e non propone, e l’attacco fa poco anche perché di palle giocabili ne vede ancora meno. Prima di Alessandria pensavo che indovinare l’undici base sarebbe stato più difficile di beccare un 6 al Superenalotto, ma lo stesso ho pensato ieri e credo che Buba stesso si trovi nella stessa situazione in cui, probabilmente, oggi ha non più di 5 giocatori “sicuri” di giocare, e tutti gli altri, il cui valore potrebbe non essere così diverso tra loro, che a turno vengono usati. E’ evidente quindi che si debba trovare un minimo di quadra anche dal punto di vista dello schieramento, perché in 2 partite siamo passati da giocare a 2 in avanti per poi metterci a 3 e viceversa, ruotando almeno 6 giocatori di attacco. Il che va bene da un certo punto di vista, ma da un altro da l’idea che si brancoli nel buio e si provi a cambiare le carte in tavola sperando che vada bene. Buba ha oggi due grossi enormi e fondamentali vantaggi: il primo è che appunto è Buba. Può permettersi di dire, fare, sbagliare, provare e riprovare quanto vuole perché tanto, per ora, ha sempre ragione. I paragoni lasciano sempre il tempo che trovano ma è nel dna novarese, dopo due partite così, dire “l’allenatore non ci sta capendo nulla”. Cosa che finalmente non sta avvenendo. La seconda è che, con le varie diverse sfumature, bene o male Buba beneficia della narrazione diametralmente opposta fatta da Ferranti lo scorso anno. Nessuno può sostenere di non essere stato messo al corrente che sarebbe stato difficile, che ci saremmo esposti ad un possibile inizio complicato e che l’enorme ridimensionamento sarebbe stato il nostro manta. E sempre conoscendo la nostra piazza, è un enorme vantaggio.

Il vero problema di oggi è trovare un punto di equilibrio tra la razionalità ed evidenza dei fatti nel breve, ed una visione più paziente nel medio lungo condita magari da una speranza che le cose possano migliorare. In questi casi la differenza la fa molto la testa. Tutto sta nell’essere bravi a non guardare solo le casistiche negative, perché a fronte di una Pro Sesto e una Virtus Verona che sono partite malissimo lo scorso anno e poi han fatto meraviglie, ce ne sono altre che son partite male e per loro è finita peggio. Ma ho l’impressione che la maggior parte della piazza in questo momento sia più proiettata all’ottimismo nonostante si viva la quotidianità con una spada di Damocle di una cessione societaria ricca di incognite. Siamo in un mondo che sta convivendo con quella cosa che si chiama Intelligenza Artificiale, che il sottoscritto ha utilizzato per fare qualche interrogazione su Al Tamimi. Le prime tre fonti riportate dall’AI sono state Novara Siamo Noi, La Voce di Novara e Forza Novara.net. Il che significa che, nel mondo, gli unici che hanno realmente trattato e raccontato della sua persona siamo stati noi a Novara. Il che può voler dire nulla, ma certamente vuol dire che comunque non stiamo parlando di persona nota e conosciuta che “ha fatto cose” ovunque. A parte fare l’influencer su IG. Eppure, chi più chi meno, siamo tutti portati a vedere il lato positivo idealizzando la speranza che non sia un perda balle (cit curva dell’Alessandria sul loro Pres Benedetto). L’amico Depa, in maniera un po’ fetente, ha scritto che non abbiamo nulla da perdere perché tanto Ferranti è a scadenza e abbiamo già perso tutto due anni fa. La cosa è senza dubbio vera ma, come spesso succede a Depa, considera solo l’aspetto romantico del calcio e non quello pratico. Perdere tutto ora significherebbe probabilmente perdere il calcio, la piazza ed azzerare realmente tutto. Due anni fa, in proporzione, si è perso davvero poco dal punto di vista concreto. A parole è sempre molto facile dire che si riparte dalla terza categoria, un po’ più complesso è farlo realmente quando ci si trova dentro, e state certi andrei a contare poi se davvero tutti i duri e puri che si dichiareranno in quel momento saranno presenti nel derby contro le varie San Martinese, San Rocco, Union Novara ecc ecc. Non scherziamo, c’è da perdere tutto.

Però, se dobbiamo essere positivi, siamolo fino alla fine. Nonostante 1 punto in 2 partite direi una bugia se sostenessi di aver visto Novara apatici. C’è una base sulla quale lavorare e le cose possono davvero solo migliorare. Ho visto ieri la corazzata Vicenza dominare a Gorgonzola, e penso che in un campionato con dentro il  Novara di Tesser e Mimmo Toscano, i veneti potevano tranquillamente arrivare tra il decimo e l’ottavo posto. Questo per dire che il livellamento tecnico è talmente verso il basso che possiamo anche permetterci di soffrire a settembre, con la speranza che le cose miglioreranno. Forza Buba, sei davvero oggi la nostra unica certezza.

Claudio Vannucci

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