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Una storia di puttane, puttanieri, supermercati e di presente.

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C’è sempre una sottile ma fondamentale differenza che, quando viene percepita, può portare una tifoseria ad accettare e sostenere comunque una squadra con parecchi limiti: è l’impegno e la voglia di combattere contro chiunque. Quando chi va in campo riesce a trasmettere la sensazione di indossare l’elmetto e di provare a giocarsela allora non c’è più limite tecnico che tenga perché verrà sempre sostenuta. E’ evidente che a tutti noi piacerebbe essere il Palermo e a Corini piacerebbe certamente avere a disposizione la rosa di Bruno Tedino (nonostante con noi non è che abbia fatto così bella figura) ma la realtà è un’altra ed è con questa che si deve arrivare al termine della stagione. Il Novara è stato capace nel girone di andata di far togliere l’elmetto anche al più acceso dei tifosi, portandolo quasi al rifiuto e allo schifo totale di tutto ciò che ha visto, non tanto per il fatto di essersi presentato spesso in campo con giocatori non all’altezza, ma perché questi, soprattutto negli ultimi due mesi di campionato, hanno dato molte volte l’impressione di avere avuto in campo lo stesso approccio alla vita che può avere il sottoscritto quando si sveglia il lunedì mattina col mal di testa, arriva in ritardo in stazione, perde il treno e su quello successivo davanti al controllore si accorge di aver dimenticato a casa l’abbonamento. Chi tifa Novara sa che, probabilmente, Higuain, Icardi e Cristiano Ronaldo non indosseranno mai la maglia azzurra, ma da per scontato di avere almeno una squadra che lotta. Cosa che che così non è stato. Se è vero che una rondine non fa mai primavera, e che la storia dice che 9 volte su 10 intorno a San Gaudenzio il Novara gioca come se avesse un tridente formato dai tre giocatori appena citati, va comunque “dato a Cesare quel che è di Cesare” e riconosciuto alla squadra di essere finalmente scesa in campo dal primo minuto con la determinazione che sarebbe lecito attendersi sempre. Non importa se una certa intensità di gioco è durata solo un tempo o se il Carpi visto ieri è, se possibile, forse la peggior squadra vista al Piola da agosto, perché si è più volte chiesto una risposta alle critiche e questa risposta è arrivata dalla squadra con tre punti meritatissimi e, in considerazione degli altri risultati, decisamente pesanti.

E’ evidente che ogni singolo appunto mosso nelle scorse settimane, soprattutto alla gestione del mercato e alla filosofia societaria, deve essere oggi ancora confermato e rilanciato con forza, perché è impensabile reggere nuovamente l’urto di un girone di ritorno con questa rosa e con un solo innesto come Maracchi che, ammettendo anche risulti una sorpresa positiva come è stato l’acquisto di Moscati a fine agosto, rimane comunque un’operazione marginale che non è in grado di spostare gli equilibri in campo. Se è vero che il nostro attacco è formato da tre elementi come Maniero, Sansone e Macheda il cui ingaggio (almeno dei primi due) e il girone di andata appena terminato li rende sostanzialmente invendibili, e senza un’uscita di uno dei tre non è ipotizzabile un ingresso “serio”, realisticamente parlando le sole operazioni di mercato che potrebbero cambiare sensibilmente questa fin’ora deludente e strana stagione possono essere solo quelle che prevedano innesti importanti in mezzo al campo e in difesa. Se si è deciso di non cambiare guida tecnica e schema di gioco allora si deve cambiare qualche esponente che alzi il livello tecnico di una rosa che, per quanto ha dimostrato nel girone di andata, fatica a concretizzare in partita il desiderata di Mister Corini. Tradotto in parole povere, occorre comprare qualcuno che, idealmente, giocherebbe titolare anche in parecchie formazioni avversarie e non solo a Novara. Qualcuno fisicamente integro, che abbia nelle gambe non 20 ma magari 180 partite di B, che sia figlio di puttana il giusto e che venga pagato quanto il mercato paga profili di giocatori come questo. Altrimenti meglio lasciar perdere.

Del fatto che questa piazza sia stata scottata da enormi delusioni ed abbia bisogno di concreti segnali di cambiamento si ha avuto nuovamente conferma ancora ieri al momento della sostituzione di Maniero. Lo avevamo detto in qualche editoriale precedente di come Corini si fosse bruciato quel beneficio del dubbio che solitamente i tifosi concedono ad un allenatore stimato, ovvero quel famoso “se ha cambiato il migliore davanti ci sarà stato un motivo, magari si è fatto male e ha chiesto la sostituzione, mica sarà così coglione eh…”. Ieri Maniero è arrivato al momento del cambio stremato, probabilmente dolorante visto la botta presa sabato scorso in amichevole, ed ha più volte chiesto la sostituzione. Questo particolare è però sfuggito alla massa che, al momento dell’uscita in campo dell’attaccante, non ha avuto dubbi nel pensare: “Corini è davvero un coglione”. Da questa situazione ne può e ne deve uscire solamente lui. Lui è il primo che deve trasmettere un’idea di gioco più efficace e infondere un po’ di tranquillità, lui è il primo che non ha dato l’impressione di saper gestire ottimamente questa situazione e che deve trasmettere al popolo qualche segnale di inversione di tendenza, lui è il primo insomma che deve saper passare dalle belle parole ai bei fatti. Con l’aiuto della Società ovviamente, che non può più permettersi il lusso di vivere su un altro pianeta rispetto a quello in cui viviamo noi tifosi.

Entriamo ora in una settimana che sarà probabilmente fondamentale per il futuro di questo campionato. La Società, che finanziariamente parlando è bene sottolineare quanto fosse già in sicurezza, con la cessione di Da Cruz è stata ora blindata. Teti ha quindi ora in mano un giocattolo sano e con un futuro garantito. E’ ora che dimostri qualcosa di più dell’essere solo un buon amministratore di conti ed un generatore di plusvalenze ma è per lui arrivato il tempo di creare anche solidità tecnica e concretezza immediata. I prospetti futuri non possono più andare bene se non sono inseriti in un contesto tecnico importante, altrimenti daremo sempre l’impressione di essere come quelle puttane che hanno solamente da offrire sesso al miglior offerente e niente di più. Ma, è bene ricordare, lo splendore delle puttane passa con l’età e i clienti saranno sempre meno, così come inevitabilmente finiranno i tempi delle plusvalenze perché è questo che succede nel corso naturale della vita. O siamo diventati il nuovo Ajax, ma mi viene da ridere solo a scriverlo, oppure è evidente che non potremo generare sempre ricchezza. Una Società solida, sana e con futuro deve vivere anche di tanto presente, e Teti, ma direi pure MDS inteso come famiglia, visto che il simpatico papà è il primo che sostiene quanto “non ci meritiamo un cazzo”, sono chiamati a rinforzare un po’ il presente e finalmente a viverlo.

Sabato giocheremo contro il Parma che, continuando nel gioco dei paragoni appena fatto, sono i primi puttanieri di questo calcio. Pagano e (forse) godono senza pensare tanto al futuro. Dal supermercato Novara Calcio sono appena passati lasciando giù parecchi soldi, sta a noi ora provare a tornare a casa con la soddisfazione di averli lasciati lì, con l’amaro in bocca, di averli fatti spendere parecchio e, magari, grazie a quei soldi, di essere riusciti a portare a casa qualcuno che sarà risultato decisivo nella sfida contro di loro. Mi auguro che faremo proprio come fanno quelle puttane che ti hanno appena prosciugato il portafoglio vendendoti l’effimero e lasciandoti con quel senso di insoddisfazione e tristezza perché se abbiamo deciso che il nostro ruolo in questo calcio è quello di essere le belle di giorno (o di notte) che vendono la propria merce al migliore offerente, allora facciamolo in grande stile.  C’è voglia di tanto presente ora, c’è voglia di tornare a casa a testa alta. Di ritornare a tornare a casa a testa alta, a prescindere dal risultato. Non deludeteci cara Società, che questo pareggio di bilancio non sia solo un punto di arrivo ma diventi un punto di partenza. Forza Novara sempre, ovunque e comunque!

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Vietato mollare

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Sappiamo tutti perfettamente quanto il mestiere dell’allenatore sia il più infame di tutti, perché anche quando le colpe sono condivise coi giocatori paga sempre e comunque quello seduto in panchina. E Cevoli ne è perfetto esempio. Nello specifico qualche evidente colpa maggiore il nostro ex allenatore l’ha avuta, per esempio quella di essersi esposto alla prima conferenza stampa dichiarando di non aver mai avuto un gruppo così forte e di non essersi mai trovato nella situazione di potersela giocare per la vittoria finale. Nel momento in cui questo non sta accadendo, ma soprattutto si sta mettendo in discussione la reale qualità del gruppo, è chiaro sia legittimo pensare che il problema risieda proprio nella guida tecnica non in grado di fare quello per cui è stata presa: per provare a vincere. Se il problema è solo questo, il peggio è passato, a meno che Semioli non sia uguale o addirittura peggio dei predecessori. Oggi siamo nella situazione in cui si è riabilitato agli occhi di tutti l’operato di Marchionni ma, molto umilmente, mi permetto di ricordare tutto il pre campionato e cosa si diceva di lui. Il fatto inequivocabile è che due allenatori in 3 mesi non hanno capito come far giocare questo Novara, con la differenza che il primo ha messo in dubbio la qualità complessiva a differenza del secondo che invece era convinto di avere la nazionale francese.

Chiarito il punto allenatore è obbligatorio parlare della squadra, e se si entra su questo tema non si può tacere sul responsabile dell’area tecnica ovvero Zebi. Ho apprezzato la sua presenza ed assunzione di responsabilità ieri sera nel post gara, tuttavia non può cambiare un giudizio di fondo molto critico. Come abbiamo più volte scritto in questa sede, l’estate di Zebi ha rappresentato un momento irripetibile per lui: presentarsi al mercato con portafoglio pieno e senza doversi liberare di precedenti contratti. Arrivare a dicembre e dover ammettere che: l’attacco complessivo non gira, le fasce non girano, il centrocampo non filtra e non è propositivo, se non può essere motivo di bocciatura lo deve però essere di forte dissenso e pretesa che a gennaio provi a sistemare parte dei problemi. E se pure lui è stato vittima di alcuni giocatori che hanno reso sotto le aspettative, non cambia il fatto che le sue responsabilità siano molto gravi. Zebi è persona intelligente e uomo di calcio per cui mi aspetto che sappia perfettamente che, ad oggi, ha fallito.

La giusta dose di merda è corretto se la prendano anche i giocatori, e ne cito volutamente solo due, Urso e Galuppini, ma ben inteso questi sono identificativi di una critica che in questo momento può escludere solo Bonaccorsi, Diop e Di Munno per non aver mai giocato. Non è possibile avere uno come Urso che gioca costantemente con la paura di sbagliare e non fa una giocata decente, e un Galuppini sul quale si possono, ad oggi, spendere le peggiori critiche soprattutto in rapporto alle aspettative che si avevano su di lui. Ma, mi ripeto, ogni giocatore è meritevole di qualche decina di critica più o meno forte. E lo stesso vale per la Società, perché non si conferma un allenatore in estate sapendo di volerlo farlo saltare alla prima occasione, oltre ad alzare erroneamente le aspettative collettive.

Detto questo, ci sono ancora cinque mesi di campionato. Che si fa? Non siamo nella condizione di accettare serenamente un peggioramento della stagione e di abdicare alla mediocrità. Questo può succedere in una piazza normale, cosa che certamente non siamo noi dove un ipotetico decimo dodicesimo posto ci riporterebbe ai fasti dell’era Rullo. Proprio per questo il mantra per tutti, tifosi compresi, deve essere “vietato mollare”. Non può mollare la Società, non può mollare Zebi, non può mollare il gruppo. Questo di oggi, che intendiamoci non è nemmeno lontano parente di altri momenti più complicati passati, deve essere un punto di partenza e non una tappa intermedia di un burrone. Non so se Semioli possa rappresentare un rilancio oppure un intermezzo verso una nuova guida. Quello che è chiaro è che così non si poteva andare avanti e, soprattutto, che la luna di miele post vittoria del campionato è finita. Ma davvero.

Claudio Vannucci

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Minchia, boh!

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E’ un momento di grande confusione e di dubbi amletici in casa Novara e, soprattutto, nella mia testa. Ho speso giorni ad osservare, leggere commenti, provare a capire e a ragionare ma senza riuscire a trovare risposte ad una serie di interrogativi che mi frullano in testa. Siamo forti oppure no? Abbiamo più o meno punti rispetto a quanto avremmo meritato? Va tutto bene dalle nostre parti? Molto difficile rispondere. Credo che questo Novara sia nato con due contraddizioni di fondo, di cui una però non così grave. La prima, la più problematica e che già ne avevo parlato mesi fa, è il peccato originale di aver costruito una squadra in estate solo in parte frutto di una condivisione reale tra DS e Allenatore. Marchionni e Zebi (ma direi Ferranti) non si sono mai presi, oltre ad avere un’idea di calcio completamente diversa. Marchionni ha “comprato” alcuni giocatori tendenzialmente di età molto avanzata sulla base del proprio credo, Zebi ne ha presi altri, diametralmente opposti, sulla base del suo. Una testimonianza a questa affermazione ce l’ha portata direttamente Ciancio a Radio Azzurra la scorsa settimana quando ha ammesso di essere stato chiamato da Marchionni che gli ha prospettato una specifica collocazione in campo. Le cose poi tra allenatore e mondo Novara sono precipitate con Marchionni che avrebbe accusato Zebi di avergli portato un Galuppini sostanzialmente bollato come uno in sovrappeso e non utile alla causa, oltre ad un giudizio di fondo negativo sulla rosa costruita, soprattutto se contestualizzata in una narrazione di ambizione ai vertici. Ve lo ricordate che ne avevamo già parlato, vero? Ecco, a mio avviso, a prescindere da Marchionni prima e Cevoli dopo, che ricordo ad una settimana dall’inizio era disoccupato e che per sua successiva ammissione non si era mai trovato nella situazione di dover allenare una squadra “così forte”, era evidente avrebbe accettato Novara senza fiatare anche a fronte di qualche perplessità, questo Novara è frutto di un compromesso tra due credo calcistici differenti che non stanno aiutando: serve o meno il trequartista? bisogna giocare a quattro o a cinque? ma se manca Ranieri chi è che fa girare palla? Questo campionato ha inequivocabilmente detto che o il Novara è in grado di macinare gioco con un’intensità folle (prime di campionato) oppure patisce perché, tra le altre cose, è vittima proprio di contraddizioni strutturali che nei momenti di difficoltà ci fanno sembrare più brutti di quello che siamo.

Se oggi non abbiamo ancora abdicato ad un campionato mediocre, e cito per esempio l’anno di Viali, è solo perché a differenza di quella stagione piena di pareggi qui ogni tanto si riesce a vincere, e per il principio che una sconfitta e una vittoria regalano più punti di due pareggi siamo ancora lì. Però la prima doverosa critica costruttiva, che riguarda un po’ tutti gli attori della parte tecnica in causa, è che è legittimo pretendere qualcosa in pù dai singoli. Perché se è vero che ognuno di loro ha tantissimi alibi, ad esempio Bortolussi schierato a 30 metri dalla porta e spesso chiamato ad allargarsi sulla fascia a crossare, o Galuppini che è evidente non sappia bene cosa fare lì in mezzo, è altresì vero che stiamo parlando di due giocatori ambiti nella categoria, con uno stipendio superiore alla media e un bagaglio tecnico che dovrebbe portarli almeno a provare a fare qualcosa. Non è possibile che, salvo casi eccezionali, Bortolussi non sia stato capace di tenere su un pallone e far salire costantemente la squadra o, ancor peggio, se si trova il pallone tra i piedi nemmeno rischi di “vedere” la porta. Non è possibile che uno con un’intelligenza calcistica come Galuppini, salvo sporadici casi, non provi nemmeno a prendersi sulle spalle questo Novara inventandosi qualche giocata ma preferisca fare il polemico a bordo campo quando si scalda e percepisce che non entrerà in campo. E aggiungo, trovata la quadra col portiere, non è possibile che su due portieri professionisti schierati si siano presi già 5 goal su tiri ribattuti davanti al giocatore avversario invece che lateralmente. Non sarà sempre facile per carità buttarla a lato, ma qui è legittimo farsi delle domande. E queste considerazioni ci portano quindi ad estendere una grossa critica ad allenatore e, perché no, preparatore atletico perché qualche risposta su una condizione che appare non delle migliori dovrebbe anche darla pure lui.

E arriviamo alla seconda contraddizione di fondo, quella sulla bocca di tutti: l’errore strategico di dare responsabilità troppo grosse ad una rosa che, probabilmente, ad oggi più che un buon campionato non può ambire. Ma su questo ho sempre scusato Ferranti perché lo capisco. Bisognerebbe anche fare lo sforzo di capire un po’ il personaggio che anche lo scorso anno, alla cena di Natale del Coordinamento, al microfono esordì dicendo “vabbè, questo campionato è già archiviato pensiamo al prossimo”. Non è che ha firmato un contratto col sangue con ognuno di noi, si potrebbe anche provare a comprendere che è un personaggio molto umorale, sanguigno, che peraltro non l’ha nemmeno aiutato la ricostruzione un po’ troppo netta che alcuni media la scorsa settimana hanno proposto circa le sue dichiarazioni sulla B, perché dire “voglio andare in b, poi magari arrivo dodicesimo” non è la stessa cosa di “andiamo in B quest’anno, lottiamo per la B” come è stato riportato. Ma soprattutto, tendenzialmente difendo sempre l’atteggiamento un po’ provocatorio e sborone quando questo è supportato da fatti, che nella fattispecie significa soldi spesi, cosa che oggettivamente è stata fatta. Adesso non è che tutte le volte che non vinciamo dobbiamo incazzarci con Ferranti e dargli del pirla solo perché lui ha scaldato un po’ una piazza tendenzialmente morta parlando di B. Semmai, chi gli è vicino, forse dovrebbe alzare un po’ il tiro nel fargli capire di non commettere uno degli errori del suo predecessore illustre MDS, ovvero quello di circondarsi di persone non sempre capaci. E soprattutto che se vuoi vincere un campionato, forse è meglio riempirsi di figure che di campionati ne hanno già vinti, e non che si sono salvati ai playout o che sono arrivati quattordicesimi. Questo deve capire Ferranti, ed è su questo aspetto che si gioca la credibilità, non tanto perché davanti ad un microfono vaneggia sulla B. Che poi a Novara tutti bravi a criticare, ma ci fosse una proprietà che dicesse “più di cosi non posso fare, facciamo un campionato tranquillo di metà classifica” oggi al Piola saremmo in 300. Se proprio devo fare un appunto al Pres (o forse a Zebi?), lo faccio sugli ultimi 3 giorni di mercato, quando dichiarò di aver aumentato il budget. Ecco, forse in quello specifico momento, se il budget aggiunto è stato davvero importante come da lui dichiarato, sarebbe stato legittimo sperare ad un acquisto molto più di sostanza rispetto ad un Tavernelli che, pur bravo che sia intendiamoci, mi ricorda molto quelle figure alla Panico, Sansone o Piscitella che stringi stringi, in anni medi, non ti combinano mai nulla per 35 partite su 40. Se davvero, come mi viene raccontato, si vuole fare mercato a gennaio, lo si faccia per bene.

Non ho mai creduto al primo posto e ho sempre idealmente visto come il prossimo campionato quello candidato a vederci in lotta per la vittoria. Tuttavia, classifica alla mano e visti gli avversari, questa squadra può tranquillamente centrare ancora un terzo posto che, per come la vedo io, ti mette nelle condizioni di giocarti i playoff con reali possibilità. Certamente mi sbaglierò, ma vedremo a fine campionato quanti punti di distacco ci saranno tra le terza e l’ottava, e vedrete che adesso lottare sul singolo punto farà la differenza. Non sono contento, sabato avrei spaccato il televisore proprio perché fatico ad innamorarmi di allenatori e giocatori che impostano una partita sul non passare la metà campo. Ma è altresì vero che quella partita, al netto di un errore evitabile, era pareggiata quindi andiamo avanti ben consci che nelle prossime 3 non ci saranno più scuse per nessuno. Non ci saranno per Cevoli perché la grinta in campo e l’atteggiamento alla squadra non lo possono dare le nostre nonne ma lui e non ci saranno per i giocatori perché si devono oggettivamente svegliare. Nulla è perduto ma va cambiato registro.

Claudio Vannucci

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Il calcio è uno sport di merda

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Il calcio è uno sport di merda. Questo è il senso di uno scambio di messaggi con l’amico Paolo Molina nei giorni immediati al pre gara. Concordavamo su questo punto ipotizzando, o meglio sperando, che dopo un periodo cupo e nella partita probabilmente più difficile del periodo il Novara potesse venire fuori e vincere. E questo sarebbe potuto accadere proprio per il principio che il calcio è uno sport di merda. Ed è stato anche il nostro primo commento al telefono nel post gara.

Il calcio è uno sport di merda perché è quello sport che spesso è avaro di risultati e soddisfazioni, ma ti premia proprio nella partita dove, al contrario di come hai impostato il gioco da inizio campionato, vinci giocando per lo più di rimessa. E quindi ti mette nella condizione di riflettere sempre se sia meglio giocare bene, provare a divertire e ad imporre il tuo gioco, oppure sia meglio usare la testa e vaffanculo se ogni tanto sei brutto perché alla fine sono più le volte che in partite come queste l’essere brutti premia rispetto all’essere belli. Il calcio è uno sport di merda perché ad un certo punto del tuo percorso, dopo una serie di episodi anche sfortunati nelle partite precedenti, il culo decide di svoltare improvvisamente a tuo favore, propiziandoti con un fortunoso rimpallo un assist perfetto cui Rocca, nel dubbio tra passare per eroe o per coglione, fortunatamente sceglie la prima opzione non sbagliando il pallonetto. E tu sei lì che te la prendi col karma, con la sfiga, col Bambin Gesù perché, senza nemmeno meritartelo, ti hanno messo in una situazione di merda ma poi al 90′ di una giornata autunnale col clima estivo invece ti rilanciano alla grande. Il calcio è uno sport di merda, avrà certamente pensato Pissardo, perché nel turno di “riposo punitivo” il tuo secondo non solo ti ha dimostrato di essere un portiere credibile, ma in una perfetta replica di situazione a te avversa, ovvero dove su un tiro non irresistibile ti scappa il pallone, questo non finisce sul piede dell’avversario ma in una zona scoperta. Che col culo che ultimamente ha il nostro numero uno a lui certamente sarebbe finito direttamente sul piede del centravanti con fustigazione in sala mensa a Novarello per il nostro portiere. Il calcio è uno sport di merda perché chi gioca nella nostra categoria spesso la sera prima vede in tv il calcio dei grandi, e vede quelle esultanze polemiche con gesto del “bla bla bla” contro non si sa mai chi, tipo quella di Jovic in Fiorentina Inter. Così’ Galuppini, che qualche critica costruttiva, diciamocelo chiaramente, se l’è pure meritata nelle ultime partite, ti trova il gollone e la prestazione e subito ti sbatte in faccia un “bla bla bla” contro non si sa chi. Che se ce l’aveva con qualcuno del Padova ha fatto pure bene, ma se ce l’aveva con qualcuno di noi ecco…ci siamo capiti Galup… eddaje su.  Il calcio è uno sport di merda, avranno certamente pensato a Padova, perché non solo è statisticamente improbabile perdere il numero di finali che sono riusciti loro a non vincere nella loro recente storia, ma anche perché tutte le volte che giocano con noi finisce a madonne e santi che volano per loro, e gioie per noi.

Però questo sport di merda che si gioca in un campionato di merda, a me continua a piacere. Nel computo delle partite fino adesso giocate sono più quelle che si sono concluse con qualcosa per cui abbiamo recriminato rispetto a quelle in cui abbiamo portato a casa più del meritato. Le 3 sorelle, che quelli che ci capiscono di calcio hanno detto avrebbero fatto un campionato a parte, hanno oggi i nostri stessi punti, e due su tre hanno perso contro di noi dimostrando di non essere certamente più forti. Con l’aggiunta del non trascurabile fatto che noi abbiamo, forse, superato il periodo no che certamente capiterà anche a loro. Non ho mai considerato il Novara come una possibile vincitrice diretta del torneo, ma un finale in una posizione intorno al terzo quarto posto, che ci permetterebbe concretamente di avere qualche possibilità ai playoff, certamente si. Ovvio domenica avremo la riprova se siamo sulla via di guarigione oppure ancora malati gravi, però l’importanza di questa vittoria è enorme. Il Padova, lo ricordo, ha battuto anche lei il Vicenza ed ha espugnato il campo del Pordenone, la terza sorella invincibile. Evidentemente così invincibile non sarà.

C’è una cosa che non mi è piaciuta del Novara, che però non riguarda la sfera del campo ma più quella delle scrivanie con aggravante di complicità del Comune di Novara, e che è arrivata alla mia attenzione solo da pochi giorni. Nel colpevole silenzio generale dei media locali, il Novara ha deciso di abbandonare il progetto Novara For Specials in collaborazione con Ticinia. Quei ragazzi meravigliosi, che non solo vivono tutti nella nostra città e provincia ma che avevano e hanno il Novara nel cuore (e tutt’ora molti ancora lo seguono in forma privata) si sono visti costretti ad accettare l’offerta da Vercelli che, da tempo, provava a scipparli al Novara per farli accasare alla loro Società, unica realtà in zona a credere nel progetto. In realtà i ragazzi non giocheranno ancora come Pro Vercelli ma come Ticinia Novara, ma questo fatto non cambia la situazione di base, ovvero che la società bicciolana, a differenza della nostra, ha creduto nel loro progetto dandogli supporto concreto offrendo strutture adatte alle esigenze dei ragazzi e personale preparato, oltre a trovargli sponsor. Perché questi ragazzi, alcuni con gravi problemi di mobilità e di vista, evidentemente non possono allenarsi su un campo di patate e con scarsa illuminazione, ma necessitano di luoghi idonei comunque disponibili a Novara. Colognesi e il suo team, e va ribadito, al Novara hanno sempre chiesto poco o nulla, in sostanza solo le magliette per giocare e un campo una volta la settimana per allenarsi, ma essendo un asset evidentemente non strategico e non funzionale alla prima squadra, cui tutte le risorse sono destinate, si è deciso di chiudergli la porta in faccia. In un periodo storico in cui si parla solo di inclusione, questa scelta non solo è anacronistica ma è davvero indifendibile. Posso comprendere che il momento difficile imponga tagli di spese, ma l’eventuale argomentazione del risparmio di luce e gas non regge visto che quei possibili slot in cui si sarebbero potuti allenare i ragazzi sono certamente stati rimpiazzati da altri che useranno appunto illuminazione e acqua calda, quindi di che parliamo? I ragazzi del fu Novara for specials hanno sempre portato in giro per l’Italia il nome del nostro Novara, onorandolo con tante vittorie ma, cosa più importante, rendendo davvero speciali ed unici questi ragazzi. Vedere che ora la Pro Vercelli utilizzerà il marchio Ticinia, ma soprattutto il loro capitale umano e professionale costruito fino ad oggi , è una sconfitta per tutti oltre ad una fonte di incazzatura enorme del sottoscritto. Come ho sempre umilmente suggerito, ma non sono stato il solo, una realtà come la nostra deve necessariamente coinvolgere il territorio e pertanto non può esistere nessuna valida argomentazione che giustifichi la fine della collaborazione con questa realtà locale che, lo ribadisco, si è praticamente sempre sostenuta autonomamente e ha chiesto solo delle maglie da indossare e un’ora per allenarsi. Se il Novara avrà voglia e tempo di replicare, lo spazio su Novara Siamo Noi ci sarà sempre, ma ad oggi non trovo altro che amarezza e delusione.

Claudio Vannucci

 

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