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Fantaintervista a Massimo De Salvo

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D. Se lo chiedono in molti: dopo 11 anni di digestione, non ha mai pensato di prendere qualcosa per digerire il Novara, e se si con quale esito? 

R. “L’ultima volta che ho visto il Novara, se non sbaglio contro il Perugia, avevo appena finito di cenare con Teti al Circul dla Crava dove ci avevano servito un’ottima paniscia con le cotiche, e poi per non fare intorti, al Circul di Spinàsc, dove la cassoeula, pur buona, è risultata indigesta come un mattone, ma mai quanto le analisi tecniche di un certo Ciumi pubblicate su quel blog di sovversivi anarcoinsurrezionalisti del pallone… come si chiama … Novara … siamo … boh!!!
Comunque il risultato è stato quello che entrambi i piatti serviti mi sono rimasti sullo stomaco e al Teti invece niente, però lui digerisce tutto, anche gli insulti.
Per fortuna il gioco espresso dal Novara nel secondo tempo ha fatto si che mi liberassi in bagno.”

D. La città le chiede impegno e entusiasmo. Lei cosa chiede in cambio?
R. “Non ho mai fatto appelli, nemmeno quando frequentavo le elementari disponendo di una insegnante privata di 83 anni tutta per me, e quando, prima di iniziare le lezioni scandiva il mio nome, non dovevo rispondere “presente”. A volte bigiavo ma lei non si accorgeva di nulla, e quando notava la mia assenza le passavo dei buoni per le analisi gratuite del sangue e delle urine comprando così il suo silenzio. Poi un giorno i risultati delle analisi risultarono tutti sballati e fu ricoverata in una delle nostre cliniche e di lei si persero le tracce. Però mi piacerebbe vedere lo stadio pieno e non solo la tribuna che li i biglietti me li scroccano quasi tutti, che se non glieli dai minacciano di andare a vedere la pallavolo che lì anche l’occhio riceve la sua parte sotto forma di chiappe. Però noi abbiamo Orlandi che l’è un bèll fiö, dai!! del resto lo abbiamo preso per questo motivo, portare allo stadio il pubblico femminile meglio se tardone, essendo l’età media del tifoso novarese decisamente elevata.

D. Altri club non badano a spese: che ne pensa?
R. “Anche io non bado alla spesa, a quella ci pensa mia moglie che conosce i miei gusti, io ho l’occhio “clinico” per i vini dei quali le scrivo una lista cortissima da acquistare e che lei puntualmente sbaglia proprio come Teti quando va al calciomercato con il post-it sul quale figurano i nomi dei due calciatori da acquistare, ma lui proprio non ce la fa a beccarne uno giusto. Poi nel calcio ognuno spende i soldi come vuole, e io sono dell’idea che sia più opportuno farli fruttare in altro modo, difatti costruisco chiese che mi consentono di pregare direttamente Dio affinchè mi protegga dalla retrocessione. A tal proposito, oltre al Santuario a Novarello sto studiando la possibilità di costruire una cappella votiva al Piola per le preghiere dell’ultimo minuto, che possano cambiare l’inerzia della gara qundo mai ce ne fosse bisogno; del resto con tutte le cappelle che fa Corini con i cambi, una in più di certo non guasta. Nel calcio moderno non si può lasciare nulla al caso.”

D. A quando il pareggio di bilancio?
R. Guardi eh, la invito a rimanere in ambiti calcistici in quanto di astrologia non mi interesso. Dell’aspetto riguardante le stelle se ne occupa direttamente il mister e il suo staff quando devono fare la formazione che stilano consultando il libro dei segni zodiacali del quale sono profondi conoscitori, avendo frequentat i corsi tenuti dal Mago Otelma e dal maestro Do Nasimiento.
Se poi lei vuole parlare del segno della bilancia la metterò in contatto con il dietologo di Maniero.”

D. La sua permanenza a Novara dipende dalla salvezza? E la sua permanente che ha in testa è vero che dipende dal parrucchiere di Kim Jong-un?
R. Ma no, non scherziamo. Non è che me ne vado se si dovesse retrocedere, siamo già retrocessi nel 2014 e sono rimasto al mio posto. Certo però che l’anno dopo in lega pro ho fatto un casino con la questione dell’Irpef che se non ci fosse stato il Marco Foti a spiegarlo sul Muro, nemmeno io sarei stato in grado di capire cosa cavolo avevo combinato. Per questo non finirò mai di ringraziarlo.
Per ciò che concerne la permanente che ho in testa, il dittatore coreano non c’entra affatto. La colpa è come sempre di Teti che mi ha suggerito il taglio che disinvoltamente esibisce Calderoni, mentre io manifestavo le mie preferenze in favore di quello di Di Mariano; la verità, come del resto la ragione, sta sempre nel mezzo … comunque l’idea di assomigliare al dittatore coreano non mi dispiace affatto.”

D. Capitolo allenatore: perchè Corini è ancora l’uomo giusto?
R. Corini è, come dite da queste parti desolatamente brutte spoglie e nebbiose, un brav fiö a cui non si può fare del male.
Con quel faccino pulito da fraticello francescano e quegli occhi azzurri alla Terence Hill senza capelli, ti viene voglia di baciarlo sulla pelata. Vederlo poi cosí elegante in panchina mi ha indotto a formulargli un’offerta per un ruolo di maitre de reception negli Hotel di Novarello.
Quando glielo proposi un paio di settimane fa mi rispose, garbato e gentile, che difficilmente avrebbe potuto ricoprire con efficacia entrambi i ruoli, cioè allenatore e Maitre. Quando gli dissi di non preoccuparsi del ruolo di Mister se l’ è presa a male.
Che fosse anche un po’ permaloso non lo avevo mai intuito.”

D. Cosa manca?
R. A parte una moschea a Novarello di cui stiamo valutando la possibilitá di progettazione, manca ancora un poco di esperienza che contiamo di acquisire in un tempo ragionevole di una ventina di anni. Serve piú voglia, piú fame, e a tal proposito verrà vietato ai giocatori, allenatore e staff, l’accesso al bar e al ristorante di Novarello, anche se la rinuncia non dovrebbe essere un grande sacrificio.

Grazie presidente.

“Di nulla, non c’è di che … ma … mi scusi, lei chi è??? Farà mica parte di quella banda del blog … come si chiama … San Gaudenz … no … Novara siamo noi il …

Nonnopipo

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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A noi della partita non ce ne frega un cazzo, figuriamoci del ritiro

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Sulla scorta del fatto che per me seguire il Novara in trasferta è sempre e solo una scusa per mangiare e bere in abbondanza, non potevo esimermi dal tornare a Montjovet anche in occasione del ritiro, dopo la bella giornata di due anni fa per la partita con Pont Donnaz, per provare l’altro ristorante suggerito in zona. Al di là degli aspetti enogastronomici, comunque da sempre preminenti, mi porto a casa alcuni spunti/convinzioni da questa giornata di doppio allenamento di sabato a cui ho assistito. Il primo: per essere una sessione che i ben informati mi dicevano avrebbe dovuto essere di relativo scarico, o comunque almeno al mattino atleticamente blanda, ho visto spingere molto forte. Si è partiti già con Ranieri e Savini a parte per beghe fisiche, e con Carillo che si è fermato dopo il riscaldamento per un fastidio, e poi almeno 45 minuti di corsa a ritmo modulato divisi in 3 gruppi, immagino suddivisi per freschezza atletica e rapidità muscolare nell’entrare in forma. Alla fine, stavano tutti discretamente a pezzi ma, e qui andiamo al secondo punto, ho avuto l’impressione di un gruppo che si sacrifica volentieri. A trainare il primo gruppo ho visto in pianta stabile due come Thiago e Calcagni, non proprio dei punti fermi oggi, e a trainare il secondo e il terzo rispettivamente Buric e Bertoncini, altri due che non sono al momento nelle grazie della piazza. Forse mi sbaglio, ma viste le difficoltà del mercato in uscita, non è impossibile che in tanti di quelli che stiamo dando come sicuri partenti si stiano provando a giocare le proprie chances.

Dei vecchi, ho visto un Bonaccorsi già anima dello spogliatoio e pronto a prendersi un ruolo carismatico, e un Ranieri chiaramente leader tecnico, a confronto costante con Buba anche se era a parte. Fra i nuovi arrivati, mi ha impressionato per prestanza fisica Scaringi e per brillantezza Scappini nonostante l’età. La sensazione è che ci sia molta attesa da parte di tutti per Gerardini, molto stimolato dal preparatore, che è personalmente anche quello che sono più curioso di vedere all’opera. Per il resto è davvero difficile dare giudizi, a parte il fatto che il portiere aggregato e gli altri in prova a mio parere difficilmente rimarranno, anche perché uno di questi aveva la struttura muscolare di un profugo afghano appena sbarcato.

La sessione del pomeriggio ha visto la parte tattica e con la palla, dove si sono provate prevalentemente situazioni di dai e vai di gruppo. L’impressione è che con Buba vedremo molto giocare a calcio, non ci sono state sostanzialmente situazioni difensive provate ma magari non era la giornata giusta. L’allenamento pomeridiano è iniziato e terminato prima del previsto perché poi c’era il Lecco impegnato sul campo del PDHAE contro una rappresentativa locale. Ne ho approfittato per fare una foto con un signore che una ventina di anni fa mi ha regalato una delle gioie più grandi della mia vita sportiva e che anche l’anno scorso ha fatto una discreta impresa. Ce ne siamo tornati a casa così, con un paio di bottiglie di Picotendro di Arnad comprate al negozio del ristorante e col cinghiale che faceva ancora su e giù nello stomaco. Perché come sempre, a noi della partita non ce ne frega un cazzo.

Jacopo

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Riabilitare Masiello e altre amenità

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Ogni volta che penso che il giornalismo sportivo non possa scendere più in basso, arriva qualcosa a confermarmi che ha la capacità di scavare a profondità che manco le trivelle che rimetteranno a breve in Adriatico per estrarre il gas. E succede sistematicamente quando si tratta di attaccare tutti coloro che, invece di starsene davanti alla TV pagando profumatamente un prestigiosissimo Sampdoria – Lecce in anticipo pomeridiano, si permettono il torto enorme di continuare a frequentare quel postaccio che risponde al nome di ‘stadio’, e magari di non farlo stando seduti composti come al cinema ma esternando delle emozioni e dei suoni. A stimolarmi questa riflessione, esattamente come il riflesso dello stimolo fisiologico al cui prodotto dovrebbe servire la Gazzetta come strumento di igiene, è stato un articolo uscito oggi sul rotolo rosa nazionale a doppio velo che riporto sotto.

Basterebbe essere nei panni di un tifoso qualsiasi per capire cosa significhi 11 anni dopo ritrovarsi davanti, in una piazza come Bari, uno come Masiello. Uno che, ricordiamo, da retrocesso si è venduto un Bari-Lecce (fatto noto, acclarato, confessato da lui stesso e per cui per anche altre combine aggiuntive ha subito una squalifica di due anni e mezzo), derby decisivo per il Lecce, che grazie a quella vittoria al contrario dei galletti si è salvato in A. Una tragedia sportiva che avrebbe devastato la psiche di qualunque tifoso già così, figuriamoci scoprendo a distanza di anni che quello che era il tuo difensore più forte e uno degli uomini più rappresentativi ha preso dei soldi per perderla. Lo scandalo dovrebbe essere caso mai che un personaggio del genere non sia stato radiato e peggio che dopo la squalifica abbia trovato società così prive di moralità e principi sportivi da offrirgli un altro contratto. Ma d’altra parte, parliamo del sistema calcio che ha ridato maglia titolare e fascia da capitano a uno come Mauri nella Lazio o ha continuato a far giocare uno come Doni nell’Atalanta fino a esaurita capacità di deambulare. Ovviamente, con tutto il mondo dell’informazione sportiva sdraiato e prono, senza che un singolo cristo di giornalista si sia alzato una volta in conferenza urlando: MA QUESTO PERCHE’ CAZZO È ANCORA SOTTO CONTRATTO?

E quindi, nel Paese in cui il tribunale mediatico marchia a vita il sindaco che si è preso l’abuso d’ufficio per aver omesso un controllo su una gara pubblica, per chi invece invoca pietà e perdono? Ovvio, per il povero calciatore che ha scontato la sua giusta condanna e che adesso non può nemmeno essere accolto dalla tifoseria che ha tradito nel peggiore dei modi come un vecchio compagno di avventure che ha fatto una marachella. Addirittura, si svegliano con la critica al ‘fine pena mai’ i giornali che fanno parte dello stesso gruppo editoriale che non ha mosso un dito quando il ‘fine pena mai’ è diventato riforma della giustizia ordinaria. E quindi, sono i tifosi che ancora una volta nel loro ‘perverso rapporto con le società’ (quale?) costringono un’altra società a non convocare un giocatore perché minacciato. Minacce che non è ancora stato dimostrato da chi siano arrivate, se non per mezzo social come succede in altri mille casi da parte di milioni di disagiati da internet che poi in realtà hanno paura della loro ombra, mentre è stato confermato che quello di non essere schierato a Bari era un accordo che Masiello aveva GIA’ preso con la società Sudtirol alla firma del contratto. Altroché ‘a Bari i tifosi ordinano e a Bolzano ubbidiscono’.

Ma ormai la linea di giornali come la Gazzetta su questo è chiara. I tifosi, se proprio devono uscire di casa e andare allo stadio a rompere i coglioni invece di pagare l’abbonamento a DAZN (aumentato unilateralmente restringendo gli accessi e senza migliorare il servizio da Bangladesh offerto) dovrebbero farlo seguendo il manuale di bon ton, chiedendo per favore se possono appendere uno striscione ricordandosi di mettere gli asterischi per non urtare la sensibilità di nessuno, scandendo cori gender equal e non discriminatori, e sussurando a bassa voce ‘birbante’ al giocatore avversario che gli urla in faccia un mastodontico ‘SUCA’ dopo il gol. E se per caso non lo fanno e magari si permettono dopo la quindicesima sconfitta in 20 partite di contestare vigorosamente la squadra, ovviamente vanno tutti equiparati agli avanzi di galera che dopo la morte di Boiocchi hanno svuotato la curva dell’Inter a suon di schiaffoni. Quindi al ritorno con la Pro mi aspetto un bel coro per il buon Gianmario in linea con i nuovi requisiti Gazzetta: COMI-TU SEI-UN POCO MASCALZONE

Jacopo

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Ticinia una di noi

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Associazione Emiliano Mondonico e Ticinia Novara si presentano con la loro, ma sarebbe più corretto usare il plurale, le loro iniziative. Attraverso Clara Mondonico e Daniele Colognesi è stato illustrato un progetto di lungo respiro che ha già visto nell’immediato la creazione di una squadra che prenderà parte al campionato paralimpico sotto l’egida della FIGC. Per chi non conoscesse queste due fantastiche realtà diciamo che si occupano di persone affette da disabilità che in realtà hanno delle grandi abilità e tantissimo da insegnare al cosiddetto mondo “normale” attraverso il calcio.

L’incontro è avvenuto nella sala consigliare del Comune di Novara che ha appoggiato il progetto con la presenza dell’assessore Chiarelli, la quale ha assicurato l’impegno a fornire risorse e supporto. Anche il presidente dell’associazione allenatori di Novara Guido Gaudio ha annunciato l’istituzione di un corso per allenatori deputati a seguire queste squadre “speciali”.

In un consesso di così alto livello è mancata la presenza del Novara calcio 1908 forse giustificabile per l’orario (12.15) ma sicuramente sarebbe stata gradita, e mi permetto di dire, dovuta. Un plauso a chi porta avanti queste iniziative che sono un vero e proprio strumento di welfare che porta giovamento a tutti anche a coloro che nemmeno le conoscono.

Siviersson

 

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