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Le convergenze parallele

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Di solito gli uomini quando sono tristi non fanno niente: si limitano a piangere sulla propria situazione. Ma quando si arrabbiano, allora si danno da fare per cambiare le cose.”

…. piacerebbe a tutti noi che qualcuno si incazzasse (nel vero senso della parola) dall’altra parte del tavolo e, con quei coglioni che mancano a chi è andato in campo giovedì, ribalti la situazione cambiando le cose … ma Malcom X resta un sogno in un mondo di sogni.

Noi, purtroppo, siamo fermi alle elucubrazioni sintattiche proprie di un periodo a metà tra gli anni 60 e anni 70 : le convergenze parallele.
Nel senso, per i più giovani, che Società e Tifoseria ( questa volta uso il maiuscolo ) convergono su alcuni punti mantenendo però inalterata identità, differenze culturali e, soprattutto, percezione della realtà.

Siamo ormai arrivati alla sublimazione della geometria iperbolica: convergeremo forse ma all’infinito … e in quell’infinito noi ( la Tifoseria ) ci saremo ancora, lui ( Teti … perché è ora che i cognomi siano fatti) non ci sarà più … cenere della sua cenere.

Anche giovedì sera, al di là dello spettacolo visto in campo, abbiamo assistito al solito teatrino degno di una politica da prima Repubblica… hanno vinto tutti.

Non solo siamo tristi in campo ma siamo, soprattutto, tristi fuori…. tristi e spudoratamente menzogneri.

Raramente ascolto “azzurri in campo” alla fine della partita: un po’ perché, sia che si vinca che si perda, sento il bisogno di condividere con me stesso vittorie o sconfitte … un po’ perché, direi soprattutto, le interviste hanno quel sapore di Minculpop dove la domanda ostica diventa difficile da fare come un dito in culo …. ma giovedì sera Marco Foti, con il quale spesso divergo ma la cui onestá intellettuale è fuori discussione, mi ha illuminato: “Corini, che le sue colpe le mantiene per quella mancanza di parvenza di un gioco, con quelli che ha a disposizione sta facendo più punti di quanti dovrebbe aver fatto”…. cazzo è vero!!!!

Questi non sono “emozionabili”, “impressionabili”, “delle buone individualità disposte male”…. questi sono scarsi scarsi …. ceppe di minchia della peggior specie.

Incapaci di un taglio, di una diagonale, di uno stop a seguire, di un allungo in profondità , di un “ dai e vai”….. ceppe di minchia dove, onesti pedatori come Moscati o Dickmann, o funamboli fini a se stessi come Chaja, Di Mariano o Da Cruz sembrano eccellere … povere ceppe di minchia anche loro.

Forse inseriti in un contesto diverso ciascuno di loro potrebbe esprimersi diversamente ma il contesto è questo e la loro scelta ( uno per uno ) ha un solo ed unico interprete: il nostro magnifico direttore sportivo (minuscolo, rigorosamente minuscolo).

Soprannominato “braghetta” dai più intimi, negli ultimi tre anni ha portato a casa plusvalenze per la Società e figure di merda per i tifosi : le convergenze parallele.

Famoso per le sue apparizioni estemporanee ( al calcio mercato ci va solo l’ultimo giorno) si manifesta raramente in conferenze stampa e, quando lo fa, si esprime con il nulla assoluto … un po’ come Corini.

Gran parte del disastro di quest’anno è merito suo sia nella scelta degli interpreti che nella definizione dell’omogeneità dei medesimi.

Ora i resti del popolo azzurro sono schierati pensando che la cacciata di Corini possa essere la panacea di tutti i mali … in realtà qua neanche Ancelotti saprebbe cavare un ragno dal buco …. una squadra di cacche abbiamo e, obtorto collo, una squadra di cacche ci terremo fino alla fine dell’anno.

Ed essendo la sublimazione della tristezza ( basta guardare poi la foto in copertina ) basterebbe forse applicare il teorema di Malcom X per ribaltare la situazione …. ma bisognerebbe essere uomini e, in quanto tali, riconoscere i propri errori.

Un vecchio proverbio cinese dice “ se un uomo commette un errore può non commetterlo più per tutta la vita … ma se commette lo stesso errore per due volte di seguito, allora sarà destinato a non imparare mai e a commetterlo mille altre volte ancora “…..

Dimentichiamo Chiavari e pensiamo a febbraio …. c’è da essere estremamente preoccupati …. preoccupati di brutto.

Ciumi

Analista tecnico delle partite e sfanculatore ufficiale del blog. Convive con una sana passione per le Converse All Star sgualcite e scolorite e per la scarsa considerazione sul genere umano. Severo ma giusto.

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Analisi Tecnica

Welcome to Novara

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Non è semplice analizzare una partita come quella di ieri in cui avevamo fuori almeno tre titolarissimi per turnover senza allargare la lente su un discorso complessivo di rosa. Il dato che emerge chiaro a mio parere è che non siamo una corazzata al contrario di quel che pensano molti: abbiamo un’ottima batteria di prime linee con un paio di giocatori molto duttili che possono ricoprire più ruoli e un paio di chiari fuori categoria, in particolare quello con gusti discutibili per le camicie (si scherza Dardan) ma che fa un altro sport quando ci si trova negli ultimi 9 metri. Il resto però, come è probabilmente logico e naturale attendersi per la categoria, è fatto da buoni gregari dai quali difficilmente uscirà la giocata che ci farà svoltare una partita.

Faccio questa premessa perché se dovessi concentrarmi sulla partita sarebbe difficile essere soddisfatti della prestazione in sé. Marchionni per far rifiatare Bortoletti e Paglino l’ha preparata con quel che aveva, ossia spostando Di Masi esterno e con tre giocatori brevilinei e rapidi in mezzo, dei quali il primo ad avere un metro davanti dopo il recupero palla o la partenza dalla difesa, aveva il compito di eludere la pressione, saltare l’uomo (rischiando anche qualcosa) e aprire così gli spazi, che spesso erano praterie visti gli equilibri del centrocampo di mister “a bucchin e mamm’t” Celestini, in onore del grazioso appellativo che l’allenatore di chiare origini ticinesi ha riservato al pubblico dopo pochi minuti. Questo ha funzionato bene fino al gol, dopodiché ci siamo abbassati e abbiamo cominciato a patire la pressione degli avversari, e come ha sottolineato il mister nel dopopartita abbiamo subito la loro muscolarità, anche perché, senza voler mancare di rispetto a nessuno, ma tolto Bortoletti c’è più fisicità nella classe di mio figlio di 9 anni che nel nostro centrocampo.

Poi come spesso succede abbiamo cominciato a giocare di foga e, complice qualche errore, abbiamo prima preso il pari e poi rischiato di comprometterla con quel rigore a fine primo tempo, occasione in cui Marchionni ha dimostrato ancora una volta che in confronto a lui Banchieri era sfigato – e se pensiamo che l’anno scorso avevo intitolato un pezzo ‘Il culo di Jo’ si capisce bene la similitudine. Il passaggio al 3-4-3 con l’ingresso di Capone ha allargato un po’ il gioco, e infatti il gol è arrivato da un cross dall’altro lato con il solito 9 col ciuffo biondo a fare il suo mestiere al meglio. Poi dopo l’uscita di Amoabeng – che ho visto troppo insicuro e con lacune in marcatura che secondo me lo rendono ancora inadatto a giocare in questa categoria – e il passaggio in difesa a 4 con Di Masi terzino (che per caratteristiche ricorda molto quel Coletto che Borgo paragonava alla pelle di una parte del corpo dell’uomo nota per la sua elasticità) abbiamo messo in ghiaccio la partita.

Due consigli non richiesti a tutti, in particolare ai più giovani: 1) ieri probabilmente i giocatori hanno avuto il loro benvenuto a Novara dalla parte cagacazzo del Piola. Si è visto chiaramente quando abbiamo smesso di ripartire da Amoabeng perché il pubblico iniziava a rumoreggiare: se il mandato è quello di partire dal basso per far alzare gli avversari si ignorino le paturnie di qualche vecchio con problemi di prostata e si faccia. 2) soprattutto nel primo tempo ho visto qualche scena di troppo e qualche caduta plateale per richiedere un fallo che magari poteva anche starci, ma se l’arbitro non lo fischia ci si alza subito e si corre dietro all’uomo senza fare sceneggiate napoletane, che quelle le lasciamo a Celestini. E questo invece è il benvenuto mio.

Jacopo

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Analisi tecnica … e bom

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È stata una pessima partita, pessima nel gioco e nelle idee … ancor più pessima se raffrontata ad un livello tifo, con i Nuares incessanti e poderosi, degno di platee molto più dignitose e nobili di un pur degno campo della sperduta periferia ligure.
Il rispetto e la timida gentilezza con il quale i genovesi del quartiere Prato ci hanno accolti non ha fatto il paio con l’audacia e la sfrontatezza tattica messa in campo dagli undici Ligornesi che, sin dai primi minuti, hanno preso il controllo del centrocampo affacciandosi ( basta guardare la sintesi della partita ) in più di un’occasione nella nostra area apparsa troppo spesso ( soprattutto nel primo tempo ) in balia delle folate avversarie.

Abbiamo visto un Novara nullo nel primo tempo e poco più di ciò nel secondo dove i due davanti ( Pablo e Vuthay ) si sono troppo spesso dovuti sacrificare in un lavoro di raccordo per sopperire alla insapienza tecnica e tattica di un centrocampo assolutamente inesistente.

Se possono ancora valere, sempre per ciò che vale, le difficoltà legate ad una preparazione ritardata non valgono sicuramente le scuse su un campo ridotto dove, ad ogni modo, la qualità degli interpreti dovrebbe sempre, senza se e senza ma, fare la differenza.

Abbiamo invece, ma lo stiamo facendo dall’inizio di questa avventura così poco consona alla nostra storia, pagato lo scotto di due bravi ragazzi che possono fare i terzini ma che non reggono, per personalità e capacità tecniche, il ruolo di quinto …

così come abbiamo pagato lo scotto di tre centrali in difesa che fanno sì i centrali ma che si limitano a quel ruolo dimenticandosi, troppo spesso, che in una difesa a tre il laterale ( di destra o di sinistra ) deve sganciarsi nella fase offensiva proponendosi a supporto dell’impostazione.

Così, quel povero cristo di Pablo, troppo spesso ( ed a volte anche irritato per questo) se    l’è dovuta cantare e suonare tornando indietro per velocizzare una manovra insipida, lenta e priva di intuizione o automatismi.

Per fortuna il tempo in un campionato del genere ( e non mi si venga a dire che questa è la C2 perché quella che abbiamo visto noi era di un livello decisamente ed infinitamente superiore ) non è mai tiranno e ogni punto conquistato viene buono ma la partita di domenica ha lasciato, in ognuno di noi presenti, una sensazione di amarezza infinita ( come a Borgosesia peraltro ) per l’impotenza dimostrata nei confronti di undici onesti e volonterosi pedatori. Un amarezza accentuata dalla potenza della bocca di fuoco del tifo messo in campo che ha annichilito ed ammutolito gli spettatori di casa, ma che ci ha fatto uscire con la coda nelle gambe per un risultato inaccettabile per i teorici valori in campo.

Non mi soffermo sull’analisi del teorico per il momento ma le candidature sulla “ceppa di minchia dell’anno” iniziano a delinearsi … argomento che affronteremo magari nel corso di una vittoria.

Ciumi

PS:

un piccolo inciso a risposta dell’intervista lasciata da Ferranti all’amico Marco Foti:

“Non mi piace questo vostro ricorso sistematico alla nostalgia, questa continua evocazione al passato, questo sguardo sempre rivolto all’indietro. Lo capisco sia chiaro, ma sarà perchè non amo la simbologia e guardo sempre al futuro; ecco questa cosa un po’ l’ho notata”.

Noi col passato abbiamo costruito la nostra storia ed il culto della memoria è sempre una lezione di vita. Il nostro sguardo, pur con un piede nel passato, è rivolto al futuro .. e le nostre presenze sugli spalti e gli abbonamenti fatti lo dimostrano.

Ma una figa nuova si ama poco alla volta … non possiamo, e non lo faremo mai, dimenticare la vecchia. Portiamo pazienza insieme … per il momento va bene così … ma ognuno conceda all’altro il tempo necessario.

ancora Ciumi

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Sciolti e rilassati

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Leggendo l’editoriale del Vannu mi accorgo che metà dell’analisi tecnica che volevo fare me l’ha anticipata. Questo, a parte un bel vaffanculo a lui, significa però che bene o male esiste una visione condivisa sul valore di questa squadra e del contesto in cui ci troviamo in questo momento.

Se la media del peso offensivo del torneo è ben rappresentata da queste prime gare, viene da dire che riuscire a spingere dentro un gol a partita potrebbe essere più che sufficiente a vincerne molte da qui alla fine. Anche col Bra, a parte Alfiero che, come diceva il suo curriculum, ha fatto vedere sul campo di avere onestamente quel qualcosa in più, la sensazione è che quelli avrebbero potuto buttare palloni in mezzo per un altro paio d’ore ma il gol non l’avremmo mai preso. E non l’abbiamo preso neanche quando, dopo il 2-0, sono uscite le pecche di una squadra che non è stata costruita con un uomo d’ordine a centrocampo, ma che si affida molto di base a un giocatore devastante fisicamente in questa categoria come Bortoletti che era stato sostituito sullo 0-0, e ad altri due centrocampisti molto dinamici e propositivi ma meno ordinati tatticamente.

In questo senso a mio parere Marchionni deve tenere conto degli ultimi 20 minuti di partita. Rinunciare a Bortoletti per mettere Capano è stato un azzardo che ha pagato e in questo ha avuto indubbiamente ragione, quindi bravo mister. Ma con un assetto così, non avendo gran tasso tecnico in gestione possesso e togliendo anche l’unico riferimento fisico davvero importante, anche questa squadra può andare in difficolta. Specie se caliamo un minimo di attenzione e avessimo avuto davanti qualche cliente un po’ più tosto rispetto al Bra, il rischio di prendere il classico gol di merda a 5’ dalla fine e finire la partita con la cacca nelle mutande sarebbe stato molto alto.

Questo ovviamente sempre e solo per fare il cagacazzi e trovare il pelo nell’uovo, anche perché altrimenti non faremmo l’analisi tecnica e staremmo solo a dirci quanto siamo bravi. E i progressi infatti sono tanti: in primis sottolineerei la prestazione molto più propositiva di quel Pagliai che aveva faticato molto col Varese, ma in generale tutti sembrano sempre più a loro agio, permettendosi qualche giocata anche rischiosa – se non ricordo male ho visto un colpo di tacco di Paglino che mi ha fatto gasare come se avessi visto il gol di Zalla.

Evidentemente dopo i primi due pareggi serviva una scossa, e non sapremo mai quanto è stata importante quella rimonta nel finale nella partita col Varese, ma a naso viene da dire ‘tanto’. Ha già sottolineato il Vannu le analogie con quel Novara di Toscano e mi ci ritrovo appieno. Anche lì difesa a tre, anche lì una solidità dietro a tratti imbarazzante rispetto al peso offensivo delle concorrenti, anche lì un paio di giocatori davanti che facevano un altro sport. Certo con qualche alternativa in meno rispetto al Novara di Toscano (non dimentichiamoci che adesso siamo in D), ma la sensazione è che Vuthaj sia davvero un alieno nei movimenti offensivi, che Gonzalez si stia riciclando benissimo come fantasista puro con un’intelligenza che onestamente non mi aspettavo e che assieme si trovino con una facilità che non vedevo dai tempi del tandem Palombo – Rubino (tralascio la coppia Bertani – Gonzalez per evitare pianti di nostalgia). Cosa cambia rispetto a quel Novara? In gran parte è cambiato l’ambiente, e per quel che posso vedere io, sicuramente non in peggio. Siamo tutti altrettanto incazzati ma meno piagnoni, meno convinti del fatto che la vittoria debba arrivare per diritto divino perché vittime del sistema marcio e quindi anche meno inclini a prendercela con l’arbitro di turno, che poi quasi sempre è uno sbarbatello che tutto ha in mente tranne che venire rompere le palle a noi. Sciolti e rilassati, come quel Novara pane e salame che andava in campo con l’entusiasmo di un bambino e la spinta di un ambiente che finalmente aveva svoltato dopo tanti anni di merda. Se questo Novara farà la metà di quel Novara, allora potrebbe essere davvero una pagina nuova per noi tifosi.

Jacopo

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