Forza Vecchio Cuore Azzurro Editoriale

Tornando a casa semi congelato dopo l’ennesima serata amara pensavo a che gran culo hanno quelli del rugby che si sono inventati il terzo tempo in modo da potersi ubriacare tutte le volte che hanno finito di giocare. Spesso i rugbisti, e la gente del loro mondo, sono visti come persone probabilmente un po’ rudi ma che nello stesso tempo riescono a mostrare un’anima bonacciona e sinceramente genuina mischiandola anche con quella un po’ snob ed irritante tipica di tutti quelli che rifiutano il mondo del calcio e dei suoi tifosi a prescindere. Detto questo invidio loro la concretezza nell’essere riusciti ad evolversi subito da un approccio del post gara fatto di banali e inconcludenti slogan tipo “Se la squadra del vostro cuore ha vinto, brindate con Stock 84, se ha perso consolatevi con Stock 84…” tipici del mondo del calcio ad uno decisamente più concreto fatto di vino, birre e salamelle e risate che, udite udite, li rende sempre felici e pure circondati da figa, visto che ultimamente il profilo del tifoso passionale di calcio sempre tormentato, depresso e incazzato sembrerebbe aver rotto i coglioni, o almeno questa è la mia impressione giudicando la percentuale di giovani accompagnati da amiche che frequentano gli stadi. Pensavo inoltre che i più grandi portali di betting europei dovrebbero iniziare, al triplice fischio finale, a quotare pure chi da lì a poco risulterà più banale tra l’editorialista di turno ed Eugenio Corini perché, sapendo perfettamente cosa voglia dire dover scrivere tutte le volte qualcosa cercando di non cadere nella stucchevole ripetitività, e provando invece a mettermi nei panni dell’allenatore che a caldo deve inventarsi qualche cosa da raccontare tentando di risultare un minimo credibile, penso che una sana scommessa sportiva in tal senso potrebbe almeno rendere un minimo più movimentata e goliardica la nostra realtà che, spiace doverlo ripetere, continua a viaggiare emotivamente parlando col freno a mano tirato.

E’ davvero difficile trovare una certa pace o una sorta di tregua tra il pubblico che allo stadio, a furia di scuotere la testa coi “no” di disapprovazione e sconforto sembra essere diventato più un branco di giudici del tennis (che però loro almeno fanno così con la testa perché devono seguire la pallina da una parte all’altra del campo), e i nostri giocatori che scendono sul Piola guidati in panchina dal fu genio, che ti viene ancora a parlare, anche se con imbarazzo crescente, di prestazioni importanti, intensità di gioco e casualità del pareggio avversario. La verità è che Corini è alla frutta perché ha perso l’ultimo baluardo di consenso misurabile nel beneficio del dubbio sui cambi che effettua e che di solito si concede ad un allenatore stimato e accettato. Siamo passati dal “non ho capito il cambio, ma se l’ha fatto un motivo ci sarà, mica sarà scemo eh” al “ma questo è un coglione, non capisce un cazzo” che evidentemente cambia molto la prospettiva e certifica che Corini sia ormai arrivato al capolinea. Purtroppo o per fortuna i capolinea non vengono decisi solo dal cuore ma anche dalla testa, la stessa che ti mette sempre spalle al muro, ti riempie di paure e tentennamenti e ti impone di fare migliaia di ragionamenti e considerazioni prima di esonerare un allenatore e che, nel caso del Novara (ammettendo pure che questi ragionamenti vengano fatti, cosa che dubito fortemente visto la nostra storia recente) portano sempre ad una sola conclusione: si va avanti così. Spesso con la Dirigenza sola contro tutto e tutti, “perché alla fine abbiamo sempre avuto ragione noi”. 

Assistere ad una partita del Novara Calcio in questo momento è qualcosa che implica una certa fede, un gusto dell’orrido e una buona dose di pazienza, inutile girarci intorno. Lo spettacolo offerto, da qualsiasi punto di vista si esamini la faccenda, è davvero imbarazzante, e il fatto che mediamente gli avversari siano qualcosa di molto simile a noi non può più essere una scusa e un motivo per non abbattersi. Ma in questo clima di difficoltà penso sinceramente che valga la pena essere uniti almeno per festeggiare il nostro 109esimo compleanno, sempre che lo festeggiate oggi perché noi novaresi siamo unici anche nel non concordare sulla data di nascita della nostra squadra. C’è infatti chi dice essere il 22 Dicembre e chi il 28, ma non importa, ormai ci siamo. 109 anni di storia sono tantissimi, vissuti tra alti e bassi ma con la dignità e l’orgoglio di chi ha iniziato a chiamarsi Novara Calcio nel 1908 e continua a chiamarsi Novara Calcio anche nel 2017 senza essere mai passato in mezzo a fallimenti o aver disputato qualche campionato tra i dilettanti. Non è sicuramente questo il periodo peggiore della nostra storia e probabilmente non farebbe nemmeno tanto male ricordarcelo un po’ più spesso. Se è vero che l’amore incondizionato per la nostra maglia ci impone spesso una visione un po’ critica, e quello di non concedere sconti a chi ha l’onore di lavorare per il Novara è per noi un obbligo morale, credo siano giunti i tempi in cui dobbiamo trovare tutti la forza di reagire per toglierci di dosso questo mood negativo che ultimamente ci rende così freddi, brutti e apatici. Se in campo chi indossa la nostra maglia non fa nulla per scaldare i nostri cuori allora troviamo noi queste motivazioni, questo orgoglio, questa cattiveria agonistica sperando che Corini e i nostri ragazzi ci seguano. Nel 2018 tornerà il nuovo striscione Forza Vecchio Cuore Azzurro, che il Novara Club Quelli dell’Alcarotti ha finanziato ritenendo quello di mantenerlo vivo un’assunzione di responsabilità e quindi un dovere consegnarlo simbolicamente alle nuove leve della nostra gloriosa curva nord. Partiamo da qui, tutti insieme, perché il vecchio cuore azzurro batte sempre forte e nessuno riuscirà mai a fermarlo.

Buon Natale a tutti dal Vannu, e Forza Novara sempre ovunque e comunque.

Claudio Vannucci

 

 


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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