Il regalo della paura Editoriale

Ci sono partite che arrivano al momento giusto, perché ti mettono in contrapposizione con una squadra il cui prestigio, oltre alla posta in palio, ti consentono di trovare quelle risposte che cerchi da tempo. Ci sono partite che non vedi l’ora di giocare, perché sei conscio del fatto che devi dare finalmente un segnale preciso all’ambiente ma soprattutto il segnale lo devi dare a te stesso, per iniziare finalmente un nuovo cammino fino ad oggi parecchio indecifrabile. Ci sono partite che sembra tutto ti giri a favore, visto che i tuoi avversari quasi hanno paura di giocarle, perché il loro ambiente è totalmente ostile a differenza di quello che hai trovato in settimana te che, seppur non idilliaco, ti ha comunque messo nelle condizioni di prenderti l’abbraccio e gli applausi di parte della tifoseria, dei partner commerciali e di quelli sociali in altrettanti eventi natalizi, e questo ti dovrebbe caricare. Ci sono partite che le prepari, nonostante tutto, con sorrisi, pacche sulla spalla, foto, abbracci, manifestazioni di affetto e invito a far gioire la tua gente quando la stessa gente dei tuoi avversari alimenta un clima surreale di totale odio e guerra, che culmina al momento di scendere in campo nel riscaldamento con la curva che canta: “Boemo pezzo di merda”, “Sebastiani figlio di puttana”, “vi romperemo il culo”, “fuori dai coglioni”. Questo è tutto il pre partita di Pescara Novara.

Sappiamo tutti che se bastassero i pre partita per sancire i vincitori e gli sconfitti la geografia del calcio mondiale sarebbe disegnata diversamente, ma purtroppo succede che la storia si scrive solo coi fatti, e non coi grandi discorsi paraculi fatti di margini di sogni, di gruppo unito, di unità di intenti, di “è un momento così ma è evidente che non si potrà continuare su questa strada, prima o poi torneremo a vincere in casa”, e di velate ma neanche tanto nascoste critiche (che però nessuno all’interno si permette di fare chiaramente perché i tifosi vanno rispettati e loro non sono nessuno per non farlo ma comunque ti raccontano una visione diversa così qualche like lo prendono e un po’ coglione ti ci fanno comunque passare) all’ambiente considerato troppo avverso e impietoso nei confronti di una situazione considerata non così critica. No, contano solo i fatti. Quei maledetti fatti che, nonostante il pre partita che abbiamo appena raccontato, hanno visto il Novara nuovamente scendere in campo timoroso, che ha regalato almeno la prima mezz’ora di gioco ma nei restanti sessanta minuti ha pascolato più o meno in quella zona indefinita tra metà campo e tre quarti avversaria non risultando praticamente mai pericoloso contro una squadra allenata da Zeman, che negli ultimi 20 anni ha viaggiato con una media regolare di almeno 2 goal presi. Quei fatti che, in barba ai discorsi sul gruppo di amici unito, ha visto in campo capitan Casarini mandare a fare in culo tutta la squadra al goal preso, e sempre quegli stessi fatti che stanno inequivocabilmente dicendo una sola cosa: questo Novara Calcio è un malato terminale che, piano piano, si sta spegnendo nell’incredulità e nella miopia dei suoi rappresentanti che non vogliono accettare (o forse nemmeno se ne stanno ancora rendendo conto) la pericolosità di questa situazione.

Pescara Novara era purtroppo l’ultimo baluardo di certezze, o meglio speranze, cui potevamo aggrapparci: non solo la caratteristica di fare costantemente punti in trasferta è andata a puttane, ma soprattutto ci è andata quell’impressione di una certa solidità complessiva e di una forza caratteriale che ci avrebbe sicuramente messo al riparo da quella zona di rischio che ormai ci ha accolti stabilmente. La situazione è grave, e prima ce ne accorgiamo e meglio è per tutti. Che sappia ci sono solo due modi per provare a scrollare l’ambiente. Il primo è quello di toccare l’orgoglio di tutti gli esponenti facendoli sentire dei coglioni e sperando che questo faccia uscire loro quella forza che sicuramente da qualche parte è nascosta. Se i cori allo stadio possono ferire ma essere allo stesso tempo inefficaci, le cose scritte possono colpire maggiormente. In fin dei conti, se il principale quotidiano sportivo Nazionale oggi in prima pagina esce così:

e se lo fa la Gazzetta parlando di una delle squadre più titolate in Italia non vedo che scrupoli dovremmo farci noi di Novara Siamo Noi, che peraltro non siamo nemmeno una testata ma siamo solo un gruppo di tifosi con l’aggravante di avere presunzione di spiegare il calcio a Corini, a scrivere senza mezze parole quello che pensiamo oggi del Novara e di tutti quelli che indossano la nostra maglia. Ma sarebbe probabilmente troppo semplice e sicuramente inefficace, perché queste cose per arrivare a segno occorre che i destinatari abbiano l’umiltà di accettarle e prenderle come stimolo a far meglio, cosa di cui francamente dubitiamo visto che abbiamo in rosa gente del calibro dello Sciaudone di turno che su Youtube, in analoghe situazioni capitategli altrove, ha dato la parvenza di sentirsi più un unto dal Signore che un calciatore umile. Gente che se avesse fatto come me il Mossotti e avesse avuto uno tra Quatrale, Quaglino o Capacchione come professore di educazione fisica, avrebbe passato molto del tempo a raccogliere i palloni e a spostare i birilli per gli altri che sarebbero scesi in campo.

Il secondo modo è quello di provare a trasmettere la paura che in questo momento la piazza avverte. A costo di passare per quelli “pessimisti cosmici” come ci è già stato detto, crediamo, e in primis crede il sottoscritto, che questo sia diventato un anno molto più pericoloso di quello che si potesse pensare. La retrocessione in Lega pro di tre anni fa è ancora recente e dovrebbe averci insegnato che certi segnali non vanno mai sottovalutati. Il primo nemico di una squadra che deve affrontare il rischio retrocessione è quello di non considerarsi una squadra pericolante, esattamente come ci è successo nell’anno di Aglietti, quando fino a Marzo era un tripudio di “questa squadra non merita la retrocessione, questa squadra non può retrocedere, dai non scherziamo ce ne sono molte peggio”. In questo momento, chi è peggio di noi? L’Avellino che probabilmente verrà buttata a calci nel culo in lega pro? Ok, ne mancano altre tre da trovare. La Pro Vercelli? Forse, ma intanto oltre a non averci fatto vedere la palla nel derby ha cambiato allenatore, e uno scossone all’ambiente lo ha dato, esattamente come ha fatto l’Ascoli e come ha fatto anche chi sta meglio di noi ma ha avvertito la pericolosità della situazione. Eppure, ed è la vera cosa che preoccupa, a Novara non succederà nulla, perché due allenatori non li paghiamo, ci sarà un mercato a Gennaio dove non ci dovremo probabilmente attendere grossi acquisti ma nemmeno grosse cessioni, ci saranno inviti all’unità e allo stare vicini alla squadra perché “ci sono qualità, non potete chiedere a questa squadra la A ma possiamo e dobbiamo comunque avere la forza di pensare in grande. La lega pro non è roba nostra, questa squadra non è da Lega pro e non ci andrà perché tante sono molto peggio di noi”.

E’ ancora presto per gli auguri di Natale, abbiamo ancora una partita giovedì e una subito dopo la festività in Liguria. Ma l’augurio a tutto il Novara Calcio, al Presidente Massimo De Salvo, al Direttore Generale Morganti, al Direttore sportivo Teti, all’allenatore Corini e a tutti i giocatori lo voglio fare adesso, ed è quello di augurargli nella loro vita calcistica di avere sempre paura. Voglia di osare ma soprattutto paura. Perché è solo con la paura che si possono trovare, ovviamente se ci sono, quegli stimoli e quelle palle che fanno la differenza nei momenti difficili. Il calcio è quella cosa strana dove le gambe, il sudore e il cuore ce li mettono i giocatori, i soldi la proprietà ma il culo ce lo mettono sempre e solo i tifosi. E col culo dei tifosi non si deve scherzare.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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