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Il moccolo della candela

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Per provare a raccontare Novara Cremonese non serve fare tanti discorsi: basta dividere lo spettacolo visto ieri dal momento dell’autogoal di Claiton dell’ultimo secondo. Sono due facce della stessa medaglia che però ricostruiscono perfettamente l’ambiente Novara di questi ultimi mesi. Quell’incredibile autogoal che ha fatto esplodere il pubblico in un tripudio oggettivamente sproporzionato e certamente alimentato da un senso di frustrazione collettiva, e il resto della partita sul quale vi è purtroppo ben poco da dire. Il tutto e il nulla. Passare da momenti in cui la presenza sugli spalti e sul campo esplode in tutta la sua forza ad altri, che purtroppo per noi sono predominanti, dove la morte cerebrale fa da padrona. L’esempio più appropriato per questo Novara è quello del moccolo della candela, che piano piano si consuma fino a rimanere un qualcosa di indefinito che non riesce nemmeno più a mantenere accesa la fiammella. Ogni partita è purtroppo sempre peggio, e lo è a partire dal momento in cui aprono i cancelli, lo è sugli spalti, lo è in campo, perché la verità è che probabilmente siamo tutti nello stesso tempo un po’ colpevoli, un po’ complici e un po’ vittime di un ambiente che, inutile girarci intorno, sta piano piano morendo.

Corini è colpevole, complice e vittima di questa situazione perché ormai fa quasi tenerezza vederlo e sentirlo. Colpevole perché darebbe l’anima per scaldarci i cuori, passerebbe lui a prendere a casa ogni singolo tifoso per portarlo allo stadio, scenderebbe in campo ancora lui se potesse farlo ma la realtà è che in questo momento non risulta credibile in niente che dica o faccia. E’ il primo colpevole perché è imbarazzante nei suoi commenti post gara in cui non si capisce se abbia assistito dalla panchina ad una partita in tv di Coppa Libertadores oppure abbia visto la stessa che abbiamo visto noi; è inquietante nel suo passeggiare mani in tasca avanti e indietro testa bassa che sembra uno sul ciglio di un binario del frecciarossa in attesa che passi il primo per buttarcisi sotto, ed è sconcertante per come è riuscito a bruciarsi quella grande empatia costruita coi tifosi trasformandola in una fredda diffidenza e lontananza. Perché la verità è che almeno Boscaglia era riuscito a catalizzare su di sè sentimenti diffusi di odio e rabbia dei tifosi, e questo ha contribuito in un certo senso a rendere tutti un po’ vivi a differenza di quanto succede quest’anno con lui dove, in fin dei conti, è troppo bravo e fa quasi tenerezza che non ti viene nemmeno di mandarlo a dar via il culo per spronarlo. E’ complice perché ha dimostrato tutta la sua incoerenza rispetto a quando si è presentato in estate nella chiacchierata a quattrocchi con Novarasiamonoi, dove ci ha detto di non aver avuto il minimo dubbio a sfanculare Zamparini solo perché pretendeva un tranquillo traghettamento verso la serie B e che non avrebbe avuto ovviamente dubbi a sfanculare noi qualora i presupposti maturati al momento della firma col Novara sarebbero cambiati, ma il fatto che lui sia ancora qui ci autorizza a pensare che abbia avallato tutte le scelte discutibili societarie. E’ anche vittima perché se è vero che ora la punta ce l’ha, non ha comunque ancora avuto la possibilità di schierare una volta un formazione logica in tutti i suoi componenti, per esempio col terzino destro che faccia il terzino destro, il sinistro che faccia il sinistro e non riadattando qualcuno su una fascia non sua oppure far difendere un altro che è stato messo in attacco nei tre mesi precedenti.

La Società è colpevole, complice e vittima di questa situazione perché alla fine tutto parte e finisce da lei. E’ colpevole perché, come è stato detto, ha allestito una formazione monca, al quanto discutibile e lo ha fatto con palese ritardo rispetto al calendario solare e sportivo. Non ha preso in considerazione da subito, nonostante evidenti e chiari segnali, di intervenire sul mercato degli svincolati provando a coprire dei buchi di rosa con elementi le cui caratteristiche avrebbero potuto aiutarci ad affrontare meglio il campionato, con l’aggravante di non prendersi nemmeno la responsabilità di questa scelta ma alimentando il dubbio sul fatto che questa fosse stata condivisa con lo staff tecnico. E’ complice perché sta assistendo inerme alla barca che affonda piano piano senza nemmeno porsi in uno dei due estremi possibili, ovvero senza scappare alla Schettino ma nemmeno facendo il capitano coraggioso che tenta fino all’ultimo di salvare il salvabile. No, la Società in questo momento sembra il famoso violinista sul Titanic che continuava a suonare mentre la nave affondava. Non prende probabilmente in considerazione un esonero perché in fin dei conti siamo solo a 2 punti (per giunta a 3 partite dalla fine del girone di andata) da quota 25 che rappresenta la perfetta media salvezza senza patemi, e quindi immagino che aziendalmente e strategicamente parlando cambiare guida tecnica ora rappresenti una costosa follia piena di rischi, per cui assiste in silenzio al lento spegnersi di questa candela ormai prossima alla fine. Ed è comunque vittima di un ambiente che sta morendo. Nelle ultime due partite casalinghe, tolta la quota ospiti, i paganti sono stati rispettivamente non più di 250 e meno di 400, per non contare gli abbonati che in buon numero non si sono presentati. Cosa vuoi dire onestamente ad un Presidente che deve far fronte a questi numeri e nonostante questo, ad oggi, ti mantiene in B?

L’ambiente, inteso come bacino di tifosi praticanti o da divano, è colpevole, complice e vittima di questa situazione perché se passiamo la giornata a raccontarci che senza i tifosi il calcio è morto allora dobbiamo in primis fare qualcosa per far si che questo calcio non muoia. E’ brutto dire queste cose, perché si rischia come sempre di offendere chi è inattaccabile e di non scalfire minimamente chi invece si meriterebbe la gogna pubblica, ma rimane il fatto che l’onere maggiore rimane comunque in capo a chi crede ancora ed è sempre presente. Tutti noi potremmo tifare di più, curva o non curva, eppure non lo facciamo più come un tempo; tutti noi potremmo “aggredire” i giocatori avversari, intimidirli, intimidire la quaterna arbitrale eppure non lo facciamo più come un tempo anzi a Novara chiunque può fare e dire quello che vuole che tanto è sempre un baci e abbracci finali e poi tutti sotto il settore ospiti a prendersi gli applausi; tutti noi potremmo aspettare i giocatori fuori dallo stadio, aspettare il ds, il dg, il dt o chi cavolo vogliamo e spronarli eppure non lo facciamo proprio più. La città potrebbe fare uno sforzo in più, eppure quando gioca il Novara i tre principali bar della città legati al mondo dello sport e del tifo, ovvero il bar Fontana, il bar Benevolo e il bar HP, senza contare tutti gli altri, sono pieni di gente che vede la partita in tv, magari quella stessa gente che critica la Società per il costo del biglietto ma in quelle due ore tra caffè, giri di amari e birre paga il doppio dei soldi.

Da questa situazione non è facile uscirne. Sicuramente vincere qualche partita aiuterebbe almeno a sollevare il morale, ma parliamoci chiaramente: non è comunque seriamente ipotizzabile ad oggi un cambiamento strategico della Società che nel futuro inizi a spendere e spandere portandoci giocatori di nome con un appeal superiore agli attuali. La somma di campionati più o meno tranquilli (tendenti all’anonimo) che portino al mantenimento della categoria sono fatti che probabilmente non bastano più a questa piazza, perché se così fosse è evidente che non ci troveremmo in questa situazione. Da sempre ci sono piazze più esigenti e piazze che lo sono meno, e non è mia intenzione ora accusare nessuno di esserlo, ma probabilmente Novara per sua natura è una piazza che ha bisogno di sentirsi sempre al centro dell’attenzione, di vincere, di godere per i successi perché semplicemente esistere ed esserci non gli basta. E’ la nostra storia di tifosi che in fin dei conti lo dice, siamo una città che ha scritto la storia dell’Hockey pista ma non ha mosso un dito per salvarlo, si è riscoperta ora fine intenditrice di pallavolo e ovviamente lo sarà solo fino a quando durerà, ed ora probabilmente nel calcio sogniamo l’Europa League.  Il moccolo della candela è arrivato quindi quasi alla fine e ho seriamente paura, come discusso con un amico in settimana, che solamente un evento shock possa scuotere l’animo del bacino di tifo dormiente che popola questa città: un altro giro di giostra in A oppure un fallimento con ripartenza dalla promozione. Decidete voi quale scenario sia più probabile.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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