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Il moccolo della candela

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Per provare a raccontare Novara Cremonese non serve fare tanti discorsi: basta dividere lo spettacolo visto ieri dal momento dell’autogoal di Claiton dell’ultimo secondo. Sono due facce della stessa medaglia che però ricostruiscono perfettamente l’ambiente Novara di questi ultimi mesi. Quell’incredibile autogoal che ha fatto esplodere il pubblico in un tripudio oggettivamente sproporzionato e certamente alimentato da un senso di frustrazione collettiva, e il resto della partita sul quale vi è purtroppo ben poco da dire. Il tutto e il nulla. Passare da momenti in cui la presenza sugli spalti e sul campo esplode in tutta la sua forza ad altri, che purtroppo per noi sono predominanti, dove la morte cerebrale fa da padrona. L’esempio più appropriato per questo Novara è quello del moccolo della candela, che piano piano si consuma fino a rimanere un qualcosa di indefinito che non riesce nemmeno più a mantenere accesa la fiammella. Ogni partita è purtroppo sempre peggio, e lo è a partire dal momento in cui aprono i cancelli, lo è sugli spalti, lo è in campo, perché la verità è che probabilmente siamo tutti nello stesso tempo un po’ colpevoli, un po’ complici e un po’ vittime di un ambiente che, inutile girarci intorno, sta piano piano morendo.

Corini è colpevole, complice e vittima di questa situazione perché ormai fa quasi tenerezza vederlo e sentirlo. Colpevole perché darebbe l’anima per scaldarci i cuori, passerebbe lui a prendere a casa ogni singolo tifoso per portarlo allo stadio, scenderebbe in campo ancora lui se potesse farlo ma la realtà è che in questo momento non risulta credibile in niente che dica o faccia. E’ il primo colpevole perché è imbarazzante nei suoi commenti post gara in cui non si capisce se abbia assistito dalla panchina ad una partita in tv di Coppa Libertadores oppure abbia visto la stessa che abbiamo visto noi; è inquietante nel suo passeggiare mani in tasca avanti e indietro testa bassa che sembra uno sul ciglio di un binario del frecciarossa in attesa che passi il primo per buttarcisi sotto, ed è sconcertante per come è riuscito a bruciarsi quella grande empatia costruita coi tifosi trasformandola in una fredda diffidenza e lontananza. Perché la verità è che almeno Boscaglia era riuscito a catalizzare su di sè sentimenti diffusi di odio e rabbia dei tifosi, e questo ha contribuito in un certo senso a rendere tutti un po’ vivi a differenza di quanto succede quest’anno con lui dove, in fin dei conti, è troppo bravo e fa quasi tenerezza che non ti viene nemmeno di mandarlo a dar via il culo per spronarlo. E’ complice perché ha dimostrato tutta la sua incoerenza rispetto a quando si è presentato in estate nella chiacchierata a quattrocchi con Novarasiamonoi, dove ci ha detto di non aver avuto il minimo dubbio a sfanculare Zamparini solo perché pretendeva un tranquillo traghettamento verso la serie B e che non avrebbe avuto ovviamente dubbi a sfanculare noi qualora i presupposti maturati al momento della firma col Novara sarebbero cambiati, ma il fatto che lui sia ancora qui ci autorizza a pensare che abbia avallato tutte le scelte discutibili societarie. E’ anche vittima perché se è vero che ora la punta ce l’ha, non ha comunque ancora avuto la possibilità di schierare una volta un formazione logica in tutti i suoi componenti, per esempio col terzino destro che faccia il terzino destro, il sinistro che faccia il sinistro e non riadattando qualcuno su una fascia non sua oppure far difendere un altro che è stato messo in attacco nei tre mesi precedenti.

La Società è colpevole, complice e vittima di questa situazione perché alla fine tutto parte e finisce da lei. E’ colpevole perché, come è stato detto, ha allestito una formazione monca, al quanto discutibile e lo ha fatto con palese ritardo rispetto al calendario solare e sportivo. Non ha preso in considerazione da subito, nonostante evidenti e chiari segnali, di intervenire sul mercato degli svincolati provando a coprire dei buchi di rosa con elementi le cui caratteristiche avrebbero potuto aiutarci ad affrontare meglio il campionato, con l’aggravante di non prendersi nemmeno la responsabilità di questa scelta ma alimentando il dubbio sul fatto che questa fosse stata condivisa con lo staff tecnico. E’ complice perché sta assistendo inerme alla barca che affonda piano piano senza nemmeno porsi in uno dei due estremi possibili, ovvero senza scappare alla Schettino ma nemmeno facendo il capitano coraggioso che tenta fino all’ultimo di salvare il salvabile. No, la Società in questo momento sembra il famoso violinista sul Titanic che continuava a suonare mentre la nave affondava. Non prende probabilmente in considerazione un esonero perché in fin dei conti siamo solo a 2 punti (per giunta a 3 partite dalla fine del girone di andata) da quota 25 che rappresenta la perfetta media salvezza senza patemi, e quindi immagino che aziendalmente e strategicamente parlando cambiare guida tecnica ora rappresenti una costosa follia piena di rischi, per cui assiste in silenzio al lento spegnersi di questa candela ormai prossima alla fine. Ed è comunque vittima di un ambiente che sta morendo. Nelle ultime due partite casalinghe, tolta la quota ospiti, i paganti sono stati rispettivamente non più di 250 e meno di 400, per non contare gli abbonati che in buon numero non si sono presentati. Cosa vuoi dire onestamente ad un Presidente che deve far fronte a questi numeri e nonostante questo, ad oggi, ti mantiene in B?

L’ambiente, inteso come bacino di tifosi praticanti o da divano, è colpevole, complice e vittima di questa situazione perché se passiamo la giornata a raccontarci che senza i tifosi il calcio è morto allora dobbiamo in primis fare qualcosa per far si che questo calcio non muoia. E’ brutto dire queste cose, perché si rischia come sempre di offendere chi è inattaccabile e di non scalfire minimamente chi invece si meriterebbe la gogna pubblica, ma rimane il fatto che l’onere maggiore rimane comunque in capo a chi crede ancora ed è sempre presente. Tutti noi potremmo tifare di più, curva o non curva, eppure non lo facciamo più come un tempo; tutti noi potremmo “aggredire” i giocatori avversari, intimidirli, intimidire la quaterna arbitrale eppure non lo facciamo più come un tempo anzi a Novara chiunque può fare e dire quello che vuole che tanto è sempre un baci e abbracci finali e poi tutti sotto il settore ospiti a prendersi gli applausi; tutti noi potremmo aspettare i giocatori fuori dallo stadio, aspettare il ds, il dg, il dt o chi cavolo vogliamo e spronarli eppure non lo facciamo proprio più. La città potrebbe fare uno sforzo in più, eppure quando gioca il Novara i tre principali bar della città legati al mondo dello sport e del tifo, ovvero il bar Fontana, il bar Benevolo e il bar HP, senza contare tutti gli altri, sono pieni di gente che vede la partita in tv, magari quella stessa gente che critica la Società per il costo del biglietto ma in quelle due ore tra caffè, giri di amari e birre paga il doppio dei soldi.

Da questa situazione non è facile uscirne. Sicuramente vincere qualche partita aiuterebbe almeno a sollevare il morale, ma parliamoci chiaramente: non è comunque seriamente ipotizzabile ad oggi un cambiamento strategico della Società che nel futuro inizi a spendere e spandere portandoci giocatori di nome con un appeal superiore agli attuali. La somma di campionati più o meno tranquilli (tendenti all’anonimo) che portino al mantenimento della categoria sono fatti che probabilmente non bastano più a questa piazza, perché se così fosse è evidente che non ci troveremmo in questa situazione. Da sempre ci sono piazze più esigenti e piazze che lo sono meno, e non è mia intenzione ora accusare nessuno di esserlo, ma probabilmente Novara per sua natura è una piazza che ha bisogno di sentirsi sempre al centro dell’attenzione, di vincere, di godere per i successi perché semplicemente esistere ed esserci non gli basta. E’ la nostra storia di tifosi che in fin dei conti lo dice, siamo una città che ha scritto la storia dell’Hockey pista ma non ha mosso un dito per salvarlo, si è riscoperta ora fine intenditrice di pallavolo e ovviamente lo sarà solo fino a quando durerà, ed ora probabilmente nel calcio sogniamo l’Europa League.  Il moccolo della candela è arrivato quindi quasi alla fine e ho seriamente paura, come discusso con un amico in settimana, che solamente un evento shock possa scuotere l’animo del bacino di tifo dormiente che popola questa città: un altro giro di giostra in A oppure un fallimento con ripartenza dalla promozione. Decidete voi quale scenario sia più probabile.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Quando le dimensioni contano davvero

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Scorrendo la classifica a questo punto del campionato, la riflessione che mi viene da condividere è che l’essere praticamente in vetta significa che c’è un grosso problema per le altre pretendenti alla promozione. Avevo ipotizzato un girone di andata con obiettivo credibile quello di non far scappare nessuno e invece, paradossalmente, da ognuna delle tre partite terminate in pareggio siamo usciti dal campo con qualche rammarico. Non sarebbe stato così assurdo essere oggi a punteggio pieno ma va bene così, anche perché i nostri margini di miglioramento sono importanti. Ad oggi è il Casale che deve preoccuparsi di non perdere terreno, e questo indubbiamente ci mette nelle migliori condizioni di poter giocare liberi da ansie e pressioni. Giocando a fare indegnamente il Marchionni, direi che il nostro gioco deve oggi essere quello di provare a non perdere mai, ed ovviamente cercare di vincerle tutte, portandoci sempre a casa quei pareggi in trasferta che fanno brodo, soprattutto quando alla fine rischi pure di perdere. E riuscire alla fine portare a casa il punto come oggi (ma anche a Borgosesia dove alla fine abbiamo corso qualche serio brivido) vuol dire, e mi ripeto rispetto al precedente editoriale, che è un anno di buona.

Uno dei nostri punti di forza oggettivamente è la panchina, e non è un caso che, tendenzialmente, nella ripresa veniamo fuori anche perché ormai appare chiaro che i nostri avversari partono tutti a mille per poi calare alla distanza. Sono proprio curioso di vedere tutte queste squadre tra qualche mese, quando per lo più sarà chiaro che non rischieranno di vincere il campionato ma nemmeno di retrocedere, quanto manterranno la stessa intensità agonistica che vediamo oggi. Sergio Borgo ai tempi sosteneva che la C2 si giocasse realmente sul campo solo nel girone di andata, e “altrove” nel girone di ritorno. Mi sono sempre chiesto quanto questa affermazione fosse più dettata da una narrazione surreale che reale, ma mai come un format abbastanza semplice come questa D, in cui sale solo la prima e il resto serve solo per eventuali ripescaggi, può essere presa come test per capire se il Sergione fosse sotto effetto di alcool o no. La speranza è ovviamente quella di diventare davvero i più forti e fregarsene di queste leggende. Se di leggende si possa davvero parlare.

Sarei inoltre curioso di sentire il parere dei professionisti del pallone, se fossero chiamati a giocare su un campo chiaramente troppo stretto come quello di Ligorna. Chissà se confermerebbero il parere delle colleghe professioniste dei film porno che, solitamente e magari ipocritamente, sostengono che a letto le dimensioni non contano. La delusione di questa serie D è proprio rappresentata dalle dimensioni di certi campi. Si può sorvolare sulla tecnica media, sulla copertura mediatica inesistente, sugli impianti scadenti, sul pubblico talvolta ridicolo e sulla poca professionalità delle società che ne fanno parte, ma sinceramente davo per scontato che almeno le dimensioni dei campi fossero standard. Non è una scusa per la mancata vittoria, diciamolo chiaramente, anche perché pure tutte le altre squadre giocheranno sullo stesso campo del Ligorna così come quello del Borgosesia (giusto per citarne un altro parecchio stretto in cui abbiamo già giocato), ma non serve aver giocato a calcio a certi livelli per capire come un campo così ridotto sfalsi notevolmente gli equilibri in campo a favore di chi ci gioca con regolarità. Quindi a letto non lo so, ma nel calcio le dimensioni contano eccome, poche balle! Pazienza, ce ne faremo una ragione, ma rido se penso che anni fa abbiamo messo in discussione una partita a Terni pretendendo la misurazione del campo, mi chiedo allora se quell’anno avessimo giocato a Ligorna che cinema avremmo piantato giù, probabilmente avremmo abbandonato il campo con Di Bari stile Galliani a Marsiglia che ci avrebbe intimato di uscire.

Tornando seri, due goal su quattro subiti fino ad ora arrivano da calcio d’angolo, e questo fatto non deve essere sottovalutato. In un quadro difensivo tutto sommato affidabile, stona molto aver preso due goal in situazioni in cui i movimenti dei difensori (e del portiere) sono determinati. Qualcosa evidentemente va registrato perché non funziona ancora come dovrebbe. Per Pablo, invece, non esistono davvero più parole. Anche oggi un assist e un goal che certificano nuovamente quanto sia fondamentale, e che enorme valore aggiunto rappresenti nella nostra rosa.

E adesso derby. Per chi come noi ha un solo derby, forse due se consideriamo quello con l’Alessandria, quando capita di giocare contro squadre come Romentino o Gozzano corriamo il rischio di sottovalutare realtà che meritano rispetto. Nel mio mondo fatato non può esistere che l’RG Ticino, i cui dirigenti dichiaratamente hanno sempre tifato Novara, possano venire al Piola a rompere i gioielli che portiamo tra le gambe e portare a casa punti. Ma il mio mondo non è lo stesso in cui si gioca, per cui è bene si replichi la vittoria in coppa Italia per poi riempirli di pat pat sulle spalle e attestazioni di stima. Ma questo dopo. Già il Gozzano si è messo di impegno per risultare antipatico come pochi, mi rifiuto di pensare che pure i vicini di casa lo diventino. Sarebbe troppo.

Claudio Vannucci

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Incassiamo il credito col destino

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Tornando a casa dal Piola ieri, e ripensando alla partita appena vinta contro la fu capolista Bra, pensavo nuovamente alle molte analogie con la stagione vincente di Mimmo Toscano. Quell’anno, che avrebbe dovuto rappresentare la rinascita azzurra, cosa poi effettivamente successa, ricordo un inizio non entusiasmante, una grande consapevolezza di fondo di essere i più forti, la solita stagione epica della solita avversaria a casaccio durata appunto una sola stagione (Bassano) e, vabbè, le vicende extra calcistiche che stavano per rovinare tutto benché, ma non avremo mai la riprova, ero e sono abbastanza sicuro del fatto avremmo comunque poi vinto i playoff. Quel campionato lo ricordo molto bene perché avevo e avevamo un po’ tutti quella sana sboroneria tipica, appunto, di chi sapeva di essere il più forte. L’abbiamo manifestata in modi diversi: chi prendendo in giro gli avversari, chi ignorandoli, chi con una serie interminabile (e pure un po’ stucchevole) di gesti scaramantici, ma tutti con una presenza costante ed un rinnovato calore che nella categoria superiore avevamo un po’ smarrito. Retrocedete di un piano il tutto e ditemi se non vi ritrovate con la stagione attuale dove sto rivedendo non solo una curva che, piano piano, sta tornando allo splendore che aveva perso, ma anche uno stadio molto partecipe ripopolato da persone che avevo smesso di vedere da tempo. Quel campionato di Toscano, e sintetizzo in maniera un po’ impietosa, lo abbiamo vinto fondamentalmente sapendo di avere un’ottima difesa e che sarebbe bastato “tirarla su” che qualcosa di buono con Evacuo, Corazza e Pablo sarebbe successo. Ricordo inoltre tantissime partite il cui risultato dopo 45 minuti era di parità, trasformato puntualmente in vittoria alla fine del match, cosa che, più o meno e sempre impietosamente sintetizzando, è quello che stiamo facendo oggi con Marchionni. Giochiamo, la difesa si dimostra assolutamente importante e affidabile, e quindi la tiriamo puntualmente su dove prima o poi, tra Vuthaj e Pablo (ma anche con Tentoni, Capano, Di Masi e via dicendo), qualcosa di buono arriva.

Calcisticamente parlando sono poco incline a vedere le sfumature. Per me le stagioni si dividono in buone o di merda, e quelle finite così così mi hanno sempre lasciato o qualche rammarico, o comunque la percezione di essere state un po’ di merda. E’ il destino di chi, come me, ambisce sempre al meglio ma, consentitemi di dirlo, anche la condanna di quelli incapaci di sognare, perché aver visto del buono ed essersi accontentati di non essersi nemmeno qualificati ai playoff la scorsa stagione lo trovo un po’ triste. Ovviamente meglio undicesimi che essersi svegliati freddi sotto ad un cipresso come successo qualche mese dopo con Pavanati, ma il concetto di base rimane. Ed è per questo che ad oggi poco mi importa se al 10 ottobre non è stato fatto ancora nulla e che questa stagione possa potenzialmente rivelarsi una di merda perché io (e noi tifosi tutti) non sono chiamato a scendere in campo ma ad essere sugli spalti a tifare, e dal mio punto di vista (che qualche campionato nella mia vita l’ho visto) questa è chiaramente una stagione “buona”. Abbiamo la storia migliore di tutte le nostre avversarie, la piazza attualmente migliore, il pubblico più numeroso e qualitativamente più elevato, la squadra apparentemente più forte (sicuramente lo è stata tra quelle viste fino a ieri), la Società con più ambizione e, forse, con più possibilità economiche in rapporto alla categoria. Proprio per questo mi viene la nausea quando vedo recitare il copione che prevede il castrarsi quotidianamente dalle emozioni e della gioia in virtù del principio che bisogna stare umili e concentrati. Ma cazzo, ieri il Bra capolista aveva un tifoso solo al seguito orgogliosamente con sciarpa al collo nel rettilineo. Ecco, lo sappiamo tutti noi, oltre a lui, che la Trasferta con la T maiuscola della sua stagione è stata Novara. Mi chiedo allora perché a Novara si debba per forza passare per quelli che “no no zitti non parliamo è ancora lunga vuoi mica che cade un meteorite e crepiamo tutti, no no per carità”. Eddai su, possiamo permetterci di avere la lingua lunga dopo mesi (o anni) di orecchie abbassate.

Ovvio che questa considerazione è da intendersi confinata al microcosmo della tifoseria. Marchionni è chiamato ad infondere ogni giorno un livello di tensione agonistica altissima. Nessuno deve permettersi di scendere in campo con la certezza di avere già vinto, ma anzi con quella cattiveria di chi è conscio possa anche perdere ma che sa di poter battere chiunque. Far parte del Novara FC quest’anno vuol dire essere calciatori privilegiati in tutto e per tutto, e deve essere chiaro ad ognuno di loro che questo status va ripagato con prestazioni degne di nota. Spero che il senso del mio discorso sia arrivato a tutti e soprattutto capito. Poi ognuno la viva come meglio crede, mi pare ovvio. Ma è proprio da queste stagioni che si costruiscono le basi per diventare una tifoseria che può fare la differenza in futuro. I giocatori non sono i soli che non possono e non devono perdere questa grande occasione, ma anche noi tifosi tutti. In un certo senso pure noi siamo privilegiati perché quello che stiamo vivendo non era scontato e nemmeno dovuto. Se avevamo un credito col destino è giunto il momento di incassarlo. Possibilmente senza fare le fighe di legno.

Claudio Vannucci

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Lo spirito maleducato del Piola.

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L’arma in più del Novara, oltre all’esperienza e alla malizia, è indubbiamente stato il pubblico che con autentici ruggiti ha spinto gli azzurri nei momenti più difficili. Erano anni che non trovavo un’atmosfera così, uno stadio vero, un’atmosfera vera. Ezio Rossi, all. Varese.

Partiamo da questo punto, perché a mio avviso è quello più indicativo visto che delinea la strada che dovremo seguire: il mettere pressione agli avversari. Se prima poteva essere solo una logica supposizione, tre partite di campionato ora provano quanto, più del solito, un Silvio Piola caldo possa fare la differenza. E lo può fare al di là della solita retorica e dell’ovvietà del sottolineare quanto, ovviamente, uno stadio che sostiene la propria squadra è uno stadio difficile per gli avversari in cui giocarci. Ma proprio perché questa situazione è cosa parecchio rara in una categoria mediamente avara di pubblico (soprattutto di “qualità”), che inoltre vede protagonista un numero enorme di giovani che non sono abituati a tutto ciò che comporta la pressione contro, bisogna alzare i toni. E credo fermamente bisogna farlo incuranti del bon ton o di quella superiorità che spesso accompagna le tifoserie che si ritrovano, per eventi esterni, in categorie minori. C’è infatti un codice non scritto di comportamento tale per cui ci si deve dimostrare superiori contro certe realtà. Se questo è condivisibile nella partita tra curve, non può e non deve esserlo in quella reale. La panchina avversaria va messa sotto pressione, la terna va messa sotto pressione, gli avversari vanno messi sotto pressione perché alla lunga un errore lo fanno, e il ragazzino prima o poi paga pegno. E non importa se si gioca contro una piccola realtà simpatica di giovani volenterosi magari seguiti da 5 tifosi. Non so dire se davvero ieri si è vinto perché il Piola è stato una bolgia, ma sono certo che se riuscissimo in tutte le altre partite a garantire lo stesso livello di calore, qualche punto in più a fine anno lo avremmo. Pure Allegri, ai tempi allenatore del Milan, disse: “il pubblico di Novara è maleducato” riferendosi alla pressione che percepì dietro di lui. Ecco, siccome difficilmente quest’anno giocheremo contro Robinho, Thiago Silva, Ibra e Seedorf come quella volta, auspico che si torni proprio a quello spirito.

Vincere ieri non era solo importante, ma fondamentale, a prescindere dalla rivalità col Varese che, va riconosciuto, ha avuto l’enorme merito di onorare questa sfida non solo in campo ma anche sugli spalti. Partite come queste, che abbiamo seriamente rischiato di perdere a causa dell’elevato numero di lombarde in questa categoria che avrebbe tranquillamente giustificato la lega ad inserire i biancorossi in altro girone, sono quelle che ci permettono di aggrapparci a quella flebile speranza di assistere ad uno spettacolo di tutto rispetto. Ma a parte questo, rimandare ancora l’appuntamento con la vittoria sarebbe certamente stato pericoloso. Ascolto attentamente intorno a me persone competenti ribadire quanto alla terza giornata sia assurdo sputare sentenze, ed hanno assolutamente ragione. Ma credo non si possa ignorare la nostra situazione e il contesto in cui ci troviamo. Il merito di Ferranti non è stato solo quello di garantire la presenza e continuità sportiva, ma è stato chiaramente quello di risultare credibile, e quindi di riportare entusiasmo e speranza di successo. Ma questo sentimento si regge su fondamenta di cristallo quando tutti noi siamo degli elefanti. Ci vuole nulla per far cadere tutto. E tardare la vittoria vedendo la vetta allontanarsi sempre di più poteva essere proprio uno di quei motivi. Non è scritto da nessuna parte che si debba vincere quest’anno ma non si è fatto nemmeno poi così tanto mistero che si voglia provare a farlo, e quindi piaccia o no, siamo condannati a guardare la parte alta della classifica e non quella bassa. 2300 abbonati (per ora), un seguito di pubblico in trasferta potenzialmente importante, un budget molto al di sopra della media per la categoria, il pensare ancora in grande di una piazza per lo più ancora tarata almeno sulla C se non sulla B, ci vedono costretti a giocare per vincere. Contro ogni logica e razionalità, ma questo è il nostro contesto attuale.

Oltre alla prima storica vittoria, ci sono almeno altri due aspetti assolutamente positivi da rimarcare. Il primo è certamente quello della tenuta fisica media in costante miglioramento. La nostra squadra corre, e riesce a farlo ora per 95 minuti. Il secondo, pur ribadendo la mia perplessità di fondo circa il costante e continuo utilizzo di Pablo, è impressionante come questo ragazzo stia fisicamente bene. E’ evidente che qualcosa non funzionasse gli anni scorsi, e non so se riguardasse più la testa, la Società che aveva alle spalle o la preparazione (o tutte queste cose) ma rimane il fatto che oggi è un enorme valore aggiunto. E lo è non tanto dal numero potenziale di goal che potrebbe fare, ma dall’apporto in termini di assist (ieri due) e di esperienza in campo. Magari ad un occhio poco attento può sembrare che incida poco, ma invece parla con l’arbitro nel momento giusto, polemizza con l’avversario o lo tranquillizza nel momento giusto, da consigli sempre e comunque oltre appunto a fare assist. Mi rendo conto che probabilmente mi sto rispondendo da solo al quesito iniziale circa lo spropositato minutaggio cui è stato sottoposto, tuttavia Pablo oggi è mezzo Novara, e va preservato. Questo porta però ad una seconda riflessione circa, questa volta, un aspetto negativo: siamo apparentemente un po’ spuntati in avanti. Vuthaj, che continuo a pensare faccia un altro sport rispetto ai colleghi pari categoria, mi pare sia continuamente chiamato ad un lavoro enorme di corsa che non dovrebbe fare perché lo allontana dall’area e dal tiro. Non voglio dilungarmi in analisi tecniche che ben fanno Jacopo, Ciumi o Sartorio, però la mia impressione è che se Pablo è mezzo Novara, Pablo e Vuthaj sono oggi il 90% almeno del Novara. Da rivedere Ferla infortunato, ma il campo dice che alla terza qualche pezzo abbiamo iniziato a perderlo, per cui è legittimo chiedersi quanto il resto della truppa avanzata sia in grado di incidere nella partita come fanno i titolari odierni.

Concordo nuovamente con l’allenatore del Varese sul fatto che alla fine di questo mese avremo le idee un po’ più chiare su questo campionato. Evidente si debba sempre andare a punti e vincere il più possibile rimanendo sempre attaccati alle zone alte. Mi piace pensare quello che tutti ieri abbiamo pensato, chi convintamente e chi più come auspicio: questa vittoria può e deve rappresentare la svolta in questo campionato. Abbiamo neutralizzato il karma negativo del pareggio con l’Asti allo scadere ed ora andiamo a giocarcela ogni partita. Pensavo peggio questa serie D, davvero.

Claudio Vannucci

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