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A volte ritornano

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Ho ritrovato, quasi per caso, cosa scrissi ormai quattro anni fa quando se ne andò.
Lo ripropongo così come lo scrissi: con tutta la malinconia del contesto, consapevole, adesso come allora, che il tempo scorre ed i ricordi restano solo in quanto tali.

Il futuro è fatto di presente, il passato resta ma non porta a niente.

Spero comunque che quegli omuncoli che cito più sotto, venerdì (sempre che vengano ancora allo stadio) abbiano la compiacenza e la dignità di non alzarsi in piedi ma di essere coerenti con loro stessi.

Tutto ciò che scrissi vive in molti di noi Attilio ma spero, con tutto il cuore, che venerdì tu possa scuotere la testa per quattro volte così come hai fatto l’ultima volta…. adesso abbiamo l’Eugenio, tu sei il passato, e lui è il nostro comandante: Eugenio fagli un culo come una capanna …

“…. ho notato, con profonda tristezza, che una massa di piccoli omuncoli ha maramaldeggiato oggi sul muro, con il cadavere ancora caldo, lasciandosi andare in alcuni casi a malcelata euforia e, in altri, postando messaggi a cazzo che lasciavano chiaramente trasparire che del Novara ne sanno veramente poco.
come ha detto qualcuno qualche ora fa: … ci sono più muraioli stasera che tifosi in curva la domenica.
niente di più vero.

così come ho notato che molti “nick” storici o affezionati, un po’ per la incazzatura non ancora smaltita dalla prestazione di ieri, molto per la perdita di un punto di riferimento importante hanno preferito far si che il silenzio parlasse per loro.

Non lo vedremo più, questo è stato il mio primo pensiero… e a me mancherai molto Attilio.

ma non mi mancherai perchè sei un uomo probo, schivo, attaccato al lavoro ( la maglia mi sembra un po esagerato), capace … insomma un allenatore

no mi mancherai soprattutto perchè mi hai fatto godere come un riccio, ogni week end

la tristezza che mi aveva assalito con l’arrivo di Mondonico ed il suo 9-0-1 mi sparì di colpo alla fine di febbraio, con il tuo ritorno. andavamo in campo, prendendo a volte sberle incredibili, ma io, comunque, nonostante tutto, mi divertivo.

ci hai portato il tuo credo, un credo che, dopo Lamberto Giorgis, qui a Novara non si era più visto:
andiamo in campo sempre per vincere o per giocarcela.

questo mi mancherà Attilio, al di la del rapporto personale, mi mancherà quel franco rapporto allenatore tifoso: tu mi confezioni un prodotto che mi faccia divertire… ed io godo come un riccio.

andrò ancora alla stadio certo, come sempre, come faccio da un paio di ventenni… ma ho paura che dovrò aspettare ancora un po di tempo per godere come mi hai fatto godere tu.

in tutti questi mesi, anche quando qualcuno degli omuncoli di cui sopra iniziava a dire, spesso in maiuscolo, che avevi fatto il tuo tempo e te ne dovevi andare, io ti ho sempre difeso; e non per partito preso o per riconoscenza, esclusivamente perchè vedevo, stando seduto dietro di te, con quale acume e quale partecipazione cercavi di interpretare, a volte sbagliando, la partita che si stava giocando.

errori ne hai fatti tanti, alcuni di valutazione forse macroscopici, ma li hai sempre fatti per un credo… e, ripeto, con il tuo credo io ho sempre goduto come un riccio.

ne hai fatto invece uno che non ti perdono e che, purtroppo, ci terrà lontani forse per sempre:

hai accettato ( per troppo amore? non ci credo… per riconoscenza nei nostri confronti? mi sembrerebbe stupido) di continuare a komandare la squadra anche quando ti stavi rendendo conto che non era la tua e che non avresti potuto modellarla a tua immaginei e somiglianza…. sia per uomini che per carattere
qui hai peccato di egoismo e di presunzione…. penso tu fossi convinto che tutto quello fatto in tre anni fosse comunque ripetibile nonostante tutto e nonostante tutti.
e penso anche che ritenevi impossibile replicare da altre parti quello che eri riuscito a fare qui a Novara.
su questo hai sbagliato Attilio, dovevi avere il coraggio, nel momento stesso in cui hai capito che parte degli uomini che stavano arrivando non erano i tuoi, di non continuare, ancora prima di iniziare.
ma hai ragione, dei se e dei ma ne son piene le fosse…
ora non ci sei più ma, come hai detto lo scorso anno, siamo noi tifosi che continuiamo a fare la storia di questa squadra. e noi, quelli veri, quelli che sanno chi è e come gioca Jack Gattuso, quelli che non si demoralizzano se non sentono il nome di grido, quelli che se non sanno qualcosa si documentano o argomentano, quelli che si fanno gelare il culo tutte le domeniche, soprattutto quelli che non hanno bisogno di vedere il numero sulla maglia del giocatore per riconoscerlo, quelli che lo riconoscono da un tocco, da un movimento, questi tifosi, noi la gran parte, noi che abbiamo vissuto momenti bui e tristi, noi continueremo ad esserci, ad esserci anche per te.

il tuo nome resta stampato a caratteri indelebili nel cuore e sulla maglia di tanti di noi, per come ci hai fatto godere, ma senza dimenticare che il tuo stile, il tuo charme ci ha fatto godere con classe.

ora al gruppo che non ti ha aiutato ci penseremo noi, penseremo noi a tenerli sotto pressione, a fargli il culo per manifeste mancanze di applicazione.
Ma penseremo anche ad osannarli ( siamo tifosi lo sai ed i tifosi si vendono a chi li fa sognare) se qualcuno di loro ci farà godere ancora come un riccio
Panta rei Attilio, tutto scorre
Grazie di tutto comunque sei stato un compagno di vita per tre anni, sei stato un uomo”

Ciumi

 

Analista tecnico delle partite e sfanculatore ufficiale del blog. Convive con una sana passione per le Converse All Star sgualcite e scolorite e per la scarsa considerazione sul genere umano. Severo ma giusto.

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I numeri di sto c…. e la felpa rossa

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Quest’anno mi sono divertito a raccontare le partite del Novara partendo dai numeri: possesso palla, occasioni create, tiri in porta, tiri subiti, indici di pericolosità e così via. La realtà è che i numeri raccontano una storia che molto spesso non è quella del campo. Anche ai massimi livelli abbiamo visto il PSG perdere contro il Borussia nonostante il 70% di possesso palla, 21 tiri dei parigini contro 4 dei tedeschi e il famoso indice di pericolosità XG che indicava che il PSG avrebbe dovuto vincere 3 a 1 ed in invece 0-1 per il Borussia e Mbappè muto.

Per tutta la stagione il Novara ha avuto ottimi numeri e soprattutto in attacco, la squadra di Gattuso ha quasi sempre creato occasioni da gol, oltre a praticare spesso un calcio godibile. Non è semplice costruire un gioco organizzato e propositivo, molto più semplice e probabilmente più funzionale in questa categoria giocare in maniera speculativa, pensare a difendersi, infoltire il centrocampo e pungere in contropiede come 40 anni fa. Ma il calcio è cambiato e quest’anno Alessandria e Pro Sesto che praticavano proprio questo tipo di calcio, fondando la loro forza sulla compattezza difensiva per compensare la loro pochezza tecnica, sono retrocesse nettamente.

Ma se il Novara si salverà non sarà per le scelte tattiche di Gattuso, bravissimo a svicolarsi da assurde imposizioni societarie sul modulo, non sarà per la crescita continua del gruppo, non sarà per i cambi in corso che hanno cambiato il volto delle partite, non sarà per la pazienza ed il lavoro su Ongaro trasformato in giocatore di calcio in tre mesi, non sarà per aver inventato un difensore in capocannoniere, non sarà per la continua, incrollabile quasi maniacale convinzione che la salvezza sarebbe arrivata nonostante tutto. Se il Novara si salverà sarà soprattutto grazie alla felpa rossa di Jack Gattuso tenuta rigorosamente sulle spalle nella conferenza stampa prepartita e per tutta la partita con il Fiorenzuola dal riscaldamento fino ai festeggiamenti culminati con il regalo della stessa felpa ad un fortunato tifoso azzurro. Quella felpa rossa, indossata in egual maniera anche con il Legnago, appoggiata sulle spalle a 27 gradi è il vero segreto della probabile salvezza del Novara.

Grazie Jack, tieni duro ancora una settimana, recupera qualche ora di sonno e poi costruisci come sai fare l’ultima vittoria, con o senza  felpa rossa sulle spalle.

p.s. il Fiorenuzola ha dominato nei numeri: oltre ai 18 calci d’angolo anche 18 tiri in porta contro solo 5 (tre gol compresi) del Novara. Nel primo tempo abbiamo fatto due tiri in porta e tre gol. Secondo l’indice XG il Fiorenzuola doveva vincere 2 a 1 ed invece 1-3 e Tabbiani muto! Pur avendo enormi limiti tecnici e fisici il Fiorenzuola gioca a calcio e prova a vincere le partite come il Novara. Poi perde e retrocede perché questo nel calcio succede, ma almeno prova a costruire calcio. Alessandria e Pro Sesto giocando come 40 anni fa non hanno nemmeno provato a giocare e non penso che da quelle parti qualcuno si sia divertito.

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Come un biglietto in tangenziale

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Lunga e diritta correva la strada, forte il motore rombava, ma il finestrino era abbassato e fuori il foglio volava, e fuori il foglio volava.

Non si tratta di una modifica al bellissimo testo di Francesco Guccini, ma l’esatta trascizione di ciò che è successo ieri.

Complice una di quelle trasferte “ciccione” che resteranno scolpite nella storia e nella memoria, ammesso che si riesca a ricordare tutto.

Dunque, giusto per essere sintetici e non dilungarmi in quelli che il Ciumi classifica come pipponi,

mi tocca precisare che lo scenario è la campagna piacentina, non troppo diversa dalla nostra: sullo sfondo le colline invece delle alpi, ampi spazi coltivati a verde contrapposti al nostro mare a quadretti.

Case e cascine un po’ qua e un po’ la, e tra queste una trattoria, una di quelle sulla cui porta di ingresso non sono appiccicati gli adesivi delle stelle al merito culinario, ma un semplicissimo foglietto con su scritto “tutti i giorni dopo le 12:15 si organizzano corsi di recupero per astemi”.

Ecco, qui si comincia a intravedere la causa del ricorso a Guccini.

La complicità dell’ ottimo cibo e la semplicità di quel blend di bonarda e barbera che da queste parti chiamano gutturnio, si impadroniscono subdolamente della scena. 

Non è mica colpa nostra se il fischio di inizio è fissato alle 18, c’è da far trascorrere un po’ di tempo per arrivarci vicino e quindi il “felino”, la coppa, il lardo, la tagliata sono gli strumenti che si usano da queste parti, insomma, mica puoi stare li a rimirare il paesaggio e bom!

Vabbè, si parte per Fiorenzuola una volta pagato il conto, lievitato sensibilmente dopo la conta della bocce, le quali, in combutta con la temperatura esterna, inducono all’abbassamento dei finestrini delle auto.

Ed è proprio in questo frangente che si consuma la tragedia: tangenziale che conduce a Fiorenzuola, un rettilineo lungo un paio di chilometri, un ponte sotto il quale scorre il Trebbia, un foglio bianco che vola fuori dal finestrino della vettura che apre il “corteo”, le quattro frecce inserite per una sosta dove non esiste la benchè minima corsia d’ emergenza.

Il biglietto della Vivaticket valido per l’ingresso allo stadio, che svolazza per aria beffardo e impertinente per posarsi in mezzo alla carreggiata per poi riprendere il volo al passaggio delle auto che sfrecciano in ambo i sensi di marcia a più di 100 chilometri orari.

Panico nello sguardo del titolare del Vivaticket volante e in quello di Nonnalanto che urla “Ma dove vaiii, torna indietro che c’ hai il ginoccio bionicooo!!” quando si accorge che il più vecchio della comitiva … pardòn, il più anziano o diversamente giovane, sprezzante del pericolo, corre assieme alla bisteccona e al gutturnio verso il foglio che nel frattempo si è posato sul bordo del guardrail, fermo, immobile, inanimato … “ti ho visto, ti prendo, non puoi sfuggirmi”… col cazzo!!! uno stronzo con la maglia del Fiorenzuola strombazzando a centoventitre all’ ora, rimette in discussione tutto quanto facendo decollare il Vivaticket nella carreggiata opposta.

È lì che il più anziano diversamente giovane, sprezzante del pericolo attraversa le corsie impossessandosi definitivamente del Vivaticket per poi restituirlo al legittimo intestatario del medesimo dopo aver ripercorso i circa trecento metri a ritroso sotto un sole estivo che fissava il termometro a 30 gradi.

Un proverbio recita che la curiosità è femmina, ma secondo me è anche maschia, però credo non sia giusto, per i diritti che la privacy garantisce, rivelare il nome del proprietario del Vivaticket volante.

Ma siccome io della privacy me ne sbatto le balle rivelo pubblicamente il nome di colui che ha rischiato di perdersi cotanta memorabile partita: Ciumi.

Il resto lo conoscete tutti, ormai appartiene al passato, il futuro si concretizzerà tra sette giorni. Domenica tutti al Piola.

Nonnopipo   

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Atto d’amore

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Saranno circa seicento i novaresi presenti sulle tribune e nel settore ospiti di Fiorenzuola. Trecentocinquanta biglietti polverizzati in poche ore con la conseguente apertura del secondo blocco riservato agli ospiti.

La trasferta in Emilia, complicata per l’assenza di pullman organizzati, avrà una partecipazione che non si vedeva in tante trasferte in serie A per non parlare di quelle in serie B anche ai massimi livelli. Un risultato numerico sorprendente, alla fine di un campionato che ha fatto risultare il peggior piazzamento della storia del Novara insieme al 17°posto del campionato di C1 del 1996/97.

Evidentemente questi ragazzi di azzurro vestiti sono riusciti a smuovere il freddo cuore dei tifosi novaresi. Al di la dei risultati è innegabile che questo gruppo ha dato tutto quello che poteva, ha sempre giocato al massimo delle proprie possibilità ed è cresciuto nel corso della stagione dimostrando un attaccamento alla causa e forse anche alla maglia sorprendente.

Abbiamo visto i giocatori spauriti di inizio stagione come Corti, Donadio e Gerardini diventare credibili per la categoria partita dopo partita, giocatori che speravamo che se ne andassero via come Di Munno e Ranieri diventare colonne intoccabili del centrocampo, altri come Calcagni e Bonaccorsi trasformarsi in bandiere azzurre e nel caso di Urso abbiamo visto un giocatore ripresosi da un infortunio devastante e molto criticato nel suo primo anno azzurro, diventare Federico Di Marco. Ci siamo subito innamorati dell’impegno dei nuovi arrivati e soprattutto abbiamo visto una squadra che nonostante un inizio campionato da incubo con la prima vittoria raggiunta a fine novembre, nonostante le sconfitte devastanti subite negli ultimi minuti e nonostante gli schiaffi presi, si è sempre rialzata, ha sempre lottato e ha sempre espresso, un livello di gioco organizzato e propositivo.

Abbiamo perso strada facendo Khailoti, Calcagni, Donadio, Kerrigan, Scappini e Lancini. Sei titolari persi senza battere ciglio, chiunque sia entrato in campo lo ha fatto al meglio delle sue possibilità. Questa “chimica” è stata capita dai “maicuntent” novaresi che non hanno mai fatto mancare il sostegno alla squadra.

Ventitré anni fa il Novara che raggiunse la salvezza a Fiorenzuola capitanato da Giacomo Gattuso, appassionava i tifosi azzurri, come il Novara di oggi e costruì nella sofferenza della lotta per la salvezza le basi che portarono due anni dopo sei undicesimi di quella squadra al raggiungimento di una clamorosa promozione.  Che sia di buon auspicio, forza ragazzi, siamo pronti a soffrire con voi fino alla fine, fino alla vittoria.

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