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Passeggiando a tempo di noia

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Se durante il mese di agosto le notizie di mercato ci avessero indirizzato su un centrocampo formato da Bennacer, Krunic e Castagnetti tutti quei professoroni del muro, che di mestiere fanno il direttore sportivo e che lavorano per hobby, si sarebbero stracciate le vesti minacciando abbonamenti bruciati, futuri nefasti, abbandoni di De Salvo che stava smantellando la squadra … un casino insomma.

La differenza nella partita di ieri sta tutta qua: noi un centrocampo ordinato, compatto ma senza la minima personalità loro con un centrocampo ordinato, compatto ma con una personalità sicuramente superiore.

Noi con passaggi scontati, diversamente imprecisi, sempre di dieci centimetri sbagliati loro con passaggi scontati ma sempre terribilmente precisi, fluidi.

Quando si incontrano due squadre che, per ragioni diverse, hanno la necessità di non perdere è il possesso  a centrocampo che fa la diffferenza … il nostro ieri, quando per quei pochi minuti lo abbiamo avuto, è sempre stato sterile … noioso.

Noioso come è quel modulo che probabilmente ci da sostanza, che probabilmente ci regalerà una salvezza prematura, ma che è soporifero come un pippone del Nonno quando ha bevuto un paio di bicchieri di vino.

Diciamocelo : nonostante tutto, nonostante tutti quei punti fatti in trasferta, nonostante l’impegno di giocatori ed allenatore, nonostante il fatto che con 22 punti possiamo sentirci con la pancia sufficientemente piena a questo punto della stagione …. ci siamo sonoramente rotti i coglioni di questo 532 da passeggiatori di centrocampo.

Ieri la partita si è sviluppata con noiose trame di centrocampo fatte di piccole passeggiate avanti e indietro; era un po’ come se fossimo seduti dentro il vecchio Bertani degli  anni passati dove, bevendo un the con due pasticcini alla crema, potevamo vedere la gente che passeggiava con tranquillità davanti all’Upim o alla Fiorentina.

L’evento più emozionante si è palesato due minuti prima del fischio d’inizio quando Lorenzo De Mani si è issato, con insospetta agilità, sulle spalle di Benedettini per sistemare due punti della rete che un guardalinee molto scrupoloso aveva evidenziato come rotti.

Tutto il resto, pur con un beneamato e beneaccolto punto contro una squadra che si giocherà la promozione fino alla fine, è stato torpore assoluto dal quale ci siamo salvati solo grazie al freddo che piano piano si era insinuato nei nostri pantaloni.

Ciumi

 

Analista tecnico delle partite e sfanculatore ufficiale del blog. Convive con una sana passione per le Converse All Star sgualcite e scolorite e per la scarsa considerazione sul genere umano. Severo ma giusto.

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E mi sono innamorato ma di Ga-lup-pini

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Non si può che partire dicendo che abbiamo buttato via due punti. E questo fa certamente girare i coglioni. Ma a domanda specifica: avremmo potuto fare qualcosa in più per vincere la partita, sarei davvero in difficoltà a rispondere ‘sì’ e soprattutto a definire ‘cosa’ avremmo potuto fare. Un turnover era ovvio ci sarebbe stato: doveva certamente riposare Rocca che le sta giocando tutte (e a questo punto non poteva riposare contemporaneamente Ranieri a meno giocare a 4 in mezzo oppure con un centrocampo a 3 ma totalmente inedito) e doveva riposare almeno uno dei due davanti. Il mister ha scelto poi di far riposare anche Masini e dare spazio a Peli, e ci poteva assolutamente stare visto che è stato finora uno dei più positivi da subentrato. E per me, sfruttando il fatto che si è giocato a 3 in difesa, avrebbe forse potuto riposare anche un difensore, magari Ciancio per Khalioti, visto che Ciancio è l’unico vero terzino destro in rosa e se gli si incarnisce un’unghia giocare a 3 dietro non è più un’opzione ma diventa quasi un obbligo. Onestamente non pensavo che il mister avrebbe tenuto fuori entrambe le punte titolari ed è probabilmente questo il punto di critica più condiviso. Però dobbiamo anche dire una cosa: se nel primo tempo una delle occasioni tra quel palo e quei due tiri fuori di un soffio a portiere immobile (a proposito, ecco cosa vuol dire avere un portiere poco reattivo, altroché Pissardo che ci ha salvato il risultato su quel tiro all’angolino nel secondo tempo) fosse finita dentro, saremmo stati tutti qui a dire ‘bravo Cevoli che hai azzeccato il turnover’. Se devo trovare una pecca nel primo tempo, non per infierire perché non se lo merita per l’impegno che indubbiamente ci mette nonostante l’indolenza balcanica, mi tocca individuarla ancora in Buric: giocatore indecifrabile, con quel suo muoversi esattamente al contrario di come farebbe un attaccante, ossia cercando sempre la palla sui piedi all’indietro e mai la profondità, sembra quasi un trequartista che ha il corpo di una prima punta ma non l’hanno avvisato. E poi Tavernelli, che per me deve giocare in un attacco a tre e non può stare da solo a supporto di una punta, per di più se è una punta così atipica

La critica che forse (e sottolineo forse) potrei muovere a Cevoli sul resto è una sola: di non essere passato prima alle tre punte, con cui abbiamo definitivamente preso in mano il gioco nella ripresa dopo un inizio stentato. Ma anche qui c’è il rovescio della medaglia, ossia che abbiamo rischiato qualcosa in più in contropiede: e se avessimo cambiato modulo 10 minuti prima e complice la stanchezza avessimo preso il classico gol del cazzo? Sarebbe stata la gara a dare del pirla a Cevoli ancora più di quanto non si sia fatto ieri sera sul muro di forzanovara, che per inciso se diventa così ogni volta che non si vince è meglio chiuderlo perché farebbe bestemmiare anche Carillo. Il vero cambio di passo per me lo ha dato l’ingresso di Galuppini. E qui faccio outing: mi sono innamorato calcisticamente di lui. Lo so che sembra l’occasione peggiore per dichiararmi dopo un risultato non proprio soddisfacente, ma il modo in cui ha toccato i primi tre palloni della sua partita, guadagnando ogni volta un tempo di gioco, e confermando la tesi del mister per cui lui vede cose che altri non vedono, mi ha ricordato un altro giocatore di cui ero innamorato e a cui non a caso è stato già accostato anche sia da me che da altri, ossia Simone Motta. Poi è vero che a un certo punto è un po’ sparito, ma ragazzi, è questo: prendere o lasciare. Io onestamente prendo, e alla grande anche.

L’uscita prima di Danti e la memorabile sostituzione del sostituto poi, quel Sinani che ha lanciato messaggi d’amore ripetuti a tutte le religioni monoteiste e al suo mister una volta tornato in panchina, hanno sancito definitivamente la comparsa di un double-decker bus sulla porta avversaria e da lì abbiamo giustamente cominciato a buttarla in avanti sperando in Bortolussi e nella Madonna, evocata poi con convinzione in occasione dell’ultimo cross di Benalouane finito nell’Agogna, ancora una volta propiziato dal genio del profeta di Brescia via Sudtirol.

Insomma, so di andare un po’ controcorrente, ma io me ne sono uscito dal Piola senza troppi rimpianti con la sensazione di aver fatto quasi tutto quel che potevamo per vincerla. Ma forse è l’amore che fa vedere le cose in modo diverso.

Jacopo

PS. Galup si scherza, non farti strane idee

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Il puntone

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Non è facile analizzare una partita che ha avuto un senso tattico vero solo fino al terzo minuto. Perché onestamente da dopo il gol loro non si può più parlare di due schieramenti tattici ma di una squadra bloccata nelle posizioni che provava a ripartire una volta ogni 10 azioni, e un’altra che cercava con sempre più affanno di scardinare il fortino avversario. Sia chiaro, tutto normale e visto in altre 1000 occasioni, con la differenza che solitamente capita tra due squadre il cui divario è molto più ampio rispetto a quello che sulla carta c’è tra Novara e Triestina. Questo può significare due cose: o iniziamo davvero a far paura alla luce delle due prime prestazioni stagionali; oppure, ipotesi per cui propendo, vista la situazione di classifica e, immagino, il posto già traballante del tarantolato in panca, loro hanno scelto consapevolmente dopo il gol iniziale di piazzare il pullman davanti alla porta sperando di portare a casa qualcosa o addirittura di vincerla.

Mister Cevoli ha ormai consolidato il modulo, cambiando solo un paio di interpreti rispetto a Mantova per il logico turnover dettato anche dall’infrasettimanale. Riguardo i singoli, posso dire alla seconda partita su tre giocata dall’inizio che non riesco ancora ad inquadrare Urso, che mi pare non spiccare né di fisico né di tecnica, e a cui per quel che ho visto preferisco di gran lunga Goncalves. Ancora una volta gestione ottima del mister nel complesso, che però, per il mio modesto parere che conta giustamente nulla, avrebbe potuto sfruttare uno dei cambi per levare Gonzo che in una partita così bloccata e senza spazi era prevedibile avrebbe fatto fatica con l’andare dei minuti.

Sia chiaro, non è stato facile per nessuno in una partita del genere, in primis per quelli davanti. Leggo qualche critica a Galuppini, ma dobbiamo accettare che è un giocatore così: sarebbe stato come chiedere al Simone Motta di una decina di anni fa di essere sempre nel vivo dell’azione. Così come non è per nulla facile per Bortolussi, che probabilmente per il bisogno di gol che hanno tutti gli attaccanti, ieri avrebbe preferito una partita diversa nel suo svolgimento. E invece è stata un’altra battaglia, a prendere botte a 30 metri dalla porta e avere 3 o 4 palloni giocabili dentro l’area in tutta la partita. Di questi momenti un attaccante con le sue caratteristiche ne ha certamente vissuti già parecchi, deve solo star tranquillo e aspettare tempi migliori.

Non condivido neanche le critiche così forti all’arbitraggio, che a mio parere è stato migliore di quello contro il Renate, quello sì irritante e provocatorio, con l’ammonizione alla panchina durante l’esultanza e i falli mezzi e mezzi sempre contro. E poi il fallo non fischiato a Peli al limite dell’area, che se sulla ripartenza invece della traversa quello becca il sette lì sì che c’è da entrare in campo e fare una strage, ma siccome abbiamo vinto va bene così. Questo lo trovo un atteggiamento poco maturo, perché o sei sempre più forte dei torti come sbandieri di esserlo o non lo sei mai, non solo quando lasci sul campo dei punti. Ieri ammetto di essere stato distratto in occasione dell’espulsione di Gonzalez ma a termini di regolamento non è scandalosa anche se sono certo che non ci abbia messo cattiveria, e probabilmente ci manca un rigore come riporta il buon Depa nella moviola. Io continuo a pensare che sia molto peggio l’arbitro che ti innervosisce continuativamente rispetto a quello che ti nega il rigore o ti annulla il gol ma ti mette nelle condizioni di fare il tuo gioco, o almeno quello che ti permettono gli avversari col loro atteggiamento.

In sintesi, quello di ieri è il classico punto che ad oggi per come è andata la gara ci sembra un brodino ma che a fine campionato secondo me peserà e non poco, perché sono le classiche partite che in genere anche se sei più forte ti ritrovi a perdere senza sapere perché dopo esserti frustrato e spaccato il culo per 95 minuti. Cosa che, in verità, sarebbe puntualmente successa in una delle tante stagioni da dito in culo che ci sono capitate, specie contro un organico fatto da qualche ottimo prospetto e dagli scarti del Frosinone degli Zappino e dei Soddimo che è notoriamente la squadra in assoluto per cui ho rischiato di più di perdere perennemente l’uso della voce. Ma questo Novara ha una caratteristica che emerge sempre più chiaramente, la stessa di quei vecchi pensionati di lusso ex INPDAP: non muore mai

Jacopo

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Autorità e autorevolezza

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Ci sono pochi Novara che riesco ad etichettare nella memoria con caratteristiche ben precise. Indipendentemente dalla forza della squadra specifica, anche tante edizioni ‘forti’ della nostra squadra non mantengono a distanza di anni una precisa tipizzazione nella mia mente. Per quanto visto in queste due giornate, anche se è ancora presto ovviamente, il Novara 2022-23 si appresta ad essere uno di quelli che ricorderò con un aggettivo: autorevole.

E questo non deve necessariamente coincidere con la forza della squadra, perché di difficoltà ne abbiamo avute in queste due partite, ma ne siamo usciti sempre in modo ordinato e senza frenesie. Ieri, dopo una prima fase in cui abbiamo respinto un Mantova ovviamente determinato ma piuttosto sterile, alla prima occasione in cui siamo riusciti ad infilarci nelle maglie della corsia sinistra avversaria abbiamo fatto capire che potevamo far male in qualsiasi momento. Senza frenesia, ad ogni palla recuperata abbiamo creato con pazienza i presupposti per una situazione pericolosa, fino al gol che è arrivato nel momento ideale a pochi minuti dalla fine della frazione.

La sensazione è che il Novara dell’esordio fosse ancora un cantiere aperto, e che il mister abbia schierato la squadra più quadrata possibile perché il rischio di partire male era molto alto con così pochi giorni di lavoro a disposizione. Quello visto ieri, con il passaggio a 4 dietro che ci rende a mio parere più quadrati e molto più pericolosi in ripartenza, credo sarà la base su cui si svilupperà la stagione.

Individuo solo due note negative nella prestazione: la prima è ovviamente il gol del 2-1, evitabilissimo e peraltro molto simile a quello preso col Renate, con la differenza che qui eravamo perfettamente schierati. Abbiamo evidentemente peccato di sufficienza e l’errore di Buric in marcatura è da matita rossa. E proprio il biondo attaccante è quello a cui va la mia prima cazziata dell’anno (benevola per ora, e per quel che può valere) perché l’atteggiamento molle con cui è entrato, sostanziato nell’episodio sopra, un paio di palle perse a contrasto quando da uno col suo fisico mi aspetterei che porti via palla, caviglia, tibia e perone dell’avversario, e anche il gol mangiato con quel mezzo pallonetto lofio, mi hanno abbastanza indisposto.

Detto questo, anche dopo il 2-1, a parte un brevissimo momento di smarrimento e facendo leva come al solito sui cambi che ci hanno dato freschezza e qualità (Marginean è un MOSTRO e a tendere credo si prenderà il posto) abbiamo controllato perfettamente senza rischiare nulla e solo un paio di congiunzioni astrali o divine (e in questo secondo caso sono state abbondantemente da me evocate nell’occasione) hanno impedito il 3-1 in contropiede che ci avrebbe regalato un altro finale di partita tranquillo.

In sintesi, dal mio punto di vista si confermano le sensazioni molto positive della prima partita. A differenza di quel che dicono spesso gli allenatori quando esprimono con quel ‘gioca chi sta meglio’ un mascherato ‘gioca chi è in grado perché se mi giro verso la panchina mi viene da piangere’, mister Cevoli può davvero permettersi di operare un turnover di 3-4 giocatori ogni partita, che in un momento in cui le gerarchie non sono ancora definite permette di tenere tutti sulla corda, poi ovvio che a regime un minimo di continuità secondo me andrà data, fatti salvi infortuni e squalifiche, per evitare scazzi.

Ricordo che alle medie la mia prof usava l’esempio del Generale Cadorna e del suo successore Generale Diaz nella gestione dell’esercito della Prima Guerra Mondiale per spiegare la differenza tra ‘autoritario’ e ‘autorevole’. Ecco, quel Vicenza che ha mostrato un’autorità quasi brutale passeggiando in maniera anche un po’ irridente sulla Pro Sesto, quello che se non vince il campionato con almeno 20 punti è un insuccesso (parole dell’umilissimo patron Rosso), per ora è dietro di 3 punti. Certo, quelli a differenza nostra hanno beccato il Padova in trasferta alla seconda giornata, ma intanto per ora ci guardano le chiappe. Noi probabilmente non vinceremo mai una partita 6-1, perchè mi pare che questa squadra come indole stia mostrando quella di dosare molto gli sforzi nei 90 minuti, accelerando e decelerando alla bisogna, senza dover necessariamente sbandierare la propria autorità sull’avversario.

Ecco, io non so chi vincerà questo campionato, ma so per certo chi tra Cadorna e Diaz ha vinto la guerra.

Jacopo

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