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Il rischio assuefazione

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Ho provato anche io a fare un esperimento sociale. Ho fatto una di quelle cose che solitamente fanno quelli dell’Università del Michigan o i ricercatori di quella del Wyoming, e poi pubblicano i risultati in qualche rivista scientifica che, puntualmente come le tasse, altre testate come Focus e Playboy Italia prendono per legge riportandole nei loro articoli e riadattandole al loro target di lettori. Purtroppo o per fortuna ho smesso da tempo di scrivere per queste due testate quindi provvederò in questa sede a spiegarla. Ho preso un caro amico non novarese, grande appassionato e conoscitore di calcio col plus di aver giocato ed allenato in dignitose categorie e l’ho portato al Piola. Conosceva giusto i nomi di tre o quattro del Novara, per intenderci quelli che ogni tanto da qualche parte si leggono (Dickmann, Montipò, Da Cruz più Troest che però è un discorso a parte in quanto lo ha conosciuto personalmente anni fà), e di un paio dell’Empoli; l’ho portato in Rettilineo e gli ho detto “ecco Novara Empoli, noi una squadra a metà tra zona playoff e zona playout ma ampiamente nel mazzo, loro miglior attacco e squadra presunta candidata a salire in A, dove peraltro ci ha giocato nelle ultime due o tre stagioni consecutivamente; guardala, divertiti e poi mi dici”. Il risultato dell’esperimento sociale è stato: “poveri noi, povero calcio, povera Italia, Dickmann cosa ci fa sulla sinistra?, certo che è difficile giocare in attacco nel Novara e non avere una palla giocabile per 90 minuti, l’Empoli senza fare nulla porta a casa un punto, classico in Italia”.

Non sono un conoscitore di calcio come il mio amico, mai ho avuto la presunzione di esserlo o avvertito l’esigenza di diventarlo per parlarne, ma non ho trovato argomentazioni per ribattere se non tirando fuori il tifoso che è in me, che in questo momento ritengo possa e debba essere la sola via di uscita per commentare il Novara calcio. Il tifoso che è in me ha riconosciuto nell’Empoli una squadra che in questo momento è probabilmente un po’ più solida del Novara, con qualche individualità superiore ed un centrocampo che ha dominato (ma trovatemi un’avversaria che contro di noi non prende in mano il centrocampo per gran parte della partita). Una giornata per lo più interlocutoria visto il risultato delle altre è stata la ciliegina sulla torta in un sabato dove, probabilmente, più di quanto siamo riusciti a portare a casa non si sarebbe proprio potuto fare. Insomma, torniamo a fare punti in casa contro una squadra forse e ribadisco forse superiore, non è cambiato nulla in classifica, quindi baci e abbracci va bene così.

Non è questione di essere sempre critici o di cercare di sottolineare sempre quello che non va, ma è proprio una cosa che ho nel dna il rifiuto a priori di una visione del calcio così piatta e razionale. Forse ho sbagliato io epoca, o forse dovevo nascere in Olanda o nascere proprio Zeman, ma non riesco proprio ad accettare che un campionato di calcio sia solo una lunga maratona che si corre da Agosto a Giugno in cui “i conti li facciamo alla fine”. Intendiamoci, al di là di qualche recente forzatura e provocazione, non ho mai avuto la percezione di non poter portare a casa la pelle perché questa squadra ha oggettivamente un qualcosa che la porterà a salvarsi più o meno agevolmente, ma quello che mi preoccupa maggiormente di questa situazione è proprio il rischio assuefazione dell’ambiente di un qualcosa di scontato ed attraente quanto una merda di cane del giorno prima. La gente che si abitua e applaude l’ennesimo rinvio alla carlona sparato nel nulla senza cognizione da Mantovani o Troest, la gente che batte le mani per l’ennesimo dribbling sbagliato di Da Cruz, la gente che si fa l’abitudine per l’ennesimo stop con palla che si ferma a 6 metri, la gente che è contenta perchè a 5 minuti dalla fine si inserisce Macheda per perdere tempo e non lo si mette invece mezz’ora prima che magari segna pure, la gente che entra allo stadio solo cinque minuti prima e a fine partita scappa subito a casa senza fermarsi più per ore nel piazzale a parlare del nulla, la gente che spera e sa che ogni tanto una giornata di libidine come quella di sabato scorso a Venezia ci capita in mezzo a tante altre di nulla assoluto come quella di ieri, la gente che “ma che cazzo volete, un punto contro l’Empoli va bene” . Al di là dei contorni e dettagli differenti che caratterizzano ognuno di noi, non vi state anche voi riconoscendo in questo drammatico dipinto? Questa cosa si chiama assuefazione ed è il rischio più grande che si possa correre, perché piano piano logora e uccide. Un po’ come quelle storie di amore che nascono, culminano col matrimonio e piano piano, giorno dopo giorno senza nemmeno accorgersene, portano ad essere così scontati che, senza che nessuno dei due faccia qualcosa per ravvivare il rapporto, arrivano ad una vecchiaia, seppur passata ancora insieme, fatta di abitudini, presenze scontate e di separazioni in casa. Fossi un Dirigente del Novara, o comunque un Dirigente di una Società di calcio o addirittura della Lega calcio, starei attento proprio a questo pericolo che, diciamocelo chiaramente, non riguarda solo Novara.

E se per combattere questo rischio la sola cosa da fare è tirare fuori la parte più estrema di tifoso che è dentro di noi, forse allora è davvero un bene farlo ma farlo subito. Sproniamo l’ambiente magari prima autoconvincendoci che è bello vedere il nulla in campo perché lo stadio non è solamente il prodotto di 22 comparse con 2 maglie diverse, ma ci sono dietro tante storie che ognuno di noi può scrivere per rendere il tutto più bello. Da una mangiata con amici prima della partita, ad una bevuta nel piazzale, alla goliardia sugli spalti e, perché no, a qualche madonna tirata qui e là all’arbitro o alla panchina avversaria, che tanto a fine partita ci dimentichiamo tutti a vicenda di chi abbiamo urlato dieci minuti prima. Ravviviamo un po’ questo mondo così scontato e banale, perché il rischio di morire con lui è davvero alto. E se proprio dobbiamo assuefarci a questo brutto spettacolo, facciamolo almeno urlando FORZA NOVARA SEMPRE, visto che ci stiamo abituando a non dire più nemmeno quello.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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