(quasi) Morte a Venezia Campionato

La partita si sta trascinando stancamente a metà del primo tempo tra i tocchi ordinati di “Stabilin” e quelli proibiti di “Agostino ‘o mariuolo” quando, improvvisamente, arriva via uottsap l’allarme che mette un po’ tutti noi nel panico: il nonno ha la febbre.

Le notizie rimbalzano tra di loro furiosamente, divise tra un “niente di grave sta già meglio” e un “non ce la farà mai, dobbiamo prepararci al peggio”.

Nel frattempo Maniero e Da Cruz si scambian la palla come facevano Gullit e Van Basten negli anni migliori e, con un colpo da biliardo, siamo davanti uno a zero.
I messaggi ricevuti sono altalenanti e contraddittori: chi ti chiede, essendo a Venezia, se era autorete mentre qualcuno, a casa, vuole avere conferma delle notizie che, da Sant’Antonio, danno un Nonno sempre più esangue e prossimo alla estrema unzione.

Veniamo ad un tratto distratti dalla disperazione che sta prendendo un po’ tutti noi grazie ad una delle infinite cappelle di Agostino ‘o mariuolo uccellato da Dickmann : e sono due … andiamo così all’intervallo con la pancia piena ma la morte nel cuore e, come sempre, tutti passano la palla a me: ciumi tocca a te il lavoro sporco, prepara il coccodrillo per il nonno, non ce la farà di sicuro… voci lontane non asseverate parlano di febbre addirittura salita fino a trentasette e sette… non ce la farà mai..

Così butto giù due righe per ricordarlo, cosciente del fatto che il secondo tempo sarà di pura sofferenza e non avrò certo il tempo di scrivere :

È una febbre tignosa quella che lo ha assalito, tignosa come quando Carlet, Guidetti o Gioria ti si attaccavano ai garretti senza lasciarti scampo; quella febbre tignosa ce lo ha portato via.
Era un uomo buono, buono ma controverso: generoso e rancoroso nello stesso tempo, pronto a scagliarsi contro il mondo reclamando ingiustizie passate ma capace di puri slanci di amore degni di un doppio passo di Giannini.
Se n’è andato così, tra un tiro di Da Cruz ed una minchiata di Calderoni, se n’è andato troppo presto lasciando dentro di noi un vuoto che difficilmente riusciremo a colmare.
Eravamo abituati ai suoi pipponi che puntualmente ci proponeva ogni sera, alle pennellate con cui dipingeva noi e il Novara in un quadro grazie ad un dialetto puro come il suo animo….

…. comincia il secondo tempo e le notizie che mi arrivano da casa sua mi danno il Nonno ancora caldo … continuerò dopo.

Il secondo tempo, come da copione, è di pura sofferenza. Sapere che il Nonno non sarà più con noi fa il paio con le scorribande veneziane sulla destra … ne prendiamo solo uno ma ne potremmo fare altri due: spietati e cinici come quella febbre che sta dilaniando il corpo e la mente del nonno.

Siamo meno cinici alla fine, nonostante la rete di Macheda, e scopriamo che Da Cruz, pur con tutto quello che di buono ha dimostrato, ha lo stesso acume tattico che ha il Nonno quando deve postare un racconto su Facebook: ignoranza pura…

… già il Nonno …. la partita è finita e, mentre sento fino a casa le madonne che il Vannu ha tirato per i gol mangiati da Macheda e Da Cruz, mi riferiscono che con due bicchieri di Cataratto Bianco il Nonno si è improvvisamente ripreso tirando madonne più grandi di quelle del Vannu per quel vino così poco consono ad una sua morte precoce.

Ce lo terremo ancora per un bel po’, ce lo terremo stretti stretti perché uno come il Nonno se non ce l’hai sei un uomo povero, sei come una squadra senza un centravanti… il coccodrillo lo scriverà lui per tutti noi un giorno… sarà un pippone di sicuro … ma il Nonno è nostro … e a noi di questo Blog il Nonno non ce lo toglie nessuno.

Ciumi


Analista tecnico delle partite e sfanculatore ufficiale del blog. Convive con una sana passione per le Converse All Star sgualcite e scolorite e per la scarsa considerazione sul genere umano. Severo ma giusto.

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