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Pirla è chi pirla fa.

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C’è una cosa che è chiara a tutti quelli che per lavoro o per passione ricoprono il ruolo dell’editorialista: non si deve mai scrivere a caldo. Quello è compito dei cronisti, chiamati a raccontare cosa è successo senza esprimere troppi pareri non richiesti in un contesto di pura cronaca. L’editorialista no, può, anzi dovrebbe, concedersi il lusso di dormirci su una notte, perché il rischio di scrivere qualche puttanata di troppo, soprattutto quando si è coinvolti emotivamente, è così grande che è meglio far sbollire gli animi. Questa volta ho deciso di non dormirci sopra perché se è vero che mantenere il giusto equilibrio rende nobile chi scrive, nello stesso tempo è innegabile che lo stesso equilibrio “grazia” verbalmente i destinatari della critica. E siccome stiamo parlando del giuoco del calcio e non di vite da salvare, l’alto profilo va anche meritato. Cosa che il Novara Calcio visto oggi pomeriggio è ben lontano da meritarsi.

Ternana Novara, ma in generale la gestione di tutta la settimana pre e post derby, mi hanno lasciato una serie di dubbi che a questo punto della stagione sarebbe carino che qualcuno mi aiutasse a fugare. Mi piacerebbe per prima cosa capire quale sia il vero rapporto tra DS e allenatore, che se ci fate caso non si vedono mai insieme nelle occasioni pubbliche. Mi piacerebbe sapere, nella fattispecie, quale sia l’opinione di Eugenio Corini sull’operato di Teti in sede di mercato. Mi piacerebbe per esempio capire se Corini ha avallato l’acquisto di Maniero oppure se è stato costretto a farselo andare bene; se ha accettato di avere un branco di ragazzini dalle belle speranze lì in avanti oppure è stato costretto a farseli andare bene; se è stato lui a valutare Macheda come giocatore in grado di ricoprire il ruolo di prima punta oppure gli è stato imposto dal DS di provarlo in quel modo per non doverne comprare un altro. Perché la solita favoletta che puntualmente Teti ci propina a Novembre, ovvero quella del gruppo di lavoro unito dove tutti lavorano condividendo colpe e meriti, successi e sconfitte, elogi e critiche e dove pure la marca dell’acqua minerale che comprano è avallata da tutti, ha francamente rotto i coglioni. Io pretendo di sapere come stanno le cose altrimenti, per come mi vengono raccontate, non posso che pensare che siano tutti dei pirla, cosa però statisticamente improbabile visto che c’è sempre qualcuno che eccede in tal senso.

Se devo essere sincero, tutto questo bel clima di unione tra staff tecnico e societario non lo vedo proprio, anzi mi sembra che ci sia proprio una spaccatura bella grossa. Abbiamo un DS che blinda la squadra nella settimana pre derby, manco dovessero preparare una finale di Champions, per poi sfoderare una prestazione dove quasi non si supera la metà campo; manda l’allenatore in conferenza post partita e gli fa fare la figura dello scemo davanti alle telecamere invece di prendersi lui in primis la responsabilità di una rosa inadeguata, proteggendo così l’allenatore e tutta la squadra. Riblinda tutti e obbliga Corini a non parlare per tutta la settimana seguente (nonostante Corini stesso ha fatto sapere che avrebbe voluto farlo) facendo il one man show nella solita conferenza stampa impeccabile in cui mostra di saper parlare, di aver tutto sotto controllo, di esser bravo, serio e bello (beh bello in effetti è un po’ troppo). Arriva la partita di Terni dove ti aspetti una gara tutta grinta e cuore che ti faccia dimenticare il derby perso e invece sfoderi una prestazione in cui, per lunghi tratti, hai mostrato il nulla all’ennesima potenza con l’epilogo finale di riabilitare l’allenatore mandandolo a lamentarsi in conferenza del rigore (clamorosamente netto) non dato, cosa che invece avrebbe dovuto fare con enfasi qualche figura apicale societaria. Lo ribadisco, nel pensare che ci sia un solo colpevole per tutta questa situazione faccio un grande regalo e una grande apertura perché evito così di dire che sono tutti un branco di pirla allo sbaraglio. Che Corini, che ha giocato fino a ieri e ne ha viste di ogni, sia totalmente in sintonia con questo modus operandi che lo circonda da luglio non ci credo nemmeno se me lo viene a dire. Che Teti non abbia capito in anticipo di avere consegnato una rosa scarna non ci credo nemmeno se si presenta davanti a me ora a dirmelo in ungherese. Che MDS sia felice di pagare profumatamente professionisti che, a metà Novembre, danno l’impressione di essere tutti un mucchio di pirla non ci credo nemmeno scendesse la Madonna in apparizione a dirmelo. Quindi chi è il più pirla di tutti?

Altra domanda che credo essere lecita è quella relativa allo staff sanitario. MDS rappresenta uno dei gruppi più importanti nel campo della sanità privata italiana. Tutto ciò che riguarda medici, dottori e infermieri nel Novara Calcio dovrebbe essere assoluta eccellenza. Qualcuno è in grado di spiegarmi perché pure una banale influenza diventa un problema di Stato? Perché ogni infortunio è da codice rosso e obbliga il giocatore di turno a star fuori parecchie giornate? Sono cambiati tutti i giocatori, sono cambiati gli allenatori e i preparatori atletici, passano gli anni eppure gli infortuni sono sempre tanti e puntualmente la gestione degli stessi diventa problematica. Qualcuno può darmi una spiegazione un po’ più seria e articolata del dire “colpa della sfiga”?

Quanto alla partita di oggi, il cui ultimo dei problemi è il punto in trasferta portato a casa, credo ci sia poco da dire. Il rigore non dato è l’emblema della pochezza che rappresenta il Novara Calcio nel palazzo italiano e nell’ambiente, oltre all’incompetenza del corpo arbitrale italiano. Ma d’altronde quando hai un patron che notoriamente sta sui coglioni a tutti, quando il principale quotidiano sportivo italiano pubblica un reportage sui giovani della serie B e il Novara (con due nel giro dell’under 21, altri due seguiti da mezza europa e quando si colloca al secondo posto per minutaggio dei giovani nella nostra categoria) non viene nemmeno nominato, quando il tuo Presidente non si presenta una volta in trasferta a seguire la squadra, anche solo per farsi vedere, e non si piglia nemmeno la briga di fare una scenata seria nella tv che conta perché “noi siamo superiori”, ma dove vogliamo andare?

Spesso si dice che non serve a nulla fare la caccia alle streghe e trovare il colpevole, ma occorre solo lavorare tutti insieme per superare i problemi. Visto che la classifica non è drammatica diciamo che ha ragione chi pensa questo. Facciamo che non ci interessa (per ora) sapere chi è il pirla numero uno. Ma da Sabato vogliamo una risposta sul campo. Seria, forte, concreta e credibile. Di Teti che ci venga a parlare di progetto, di condivisioni e di analisi dell’insieme non ce ne facciamo nulla. Così come di Corini e delle sue reazioni e approcci importanti che vede solo lui in campo. Ho premesso di scrivere a caldo, e forse proprio per questo ora vedo solo tanti pirla senza capire se lo siano di loro oppure lo facciano. E tanti pirla insieme di solito non vanno lontano. Sia che lo siano o che lo debbano fare per contratto.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Gli amici sono diventati nemici, i nemici sono diventati amici

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C’è sicuramente qualcosa di perverso nella mia testa, ma oserei dire in quella di tanti altri tifosi, nel trovare folle e criticabile un’azione come quella fatta ieri da Ferranti soprattutto se, nella sostanza, era stata richiesta da tutti. Magari in forma soft o indiretta, ma continuare per settimane a sostenere (a ragione) quanto il semestre di Zebi fosse stato uno dei più fallimentari della storia novarese recente, e aggravarlo da un continuo malcontento sull’operato di Semioli, non dovrebbe poi sfociare in una bocciatura sul Pres con accusa di essere Zampariniano, ovviamente nella sua accezione negativa. Alla fine ha fatto ciò che tutti noi, in qualche modo, abbiamo pensato fosse la soluzione migliore, soprattutto in relazione al ritorno di Marchionni. Trovo sinceramente più coerente chi, per convinzione o per copione, attribuisce tutte le colpe a Ferranti. Si può non essere d’accordo ma che gli vuoi ribattere? Molto più interessante quindi sarebbe capire tutti gli altri di che cosa si lamentano.

Diciamo che, a voler eccedere nel buonismo, l’aver silurato il DS in pieno mercato ma avendo già un sostituto pronto è un segnale che il Pres, piano piano forse pure troppo piano, sta imparando a capire come funziona. Lo scorso anno fece ben peggio stando mesi senza un DS. Semmai, la vera critica, forse preventiva, che faccio al Pres è quella di non credere molto alla narrazione che, immagino, verrà fatta circa il mettere le basi per la nuova stagione. Per mettere le basi occorrerebbero due fattori: che Marchionni, comunque vada, sia già investito del ruolo di allenatore nel prossimo campionato e che al DS succeda lo stesso. Ma siccome, ad oggi e fino a prova contraria, ho fondati motivi di credere che così non sarà, mi pare evidente che si è solamente deciso di alzare bandiera bianca su questa stagione. Ma in fin dei conti mettere le basi oggi per il futuro è cosa assai complicata sapendo che hai almeno un 85% di rosa che dovrai epurare. Su che basi ragioniamo oggi? Su Tavernelli? Sui vari 35enni? Sull’acquisizione definitiva di Galuppini? Su Carillo? Su Pissardo? Quindi in assenza di elementi che faranno pensare ad una nuova epoca Marchionni/DS oggi leggo solo il tutto come frustrazione e ammissione di aver sbagliato tutto.

Uno dei film a mio avviso più belli della storia è Mediterraneo di Salvatores. C’è una scena sul finale in cui un soldato trova i protagonisti che, da anni dispersi su un’isola greca, ignoravano i ribaltoni geopolitici successi all’Italia. “Gli amici sono diventati nemici, i nemici sono diventati amici” spiega loro il soldato. Ecco, mi pare la metafora migliore. Da adesso scopriremo che non abbiamo capito una mazza e Ciancio e Benalouane torneranno ad essere i Piquet del caso prima e dopo la Twingo, e che Sacchi aveva ragione nel dire che il trequartista non serve ad un cazzo. Magari le cose andranno meglio magari peggio, chissà. In ogni caso, speriamo di arrivare presto ad Aprile e metterci in coda per un nuovo giro di giostra. Sicuramente da protagonisti. O almeno fino all’inizio del campionato.

Claudio Vannucci

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Nuovi testicoli cercasi disperatamente

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FeralpiSalò Novara 4-0 e Novara Mantova 5-0 rappresentano in maniera equivocabile le due facce di questo Novara e di come, copyright mio e di Paolo Molina, il calcio sia un meraviglioso sport di merda. I primi 25 minuti di Salò prestazione maiuscola della squadra prima del naufragio collettivo, ieri due grosse opportunità del Mantova prima del loro naufragio collettivo. Al netto di qualche scelta il gruppo è sostanzialmente lo stesso delle due partite citate, così come era lo stesso nel match contro il Trento la cui vittoria è sfumata solo al 94′ o a Meda dove si è giocato malino ma perso per un goal tutto sommato casuale. Questo per dire, al di là di qualsiasi legittima e veritiera considerazione sulla pochezza di gioco, sugli errori fatti da inizio anno, sulle aspettative, sul modulo e sul fatto che un giocatore possa starci antipatico e uno simpatico, il gruppo attuale è in grado di vincere o perdere la maggior parte delle partite contro un avversario “medio” di questo girone perché i due principali “dettagli” che entrano in gioco, ovvero la casualità (un palo, piuttosto che un rigore o un goal divorato) e lo spirito, indirizzano ogni partita. Se sul primo dettaglio c’è poco da fare, anche se la vera forza di un gruppo è anche quella di saper sfruttare gli episodi a favore o addirittura indirizzarli, dove si è oggettivamente sbagliato tutto è stato sulla costruzione di una rosa psicologicamente debole. In settimana mi ha incuriosito un messaggio sul muro dell’amico Sela, peraltro subito oggetto di critiche, in cui evidenziava grosse analogie con gli anni della retrocessione. Mi rendo conto che spesso scrivo cose che ai più possono volare alte e invisibili rispetto ai propri occhi, ma personalmente mi trovo assolutamente d’accordo con lui avendo toccato con mano certe situazioni passate e attuali: un gruppo che, al di là degli abbracci dopo i goal, è chiaramente frammentato in fazioni differenti, e un gruppo in cui presi singolarmente ti vengono a dire “si lo so gioco male ma sentire una critica non mi fa bene perché perdo completamente la mia tranquillità ed equilibrio e vado giù di morale”. Sono tutte situazioni ampiamente viste e riviste negli anni delle retrocessioni, che mostrano una carenza di base di carattere. Non sto dicendo che rischiamo la retrocessione, anche se eviterei di perdere contatto dalla quota playoff, ma sono assolutamente convinto che questo gruppo non ha nelle sue corde quelle caratteristiche vincenti che fanno far bene a prescindere da come vengono schierati in campo. Se Ferranti pensa di poter concretamente raggiungere il terzo quarto posto e giocarsela ai playoff con questo gruppo a mio avviso pecca di eccesso di visioni mariane. Il fallimento quindi, ho maturato questa convinzione, non è tanto o comunque non è stato solo avere un Galuppini del caso che ha reso sotto le aspettative, ma aver creato una combinazione di elementi con evidenti lacune caratteriali prima che tecniche. E, aggiungo, di non essere stati capaci, dal punto di vista societario e tecnico, di gestire questo problema.

Questo è il motivo per cui un passaggio sul mercato è a mio avviso obbligato, a prescindere dalle ambizioni e aspettative personali, perché o adesso scopriamo che babbo Natale ci ha portato la grinta e iniziamo a fare risultati positivi di seguito, oppure siamo in balia del caso, del singolo episodio che può indirizzare un match e soprattutto la testa di una rosa. Ieri è andata bene, sabato può andare male e riprecipitare nell’isterismo e nell’angoscia di sempre. Non può funzionare così, bisogna interrompere questo circolo vizioso e il solo modo di farlo è inserire anche scarponi ma che non si caghino addosso ad ogni fischio. Permettetemi di essere volutamente estremo: ho organizzato anni fa una festa di un club il cui ospite era Seferovic. In quella sera vi garantisco che non ha staccato la testa da quel cazzo di iPhone che aveva. Non gliene fregava nulla se eri lì a lodarlo o ad insultarlo, per lui contava solo il campo. Ecco, ho volutamente esagerato citando un campione, ma il senso è proprio questo: se riempi la rosa di gente che ti questiona al primo mugugno perché poi “va giù di morale”, tu puoi solo accettare di convivere con una stagione di merda. Chiaro che, a questo punto, uno schieramento più congeniale alle caratteristiche della rosa attuale (magari più coperto a centrocampo) sarebbe preferibile ad un integralismo filosofico che non porta da nessuna parte. Ma mi pare, potrei sbagliarmi, che ieri Semioli qualcosa in tal senso lo abbia rivisto.

Certo vincere fa sempre bene, e qualsiasi considerazione amara attuale non può ne deve toglierci la soddisfazione e la goduria per una manita che non è facile vedere. Per come la vedo io questa vittoria non cambia di un millimetro la situazione, però non prendiamoci in giro: è stato davvero bello. Ma ora serve mercato, e non quello per ora visto fatto di scambi improbabili volti ad eliminare “mele marce”. Se si vuole guardare in alto servono soldi, se si vuole solo migliorare servono nuovi testicoli. In ogni caso serve un DS che faccia il tutto e che, soprattutto, goda ancora della stima illimitata della proprietà, a prescindere da un 4-0 subito o 5-0 inflitto. Perché altrimenti è solo umore da ciclo mestruale e non fare calcio.

Claudio Vannucci

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Noi e loro

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È molto difficile trovare una quadra nella testa dei tifosi, soprattutto quando si deve convivere con ripetuti alti e bassi tra vittorie e sconfitte, ma anche, e noi ne siamo un esempio, tra stagioni fallimentari seguite da altre esaltanti e ricche di vittorie. In fin dei conti il nostro ultimo decennio è stato proprio questo, caratterizzato da veloci ascese e altrettante discese, da stagioni di playoff a quelle di playout, da retrocessioni seguite da promozioni col risultato di percepire come “insulsa” (in parte pure dal sottoscritto) quella stagione in cui con Boscaglia in B ci siamo permessi di salvarci comodamente senza mai rischiare di retrocedere o di lottare per la promozione. Non cambieremo mai.

Ma in tutto questo c’è un’altra componente, anch’essa costante spesso irritante e destabilizzante per la tenuta psicofisica di noi tifosi, ovvero l’atteggiamento del gruppo squadra o, più nello specifico, dei calciatori che molte volte eccedono in quei comportamenti borderline tra la permalosità e l’orgoglio che, tendenzialmente, peggiorano la situazione. Il riferimento specifico è proprio il post gara contro l’Arzignano, dove a fronte finalmente di una vittoria contro non propriamente una corazzata, l’occhio attento alla ricerca di qualche segnale non poteva che notare quasi quel piglio di rivalsa dei giocatori ai giornalisti e pubblico, come a volerci sfidare con gli sguardi per urlarci “e adesso non avete da dirci un cazzo?”. Piglio ovviamente durato il tempo di una sola partita. Ecco, nemmeno loro cambieranno mai.

È su questo rapporto molto complesso tra “noi e loro” che, a prescindere dall’epilogo della stagione, si costruiscono annate buone o di merda, la cui linea di demarcazione spesso è molto più sottile degli estremi cui noi siamo abituati. Ed è purtroppo proprio questa la stagione classica dove si rischia di buttarla in vacca aumentando il divario tra noi e loro. Ne ho vissute tante, e proprio perché in tante di queste ho contribuito, tra scritti e azioni, ad aumentare quel gap, so perfettamente come questo momento sia il più delicato. Ieri, guardando la partita, volevo uccidere in ordine: il gatto, la moglie, la vicina di casa, gente a caso in strada, Galuppini (ieri tra i migliori ma non importa), Masini (perché quel goal si segna senza se e senza ma) e tutte la classe politica (che non ha colpe ma non importa). Però alla fine la penso come Jacopo quando rileva che abbiamo fatto i migliori trenta minuti della stagione. Si, lo so, ci sono i restanti 60 minuti. Però se ci concentriamo su quelli finisce davvero alla caccia di noi a loro. Partiamo quindi da quei primi 30 minuti (e dalla scorsa partita) e proviamo a verificarci nelle prossime due partite prima dello stop natalizio e di un mercato che qualcosa cambierà. Volevamo un’inversione di tendenza che in parte oggettivamente si è vista, e forse la strada è quella giusta.

Nella mia testa è ben chiaro chi ha sbagliato cosa, a tutti i livelli. Lo è chiaro a tutti, credo. Mi permetto però di suggerire un’ulteriore apertura di credito verso la squadra, ma lo stesso chiedo a loro nell’essere più aperti alla critica e allo spirito di sacrificio. In caso di vittoria col Trento dovranno essere i primi a capire di non aver fatto nulla di eclatante. Il momento è delicato, e forse ora stiamo ottenendo meno di quello che potenzialmente potremmo ottenere. Salò deve essere il punto di rimbalzo e non il proseguimento di una caduta.

Claudio Vannucci

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