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Ed è la nord che te lo chiede, Signor Nulla facci un goal

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Tornando a casa dalla sempre bella trasferta di Cesena, questa volta versione “un punto in più in classifica e due kg in più di pancia”, e appurato che le scelte di formazione sono state dettate dagli ennesimi contrattempi last minute, ho provato ad immedesimarmi in Corini. Ho pensato a come debba essere estremamente complicato mantenere sempre la sua espressione riflessiva e armoniosa, leggermente sorridente e rassicurante, sicuramente mai disordinata e tesa che ci ha abituato ad avere in qualsiasi occasione. Lo vedi e pensi a qualcosa di molto simile al Dalai Lama, fortunatamente per Eugenio vestito molto meglio, che lo guardi e vai in pace col mondo. E invece ogni venerdì che ha creato il Signore da fine Agosto 2017 in poi me lo immagino prendere la rincorsa e sfondare, con l’ampia superficie frontale cui dispone, i muri delle stanze segrete di Novarello all’ennesima notizia di indisponibilità di un paio di giocatori. Secondo me lo staff sanitario e la Società non lo avvisano nemmeno più di persona delle defezioni improvvise di turno, immagino glielo scriveranno sul loro gruppo whatsapp, perché qualche testata pure a loro deve essere sicuramente arrivata. Fatico a ricordare un periodo così lungo in cui un allenatore, a partire dalla prima di campionato, abbia dovuto sempre e comunque trovare un compromesso e schierare qualcosa che vagamente assomigliasse ad una formazione equilibrata per provare a randellare a destra e a sinistra l’avversario di turno. Mi immagino il buon Corini ogni sera, prima di addormentarsi nel suo comodo lettino da una piazza e mezzo in hotel, guardare Sportitalia e piangere desolato sentendo le interviste di quel gran culo di Spalletti che parla di un dubbio sull’eventualità di dare un turno di riposo a Perisic schierando Eder, mentre lui è lì che non sa chi mettere in campo quasi da telefonare a Eriberto e a Bernardo Corradi per chiedergli se hanno voglia di tornare a giocare. Allenare questo Novara è cosa da nevrosi cronica, poche balle, e il nostro allenatore, come sottolineato nell’analisi tecnica di Ciumi, meriterebbe forse qualche riconoscimento più concreto di quelli dell’educazione e del sapersi porre bene sui quali tutti concordano. Corini, con tutti gli errori che un essere umano può compiere, probabilmente è meno pirla di quello che mediamente la gente pensa e dice quando legge le formazioni che stanno per scendere in campo. Mi verrebbe da dire a tutti quelli che alla lettura dell’undici si mettono le mani in faccia e non capiscono, di provare farla loro una volta la formazione (e a correggerla in corso d’opera come spesso riesce coi cambi), per vedere cosa farebbero al suo posto.

Siamo arrivati alla dodicesima di campionato, più della metà delle nostre antagoniste le abbiamo viste, e questo dovrebbe bastare per aver capito definitivamente l’andazzo di questa stagione. Statisticamente dunque improbabile che quelle che dobbiamo ancora affrontare siano espressione di un calcio completamente diverso e di rapporti di forza completamente stravolti rispetto a quanto ci hanno dimostrato le altre. Se ragioniamo su quanto visto in campo nelle partite giocate contro di noi, senza quindi fare paragoni con le rose, con le ambizioni e con le potenzialità di ognuna, non riesco a trovare un solo caso in cui avrei cambiato la mia squadra con quella avversaria. Ci sono stati momenti in cui qualcuno ci è stato superiore ma anche altri momenti nella stessa partita dove ci ha sofferto alla fine senza farci uscire dallo stadio con la netta impressione di aver giocato contro una squadra più forte. Il mio più grande rammarico e, a questo punto la mia più grande speranza, è quella di vedere questo Novara almeno un paio di mesi continuativi con tutta la rosa disponibile. Vorrei per esempio capire quanto male potremmo fare con dentro qualcuno capace di segnare di testa buttando dentro uno dei 15-20 cross in mezzo che attualmente arrivano a favore del “Signor Nulla”, inteso come l’attaccante che ora non c’è e che, per caratteristiche tecniche e per altezza, sia in grado di saltare e correggere possibilmente in porta un cross, cosa che ad oggi chi scende in campo non può proprio fare. Il più grande paradosso di questo Novara è quello che segna ugualmente, e segna pure tanto nonostante manchi di punte vere. Vai tu a spiegare ad un lettore esterno che quando invoco ogni giorno l’acquisto di una punta sono nel pieno delle mie facoltà mentali, vai tu a spiegarlo a chi guarda solo il tabellino e vede una squadra che spesso due goal li segna, che non sono scemo. Il fatto è che è brutto convivere con l’orgoglio di vedere dei ragazzi che sembra riescano, se non a compiere un’impresa, a portare a casa qualcosa che a tratti appare sempre più grande di loro, e la consapevolezza che questo non possa riuscire con la stessa frequenza per altri 7 mesi di campionato.

Detto questo, se c’è una settimana dove è d’obbligo fare quadrato è proprio quella che porta al derby. Una partita discussa e non sempre così sentita dalla totalità della piazza rappresentata anche da chi, un po’ per una forma di superiorità e di snobismo o per reale convinzione, non darà la stessa importanza che verrà invece attribuita dalla frangia di tifo più passionale. A prescindere da come la si possa pensare, è evidente che non esiste al mondo nessun derby che faccia bene perdere. Il derby si deve vincere e soprattutto lo si deve fare quando si è chiamati a dare conferme sull’aver fatto passi avanti in quel processo di crescita costante di una squadra. La conferma di quanto, parole a parte, sia importante questa partita per il pubblico novarese ce la dà la storia recente, ovvero di come sono stati percepiti Baroni e Boscaglia dopo le due partite capitate più o meno nello stesso periodo. Baroni ha portato a casa fiducia e la conferma su una panchina fino a quel momento parecchio traballante, Boscaglia è stato messo definitivamente in discussione pur conservando la stessa panchina. Corini arriva al suo primo derby in una condizione migliore rispetto ai due suoi precedenti colleghi perché quello messo meno in discussione dei tre, ma è evidente che le aspettative su di lui sono solo quelle di vittoria. E allora credo che Corini in primis ma tutti i ragazzi che sabato pomeriggio indosseranno sul campo del Piola la nostra maglia azzurra dovranno sentire la fiducia e l’orgoglio di una piazza che non potrà avere nessun’altra opzione differente da quella di essere finalmente il dodicesimo uomo in campo. Non importa se avremo ancora davanti il “Signor Nulla” che non saprà e potrà correggere in goal uno dei tanti cross che arriveranno dalle retrovie, in questa partita la dovremo buttare dentro noi dalle gradinate. Di testa, di piede, di anca, di culo o di minchia non importa, ma questa partita la vinceremo, perché noi ce lo meritiamo, Corini se lo merita e i ragazzi se lo meritano. Per gli ipocriti peace and love c’è tempo tutto il campionato, questa settimana la parola d’ordine deve essere solo unione e cattiveria agonistica. Avanti Novara, ripiumas cul ch’ l’è nòstar!

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Una storia di coglioni. Presunti, reali o percepiti.

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Quanta strada abbiamo fatto da quel 29 luglio 2021, quando abbiamo riempito la Piazza a Novara preoccupati per il futuro del nostro Novara. Mi piace pensare che sia stato proprio quel 29 luglio 2021 la data di posa del “primo mattone” di quello che un mese dopo è diventato il castello chiamato Novara FC, perché da quel pomeriggio effettivamente è iniziata la nostra rinascita. Un anno esatto dopo la Stampa ci ha svegliato con la notizia dell’arresto di Bonanno e Pavanati, e penso che questo possa davvero chiudere il cerchio. Tanta gente oggi commenta con la frase “giustizia è fatta” secondo me in maniera affrettata, perché questa frase andrebbe pronunciata eventualmente alle fine del terzo grado di giudizio, qualora un vero processo iniziasse davvero. Peraltro siamo in Italia e stiamo parlando di reati sul patrimonio, per cui anche in caso di un’eventuale condanna dubito seriamente che Pavanati trascorrerà molto tempo in carcere. Probabilmente a breve seguirà Bonanno agli arresti domiciliari pure lui. Tuttavia questo arresto rappresenta la certificazione del fatto ci sia stato dolo. Se è vero che pure questo fatto necessiti della conferma di una sentenza (anzi di tre) è altresì vero che possiamo giocare a fare i garantisti del caso, ma rimane il fatto che non si viene arrestati dopo un anno di indagini sulla base del nulla. Ho sempre ritenuto dignitosa la fine di una storia sportiva a causa dell’impossibilità di proseguire con esposizioni finanziarie anche mirate solo alla sopravvivenza sportiva, perché se i soldi non ci sono più c’è poco da fare. Ma accettare che la gloriosa storia del nostro Novara finisse per colpa di un tentativo criminale di frode, perché è su questo che stringi stringi i due saranno chiamati a difendersi, è stato un qualcosa per me molto difficile da accettare. Delusione personale accentuata dal fatto che mi ritengo “fregato” da persone alle quali avevo dato credito perché mi avevano fatto una buona impressione. Non ritorno in argomento ma, per onestà intellettuale, ricordo che in quel mese e mezzo in tanti altri si sono fatti convincere da Pavanti & Co, evidentemente perché non erano così dilettanti con la parola. Ma ormai quel che è stato è stato.

Di questa vicenda in tanti mi ricordano per quella domanda “ma Lei non si sente un po’ coglione?”. In realtà, non l’ho mai ammesso, ma tantissime volte coglione mi ci sono sentito io. Per tanti motivi. Ad esempio perché in occasione di quel confronto a Novarello era evidente a chiunque che a Pavanati non gliene fregasse nulla del Novara a differenza di me e di tantissimi altri che ci sono stati male. Ma anche perché, nei mesi successivi, è stato chiaro a tutti come Pavanati stesso continuasse a vivere ostentando lusso, ricchezza e figa incurante di tutto il resto, tra cui passare effettivamente per coglione su una Porsche ripreso e pubblicato sui social da chi volutamente vuole far passare per coglione il ricco o l’arricchito del momento. Ma anche per il mio aver gioito per un acquisto di un Raspa, Strumbo o Capano del caso, per i quali, la cosa più sincera e meno demoralizzante che ho detto, è stata: “ma chi cazzo sono?”. Per cui mi pare evidente che tra me e lui il coglione sia il sottoscritto.

Non lo so come andrà a finire questa storia, ma ammetto che quasi non mi interessa perché oggi è un po’ una vittoria di tutti. E questo mi basta. Mi auguro che a settembre, o comunque nel minor tempo possibile, si possa mettere fine alla Società Novara Calcio 1908 in modo che possano avvenire due cose. La prima, a me fondamentale, che il mio amico Depa la finisca di scassare i marroni sul titolo sportivo. E la seconda, che finalmente nessuno più possa mettere in dubbio la continuità sportiva col passato, ricordando ogni secondo che esiste ancora il vecchio e vero Novara sul territorio. Da quel giorno esisterà ancora di più solo ed esclusivamente il Novara FC, e saranno cazzi di Ferranti ascoltare tutti i Depa nascosti in città che proveranno a fargli giustamente capire l’importanza dell’acquisizione del titolo sportivo. Ci penseremo da quel giorno. Ma oggi, 29 luglio 2022, abbiamo capito che i coglioni non eravamo noi. Scusate se è poco.

Claudio Vannucci

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Bortolussi val bene un messa

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Questo articolo non è da intendersi come la puntata finale della saga “Dardan Mania” perché la pubblicherò solo il giorno in cui sarà ufficiale il suo futuro. Detto questo, ascoltando la conferenza di Zebi e captando qua e là qualche informazione dalle varie gole profonde che conosco, mi pare evidente che, dopo Galuppini in attesa di ufficializzazione, non ci sarebbe stato spazio per la presenza contemporanea in rosa di Dardan e di Bortolussi (o chi per lui). Ed è da questo fatto che vorrei condividere un ragionamento con voi. Partiamo da qualche mese fà, ovvero nel momento in cui Ferraro di Tuttosport venne massacrato per la seguente uscita: “tra Vuthaj e Comi tutta la vita preferisco Comi”. Venne massacrato fondamentalmente per tre motivi: il primo è che Comi ci sta sulle palle a tutti, il secondo è che Ferraro tendenzialmente non piace ai tifosi del Novara, e il terzo (che va a braccetto col secondo motivo), è che spesso a Ferraro in prima battuta escono male alcuni concetti, o gli stessi vengono poi riportati in maniera un po’ troppo netta, e quindi le incomprensioni e i dissensi aumentano. Lo ascoltai successivamente su Radio Azzurra quando argomentò un po’ meglio quel concetto che, effettivamente, trovai nella sostanza condivisibile. Ovvero, in sostanza disse che possiamo raccontarci quello che vogliamo, possiamo poi cambiare l’esempio e scegliere un qualsiasi altro attaccante navigato di serie C che preferiamo a Comi, ma la realtà dei fatti è che Vuthaj non ha nelle gambe e in curriculum i goal in categorie come B e C che invece hanno Comi (più C che B) o qualsiasi altro esempio a noi più congeniale. Se non si concorda con questo punto di partenza, a mio avviso si pecca già di onestà intellettuale.

A questo punto del ragionamento si apre il più grande degli sliding doors: è meglio un rischio Vuthaj o una “garanzia” Bortolussi? Il solo modo per essere certi è tesserarli entrambi, ma questo non è possibile per cui, accettando che ognuna delle due opzioni possibili possa fare incazzare qualcuno, è utile mettere sul piatto alcuni elementi oggettivi che ci possano mettere nelle condizioni di ragionare in maniera un po’ più lucida. Per rispetto di chi mi ha detto le cifre, non pubblicherò qui sopra la richiesta di Dardan, ma sappiate che si parla di un triennale a cifre nette annue coerenti con richieste che potrebbero fare attaccanti da media serie B. Il budget minimo di Ferranti è noto, quello che non è noto ai più è che se accontentassimo la richiesta di Vuthaj allora dovremmo dire addio ad almeno altri 3 colpi importanti che completeranno la rosa. Il tifoso, e l’ho sempre detto per primo, deve fare il tifoso, per cui non mi metterò certamente a far cambiare idea a quello che legittimamente pensa che siano tutti cazzi di Ferranti e che Dardan avrebbe dovuto essere il primo dei confermati. E’ una visione legittima per cui ben venga. Detto questo, a me fa piacere che il nostro attaccante (pare) abbia detto “vi garantisco 25 goal anche in C”, ma mi sarebbe piaciuto che la richiesta economica fosse stata in primis da lui vincolata al raggiungimento di quell’obiettivo. E invece (pare) di no. Io che sono tifoso, anzi molto tifoso, ma nella vita devo far quadrare anche molto i soldi degli altri, che è peggio di quando lo si fa per i propri, sinceramente di pagare come un attaccante di B un giocatore che, stringi stringi, non ha mai praticamente segnato nemmeno in C, allora dico che la richiesta di Dardan sia stata quanto meno arrogante e priva di ogni logica. Ovvio che deve curare i suoi interessi, ci mancherebbe, ma anche farci passare per quelli con l’anello al naso magari no.

Vuthaj può fare davvero 25 goal in serie C? Non lo si può escludere perché, come ho già scritto tempo fa, fa parte della categoria di quei giocatori col senso del goal nel dna. Continuo a credere che sia della categoria alla Pippo Inzaghi, che magari non è capace di stoppare un pallone o di fare un tacco, ma è sempre nel posto giusto al momento giusto. Se Vuthaj lo inserisci in un contesto di squadra con un suo gioco può essere pure che segni in A, anche se, e si ritorna al punto iniziale, andrebbe visto contro difese serie. Il fatto è che il partito di Vuthaj, nel manifestare con assoluta convinzione che Dardan segnerebbe tanto pure in C, non ha nessun tipo di certezza in tasca se non una convinzione personale. Proviamo a metterci nei panni di Ferranti, che magari sulla sua barca a Sanremo fa i conti con la calcolatrice, e realizza che l’esposizione finanziaria triennale per Dardan da sola sarebbe abbastanza vicina a quanto ha speso tutto lo scorso anno, ecco non mi venite a dire che a voi , al suo posto, come minimo non vi si bloccherebbe il branzino con le patate appena ingerito.

Sento già da qui il rumore degli indignados replicare “ma nemmeno Bortolussi ti garantisce quei goal”. Calma, perché è vero che i numeri ognuno li legge a proprio uso e costume, ma stiamo parlando di un attaccante giovane, che da noi è stato cacciato per monetizzare, e che è stato ed è primario attaccante della categoria. Altra cosa: smettiamola di pensare ai 37 goal di Dardan. Sono eccezioni esattamente come quegli anni in cui l’indice FTSE Mid Cap della borsa rende + 42%. Non è la normalità. Cercare un attaccante che faccia oltre 30 goal è impossibile, ma invece ragionare in termini di reparto, e quindi pensare alla somma di un Bortolussi e Galuppini, più magari qualche centrocampista offensivo che la mette, è secondo me la via giusta. Ricordiamoci che nell’anno di Toscano tre giocatori andarono in doppia cifra, ma nessuno segnò 37 goal. Eppure fu una grande squadra.

Ribadisco per l’ultima volta che non ho alcun tipo di pregiudizio nella conferma di Vuthaj ma, e mi rivolgo per puro spirito di dibattito ai più estremisti del partito pro Dardan, non vi viene il dubbio che forse forse il ragazzo si sia giocato male le sue carte ed abbia un pochino esagerato? Non capisco perché l’attribuzione dispregiativa del termine “mercenario” valga solo quando il giocatore lascia la propria squadra e non quando tiene per le palle la proprietà e la porta al rinnovo a cifre senza senso. Vediamo come andrà a finire, perché dove andrà a giocare il prossimo anno dirà molto sul giocatore. Nel frattempo, se il sacrificio si chiama Bortolussi (e Galuppini), credo abbiamo vissuto tempi ben peggiori.

Claudio Vannucci

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Novarello, maledetto Novarello

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Due considerazioni a caldo, non richieste, sull’ufficializzazione del ritorno a Novarello. Primo fatto: Ferranti dal primo giorno di insediamento a Novara ha sempre guardato a Granozzo. Gli è sempre piaciuto, lo ha sempre idealmente identificato come il quartier generale della Società e, probabilmente, ha pensato già lo scorso anno di entrarci, ma i tempi semplicemente non erano maturi perché, in primis, sarebbe stata un’operazione assolutamente impopolare, e poi sarebbe stato molto complicato andare a trattare coi De Salvo (anche se lo scorso anno avrebbero potuto tenerli per i coglioni molto più di adesso, ma vabbè). Secondo fatto: scordiamoci la situazione temporanea di appoggiarsi al Piola come fatto nella scorsa stagione. Non è ipotizzabile farlo per un discorso di costi e di usura del terreno, ma anche di aumento di giovanili. Un conto è avere solo una juniores e qualche ragazza, un altro avere una filiera completa di giovani da far allenare e che non possono certo farlo nel giardino di casa Ferranti. Una situazione alternativa andava trovata. Terzo fatto: il Novara FC è la prima Società di calcio rappresentativa della città e la più importante in termini di blasone, e questo status implica che tutta la sua attività, dalla prima squadra al più giovane bimbo tesserato, goda del riconoscimento dello stesso status elitario derivante dal fatto appunto di essere il Novara. Questa è condizione necessaria e sufficiente per non essere una delle tante Società di calcio cittadine o della provincia che, comunque, hanno a disposizione un proprio centro o campo. Una delle situazioni ipotizzate negli scorsi mesi è stata proprio quella di lasciare la prima squadra al Piola ed elemosinare, o meglio, usare la politica per obbligare ogni singola Società a concedere qualche ora il proprio campo ad uso e costume di una giovanile del Novara FC. Per esempio, e faccio davvero esempi a caso, i pulcini nel campo della San Giacomo, gli esordienti in quello della Voluntas e via dicendo. Premesso che non stiamo parlando di attraversamento di buchi neri nello spazio ma di campo per far giocare bambini, quindi tutte le ipotesi erano buone, è chiaro che questa soluzione di parcheggio qui e là implicitamente avrebbe tolto dignità e credibilità ad un progetto importante come quello di Ferranti. Non si può parlare di serie B se non hai nemmeno un campo tuo dove far allenare i pulcini.

Visto che non ci troviamo nel metaverso dove in una notte si possono costruire grattacieli da 150 piani, e quindi qualsiasi eventuale progetto di costruzione di un proprio centro (se davvero fosse nei pensieri del Pres) implicherebbe almeno un paio di anni di lavoro, c’era da trovare una soluzione. A Novara si fa molta fatica ad accettarlo, o peggio non lo si vuole capire, ma l’Alcarotti (sede degli allenamenti e partite della Sparta) non è utilizzabile. E non lo è semplicemente perché, a prescindere da come si presenta esteticamente la tribuna, è diroccato, con degli spogliatoi al limite dell’agibilità, non è più a norma e ha un campo che definire di patate è un eufemismo. Oltre appunto ad essere usato da altri. Ipotizzare che una squadra professionista possa utilizzare quella struttura come quartier generale, anche se struttura di rilevanza storica e affettiva enorme, significa semplicemente vivere nel proprio mondo ignorando la realtà che lo circonda. Due sole soluzioni reali, concrete, serie e spendibili potevano oggi essere prese in considerazione: Novarello e Bellinzago, sede della Società Bulè Bellinzago. Tutto il resto vale “zero”. So che la struttura è stata visionata ma, alla fine, ha vinto Novarello.

Ho sempre dichiaratamente tifato per il Bulè non solo per una questione affettiva, ma perché, e basta andare a vederlo coi propri occhi, a Bellinzago è stato costruito un gioiello di pari bellezza ed efficienza di Novarello. Magari con un numero minore di campi, ma perfettamente adeguato ad una squadra professionista. Ci sono campi in erba, campi sintetici, palestre e spogliatoi adeguati, possibilità di utilizzo dello stadio per amichevoli e di locali per fisioterapia, infermeria e deposito. La distanza dal centro di Novara alle due località è pressoché identica, questo per rispondere a chi pensa che “eh ma Bellinzago è più lontana” anche se, va detto per onestà intellettuale, Bellinzago forse è perdente rispetto a Novarello per mancanza di alberghi e ristoranti, anche se il ristorante lo si sarebbe trovato a poche centinaia di metri. Hanno scelto Novarello e, secondo me, non è stato scelto per una questione di soldi (che peraltro ne ignoro l’entità e nemmeno mi interessa) ma, in parte perché, come detto, è sempre stata la volontà originale di Ferranti, e poi probabilmente per altro.

Cosa intendo per altro? Beh, devo per forza entrare nel campo della dietrologia, coi rischi che ne conseguono di dire cazzate. Ma secondo me non le dico. Negli ultimi due miei editoriali ho parlato, in termini diversi e con destinatari differenti, dell’incapacità di tagliare il cordone ombelicale col passato. E secondo me la scelta di Novarello ben si sposa con questa idea di incapacità a farlo, ma questo non tanto rivolto a Ferranti, che per inciso ignora tantissime dinamiche, aspetti e nostro passato vissuto, ma a una serie di persone a lui vicine a livello diverso che, evidentemente, non hanno interesse o non sono capaci a tagliare il cordone ombelicale con un certo passato e, probabilmente, lo hanno portato coi consigli a non cedere di una virgola in una trattativa con persone con le quali non si dovrebbe spartire nulla.

Lo dico chiaramente: non ho a livello personale la benché minima volontà di entrare in guerra per questa scelta. La comprendo, la capisco, al posto suo non l’avrei ma fatta ma questo è irrilevante visto che i soldi non sono i miei. Se il Novara FC beneficerà di questa scelta sarò il primo ad esserne felice come lo sono già perché, implicitamente, il primo beneficio di immagine la squadra e la Società se la sono già presa nel mostrare in faccia a tutti che stanno in un posto da 5 stelle e non in trattoria. Detto questo, per quanto mi riguarda Novarello è stato, è, e sarà (salvo passaggio di proprietà future) il luogo di proprietà di chi più di tutti, dopo avermi fatto star bene, mi ha fatto decisamente star male come nessuno altro sportivamente parlando ha fatto. Ma in fin dei conti lo stesso vale per la Clinica dove, comunque, mi reco obtorto collo per visite ed esami. Credo quindi che Novarello non possa e non debba diventare un problema oggi per tutti noi, ma un passaggio fondamentale, magari amaro, per crescere ulteriormente. Ognuno è libero di pensarla come crede, di non metterci comunque più piede, e di essere legittimamente deluso, ma quello che deve prevalere è l’interesse comune. Novarello hanno scelto e Novarello sia.

Spero solo di non tornare a rivedere certi personaggi intorno a noi, con la scusa dell’essere “proprietari del negozio”. Questo si che sarebbe inaccettabile.

Claudio Vannucci

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