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Ed è la nord che te lo chiede, Signor Nulla facci un goal

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Tornando a casa dalla sempre bella trasferta di Cesena, questa volta versione “un punto in più in classifica e due kg in più di pancia”, e appurato che le scelte di formazione sono state dettate dagli ennesimi contrattempi last minute, ho provato ad immedesimarmi in Corini. Ho pensato a come debba essere estremamente complicato mantenere sempre la sua espressione riflessiva e armoniosa, leggermente sorridente e rassicurante, sicuramente mai disordinata e tesa che ci ha abituato ad avere in qualsiasi occasione. Lo vedi e pensi a qualcosa di molto simile al Dalai Lama, fortunatamente per Eugenio vestito molto meglio, che lo guardi e vai in pace col mondo. E invece ogni venerdì che ha creato il Signore da fine Agosto 2017 in poi me lo immagino prendere la rincorsa e sfondare, con l’ampia superficie frontale cui dispone, i muri delle stanze segrete di Novarello all’ennesima notizia di indisponibilità di un paio di giocatori. Secondo me lo staff sanitario e la Società non lo avvisano nemmeno più di persona delle defezioni improvvise di turno, immagino glielo scriveranno sul loro gruppo whatsapp, perché qualche testata pure a loro deve essere sicuramente arrivata. Fatico a ricordare un periodo così lungo in cui un allenatore, a partire dalla prima di campionato, abbia dovuto sempre e comunque trovare un compromesso e schierare qualcosa che vagamente assomigliasse ad una formazione equilibrata per provare a randellare a destra e a sinistra l’avversario di turno. Mi immagino il buon Corini ogni sera, prima di addormentarsi nel suo comodo lettino da una piazza e mezzo in hotel, guardare Sportitalia e piangere desolato sentendo le interviste di quel gran culo di Spalletti che parla di un dubbio sull’eventualità di dare un turno di riposo a Perisic schierando Eder, mentre lui è lì che non sa chi mettere in campo quasi da telefonare a Eriberto e a Bernardo Corradi per chiedergli se hanno voglia di tornare a giocare. Allenare questo Novara è cosa da nevrosi cronica, poche balle, e il nostro allenatore, come sottolineato nell’analisi tecnica di Ciumi, meriterebbe forse qualche riconoscimento più concreto di quelli dell’educazione e del sapersi porre bene sui quali tutti concordano. Corini, con tutti gli errori che un essere umano può compiere, probabilmente è meno pirla di quello che mediamente la gente pensa e dice quando legge le formazioni che stanno per scendere in campo. Mi verrebbe da dire a tutti quelli che alla lettura dell’undici si mettono le mani in faccia e non capiscono, di provare farla loro una volta la formazione (e a correggerla in corso d’opera come spesso riesce coi cambi), per vedere cosa farebbero al suo posto.

Siamo arrivati alla dodicesima di campionato, più della metà delle nostre antagoniste le abbiamo viste, e questo dovrebbe bastare per aver capito definitivamente l’andazzo di questa stagione. Statisticamente dunque improbabile che quelle che dobbiamo ancora affrontare siano espressione di un calcio completamente diverso e di rapporti di forza completamente stravolti rispetto a quanto ci hanno dimostrato le altre. Se ragioniamo su quanto visto in campo nelle partite giocate contro di noi, senza quindi fare paragoni con le rose, con le ambizioni e con le potenzialità di ognuna, non riesco a trovare un solo caso in cui avrei cambiato la mia squadra con quella avversaria. Ci sono stati momenti in cui qualcuno ci è stato superiore ma anche altri momenti nella stessa partita dove ci ha sofferto alla fine senza farci uscire dallo stadio con la netta impressione di aver giocato contro una squadra più forte. Il mio più grande rammarico e, a questo punto la mia più grande speranza, è quella di vedere questo Novara almeno un paio di mesi continuativi con tutta la rosa disponibile. Vorrei per esempio capire quanto male potremmo fare con dentro qualcuno capace di segnare di testa buttando dentro uno dei 15-20 cross in mezzo che attualmente arrivano a favore del “Signor Nulla”, inteso come l’attaccante che ora non c’è e che, per caratteristiche tecniche e per altezza, sia in grado di saltare e correggere possibilmente in porta un cross, cosa che ad oggi chi scende in campo non può proprio fare. Il più grande paradosso di questo Novara è quello che segna ugualmente, e segna pure tanto nonostante manchi di punte vere. Vai tu a spiegare ad un lettore esterno che quando invoco ogni giorno l’acquisto di una punta sono nel pieno delle mie facoltà mentali, vai tu a spiegarlo a chi guarda solo il tabellino e vede una squadra che spesso due goal li segna, che non sono scemo. Il fatto è che è brutto convivere con l’orgoglio di vedere dei ragazzi che sembra riescano, se non a compiere un’impresa, a portare a casa qualcosa che a tratti appare sempre più grande di loro, e la consapevolezza che questo non possa riuscire con la stessa frequenza per altri 7 mesi di campionato.

Detto questo, se c’è una settimana dove è d’obbligo fare quadrato è proprio quella che porta al derby. Una partita discussa e non sempre così sentita dalla totalità della piazza rappresentata anche da chi, un po’ per una forma di superiorità e di snobismo o per reale convinzione, non darà la stessa importanza che verrà invece attribuita dalla frangia di tifo più passionale. A prescindere da come la si possa pensare, è evidente che non esiste al mondo nessun derby che faccia bene perdere. Il derby si deve vincere e soprattutto lo si deve fare quando si è chiamati a dare conferme sull’aver fatto passi avanti in quel processo di crescita costante di una squadra. La conferma di quanto, parole a parte, sia importante questa partita per il pubblico novarese ce la dà la storia recente, ovvero di come sono stati percepiti Baroni e Boscaglia dopo le due partite capitate più o meno nello stesso periodo. Baroni ha portato a casa fiducia e la conferma su una panchina fino a quel momento parecchio traballante, Boscaglia è stato messo definitivamente in discussione pur conservando la stessa panchina. Corini arriva al suo primo derby in una condizione migliore rispetto ai due suoi precedenti colleghi perché quello messo meno in discussione dei tre, ma è evidente che le aspettative su di lui sono solo quelle di vittoria. E allora credo che Corini in primis ma tutti i ragazzi che sabato pomeriggio indosseranno sul campo del Piola la nostra maglia azzurra dovranno sentire la fiducia e l’orgoglio di una piazza che non potrà avere nessun’altra opzione differente da quella di essere finalmente il dodicesimo uomo in campo. Non importa se avremo ancora davanti il “Signor Nulla” che non saprà e potrà correggere in goal uno dei tanti cross che arriveranno dalle retrovie, in questa partita la dovremo buttare dentro noi dalle gradinate. Di testa, di piede, di anca, di culo o di minchia non importa, ma questa partita la vinceremo, perché noi ce lo meritiamo, Corini se lo merita e i ragazzi se lo meritano. Per gli ipocriti peace and love c’è tempo tutto il campionato, questa settimana la parola d’ordine deve essere solo unione e cattiveria agonistica. Avanti Novara, ripiumas cul ch’ l’è nòstar!

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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La reprimenda

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E’ un lunedì molto pesante quello che ci ha accolto stamani al risveglio. Inutile girarci intorno: non c’è una cosa che sta andando per il verso giusto, e nonostante la classifica ci dice ancora che nulla è perduto (i punti da recuperare sono solo 2), viene difficile, se si vuole essere razionali e oggettivi,  a guardare con ottimismo al futuro quando tutti i segnali che stanno arrivando da un mese a questa parte portano solo nella direzione opposta a quella auspicata. Rimonte subite allo scadere, infortuni, pali e ora pure le terne arbitrali avverse non sono certo segnale di annata fortunata. Ho emozioni contrastanti, difficili da spiegare. Convivo con una sensazione paradossale che mi porta, nonostante tutto, a non considerare quella della retrocessione un’opzione realistica. Ma sto contemporaneamente covando un rancore e un’amarezza per alcuni aspetti che riguardano il mio Novara sul quale, e in questo editoriale sarà abbastanza netto e per il quale mi scuso in anticipo per le parolacce, il mio Novara stesso mi sta facendo parecchio incazzare.

Partiamo a monte. Questa stagione 2023/2024 è probabilmente la più formativa per tutti noi che viviamo questa passione quotidianamente. Abbiamo più o meno tutti capito, (utilizzo il più o meno perché purtroppo esiste sempre qualcuno al quale è più semplice metterglielo nel culo che in testa) che l’affermazione a noi tanto cara  “meglio un giovane di serie D che ci mette l’anima di un giocatore affermato che arriva svogliato” è una banalità che difficilmente trova riscontro poi con la realtà oggettiva quotidiana. In sintesi è una puttanata. Il giovane di serie D che ci mette l’anima non è in grado di reggere l’urto del professionismo. Se poi i giovani che ci dovrebbero mettere l’anima rappresentano il 60% della tua rosa allora è più facile retrocedere che salvarsi. Spererei che almeno su questo punto non ci si debba tornare in futuro. La seconda affermazione a noi (soprattutto al sottoscritto) tanto cara è senza dubbio “bisogna avere un uomo forte in Proprietà, un figlio di puttana dentro l’ambiente, uno squalo col pelo sullo stomaco in grado di comprarsi, se servisse, le partite che contano”. Sfido chiunque a non aver a gennaio identificato in PLM questa figura. Ovviamente posso oggi solo giudicare per quanto visto nel poco tempo in cui è entrato a far parte della nostra realtà, e pertanto, se mi è concesso e non si offende (ma se si offende è un problema suo visto che io ci sarò anche quando lui non ci sarà più, inoltre non mi sono fatto scrupoli a prendermi a parole con chi ci ha portato in A, figuriamoci se me li faccio con lui che in A ha portato ad oggi solo altri), mi piacerebbe attraverso questo spazio dirgli che, in un certo senso, non lui in quanto cardine della proprietà ma certi suoi modus operandi hanno già un po’ rotto i coglioni.  Argomento il tutto. Arriva a Novara e già alla seconda o terza conferenza stampa subito aizza parte dei giornalisti contro chi, legittimamente e negli interessi del Novara stesso, aveva appena vinto in un bando pubblico parte dell’arredo del Piola. Non solo non si preoccupa nemmeno di capire chi fosse stato il vincitore del bando o verificasse che lo stesso, come poi i fatti successivi hanno dimostrato, non avesse la benché minima intenzione di fare del danno al Novara, ma si permette pure di fare il brillante invitandolo a fare un giro in centro a vedere le luminarie di Natale. E lo dice a chi a Novara ci è nato e ha sempre sostenuto la realtà calcistica cittadina. Passano le settimane, e almeno pubblicamente, mai una volta che elogiasse la città e il suo pubblico. Sempre frasettine generiche, spesso tirategli fuori dalla bocca e dette con poca convinzione, lasciando sempre e comunque l’impressione che Novara per lui/loro fosse un’incredibile occasione a zero debiti, dentro un territorio o una piazza a lui/loro sconosciuta ma evidentemente poco apprezzata dal punto di vista del potenziale apporto. Insomma tipo quando sei giovane, è da un po’ che con le ragazze non batti chiodo, e accetti di metterti con una che non ti piace perché non ti par vero che questa ci stia provando con te e ti si presenti finalmente l’occasione di ciulare. Passano le settimane, il mood inizia a cambiare in negativo, e prima cosa che gli viene in mente è di fare un’ora e mezza di monologo contro genericamente chi scrive sul Novara. Ce l’aveva con Ambiel? Ce l’aveva con la stampa? Ce l’aveva coi giornalisti in generale? ce l’aveva con noi blogger? Non si capisce. Fatto sta che sono/siamo passati tutti per coglioni per aver tutti, chi più chi meno, detto le cose che puntualmente si sono poi verificate in campo due giorni dopo.  Due giorni dopo dove sbrocca pure Jack, che con tutto il bene che gli voglio, pure lui è il caso che si tranquillizzi visto che, pur quanto possa essere stato deprecabile chi gli ha fatto chiudere la vena, rimane forse il solo allenatore in quasi 120 anni di storia che rischia di retrocedere ma è amato da (più o meno) tutti. Anche meno Jack dai. Arriviamo alla partita di ieri, in cui assisti non solo all’assegnazione di un terzo rigore che mai al mondo può essere concesso, ma soprattutto lo stesso ti viene dato contro in un contesto di partita in cui è stato oggettiva la diversità di metro di giudizio dell’arbitro su tanti falli. E li stai zitto, uscendotene con un comunicato che a mio avviso può anche essere giusto nel merito, ma rimane discutibile nella forma e nei modi perché passi per uno che non sa perdere. Ma non solo, in Lega è chiaro che ci si puliscono il culo con queste cose. Hai un nuovo DS che è li che non fa nulla, fallo scendere in conferenza per mandare a fare in culo tutti invece di un silenzio stampa che, alla fine, va a penalizzare solo quei 3-4 giornalisti di Novara che ci mettono del loro per venirti ad intervistare, non credi? Ora PLM hai davvero l’occasione di dimostrarci di saper intervenire. Non ci deludere perché difficilmente avremo poi altro tempo.

A questo punto mi sorgono dei dubbi sul fatto che PLM sia davvero “un uomo forte in Proprietà, un figlio di puttana dentro l’ambiente, uno squalo col pelo sullo stomaco in grado di comprarsi, se servisse, le partite che contano”. Anche ieri è arrivato l’ennesimo risultato strano (Triestina Virtus Verona 0-1) e mi chiedo allora se ci troviamo davanti ad un personaggio davvero forte, che sappia aspettare il momento giusto per farsi sentire ed intervenire dove evidentemente serve intervenire, oppure è un fake solo più famoso di tante altre proprietà che abbiamo visto passare. Perché ad oggi, sempre con rispetto parlando e sperando che non si offenda (ma come detto sarebbe un problema suo), mi sembra che il valore aggiunto oggettivo reale sia stato portare qualche investitore. Il che, intendiamoci è lodevole e meritevole di ringraziamenti, ma il fatto drammatico non cambia. Se con una persona come lui comunque non conti niente nel Palazzo, non sei in grado di “comprarti” una partita manco quando te la servono sul piatto d’argento allora devo pensare che sei davvero solo la versione più coriacea e famosa di Ferranti. Visto che in conferenza stampa sei a casa tua e puoi permetterti di dire e fare quello che vuoi, questo blog è casa mia, e proprio per questo, in pieno spirito costruttivo, mi sento di suggerirti prima di salvarti, e poi di toglierti tutti i sassolini nelle scarpe che vuoi. Portaci la salvezza e poi, in mondo visione, di pure che Ambiel ha rotti i coglioni, che Cito ha rotto i testicoli, che Vannucci e Foradini è meglio parlino delle cose che conoscono e non del calcio visto che non ci hanno mai giocato, e sarai inattaccabile. Ma solo dopo.

Concludo dicendo che anche noi tifosi abbiamo rotto i coglioni. Siamo riusciti a sostenere che i vari Mascara, Caracciolo e Meggiorini, ai tempi nostri giocatori della massima serie, non sapessero giocare a calcio, ed oggi invece ci inventiamo la qualunque per scusare attaccanti che dopo 3 mesi di serie C riescono a centrare la porta per la prima volta, ovviamente facendosi parare i tiri o prendendo palo perché, anche quando per sbaglio fanno una roba giusta, sono sfigati come la merda. E noi ancora lì a dire che “eppure hanno tecnica, eppure ci mettono l’anima, eppure sono vivi”. La prossima diremo che sono anche fighi e hanno una bella pettinatura. E in tal senso anche per noi questa stagione, me per primo, spero abbia insegnato un po’ più di equilibrio nei giudizi.

Finale della reprimenda: portiamo a casa sta cazzo di stagione e tranquillizziamoci tutti che ne abbiamo bisogno. Sono ancora certo che si possa scrivere una nuova pagina di storia con PLM a capo di una Società seria e forte. In fin dei conti non è necessario starci simpatici a vicenda, voler bene alla fredda piemontese (quasi lombarda) Novara e farsi piacere la paniscia, la nebbia, le zanzare e la gente che alle 19.30 è barricata in casa. Serve solo fare sufficientemente bene. Quando non ci arriva la squadra ci deve arrivare la Società. Così funziona nel calcio che vediamo noi tutti, cosi mi aspetto e ci aspettiamo possa fare PLM.

Claudio Vannucci

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Quando il Fiorenzuola ti sembra il City

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Li avete mai visti quei film molto borderline tra il thriller, lo psicologico e horror? Quelli dove non te la fai addosso perché non sei effettivamente terrorizzato, ma se li guardi con attenzione e ti fai prendere dalla storia è come se vivessi le stesse angosce dei protagonisti. E nello specifico, minuto dopo minuto partecipi ad un crescente stato di ansia che quasi non ti sai spiegare, visto che la via di uscita ti appare comunque li vicina, ma per qualche motivo strano invece si allontana sempre di più. Questo è il nostro quotidiano, in cui diamo l’idea di esserci, o almeno lo diamo per buona parte di partita, le altre non è che facciano complessivamente cosi meglio di noi, ma le giornate da disputare sono sempre meno. E ad oggi tu sei ancora nel pieno di questo film, esattamente dentro quella stanza buia dove potresti trovarti il tuo carnefice oppure uscire indenne al sole a leggere i titoli di coda. (se qualche regista ci costruirà un film su questa trama che ho appena scritto lo avverto che gli levo anche le mutande in Tribunale per diritti ndVannu).

E’ una situazione davvero spiacevole e paradossale, perché davvero ti bastano un paio di vittorie per migliorare la tua situazione, ma queste vittorie non arrivano mai. Vuoi per sfortuna, vuoi per incapacità, vuoi per casualità. E il problema peggiora perché, come in tutte le classiche stagioni di serie C che si rispettino, le avversarie iniziano a fare quei risultati parecchio strani, che in condizioni normali non farebbero (vedi Atalanta Pergocrema 0-2, Renate Arzignano 0-3), e che te non fai. E personalmente mi chiedo, forse un po’ troppo toccato da angoscia, dietrologia e pessimismo, se una proprietà “carismatica” come la nostra non sia a oggi ancora portatrice di questi risultati “strani”, dove possa nascondersi il valore aggiunto di uno che è nato, cresciuto e ha contribuito a formare quel mondo del calcio che da un lato odiamo, ma che da un altro sappiamo tutti quanto il farne parte sia condizione necessaria e sufficiente per fare bene. Perché alla fine un conto è il crederci a prescindere, un altro è tifare, ma ognuno di noi i conti coi propri pensieri alla fine li deve fare. E se oggi faccio i miei allora vedo in PLM (come sempre identifico lui nel parlare però della proprietà in toto) come una persona che è vero non ci ha mai promesso la salvezza, ma se dopo tutto quello che ha fatto non la dovesse ottenere, allora faticherei a non parlare di delusione e fallimento. Ad oggi, forse sempre da vittima di angoscia, dietrologia e pessimismo, concordo più con chi ha la lucidità di sentenziare che ne abbia imbroccati realmente solo 2 (Lorenzini e Kerringam – già rotto), di cui uno chiaro regalo di Ludi. 3 se ci mettiamo dentro il portiere dimenticandoci però della prima partita e del derby (dimenticandomi di queste due partite è chiaro di come sia clemente con lui). In sintesi: questo miglioramento rispetto al girone di andata probabilmente è più dovuto a Gattuso e al miglioramento complessivo del centrocampo (lo stesso di Dibattista, anzi lo stesso dello scorso anno), che al mercato di gennaio.

E’ altresì vero che i conti si fanno alla fine, e mi è chiaro che il grosso potenziale di PLM (e di chi ci mette ci soldi) possa esprimersi in estate, con rosa da formare. Spero tanto che ne abbia l’occasione di farlo, e che la Novara calcistica non perda questa che continuo a ritenere essere una grossa opportunità. In una recente intervista la proprietà ha chiaramente fatto intendere che, anche in caso di retrocessione, i progetti non cambierebbero. Ma è evidente che subirebbero un enorme ridimensionamento e rallentamento. La serie D l’abbiamo vissuta recentemente, e la puoi vivere bene solo nel caso in cui la fai come l’abbiamo fatta noi, vincendo per lo più ovunque e con chiunque, cosa non cosi scontata. Altrimenti è la fine. Ma non è ancora arrivato il momento di pensarci. Le cose non saranno migliorate tangibilmente ma nemmeno peggiorate irreversibilmente, quindi ogni partita che rimane è fondamentale, ovviamente a partire dalla prossima. Il primo obiettivo è vincere, ma il secondo, in me in primis, è tornare a vedere l’ipotesi dei playout come un qualcosa di assolutamente fattibile. Che poi, se ci pensate, è come la pensavamo un po’ tutti fino a poche settimane fa. Ecco, partire con l’idea che il Fiorenzuola sia il Manchester City non aiuta. Vedere i nostri attaccanti tirare in porta aiuterebbe invece un po’ di più.

CLAUDIO VANNUCCI

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