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Chi non risica non rosica (analisi tecnica di Cesena Novara)

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Quando a metà del secondo tempo l’Eugenio ha messo Chajia e Macheda, abbozzando una sorta di 4 2 4, mi è sembrato di scorgere, sul viso di Castori, quel sorriso beffardo di chi pensa tra se e se “ mo’ te frego io”.

E in effetti con due pedine poco mobili a centrocampo (come Orlandi e il Casarini di oggi) e con due centrali pesanti (come Troest e Golubovic) la logica del “ o la va o la spacca “ faceva pendere la bilancia più verso Castori che verso Corini.
Lo aveva promesso questa estate “state tranquilli che quando c’è da rischiare non mi tirò indietro”…. farlo contro quella volpe di Castori poteva essere azzardato .. ma chi non risica non rosica.

Abbiamo giocato una buona partita ed abbiamo una eccellente classifica : dopo il primo quarto di campionato possiamo stringere la mano a Corini e riconoscergli il merito di aver fatto miracoli con tutto quello che gli è capitato, non ultima l’indisponibilità di Mantovani arrivato all’ultimo minuto per problemi familiari.
Il primo tempo, sino al 45mo ( l’ultimo minuto è da dimenticare ) è stato giocato in maniera sontuosa: abbiamo visto una padronanza di palla e degli schemi degni di una squadra matura.
Mancava la finalizzazione ma le caratteristiche di Da Cruz e di Di Mariano facevano a cazzotti contro una difesa schierata davanti alla loro area.

Prendere gol al 46mo e riprendere gol un minuto dopo il pareggio nel secondo tempo potevano essere una mazzata incredibile … invece siamo andati avanti per la nostra strada come se niente fosse: non saremo una squadra da prima fascia ma abbiamo due coglioni grandi così.

Di Mariano, appena si è scrollata di dosso quella posizione da prima o seconda punta ( che non gli piace per niente), è salito in cattedra

Lo ha imitato dietro Golubovic che, a dispetto dei tanti mesterianti della penna che si erano stracciate le vesti lo scorso 31 agosto all’annuncio del suo arrivo, ha cominciato a suonarle e cantarle facendoci quasi dimenticare che vicino aveva il palo della luce.
Forse “c’è l’elenco del telefono” prima di Golubovic … forse … ma per una volta il numero giusto lo abbiamo trovato noi.

Dovremmo, io per primo, cominciare a dare più credito a Corini nelle sue scelte a volte indirizzate a mantenere vivo un gruppo e altre invece motivate dalla contingenza della situazione… ma siamo tutti bravi a fare i froci con il culo degli altri … soprattutto se siamo protetti da una tastiera o dall’anonimato di una tribuna.

Quella che abbiamo visto oggi non sarà una generazione di fenomeni ma si merita il rispetto per non mollare mai un cazzo.

Ciumi

Analista tecnico delle partite e sfanculatore ufficiale del blog. Convive con una sana passione per le Converse All Star sgualcite e scolorite e per la scarsa considerazione sul genere umano. Severo ma giusto.

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Ne valeva la pena?

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E allora la domanda che mai esplicitamente avevo fatto finora, ma che adesso ripropongo con forza è: ne valeva la pena? Valeva la pena, per salvare una panchina, snaturare totalmente il modo di giocare di questa squadra che chissà adesso quanto ci metteremo per recuperare? Il tutto per ritrovarci nella stessa situazione in cui molto probabilmente ci saremmo trovati continuando a provare a giocare a calcio e senza sputtanare motivazioni, fiducia, centralità nel progetto degli unici che dalla trequarti in giù sono in grado, grazie al loro tasso tecnico, di dare la parvenza che valga la pena uscire di casa e buttare due ore e, per i non abbonati, qualche decina di euro, per vedere giocare questa squadra?

Totalmente inaccettabile, 19 novembre 2022

Riprendo da qui, nel momento in cui vengo a sapere che domenica in panchina non ci sarà l’uomo che a domanda “come mai la sua squadra sbaglia l’inimmaginabile in mezzo al campo” risponde “non lo so”. E, sia chiaro, Cevoli non è l’unico da mettere sul banco degli imputati, perché sono pronto a scommettere che la scelta di portare uno snaturamento del genere negli ultimi 2 mesi dipenda all’80% da pressioni legate al ‘tutto e subito’ che in altre piazze non esistono, e che sono convinto, ad esempio, al Renate dello scorso anno il mister non avrebbe mai avvertito la necessità di operare.

Per una volta ho rubato il lavoro di analisi all’ottimo Depa e mi sono preso una squadra che ha avuto un percorso opposto al nostro, ossia la Pro Sesto, guidata tra l’altro da uno che da questo blog abbiamo detto in tutte le salse l’anno scorso da dopo il ritorno con la Sanremese che era uno da prendere al volo, con quel suo 3-4-3 spettacolare e quel carisma che traspariva chiaramente, ma evidentemente non ha resistito all’appeal della prestigiosa piazza di Sesto San Giovanni. La Pro Sesto finora ha fatto 26 gol e ne ha presi 26, differenza reti zero, e sta quarta in classifica a 3 punti dal Pordenone. Andreoletti è partito con 6 pappine prese a Vicenza, giocando non col suo modulo classico ma a 4 dietro, formazione riproposta anche nella partita in casa con l’Albinoleffe, quando stava sotto 2-0 e ha pareggiato sculando 2-2. Era a 4 dietro anche in quella dopo in casa con l’Arzignano, e ha perso ancora: 10 gol presi e 3 fatti, in 3 partite. La settimana dopo va a Lecco, qui a Novara ci sarebbe andato probabilmente per salvare la panchina: lui ci va con la ‘sua’ difesa a 3, per la verità infoltendo il centrocampo. E vince.  Da quel momento inizia un altro campionato: 3-4-3 (a volte 3-4-1-2), lo stesso che aveva fatto le sue fortune a Sanremo, e una media di soli due giocatori che ruotano a partita, sempre gli stessi, immagino legati a intoppi fisici o di squalifiche. Ne perdono una sola, male, ad Alessandria, 3-0 con la Juve 23, una di sfiga 2-1 a San Giuliano, e ne vincono una pazzesca a Renate, 4-3 dopo essere stati sotto 3-0.

È esattamente il percorso contrario rispetto a quello che è successo a Novara, con un’aggravante: che noi eravamo partiti benissimo, con un impianto di gioco definito e una fisionomia chiara. E mi ha sorpreso sentire Zebi ieri dire “scordiamoci quelle prime sei partite”, come a dire che sono state un accidente della storia e che evidentemente non siamo più quelli. Non siamo più quelli perché non abbiamo più VOLUTO essere quelli. Perché invece di analizzare tre partite perse e lavorare su degli errori che sicuramente ci sono stati ma nel contesto di partite giocate e combattute, ci si è chiusi a riccio, si è placata la rabbia dei primi frustrati da risultato segando un portiere che oggi dimostra di non essere quel cesso immondo che in tanti avevano dipinto, e si è rinunciato a giocare a calcio, inventandosi moduli sempre più arroccati, aspettando passasse una nottata che ormai dura da sette partite. Arrivando all’apice di ieri, in cui per la prima volta nella mia vita calcistica ho assistito a una difesa a tre con contemporaneamente nel pacchetto in mezzo al campo due terzini come Urso e Ciancio.

E allora ripropongo la domanda sopra: ne valeva la pena? La domanda non possiamo più farla al mister, e sarebbe stato bello sentirla fatta da qualcuno in questi mesi, anche se ho i miei dubbi che Cevoli avrebbe dato una risposta trasparente. Speriamo che adesso qualcun altro ci dia questa risposta. Perché mettendo in fila le cose che sono successe da questa primavera e che hanno portato al disastro tecnico in cui siamo attualmente, tra allenatori confermati e poi allontanati a due settimane dall’inizio, direttori silurati dopo due mesi, top player d’attacco relegati a fare il regista basso a Crema, centrocampisti top per la categoria che subentrano nel secondo tempo, giocatori d’esperienza portati da altri che diventano mine vaganti alla ricerca di un rosso, i dubbi sull’equilibrio di che ha le redini gestionali e tecniche di questo progetto iniziano ad essere tanti.

Jacopo

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La carogna sulle spalle

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Trovo sempre incredibili i contorsionismi argomentativi di chi deve difendere una posizione che non può più sconfessare. Qui è da dopo Padova, vera chiave di volta di questa stagione perché prima occasione in cui abbiamo sacrificato un’identità di gioco sull’altare della vittoria, che si riportano delle perplessità crescenti. A queste perplessità è cresciuto in maniera direttamente proporzionale il climax di argomentazioni puerili nella gamma che va da ‘siamo a 1 – 3 – 5 (da far crescere a piacere) punti dalla prima, che cazzo volete, andate a Vercelli’, a ‘l’importante è vincere, non importa come’, a ‘abbiamo subito pochissimo’. Poi non facciamo più due passaggi di fila ma che sarà mai?

Sublimata da assenze obiettivamente importanti, la prestazione di ieri è però la summa di tutti i dubbi maturati in questi mesi. Partendo da una squadra sempre più timorosa e disabituata a imporre gioco, ma che si limita solo a colpire sporadicamente con qualche contropiede. Sembra quasi che manchi qualcuno che dia il cambio di passo, ma purtroppo non lo abbiamo in rosa. Ah no, aspetta, quel qualcuno c’è, si chiama Galuppini, e ieri pur in una prestazione che non sarà certamente ricordata per intensità ha inventato l’unica azione non derivante da contropiede ma da una giocata propositiva, la prima vista da quattro partite a questa parte. Da quella giocata è arrivato il gol di San Mattia, senza il quale saremmo stati a raccontare probabilmente una sconfitta. Sì, perché il livello di fragilità mentale di questa squadra ha fatto sì che in uno spezzone di partita in superiorità numerica contro l’ultima in classifica abbiamo rischiato più di prendere il 2-1 che di farlo. Il tutto fino alla follia di Benalouane che ha ristabilito la parità numerica.

Ecco, veniamo al fenomeno di Bagnols, l’unico calciatore che sia riuscito a mia memoria a farsi buttare fuori dopo aver richiamato lui stesso l’arbitro per fargli vedere bene il fallo da espulsione. Questo quando eravamo in superiorità numerica e dopo un primo tempo in cui per tre volte, in vantaggio di posizione, ha perso le distanze con l’uomo che gli è andato via sulla fascia, e in due di queste solo grazie a Pissardo e al culo non è arrivato un gol. Poi non facciamolo diventare capro espiatorio per carità, io mi limito solo a chiedere con forza che non veda mai più il campo fino alla fine.

E ovviamente la situazione non è migliorata in parità numerica, visto che gran parte del tempo l’abbiamo passato in uno sterile titic titoc tra difesa e centrocampo, come sottolineato anche dal mister nel post-partita. In generale abbiamo giocatori che hanno letteralmente paura della propria ombra, e se posso aspettarmelo da un Bonaccorsi all’esordio in C, che però dopo un paio di sveglie ha cominciato a metterci un po’ di personalità, è assolutamente inaccettabile da parte di gente navigata e con esperienza nei professionisti alle spalle che non ha fatto altro che cercare solo e soltanto la giocata scolastica senza mai prendersi uno stramaledettissimo rischio. Siamo talmente impauriti e così disabituati a cercare il massimo obiettivo invece di portare a casa solo la pelle, che siamo riusciti a restituire il pallone a una squadra che a ogni interruzione di gioco portava via un minuto effettivo, per una palla buttata fuori da loro stessi a uomo già rialzatosi da terra, in un momento della partita in cui avremmo dovuto avere il sangue agli occhi, e maledire tutti gli avi di De Coubertin pur di portare a casa i tre punti. Ma purtroppo il simbolo dello spirito di sto Novara al momento è un ragazzone alto e biondo, che non si capisce che ruolo abbia perché non si butta negli spazi, non difende palla, non scarica, non ne prende una di testa, non fa una minchia ma è bravissimo a fine partita a guardare storto un settore dello stadio che si è permesso di suggerirgli al quindicesimo spezzone di partita in cui fa cagare di darsi una sveglia.

Ci troviamo ormai in un loop difficilissimo da invertire, e, mentre mi sono ormai chiare le cause, faccio molta più fatica a pensare a una soluzione, perché si entra nell’ambito di soldi (tanti) non miei, senza certezze che a questi soldi corrispondano i risultati attesi,  e lascio quindi come sempre al Vannu. La carogna però al momento è grande, pesante e fastidiosa, e temo che sulle spalle ci rimarrà ancora parecchio.

Jacopo

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Totalmente inaccettabile

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Totalmente inaccettabile. Queste sono le uniche due parole che mi vengono in mente dopo una prestazione del genere. Quello che da questo blog modestamente continuiamo a ripetere da un mese a questa parte è che da dopo la trasferta di Sesto questa squadra ha smesso progressivamente di giocare a calcio. Con la differenza che quanto meno ancora a Padova una parvenza di atteggiamento propositivo (pur facendo CAGARE, e il sottoscritto si è preso i rimbrotti per averlo sottolineato) l’avevamo mostrato. E non me ne frega niente se poi quella partita l’abbiamo vinta con una botta di culo, potevamo anche perderla e non sarebbe cambiato nulla, ma quanto meno avevamo provato a giocarcela. Un mese dopo, contro un’altra big, e dopo 5 partite in cui hai mantenuto una media punti decente solo perché hai sculato in un paio di occasioni, hai dimostrato di aver totalmente dilapidato un intero patrimonio tecnico e tattico. E allora la domanda che mai esplicitamente avevo fatto finora, ma che adesso ripropongo con forza è: ne valeva la pena? Valeva la pena, per salvare una panchina, snaturare totalmente il modo di giocare di questa squadra che chissà adesso quanto ci metteremo per recuperare? Il tutto per ritrovarci nella stessa situazione in cui molto probabilmente ci saremmo trovati continuando a provare a giocare a calcio e senza sputtanare motivazioni, fiducia, centralità nel progetto degli unici che dalla trequarti in giù sono in grado, grazie al loro tasso tecnico, di dare la parvenza che valga la pena uscire di casa e buttare due ore e, per i non abbonati, qualche decina di euro, per vedere giocare questa squadra?

La domanda non la sto facendo per forza a quello che sta in panchina. E, per la cronaca, magari dovrebbe essere qualcuno di quelli che stanno in conferenza stampa e nel post partita a fargliela invece del solito avvilente ‘come sta la squadra’, ‘come ha visto i ragazzi’ a cui fa da replica l’altrettanto frustrante risposta interlocutoria che non vuol dire una minchia ma che di certo contiene la parola ‘atteggiamenti’.  La domanda andrebbe fatta anche a chi che ancora a metà settimana ha dichiarato a un noto sito che si punta senza mezzi termini alla B. Beh, io non ho mai visto puntare alla B una squadra che in quello che è a tutti gli effetti un big match, non tira mai una volta in porta. Non ho mai visto puntare alla B una squadra che tiene un’unica punta davanti costretta a giocare costantemente a 30 metri dalla porta e che anche quando a costo di botte difende un pallone non serve a una minchia perché non c’è un uomo a rimorchio manco a morire mentre la seconda punta che dovrebbe supportarlo gioca sulla linea del centrocampo. Non ho mai visto puntare alla B una squadra che rinuncia a giocare per 90 minuti e, anche quando ci prova, nelle sporadiche ripartenze che imbrocca non fa due passaggi di fila. Urge un cambio di passo, un ritorno alle origini, anche a costo di rischiare qualcosa in più e, sia mai, perdere qualche partita (perchè qua sull’altare del ‘fare i punti a tutti i costi’ stiamo sacrificando tutto il sacrificabile), ma ritrovando al più presto un’identità. Perché ad oggi la nostra identità è quella di un Albinoleffe qualunque che gioca l’anticalcio per 90 minuti sperando di svangare qualche punto. L’alternativa è che il padrone del vapore venga a dirci che gli obiettivi sono cambiati. Perché pensare di puntare alla B in queste condizioni e con questa qualità di gioco è un insulto alla nostra intelligenza.

Jacopo

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