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Carpe diem

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Tre Palermo Novara differenti, due partite di serie B e una di A, tre partite ancora troppo lontane alla fine del campionato per poter essere considerate determinanti per il resto della stagione ma comunque tutte e tre illuminanti sul futuro, tre partite in cui il Novara partiva probabilmente sfavorito, soprattutto nell’ultima partita giocata nel capoluogo siciliano prima di quella di ieri, tre partite in cui il monte ingaggi complessivo delle due formazioni in campo si è sempre presentato parecchio distante. Fondamentalmente la storia recente di partite contro i rosanero racconta quindi di un contesto pressoché identico, con una grande squadra pronta a divorare la piccola di turno seguita da poche decine di tifosi, peraltro sempre in condizioni pietose dopo la sobrietà di pranzi che stenderebbero qualsiasi umano normodotato. Se Palermo città ci ha sempre dato tanto in termini di ospitalità e provvigioni, la squadra di Zamparini ci ha invece sempre tolto molto più di quello che probabilmente avremmo meritato sul campo. In A, vinto il jolly dello slittamento dell’esordio casalingo al Piola per il buffo sciopero dei giuocatori (non abbiamo la riprova ma quella partita li avremmo divorati), in B una loro vittoria in casa loro al 91′ e soprattutto la soddisfazione di vincere matematicamente quel campionato in casa nostra di fatto condannandoci ad un playout perso mentalmente prima di giocarlo. Insomma, se è vero che tutto ciò che il calcio ti toglie prima o poi te lo restituisce, frase da inserire solitamente nell’elenco delle grandi puttanate che vengono dette perché difficilmente si realizzano, nei cuori dei tifosi Nuares non poteva che esserci una grande speranza di rivalsa riassumibile in “prima o poi il culo glielo facciamo”.

Sono anche parecchio incredibili le analogie di questi risultati con quelli dei nostri ultimi campionati, giocati con allenatori parecchio differenti tra loro che hanno dovuto operare in contesti differenti e con giocatori molto diversi dal punto di vista fisico, caratteriale, tecnico e anagrafico, ma che alla fine hanno avuto più o meno un percorso comune fatto da un inizio parecchio problematico, una ripresa con filotto di risultati utili consecutivi e soprattutto un numero di vittorie incredibili, spesso in trasferta, contro le big di turno. Verrebbe da dire che questo Novara si sta creando una sorta di marchio di fabbrica che va oltre a qualsiasi attore protagonista che di fatto ne è il primo artefice concreto, e che ci sta facendo guadagnare di diritto quel ruolo, che personalmente adoro, di squadra cerchiata in rosso dagli avversari, ovvero quella da non poter sottovalutare perché la possibilità di fare una brutta figura giocandoci contro è elevatissima. Solo la Spal e il Crotone, forse perché non percepite realmente come grandi e quindi ci hanno confuso, possono vantarsi di non aver contribuito a far crescere questo marchio di fabbrica, ma c’è anche da dire che quando schieri un tridente in campo fatto da Baijde, Kanis e Luckanovic visto contro gli spallini lo scorso anno puoi solo sperare che la madonna di Boca scenda in campo e ti protegga almeno la schiena, visto che per l’integrità del culo manco Gesù Cristo avrebbe potuto ottenere risultati apprezzabili.

Ma Palermo Novara non è stata solo una grande partita che ricorderemo, è infatti coincisa con la decima partita di questa stagione. Perché va detto, soprattutto ai lettori diversamente novaresi, che il nostro pubblico si è abituato ormai a campare di una serie di stereotipi, di frasi fatte (spesso sensate va riconosciuto) e di messaggi subliminali diabolici che, secondo me, ci vengono impressi nella mente il giorno della presentazione estiva da MDS. Sono certo che se ascoltassimo i suoi proclami al contrario, visto che ascoltati nel verso giusto appaiono sempre interpretabili in almeno 4 o 5 modi, probabilmente sentiremmo questi precisi proclami subliminali satanici che manco i Led Zeppelin sarebbero così precisi nel propagarli coi loro dischi: “arriviamo a 50 punti e poi ci divertiamo”; “compra te il Novara visto che parli”; “questo giocatore costa troppo”, “l’importante è mantenere la categoria”, “Secondo a Vercelli lui sì che ne capisce” e soprattutto “aspettiamo dieci partite prima di giudicare”. Con queste 6 frasi il tifoso Nuares bene o male ci campa una stagione, cosa che se ci aggiungessimo anche  “più figa per tutti” e “in pensione nuovamente a 35 anni di contributi” potremmo buttarci in politica e avere un’autostrada verso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Bene, dopo 10 partite allora siamo quindi tutti autorizzati a parlare, ma siccome io per natura lo faccio anche dopo la prima di campionato, ora mi limiterò a lasciare solo un paio di spunti di riflessione. Il primo riguarda la figura dell’allenatore. Sono uno di quelli che ha sempre pensato che un allenatore più del 20% non potesse incidere perché in campo non ci scende lui e certi rapporti di forza sono oggettivi. Mourinho, Conte e Guardiola, per fare degli esempi, non salverebbero mai questo Benevento perché oggettivamente è più debole delle avversarie. Ma in queste ultime due stagioni ammetto di aver riconsiderato questa percentuale verso l’alto perché, soprattutto quando hai una squadra che si colloca agli estremi (cioè quando è molto forte o molto debole), l’importanza dell’allenatore diventa fondamentale. Un allenatore in grado di trasmettere tranquillità, convinzione e di dare un minimo di organizzazione al gioco allora fa la differenza. Eugenio Corini, non mi stancherò mai di dirlo, non solo si è trovato nella condizione di gettare nel cesso tre quarti di preparazione estiva a causa di uno stitico mercato estivo sbloccato solo a campionato iniziato, ma è da circa un mese che quasi non riesce a fare una partitella settimanale a causa della carenza di giocatori. Per uno che guarisce tre si fanno male e due vanno in gita in Nazionale. Lavorare in questa condizione non è facile, e pur con qualche oggettivo errore di troppo, appare evidente che abbia raggiunto risultati apprezzabili e che stia tenendo saldamente a galla quella che ha più parvenze di essere una zattera invece che una nave da crociera.

La seconda considerazione è quella sui giovani. E’ oggettivo e sotto gli occhi di tutti che quando peschiamo il giocatore “di seconda fascia”, quello magari più giovane che idealmente non parte titolare ma se la può giocare (verrebbe facile oggi fare l’esempio di Moscati) allora ci prendiamo con una percentuale incoraggiante. Quando invece ci dobbiamo mettere denaro fresco e andare a prenderci per esempio la nostra punta di diamante, questa percentuale scende a livelli preoccupanti. A questa riflessione mi sono anche dato due risposte, che immagino non piacciano ai seguaci dei messaggi subliminali sopra citati. La prima è che tendiamo a voler prendere la punta di diamante sempre alle nostre condizioni, che spesso non sono le stesse del mercato. Ergo il mercato, che non regala nulla, ci da solo quello che le nostre condizioni ci consentono di acquistare. Quando MDS ha messo denaro giusto nel momento in cui col denaro acquistavi ciò che volevi, ha preso bene (verrebbe facile anche qui fare l’esempio di Felice Evacuo), quando invece siamo entrati nelle nostre logiche perverse (ma sensate) il risultato è stato insoddisfacente; banalmente, pagando il giusto compreresti gente forte e seria. La seconda è che davvero non ci capiamo una mazza, valutiamo forti quelle che sono pippe e pippe quelli che sono forti. Non vedo alternative. C’è anche una terza ipotesi, che forse è la più realistica, e che si sintetizza nel non contare una mazza nel giro dei procuratori. Potremmo metter sul piatto tutti i soldi che vogliamo ma una punta seria a noi non la danno (terzo esempio facile facile con Caputo). Se siamo secondi vincendo in casa di una big e non schierando i 3 attaccanti più forti, forse una riflessione in Società la farei.

Rimane però il fatto fondamentale: il Novara ha due palle granitiche, è seconda a un punto dalla prima e sopperisce ad evidenti carenze tecniche con un cuore immenso. Tutte caratteristiche che dovrebbero riempire di orgoglio una tifoseria come la nostra che, per ovvi motivi, non potrà mai avere una rosa piena di campioni strapagati e non vanta in bacheca coppe e coccarde. Non so voi, ma io sono orgoglioso di poter parlare in questo momento del mio Novara, perché porca puttana non rubiamo niente e ci guadagniamo tutto col nostro sudore. Sbagliamo magari 30 passaggi ma corriamo come dei matti e non tiriamo mai via la gamba, ci crediamo sempre e mai e ribadisco mai quest’anno abbiamo avuto l’impressione di essere realmente inferiori ai nostri avversari. Ma cosa diamine serve ancora agli scettici per volere un po’ più bene a questa squadra? Corini magari sbaglierà ancora, il filotto vincente prima o poi (speriamo poi) finirà ma comunque siamo lì nel mezzo per giocare alla pari qualcosa che stiamo dimostrando di poter permetterci di giocare.

Riavvolgiamo i nastri, ragioniamo con la nostra testa, col nostro cuore e soprattutto coi nostri occhi senza trincerarci dietro a stupidi stereotipi che servono solo ad accettare una mediocrità costante. Siamo una squadra che può fare male a chiunque, godiamo di questo, approfittiamo del momento e riempiamo lo stadio martedì sera. Il ferro va battuto fino a quando è caldo, e ora è incandescente. Avanti Novara!

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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La reprimenda

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E’ un lunedì molto pesante quello che ci ha accolto stamani al risveglio. Inutile girarci intorno: non c’è una cosa che sta andando per il verso giusto, e nonostante la classifica ci dice ancora che nulla è perduto (i punti da recuperare sono solo 2), viene difficile, se si vuole essere razionali e oggettivi,  a guardare con ottimismo al futuro quando tutti i segnali che stanno arrivando da un mese a questa parte portano solo nella direzione opposta a quella auspicata. Rimonte subite allo scadere, infortuni, pali e ora pure le terne arbitrali avverse non sono certo segnale di annata fortunata. Ho emozioni contrastanti, difficili da spiegare. Convivo con una sensazione paradossale che mi porta, nonostante tutto, a non considerare quella della retrocessione un’opzione realistica. Ma sto contemporaneamente covando un rancore e un’amarezza per alcuni aspetti che riguardano il mio Novara sul quale, e in questo editoriale sarà abbastanza netto e per il quale mi scuso in anticipo per le parolacce, il mio Novara stesso mi sta facendo parecchio incazzare.

Partiamo a monte. Questa stagione 2023/2024 è probabilmente la più formativa per tutti noi che viviamo questa passione quotidianamente. Abbiamo più o meno tutti capito, (utilizzo il più o meno perché purtroppo esiste sempre qualcuno al quale è più semplice metterglielo nel culo che in testa) che l’affermazione a noi tanto cara  “meglio un giovane di serie D che ci mette l’anima di un giocatore affermato che arriva svogliato” è una banalità che difficilmente trova riscontro poi con la realtà oggettiva quotidiana. In sintesi è una puttanata. Il giovane di serie D che ci mette l’anima non è in grado di reggere l’urto del professionismo. Se poi i giovani che ci dovrebbero mettere l’anima rappresentano il 60% della tua rosa allora è più facile retrocedere che salvarsi. Spererei che almeno su questo punto non ci si debba tornare in futuro. La seconda affermazione a noi (soprattutto al sottoscritto) tanto cara è senza dubbio “bisogna avere un uomo forte in Proprietà, un figlio di puttana dentro l’ambiente, uno squalo col pelo sullo stomaco in grado di comprarsi, se servisse, le partite che contano”. Sfido chiunque a non aver a gennaio identificato in PLM questa figura. Ovviamente posso oggi solo giudicare per quanto visto nel poco tempo in cui è entrato a far parte della nostra realtà, e pertanto, se mi è concesso e non si offende (ma se si offende è un problema suo visto che io ci sarò anche quando lui non ci sarà più, inoltre non mi sono fatto scrupoli a prendermi a parole con chi ci ha portato in A, figuriamoci se me li faccio con lui che in A ha portato ad oggi solo altri), mi piacerebbe attraverso questo spazio dirgli che, in un certo senso, non lui in quanto cardine della proprietà ma certi suoi modus operandi hanno già un po’ rotto i coglioni.  Argomento il tutto. Arriva a Novara e già alla seconda o terza conferenza stampa subito aizza parte dei giornalisti contro chi, legittimamente e negli interessi del Novara stesso, aveva appena vinto in un bando pubblico parte dell’arredo del Piola. Non solo non si preoccupa nemmeno di capire chi fosse stato il vincitore del bando o verificasse che lo stesso, come poi i fatti successivi hanno dimostrato, non avesse la benché minima intenzione di fare del danno al Novara, ma si permette pure di fare il brillante invitandolo a fare un giro in centro a vedere le luminarie di Natale. E lo dice a chi a Novara ci è nato e ha sempre sostenuto la realtà calcistica cittadina. Passano le settimane, e almeno pubblicamente, mai una volta che elogiasse la città e il suo pubblico. Sempre frasettine generiche, spesso tirategli fuori dalla bocca e dette con poca convinzione, lasciando sempre e comunque l’impressione che Novara per lui/loro fosse un’incredibile occasione a zero debiti, dentro un territorio o una piazza a lui/loro sconosciuta ma evidentemente poco apprezzata dal punto di vista del potenziale apporto. Insomma tipo quando sei giovane, è da un po’ che con le ragazze non batti chiodo, e accetti di metterti con una che non ti piace perché non ti par vero che questa ci stia provando con te e ti si presenti finalmente l’occasione di ciulare. Passano le settimane, il mood inizia a cambiare in negativo, e prima cosa che gli viene in mente è di fare un’ora e mezza di monologo contro genericamente chi scrive sul Novara. Ce l’aveva con Ambiel? Ce l’aveva con la stampa? Ce l’aveva coi giornalisti in generale? ce l’aveva con noi blogger? Non si capisce. Fatto sta che sono/siamo passati tutti per coglioni per aver tutti, chi più chi meno, detto le cose che puntualmente si sono poi verificate in campo due giorni dopo.  Due giorni dopo dove sbrocca pure Jack, che con tutto il bene che gli voglio, pure lui è il caso che si tranquillizzi visto che, pur quanto possa essere stato deprecabile chi gli ha fatto chiudere la vena, rimane forse il solo allenatore in quasi 120 anni di storia che rischia di retrocedere ma è amato da (più o meno) tutti. Anche meno Jack dai. Arriviamo alla partita di ieri, in cui assisti non solo all’assegnazione di un terzo rigore che mai al mondo può essere concesso, ma soprattutto lo stesso ti viene dato contro in un contesto di partita in cui è stato oggettiva la diversità di metro di giudizio dell’arbitro su tanti falli. E li stai zitto, uscendotene con un comunicato che a mio avviso può anche essere giusto nel merito, ma rimane discutibile nella forma e nei modi perché passi per uno che non sa perdere. Ma non solo, in Lega è chiaro che ci si puliscono il culo con queste cose. Hai un nuovo DS che è li che non fa nulla, fallo scendere in conferenza per mandare a fare in culo tutti invece di un silenzio stampa che, alla fine, va a penalizzare solo quei 3-4 giornalisti di Novara che ci mettono del loro per venirti ad intervistare, non credi? Ora PLM hai davvero l’occasione di dimostrarci di saper intervenire. Non ci deludere perché difficilmente avremo poi altro tempo.

A questo punto mi sorgono dei dubbi sul fatto che PLM sia davvero “un uomo forte in Proprietà, un figlio di puttana dentro l’ambiente, uno squalo col pelo sullo stomaco in grado di comprarsi, se servisse, le partite che contano”. Anche ieri è arrivato l’ennesimo risultato strano (Triestina Virtus Verona 0-1) e mi chiedo allora se ci troviamo davanti ad un personaggio davvero forte, che sappia aspettare il momento giusto per farsi sentire ed intervenire dove evidentemente serve intervenire, oppure è un fake solo più famoso di tante altre proprietà che abbiamo visto passare. Perché ad oggi, sempre con rispetto parlando e sperando che non si offenda (ma come detto sarebbe un problema suo), mi sembra che il valore aggiunto oggettivo reale sia stato portare qualche investitore. Il che, intendiamoci è lodevole e meritevole di ringraziamenti, ma il fatto drammatico non cambia. Se con una persona come lui comunque non conti niente nel Palazzo, non sei in grado di “comprarti” una partita manco quando te la servono sul piatto d’argento allora devo pensare che sei davvero solo la versione più coriacea e famosa di Ferranti. Visto che in conferenza stampa sei a casa tua e puoi permetterti di dire e fare quello che vuoi, questo blog è casa mia, e proprio per questo, in pieno spirito costruttivo, mi sento di suggerirti prima di salvarti, e poi di toglierti tutti i sassolini nelle scarpe che vuoi. Portaci la salvezza e poi, in mondo visione, di pure che Ambiel ha rotti i coglioni, che Cito ha rotto i testicoli, che Vannucci e Foradini è meglio parlino delle cose che conoscono e non del calcio visto che non ci hanno mai giocato, e sarai inattaccabile. Ma solo dopo.

Concludo dicendo che anche noi tifosi abbiamo rotto i coglioni. Siamo riusciti a sostenere che i vari Mascara, Caracciolo e Meggiorini, ai tempi nostri giocatori della massima serie, non sapessero giocare a calcio, ed oggi invece ci inventiamo la qualunque per scusare attaccanti che dopo 3 mesi di serie C riescono a centrare la porta per la prima volta, ovviamente facendosi parare i tiri o prendendo palo perché, anche quando per sbaglio fanno una roba giusta, sono sfigati come la merda. E noi ancora lì a dire che “eppure hanno tecnica, eppure ci mettono l’anima, eppure sono vivi”. La prossima diremo che sono anche fighi e hanno una bella pettinatura. E in tal senso anche per noi questa stagione, me per primo, spero abbia insegnato un po’ più di equilibrio nei giudizi.

Finale della reprimenda: portiamo a casa sta cazzo di stagione e tranquillizziamoci tutti che ne abbiamo bisogno. Sono ancora certo che si possa scrivere una nuova pagina di storia con PLM a capo di una Società seria e forte. In fin dei conti non è necessario starci simpatici a vicenda, voler bene alla fredda piemontese (quasi lombarda) Novara e farsi piacere la paniscia, la nebbia, le zanzare e la gente che alle 19.30 è barricata in casa. Serve solo fare sufficientemente bene. Quando non ci arriva la squadra ci deve arrivare la Società. Così funziona nel calcio che vediamo noi tutti, cosi mi aspetto e ci aspettiamo possa fare PLM.

Claudio Vannucci

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Quando il Fiorenzuola ti sembra il City

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Li avete mai visti quei film molto borderline tra il thriller, lo psicologico e horror? Quelli dove non te la fai addosso perché non sei effettivamente terrorizzato, ma se li guardi con attenzione e ti fai prendere dalla storia è come se vivessi le stesse angosce dei protagonisti. E nello specifico, minuto dopo minuto partecipi ad un crescente stato di ansia che quasi non ti sai spiegare, visto che la via di uscita ti appare comunque li vicina, ma per qualche motivo strano invece si allontana sempre di più. Questo è il nostro quotidiano, in cui diamo l’idea di esserci, o almeno lo diamo per buona parte di partita, le altre non è che facciano complessivamente cosi meglio di noi, ma le giornate da disputare sono sempre meno. E ad oggi tu sei ancora nel pieno di questo film, esattamente dentro quella stanza buia dove potresti trovarti il tuo carnefice oppure uscire indenne al sole a leggere i titoli di coda. (se qualche regista ci costruirà un film su questa trama che ho appena scritto lo avverto che gli levo anche le mutande in Tribunale per diritti ndVannu).

E’ una situazione davvero spiacevole e paradossale, perché davvero ti bastano un paio di vittorie per migliorare la tua situazione, ma queste vittorie non arrivano mai. Vuoi per sfortuna, vuoi per incapacità, vuoi per casualità. E il problema peggiora perché, come in tutte le classiche stagioni di serie C che si rispettino, le avversarie iniziano a fare quei risultati parecchio strani, che in condizioni normali non farebbero (vedi Atalanta Pergocrema 0-2, Renate Arzignano 0-3), e che te non fai. E personalmente mi chiedo, forse un po’ troppo toccato da angoscia, dietrologia e pessimismo, se una proprietà “carismatica” come la nostra non sia a oggi ancora portatrice di questi risultati “strani”, dove possa nascondersi il valore aggiunto di uno che è nato, cresciuto e ha contribuito a formare quel mondo del calcio che da un lato odiamo, ma che da un altro sappiamo tutti quanto il farne parte sia condizione necessaria e sufficiente per fare bene. Perché alla fine un conto è il crederci a prescindere, un altro è tifare, ma ognuno di noi i conti coi propri pensieri alla fine li deve fare. E se oggi faccio i miei allora vedo in PLM (come sempre identifico lui nel parlare però della proprietà in toto) come una persona che è vero non ci ha mai promesso la salvezza, ma se dopo tutto quello che ha fatto non la dovesse ottenere, allora faticherei a non parlare di delusione e fallimento. Ad oggi, forse sempre da vittima di angoscia, dietrologia e pessimismo, concordo più con chi ha la lucidità di sentenziare che ne abbia imbroccati realmente solo 2 (Lorenzini e Kerringam – già rotto), di cui uno chiaro regalo di Ludi. 3 se ci mettiamo dentro il portiere dimenticandoci però della prima partita e del derby (dimenticandomi di queste due partite è chiaro di come sia clemente con lui). In sintesi: questo miglioramento rispetto al girone di andata probabilmente è più dovuto a Gattuso e al miglioramento complessivo del centrocampo (lo stesso di Dibattista, anzi lo stesso dello scorso anno), che al mercato di gennaio.

E’ altresì vero che i conti si fanno alla fine, e mi è chiaro che il grosso potenziale di PLM (e di chi ci mette ci soldi) possa esprimersi in estate, con rosa da formare. Spero tanto che ne abbia l’occasione di farlo, e che la Novara calcistica non perda questa che continuo a ritenere essere una grossa opportunità. In una recente intervista la proprietà ha chiaramente fatto intendere che, anche in caso di retrocessione, i progetti non cambierebbero. Ma è evidente che subirebbero un enorme ridimensionamento e rallentamento. La serie D l’abbiamo vissuta recentemente, e la puoi vivere bene solo nel caso in cui la fai come l’abbiamo fatta noi, vincendo per lo più ovunque e con chiunque, cosa non cosi scontata. Altrimenti è la fine. Ma non è ancora arrivato il momento di pensarci. Le cose non saranno migliorate tangibilmente ma nemmeno peggiorate irreversibilmente, quindi ogni partita che rimane è fondamentale, ovviamente a partire dalla prossima. Il primo obiettivo è vincere, ma il secondo, in me in primis, è tornare a vedere l’ipotesi dei playout come un qualcosa di assolutamente fattibile. Che poi, se ci pensate, è come la pensavamo un po’ tutti fino a poche settimane fa. Ecco, partire con l’idea che il Fiorenzuola sia il Manchester City non aiuta. Vedere i nostri attaccanti tirare in porta aiuterebbe invece un po’ di più.

CLAUDIO VANNUCCI

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Continutà, nient’altro che continuità.

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Ieri pomeriggio, chattando con vari amici durante la partita, si commentava come noi tutti si avesse quel privilegio di seguire la partita da tifosi, e quindi emotivamente esposti e coinvolti. Privilegio perché, questa condizione, ci consentiva di andare oltre a quell’impressione di inguardabilità che qualsiasi altro spettatore non protagonista avrebbe inevitabilmente sancito vedendo Albinoleffe Novara, più per demeriti nostri che degli avversari. Il punto sta proprio qui: andare sempre oltre la prestazione, fregandosene dei basilari canoni di bellezza di gioco, intensità, pathos e coinvolgimento che uno spettacolo a pagamento offerto da professionisti del settore dovrebbe sempre garantire. E’ incredibile come le cose sono cambiate. Era un Novara in grado di poter provare a dire la sua in trasferta, ma di capitolare puntualmente tra le mura amiche, ora appare esattamente il contrario, con un Silvio Piola difficile da espugnare ma, al contrario, con trasferte complicate in cui il punto sembra davvero essere il massimo obiettivo raggiungibile. Il tutto a prescindere dalla forza degli avversari. Tempo fa dissi che il nostro era un percorso da raggiungere il 26 Aprile e non prima, e proprio per questo il singolo punto non sarebbe mai dovuto essere criticato o visto come una battuta di arresto, benché almeno tre di questi (Trento, Mantova e Renate) sarebbero potuti diventare ben altro. Ma oggi, sempre agli occhi di spettatori neutrali, se il Novara appare comunque come la prima candidata ad uscire presto dalla zona calda, significa che le cose stanno andando nel verso giusto. E questo succede perché abbiamo un allenatore, magari non sempre infallibile nella lettura di certe partite e sostituzioni, è comunque riuscito ad ottenere il meglio da un gruppo che è vero è stato parecchio ritoccato, ma che, numeri alla mano, vede ancora parecchi elementi del Novara 1.0 protagonisti ma migliorati. Ranieri, Di Munno e Calcagni, giusto per citarne tre, sembrano infatti giocatori nel complesso totalmente diversi da quelli che conoscevamo.

E adesso arriva il derby, una partita che da sempre rappresenta un crocevia del futuro, nel bene e nel male, e che tutti vorremmo vincere. Ma che, per come la vedo io, non deve essere eccessivamente caricata di aspettative proprio perché quello a cui noi serve è la continuità. Battere la Pro, pur quanto edificante possa essere, sarebbe poco efficace se poi si perdesse il vero scontro diretto a Crema il turno successivo. Detto questo è paradossale la tempistica di questi due derby 2023/2024: all’andata a Vercelli erano nel punto più alto del loro percorso, convinti di avere una squadra in grado di lottare per le prime posizioni a differenza nostra che eravamo messi malissimo; ma proprio da quella partita iniziò un nuovo campionato e una rincorsa alla salvezza cui oggi manca tecnicamente ancora un punto di distacco dalla Pergolettese per considerarla ultimata (il + 8 dalla penultima per ora non consideriamolo anche se, come più volte detto, rappresenta il vero obiettivo). L’orario del derby è invitante, e rievoca derby giocati recentemente ben più prestigiosi di quello cui assisteremo nel prossimo turno. E’ quindi un obbligo essere presenti e, per chi sarà in curva, partecipare attivamente alla coreografia. In questo momento la Piazza di Novara è come una bomba inesplosa e dimenticata sotto terra da qualche parte. C’è bisogno che qualcuno la stimoli trovandola per caso, e questo evento potrebbe essere l’occasione giusta.

Ci sono tante considerazioni da poter fare sulla rosa attuale, su almeno la metà degli acquisti di gennaio, su interventi pubblici a gamba tesa abbastanza demenziali di sedicenti procuratori e sulla rava e la fava. Ma mi chiedo se davvero oggi ne valga la pena e non sia meglio tacere, provando a fatica a digerire talune partite in trasferta in cui i centrocampisti non fanno due passaggi di fila, gli attaccanti non tengono su un pallone manco per sbaglio e inoltre non calciano mai in porta. Tacere nell’interesse di tutti, proprio in virtù di quella continuità di risultati che è la sola via per archiviare questo campionato. Un punto qui, uno là e, si spera ogni tanto tre altrove, e la svanghiamo. Forse.

Claudio Vannucci

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