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Carpe diem

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Tre Palermo Novara differenti, due partite di serie B e una di A, tre partite ancora troppo lontane alla fine del campionato per poter essere considerate determinanti per il resto della stagione ma comunque tutte e tre illuminanti sul futuro, tre partite in cui il Novara partiva probabilmente sfavorito, soprattutto nell’ultima partita giocata nel capoluogo siciliano prima di quella di ieri, tre partite in cui il monte ingaggi complessivo delle due formazioni in campo si è sempre presentato parecchio distante. Fondamentalmente la storia recente di partite contro i rosanero racconta quindi di un contesto pressoché identico, con una grande squadra pronta a divorare la piccola di turno seguita da poche decine di tifosi, peraltro sempre in condizioni pietose dopo la sobrietà di pranzi che stenderebbero qualsiasi umano normodotato. Se Palermo città ci ha sempre dato tanto in termini di ospitalità e provvigioni, la squadra di Zamparini ci ha invece sempre tolto molto più di quello che probabilmente avremmo meritato sul campo. In A, vinto il jolly dello slittamento dell’esordio casalingo al Piola per il buffo sciopero dei giuocatori (non abbiamo la riprova ma quella partita li avremmo divorati), in B una loro vittoria in casa loro al 91′ e soprattutto la soddisfazione di vincere matematicamente quel campionato in casa nostra di fatto condannandoci ad un playout perso mentalmente prima di giocarlo. Insomma, se è vero che tutto ciò che il calcio ti toglie prima o poi te lo restituisce, frase da inserire solitamente nell’elenco delle grandi puttanate che vengono dette perché difficilmente si realizzano, nei cuori dei tifosi Nuares non poteva che esserci una grande speranza di rivalsa riassumibile in “prima o poi il culo glielo facciamo”.

Sono anche parecchio incredibili le analogie di questi risultati con quelli dei nostri ultimi campionati, giocati con allenatori parecchio differenti tra loro che hanno dovuto operare in contesti differenti e con giocatori molto diversi dal punto di vista fisico, caratteriale, tecnico e anagrafico, ma che alla fine hanno avuto più o meno un percorso comune fatto da un inizio parecchio problematico, una ripresa con filotto di risultati utili consecutivi e soprattutto un numero di vittorie incredibili, spesso in trasferta, contro le big di turno. Verrebbe da dire che questo Novara si sta creando una sorta di marchio di fabbrica che va oltre a qualsiasi attore protagonista che di fatto ne è il primo artefice concreto, e che ci sta facendo guadagnare di diritto quel ruolo, che personalmente adoro, di squadra cerchiata in rosso dagli avversari, ovvero quella da non poter sottovalutare perché la possibilità di fare una brutta figura giocandoci contro è elevatissima. Solo la Spal e il Crotone, forse perché non percepite realmente come grandi e quindi ci hanno confuso, possono vantarsi di non aver contribuito a far crescere questo marchio di fabbrica, ma c’è anche da dire che quando schieri un tridente in campo fatto da Baijde, Kanis e Luckanovic visto contro gli spallini lo scorso anno puoi solo sperare che la madonna di Boca scenda in campo e ti protegga almeno la schiena, visto che per l’integrità del culo manco Gesù Cristo avrebbe potuto ottenere risultati apprezzabili.

Ma Palermo Novara non è stata solo una grande partita che ricorderemo, è infatti coincisa con la decima partita di questa stagione. Perché va detto, soprattutto ai lettori diversamente novaresi, che il nostro pubblico si è abituato ormai a campare di una serie di stereotipi, di frasi fatte (spesso sensate va riconosciuto) e di messaggi subliminali diabolici che, secondo me, ci vengono impressi nella mente il giorno della presentazione estiva da MDS. Sono certo che se ascoltassimo i suoi proclami al contrario, visto che ascoltati nel verso giusto appaiono sempre interpretabili in almeno 4 o 5 modi, probabilmente sentiremmo questi precisi proclami subliminali satanici che manco i Led Zeppelin sarebbero così precisi nel propagarli coi loro dischi: “arriviamo a 50 punti e poi ci divertiamo”; “compra te il Novara visto che parli”; “questo giocatore costa troppo”, “l’importante è mantenere la categoria”, “Secondo a Vercelli lui sì che ne capisce” e soprattutto “aspettiamo dieci partite prima di giudicare”. Con queste 6 frasi il tifoso Nuares bene o male ci campa una stagione, cosa che se ci aggiungessimo anche  “più figa per tutti” e “in pensione nuovamente a 35 anni di contributi” potremmo buttarci in politica e avere un’autostrada verso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Bene, dopo 10 partite allora siamo quindi tutti autorizzati a parlare, ma siccome io per natura lo faccio anche dopo la prima di campionato, ora mi limiterò a lasciare solo un paio di spunti di riflessione. Il primo riguarda la figura dell’allenatore. Sono uno di quelli che ha sempre pensato che un allenatore più del 20% non potesse incidere perché in campo non ci scende lui e certi rapporti di forza sono oggettivi. Mourinho, Conte e Guardiola, per fare degli esempi, non salverebbero mai questo Benevento perché oggettivamente è più debole delle avversarie. Ma in queste ultime due stagioni ammetto di aver riconsiderato questa percentuale verso l’alto perché, soprattutto quando hai una squadra che si colloca agli estremi (cioè quando è molto forte o molto debole), l’importanza dell’allenatore diventa fondamentale. Un allenatore in grado di trasmettere tranquillità, convinzione e di dare un minimo di organizzazione al gioco allora fa la differenza. Eugenio Corini, non mi stancherò mai di dirlo, non solo si è trovato nella condizione di gettare nel cesso tre quarti di preparazione estiva a causa di uno stitico mercato estivo sbloccato solo a campionato iniziato, ma è da circa un mese che quasi non riesce a fare una partitella settimanale a causa della carenza di giocatori. Per uno che guarisce tre si fanno male e due vanno in gita in Nazionale. Lavorare in questa condizione non è facile, e pur con qualche oggettivo errore di troppo, appare evidente che abbia raggiunto risultati apprezzabili e che stia tenendo saldamente a galla quella che ha più parvenze di essere una zattera invece che una nave da crociera.

La seconda considerazione è quella sui giovani. E’ oggettivo e sotto gli occhi di tutti che quando peschiamo il giocatore “di seconda fascia”, quello magari più giovane che idealmente non parte titolare ma se la può giocare (verrebbe facile oggi fare l’esempio di Moscati) allora ci prendiamo con una percentuale incoraggiante. Quando invece ci dobbiamo mettere denaro fresco e andare a prenderci per esempio la nostra punta di diamante, questa percentuale scende a livelli preoccupanti. A questa riflessione mi sono anche dato due risposte, che immagino non piacciano ai seguaci dei messaggi subliminali sopra citati. La prima è che tendiamo a voler prendere la punta di diamante sempre alle nostre condizioni, che spesso non sono le stesse del mercato. Ergo il mercato, che non regala nulla, ci da solo quello che le nostre condizioni ci consentono di acquistare. Quando MDS ha messo denaro giusto nel momento in cui col denaro acquistavi ciò che volevi, ha preso bene (verrebbe facile anche qui fare l’esempio di Felice Evacuo), quando invece siamo entrati nelle nostre logiche perverse (ma sensate) il risultato è stato insoddisfacente; banalmente, pagando il giusto compreresti gente forte e seria. La seconda è che davvero non ci capiamo una mazza, valutiamo forti quelle che sono pippe e pippe quelli che sono forti. Non vedo alternative. C’è anche una terza ipotesi, che forse è la più realistica, e che si sintetizza nel non contare una mazza nel giro dei procuratori. Potremmo metter sul piatto tutti i soldi che vogliamo ma una punta seria a noi non la danno (terzo esempio facile facile con Caputo). Se siamo secondi vincendo in casa di una big e non schierando i 3 attaccanti più forti, forse una riflessione in Società la farei.

Rimane però il fatto fondamentale: il Novara ha due palle granitiche, è seconda a un punto dalla prima e sopperisce ad evidenti carenze tecniche con un cuore immenso. Tutte caratteristiche che dovrebbero riempire di orgoglio una tifoseria come la nostra che, per ovvi motivi, non potrà mai avere una rosa piena di campioni strapagati e non vanta in bacheca coppe e coccarde. Non so voi, ma io sono orgoglioso di poter parlare in questo momento del mio Novara, perché porca puttana non rubiamo niente e ci guadagniamo tutto col nostro sudore. Sbagliamo magari 30 passaggi ma corriamo come dei matti e non tiriamo mai via la gamba, ci crediamo sempre e mai e ribadisco mai quest’anno abbiamo avuto l’impressione di essere realmente inferiori ai nostri avversari. Ma cosa diamine serve ancora agli scettici per volere un po’ più bene a questa squadra? Corini magari sbaglierà ancora, il filotto vincente prima o poi (speriamo poi) finirà ma comunque siamo lì nel mezzo per giocare alla pari qualcosa che stiamo dimostrando di poter permetterci di giocare.

Riavvolgiamo i nastri, ragioniamo con la nostra testa, col nostro cuore e soprattutto coi nostri occhi senza trincerarci dietro a stupidi stereotipi che servono solo ad accettare una mediocrità costante. Siamo una squadra che può fare male a chiunque, godiamo di questo, approfittiamo del momento e riempiamo lo stadio martedì sera. Il ferro va battuto fino a quando è caldo, e ora è incandescente. Avanti Novara!

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Tutti a Vercelli

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Ammetto di far parte di quell’elite di fini pensatori che non concepisce il turnover, soprattutto quando non motivato da argomentazioni fisiche o di stanchezza dei singoli che, alla quarta partita di campionato, fatico a credere possa essere così invalidante da giustificare una panchina. Aggiungo che se in conferenza stampa là si butta sulla filosofia, citando l’esempio dell’esperienza in Cina dove si sono giocate 5 partite in 7 giorni, si perde un po’ di credibilità se poi si tengono contemporaneamente a riposo Rocca, Bortolussi e Galuppini. Va detto però che se una volta entrati, metà di questi l’hanno fatto in modalità “periodo refrattario” allora verrebbe da tornare sui propri passi e convincersi che la scelta, evidentemente, è stata obbligata da una condizione dei singoli ancora non ottimale. Azzarderei però nel dire che, se sto imparando a conoscere Ferranti, poche altre volte assisteremo ad un radicale turnover come quello visto sabato. Ma chissà.

Siamo passati dall’era Marchionni in cui tendenzialmente si tirava poco in porta, all’era Cevoli in cui per segnarne uno ne dobbiamo sbagliare cinque. Questo oggettivo limite attuale rappresenta anche il motivo per cui abbiamo tanti margini di miglioramento perché certifica che siamo una squadra viva, che gioca un calcio piacevole e che crea molto. Pur con un Bortolussi ancora lontano parente di quello che conoscevamo ma che, ne sono certo, presto tornerà ad essere quel giocatore che ancora manca. Vorrei provare a spiegare meglio la mia amarezza per un ennesimo arbitraggio penalizzante negli episodi chiave. Da sempre tendo a non accettare l’alibi degli arbitraggi proprio perché rappresentano una variabile del gioco esattamente come un goal sbagliato. Ma credo non si debba nemmeno commettere l’errore di banalizzare troppo una partita nella fredda convinzione tale per cui “giochi bene vinci, giochi male perdi” perché non spiega il gioco del calcio. Il calcio è fatto anche e soprattutto di episodi che possono cambiare la storia di una società, e cito per esempio il goal al 94’ di Rigoni contro la Reggina. Possiamo raccontarci quello che vogliamo, ma senza quell’episodio in cui lui chiude gli occhi e tira per la disperazione, in serie A non ci saremmo andati. E il concedere un rigore lampante (non un rigorino assegnabile o no) può avere lo stesso identico peso di un goal di Rigoni al 94’. Siccome la tendenza dopo quel goal di Benassi a Varese (col senno di poi forse troppo oggetto di nostre masturbazioni collettive mediatiche), è quella di convivere con una classe arbitrale che, certamente per sfortuna, nel dubbio costantemente ci penalizza, forse è il caso di segnalarlo. Insomma, prima dateci il rigore che ci dovete dare, poi tranquilli che i conti in casa nostra su ciò che non va li facciamo.

Ma adesso è tempo di derby, e purtroppo, ma spero di sbagliarmi, non vedo intorno a me ancora quella carica che ci accompagnava sempre prima di questa partita. I nostri pre derby vercellesi sono sempre stati caratterizzati da una certa dose di sboroneria che, giusta o sbagliata che potesse essere, aveva il merito di caricarci. Le domande del lunedì mattina erano solitamente “ci daranno come sempre parte dei distinti? Perché non ci staremo tutti nel settore” mentre oggi vedo la corsa a chiedere “allora la trasmettono sulla Rai? Piove?”. Ho già scritto e detto tutto ciò che penso sul mood novarese che, al netto dello zoccolo duro e del dato complessivo della campagna abbonamenti certamente dignitoso, continuo a ritenere ingiustificatamente freddo nei confronti del Novara FC. Ma sabato avremo la tesi di laurea su quanto peso abbia oggi la nostra tifoseria. Inutile buttarla sempre in corner con le solite (spesso valide) giustificazioni perché questa partita non necessita di nessun tipo di azione di marketing aggiuntiva. O la sentiamo di nostro ancora oppure vorrà dire che non ce ne fregherà più una mazza. Questa volta sono io che non accetto compromessi o sfumature perché non si può sempre mediare con qualcosa ritenuto più importante. Le giustificazioni valgono sempre per il singolo, ma quando diventano uso e costume della massa allora c’è un problema. Se non capiamo, o peggio non riteniamo, che una presenza massiccia a Vercelli rappresenti l’ennesimo “cerchio che si chiude” e valga come un ritorno, una nuova rinascita, di tutta la nostra tifoseria, allora alzo bandiera bianca.

Me ne farò come sempre una ragione, ma per favore smettiamola di rompere i coglioni a Ferranti o sponsor quando i soldi sono meno di quelli che idealmente avremmo gradito qualcun altro avesse messo. Perché siamo sempre tutti bravi a riconoscerci nel motto “Novara siamo noi”, ma evidentemente è più comodo farlo quando i soldi li mettono altri e la partecipazione pure. Tutti a Vercelli senza se e senza ma.

Claudio Vannucci

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Il lusso del poter sopravvalutare

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Quando è stato ufficializzato il posticipo dell’inizio del campionato, in quel momento lo slittamento sarebbe potuto essere anche più lungo di una sola settimana, tanti tifosi esultarono perché il rinvio a loro detta ci avrebbe fatto sicuramente comodo. In quel sabato si è poi giocata l’ennesima amichevole contro l’ennesima squadra di categoria inferiore, in cui il neo arrivato Mister Cevoli più che provare gli schemi ha (giustamente) trasformato quell’occasione in un allenamento in cui tutti sono scesi in campo. Quella partita è stata probabilmente la peggiore di tutto il nostro pre campionato, che ha peraltro tolto pure un po’ di serenità e il sorriso sia a Ferranti che a Zebi perché, evidentemente, si attendevano in quel momento qualcosa di più di quanto visto. Dico questo perché è vero che il sottoscritto non sposterebbe mai nessuna partita, nemmeno sotto un metro di neve, ma semplicemente non credo sia sempre vero che, in termini assoluti, più tempo hai per amalgamare una squadra tutta nuova e meglio è. Lo può essere sicuramente per quanto riguarda fiato e polmoni, ma la competitività e la preparazione anche psicologica di un vero match in cui sono in palio tre punti nessuna amichevole te la può dare. In una amichevole in cui sei nettamente più forte, magari non cerchi l’allungo, non provi la giocata, non alzi il ritmo. E finisce che fai una buona sgambata e basta, ecco perché per me è meglio giocare il più presto possibile per i tre punti, anche se questo può essere rischioso. Lo si sa, per vedere il vero Novara probabilmente servirà ancora un mesetto, ma se il buongiorno si vede dal mattino allora quanto visto sabato contro il Renate sicuramente ci da motivi di riflessioni positive per il proseguo della stagione.

Il primo errore che si può commettere è quello di eccedere in giudizi troppo positivi. Anche se abbiamo giocato questa categoria fino all’altro ieri, è evidente che abbiamo tutti un po’ perso l’occhio sul calcio di serie C. Già nel primo tempo avevo l’impressione che entrambe le squadre fossero di un livello molto alto, soprattutto in termini di fisicità e struttura di gioco. Ma servono necessariamente altre partite per calibrare gli avversari: come possiamo dire oggi se il Renate è forte oppure no? Il nostro termine di paragone è il loro quarto posto raggiunto lo scorso anno e alcuni nomi a noi conosciuti che sicuramente legittimano un giudizio complessivo positivo, ma il valore effettivo dell'”impresa” lo capiremo più avanti. Detto questo, senza scomodare i mostri sacri di rose alla Tesser o Mimmo Toscano, appare evidente come questa rosa non sia solo molto competitiva nel possibile undici base, ma abbia moltissime alternative in panchina in grado sia di sostituire gli ipotetici titolari, ma anche di cambiare le sorti di un match. Cito oggi Peli a titolo di esempio. Ma come detto i margini di miglioramento sono enormi, soprattutto in attacco benché risulti paradossale dopo tre goal segnati. Ma l’impressione che Bortolussi (forse ancora un po’ indietro dal punto di vista dei polmoni) e Galuppini debbano ancora trovare la quadra nei movimenti mi è molto chiara, come mi è chiaro che qualcosina vada registrata pure in difesa dove, agli occhi della gente è emerso Benalouane (molto roccioso, esperto ma un po’ imballato) ma che, per il poco..molto poco..che ne possa capire io, il vero fenomeno invece sia Carillo. Ma cose normali alla prima di campionato. Sperando quindi di non commettere appunto neanche io  l’errore di sopravalutare il tutto, anche se questo è un lusso che posso e possiamo permetterci di fare, ad oggi però mi porto a casa il grosso sospetto di avere oggi la migliore rosa dal post ultima retrocessione dalla B. E non è poco.

Chiudo con due parole su Vuthaj. Ero nel dubbio se scrivere il terzo capitolo della saga “Dardan mania” ma mi pareva esagerato. Personalmente non ho mai messo in dubbio il fatto che potesse segnare anche in C, e probabilmente lo farà a Foggia dove in pochi minuti e toccando due soli palloni ha fatto un goal e preso un palo. Il tema è però stato un altro, e secondo me l’opinione che si può avere su tutta la vicenda intesa anche come comportamento suo e del procuratore, non può essere formata solo dal fatto che lui segni. Vuthaj, in tempi non sospetti (ma molto non sospetti) ha “battuto cassa” da noi sbandierandoci 3 offerte in B. Alla fine ha firmato solo nelle ultime ore di mercato per una squadra in C dopo che nelle ultime settimane si è praticamente offerto alla chiunque, tra cui andando molto vicino a firmare con Trento e Juve Stabia che, con l’ovvio dovuto rispetto per queste realtà, non mi pare siano primarie. Alla fine ha scelto il Foggia che però, nel corso di questo mercato, ha ripetutamente provato ad acquistare altri attaccanti senza riuscirci. O almeno così i media hanno scritto. Alla fine si sono incontrati, si sono trovati, ma appare evidente come il Foggia stesso non avesse più molte alternative e Dardan lo stesso. Diciamo che quell’immagine di campione innamorato di Novara, ma in cerca di un contratto che gli permettesse di mantenere la famiglia, si è un pochettino macchiata da una strategia sul mercato che ha rischiato davvero di farlo arrivare al gong finale senza un contratto. Passi il Novara, cui quelli del partito del rinnovo a Dardan senza se e senza ma daranno sempre contro, ma se nella malcontata decina di squadre che realmente hanno ipotizzato il suo acquisto nessuna, dalla B alla D, ha poi concretizzato il tutto, è legittimo pensare che proprio tutti stupidi non lo siano. Intendiamoci, secondo me il Foggia ha fatto un ottimo acquisto, e se avrà una squadra votata nel supportare il proprio centravanti, questo segnerà. Ma spero che passata la novità non si passi il tempo a fare la cronaca delle sue performance perché ormai è il passato. Vuthaj potrà anche fare 25 goal, ma se gli stessi li faranno i nostri attaccanti (da soli o in coppia), allora Ferranti e Zebi non avranno avuto torto. Ad oggi un goal Galuppini, uno Tavernelli e uno Vuthaj, domani chissà. Capitolo chiuso.

Abbiamo un inizio di campionato favorevole, nel senso che nelle prime 4 giornate ne giocheremo 3 in casa e poi andremo a Vercelli. La differenza tra l’iniziare bene e male è grossa quanto la differenza tra un camper e un grattacielo, ecco perché questo settembre inevitabilmente avrà un imprinting sul futuro molto grosso. Sapere che possiamo crescere è davvero motivo per essere felici. Avanti Novara!

Claudio Vannucci

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Il Novara FC c’è. Noi ci siamo?

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Ieri sera sono uscito dal Piola con emozioni contrastanti. Un po’ felice ma un po’ demoralizzato. Felice perché sono stato accontentato nel mio chiedere un “minimo sindacale” di evento per presentare la squadra e le maglie. E’ evidente che siamo ben lontani dai fasti delle presentazioni al Broletto o Piazza delle Erbe però, anche se ieri sera è apparsa parecchio evidente l’organizzazione molto amatoriale del tutto, ho sinceramente apprezzato che tanti all’interno della Società si siano fatti un culo mostruoso per far si che potesse esserci quell’evento. In fin dei conti è stato fatto, mostrato e detto tutto ciò che era essenziale venisse portato all’attenzione dei tifosi, che peraltro sono stati anche coinvolti con estrazioni e premi. Ok, appunto mancava tutto il contorno scenografico ed empatico, e forse l’orario “strano” delle 19 non ha aiutato, tuttavia sarebbe quantomeno ingiusto da parte mia, che mi sono pubblicamente fatto parte attiva nella richiesta, non riconoscere al Novara i meriti. Ma sono tornato a casa anche demoralizzato, ed è su questo appunto che spenderei qualche parola in più.

Chi scrive non si è mai certamente fatto da parte quando è stata l’ora di criticare, anche se ho sempre la speranza che su di me sia principalmente emerso il fine costruttivo e mai quello distruttivo. Ma la mia impressione è che, a livello generalizzato, si stia un pochino eccedendo con le critiche. Che il Novara Fc abbia importanti margini di miglioramento sulla gestione e organizzazione di alcune cose è evidente (biglietteria in primis), che però ognuno si senta nel diritto di attribuire patenti di incapacità è un po’ più discutibile. Perché tutto questo clima sta evidentemente concorrendo ad una tendenza di allontanamento dei tifosi al Novara che appare purtroppo evidente. Parliamo di numeri: ieri sera, per come la vedo io, la risposta numerica alla presentazione è stata deludente e non accettabile. E non può essere spiegata con l’orario, perché se è vero che alle 21 sarebbe probabilmente accorsa più gente, difficilmente avremmo comunque parlato di migliaia di unità. E lo stesso discorso si può traslare oggi sul numero di abbonamenti , che con tutte le scusanti legittime del caso dovuto all’aumento del costo e alla situazione economica, non può rappresentare la vera fotografia del tessuto economico e sociale che forma la nostra Piazza. Lo stesso discorso vale per le perplessità sul mercato, giuste o sbagliate che siano. Non prendiamoci per il culo, siamo il Novara, se nel 2022 entri in sciopero perché invece di Galuppini ti aspettavi Galupponi allora mi viene da chiedere quale squadra tu possa aver seguito nella tua vita. Il Novara dubito, visto che i mercati estivi parecchie volte ci hanno restituito gente ben peggiore.

Forse, anzi sicuramente, pure io ho colpe che ho caricato eccessivamente di critiche l’ambiente, e maggiori ne ho nel non aver invece caricato positivamente molto di più la mia gente che gravita intorno al Coordinamento e che, in taluni casi, la vedo fredda. Forse in parte ne hanno anche i Nuares (benché fatico a vederne di colpe) che ieri sera hanno dimostrato, anche se hanno magistralmente fatto da contorno all’evento, che stringi stringi non riescono ancora a crescere in maniera importante a livello numerico come invece meriterebbero, ed evidentemente qualcosa di loro non piace (fatico a comprendere cosa, ma questo è). O semplicemente Ferranti e il Novara FC non piacciono, non ho altre spiegazioni. Se alle presenze di ieri epuriamo gli sponsor e i loro familiari, quelli dei giocatori e staff, e i vari servizi d’ordine, vedrete che il numero che si ottiene non può essere incoraggiante. Idem si potrebbe dire per le amichevoli giocate a Novarello. E allora mi chiedo: il Novara FC è chiaro che ci sia, ma noi tifosi ci siamo ancora? Sono circondato da persone che appena hanno l’occasione non è che si limitino a criticare come è legittimo facciano, ma gettano direttamente bombe al napalm radendo al suolo tutto. Mi rendo conto che questi ultimi due anni di pandemia ci abbiano restituito un mondo ben peggiore di come lo avevamo lasciato in termini di spirito, però mi chiedo se davvero non sia giunto il momento di seppellire l’ascia di guerra e serrare un minimo le fila per tornare a fare quello che dovremmo fare: tifare. Sabato inizierà il campionato, domani finirà il mercato e cose eclatanti per noi non capiteranno. Per cui due sono le strade, ed è paradossale che ritorni a parlare anche quest’anno della stessa cosa scritta ad inizio dello scorso, ma tant’è: dentro o fuori. Chi rimane dentro da sabato deve tifare. Chi rimane fuori, grazie per tutto ma per favore parli di altro.

Claudio Vannucci

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