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Carpe diem

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Tre Palermo Novara differenti, due partite di serie B e una di A, tre partite ancora troppo lontane alla fine del campionato per poter essere considerate determinanti per il resto della stagione ma comunque tutte e tre illuminanti sul futuro, tre partite in cui il Novara partiva probabilmente sfavorito, soprattutto nell’ultima partita giocata nel capoluogo siciliano prima di quella di ieri, tre partite in cui il monte ingaggi complessivo delle due formazioni in campo si è sempre presentato parecchio distante. Fondamentalmente la storia recente di partite contro i rosanero racconta quindi di un contesto pressoché identico, con una grande squadra pronta a divorare la piccola di turno seguita da poche decine di tifosi, peraltro sempre in condizioni pietose dopo la sobrietà di pranzi che stenderebbero qualsiasi umano normodotato. Se Palermo città ci ha sempre dato tanto in termini di ospitalità e provvigioni, la squadra di Zamparini ci ha invece sempre tolto molto più di quello che probabilmente avremmo meritato sul campo. In A, vinto il jolly dello slittamento dell’esordio casalingo al Piola per il buffo sciopero dei giuocatori (non abbiamo la riprova ma quella partita li avremmo divorati), in B una loro vittoria in casa loro al 91′ e soprattutto la soddisfazione di vincere matematicamente quel campionato in casa nostra di fatto condannandoci ad un playout perso mentalmente prima di giocarlo. Insomma, se è vero che tutto ciò che il calcio ti toglie prima o poi te lo restituisce, frase da inserire solitamente nell’elenco delle grandi puttanate che vengono dette perché difficilmente si realizzano, nei cuori dei tifosi Nuares non poteva che esserci una grande speranza di rivalsa riassumibile in “prima o poi il culo glielo facciamo”.

Sono anche parecchio incredibili le analogie di questi risultati con quelli dei nostri ultimi campionati, giocati con allenatori parecchio differenti tra loro che hanno dovuto operare in contesti differenti e con giocatori molto diversi dal punto di vista fisico, caratteriale, tecnico e anagrafico, ma che alla fine hanno avuto più o meno un percorso comune fatto da un inizio parecchio problematico, una ripresa con filotto di risultati utili consecutivi e soprattutto un numero di vittorie incredibili, spesso in trasferta, contro le big di turno. Verrebbe da dire che questo Novara si sta creando una sorta di marchio di fabbrica che va oltre a qualsiasi attore protagonista che di fatto ne è il primo artefice concreto, e che ci sta facendo guadagnare di diritto quel ruolo, che personalmente adoro, di squadra cerchiata in rosso dagli avversari, ovvero quella da non poter sottovalutare perché la possibilità di fare una brutta figura giocandoci contro è elevatissima. Solo la Spal e il Crotone, forse perché non percepite realmente come grandi e quindi ci hanno confuso, possono vantarsi di non aver contribuito a far crescere questo marchio di fabbrica, ma c’è anche da dire che quando schieri un tridente in campo fatto da Baijde, Kanis e Luckanovic visto contro gli spallini lo scorso anno puoi solo sperare che la madonna di Boca scenda in campo e ti protegga almeno la schiena, visto che per l’integrità del culo manco Gesù Cristo avrebbe potuto ottenere risultati apprezzabili.

Ma Palermo Novara non è stata solo una grande partita che ricorderemo, è infatti coincisa con la decima partita di questa stagione. Perché va detto, soprattutto ai lettori diversamente novaresi, che il nostro pubblico si è abituato ormai a campare di una serie di stereotipi, di frasi fatte (spesso sensate va riconosciuto) e di messaggi subliminali diabolici che, secondo me, ci vengono impressi nella mente il giorno della presentazione estiva da MDS. Sono certo che se ascoltassimo i suoi proclami al contrario, visto che ascoltati nel verso giusto appaiono sempre interpretabili in almeno 4 o 5 modi, probabilmente sentiremmo questi precisi proclami subliminali satanici che manco i Led Zeppelin sarebbero così precisi nel propagarli coi loro dischi: “arriviamo a 50 punti e poi ci divertiamo”; “compra te il Novara visto che parli”; “questo giocatore costa troppo”, “l’importante è mantenere la categoria”, “Secondo a Vercelli lui sì che ne capisce” e soprattutto “aspettiamo dieci partite prima di giudicare”. Con queste 6 frasi il tifoso Nuares bene o male ci campa una stagione, cosa che se ci aggiungessimo anche  “più figa per tutti” e “in pensione nuovamente a 35 anni di contributi” potremmo buttarci in politica e avere un’autostrada verso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Bene, dopo 10 partite allora siamo quindi tutti autorizzati a parlare, ma siccome io per natura lo faccio anche dopo la prima di campionato, ora mi limiterò a lasciare solo un paio di spunti di riflessione. Il primo riguarda la figura dell’allenatore. Sono uno di quelli che ha sempre pensato che un allenatore più del 20% non potesse incidere perché in campo non ci scende lui e certi rapporti di forza sono oggettivi. Mourinho, Conte e Guardiola, per fare degli esempi, non salverebbero mai questo Benevento perché oggettivamente è più debole delle avversarie. Ma in queste ultime due stagioni ammetto di aver riconsiderato questa percentuale verso l’alto perché, soprattutto quando hai una squadra che si colloca agli estremi (cioè quando è molto forte o molto debole), l’importanza dell’allenatore diventa fondamentale. Un allenatore in grado di trasmettere tranquillità, convinzione e di dare un minimo di organizzazione al gioco allora fa la differenza. Eugenio Corini, non mi stancherò mai di dirlo, non solo si è trovato nella condizione di gettare nel cesso tre quarti di preparazione estiva a causa di uno stitico mercato estivo sbloccato solo a campionato iniziato, ma è da circa un mese che quasi non riesce a fare una partitella settimanale a causa della carenza di giocatori. Per uno che guarisce tre si fanno male e due vanno in gita in Nazionale. Lavorare in questa condizione non è facile, e pur con qualche oggettivo errore di troppo, appare evidente che abbia raggiunto risultati apprezzabili e che stia tenendo saldamente a galla quella che ha più parvenze di essere una zattera invece che una nave da crociera.

La seconda considerazione è quella sui giovani. E’ oggettivo e sotto gli occhi di tutti che quando peschiamo il giocatore “di seconda fascia”, quello magari più giovane che idealmente non parte titolare ma se la può giocare (verrebbe facile oggi fare l’esempio di Moscati) allora ci prendiamo con una percentuale incoraggiante. Quando invece ci dobbiamo mettere denaro fresco e andare a prenderci per esempio la nostra punta di diamante, questa percentuale scende a livelli preoccupanti. A questa riflessione mi sono anche dato due risposte, che immagino non piacciano ai seguaci dei messaggi subliminali sopra citati. La prima è che tendiamo a voler prendere la punta di diamante sempre alle nostre condizioni, che spesso non sono le stesse del mercato. Ergo il mercato, che non regala nulla, ci da solo quello che le nostre condizioni ci consentono di acquistare. Quando MDS ha messo denaro giusto nel momento in cui col denaro acquistavi ciò che volevi, ha preso bene (verrebbe facile anche qui fare l’esempio di Felice Evacuo), quando invece siamo entrati nelle nostre logiche perverse (ma sensate) il risultato è stato insoddisfacente; banalmente, pagando il giusto compreresti gente forte e seria. La seconda è che davvero non ci capiamo una mazza, valutiamo forti quelle che sono pippe e pippe quelli che sono forti. Non vedo alternative. C’è anche una terza ipotesi, che forse è la più realistica, e che si sintetizza nel non contare una mazza nel giro dei procuratori. Potremmo metter sul piatto tutti i soldi che vogliamo ma una punta seria a noi non la danno (terzo esempio facile facile con Caputo). Se siamo secondi vincendo in casa di una big e non schierando i 3 attaccanti più forti, forse una riflessione in Società la farei.

Rimane però il fatto fondamentale: il Novara ha due palle granitiche, è seconda a un punto dalla prima e sopperisce ad evidenti carenze tecniche con un cuore immenso. Tutte caratteristiche che dovrebbero riempire di orgoglio una tifoseria come la nostra che, per ovvi motivi, non potrà mai avere una rosa piena di campioni strapagati e non vanta in bacheca coppe e coccarde. Non so voi, ma io sono orgoglioso di poter parlare in questo momento del mio Novara, perché porca puttana non rubiamo niente e ci guadagniamo tutto col nostro sudore. Sbagliamo magari 30 passaggi ma corriamo come dei matti e non tiriamo mai via la gamba, ci crediamo sempre e mai e ribadisco mai quest’anno abbiamo avuto l’impressione di essere realmente inferiori ai nostri avversari. Ma cosa diamine serve ancora agli scettici per volere un po’ più bene a questa squadra? Corini magari sbaglierà ancora, il filotto vincente prima o poi (speriamo poi) finirà ma comunque siamo lì nel mezzo per giocare alla pari qualcosa che stiamo dimostrando di poter permetterci di giocare.

Riavvolgiamo i nastri, ragioniamo con la nostra testa, col nostro cuore e soprattutto coi nostri occhi senza trincerarci dietro a stupidi stereotipi che servono solo ad accettare una mediocrità costante. Siamo una squadra che può fare male a chiunque, godiamo di questo, approfittiamo del momento e riempiamo lo stadio martedì sera. Il ferro va battuto fino a quando è caldo, e ora è incandescente. Avanti Novara!

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Quando le dimensioni contano davvero

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Scorrendo la classifica a questo punto del campionato, la riflessione che mi viene da condividere è che l’essere praticamente in vetta significa che c’è un grosso problema per le altre pretendenti alla promozione. Avevo ipotizzato un girone di andata con obiettivo credibile quello di non far scappare nessuno e invece, paradossalmente, da ognuna delle tre partite terminate in pareggio siamo usciti dal campo con qualche rammarico. Non sarebbe stato così assurdo essere oggi a punteggio pieno ma va bene così, anche perché i nostri margini di miglioramento sono importanti. Ad oggi è il Casale che deve preoccuparsi di non perdere terreno, e questo indubbiamente ci mette nelle migliori condizioni di poter giocare liberi da ansie e pressioni. Giocando a fare indegnamente il Marchionni, direi che il nostro gioco deve oggi essere quello di provare a non perdere mai, ed ovviamente cercare di vincerle tutte, portandoci sempre a casa quei pareggi in trasferta che fanno brodo, soprattutto quando alla fine rischi pure di perdere. E riuscire alla fine portare a casa il punto come oggi (ma anche a Borgosesia dove alla fine abbiamo corso qualche serio brivido) vuol dire, e mi ripeto rispetto al precedente editoriale, che è un anno di buona.

Uno dei nostri punti di forza oggettivamente è la panchina, e non è un caso che, tendenzialmente, nella ripresa veniamo fuori anche perché ormai appare chiaro che i nostri avversari partono tutti a mille per poi calare alla distanza. Sono proprio curioso di vedere tutte queste squadre tra qualche mese, quando per lo più sarà chiaro che non rischieranno di vincere il campionato ma nemmeno di retrocedere, quanto manterranno la stessa intensità agonistica che vediamo oggi. Sergio Borgo ai tempi sosteneva che la C2 si giocasse realmente sul campo solo nel girone di andata, e “altrove” nel girone di ritorno. Mi sono sempre chiesto quanto questa affermazione fosse più dettata da una narrazione surreale che reale, ma mai come un format abbastanza semplice come questa D, in cui sale solo la prima e il resto serve solo per eventuali ripescaggi, può essere presa come test per capire se il Sergione fosse sotto effetto di alcool o no. La speranza è ovviamente quella di diventare davvero i più forti e fregarsene di queste leggende. Se di leggende si possa davvero parlare.

Sarei inoltre curioso di sentire il parere dei professionisti del pallone, se fossero chiamati a giocare su un campo chiaramente troppo stretto come quello di Ligorna. Chissà se confermerebbero il parere delle colleghe professioniste dei film porno che, solitamente e magari ipocritamente, sostengono che a letto le dimensioni non contano. La delusione di questa serie D è proprio rappresentata dalle dimensioni di certi campi. Si può sorvolare sulla tecnica media, sulla copertura mediatica inesistente, sugli impianti scadenti, sul pubblico talvolta ridicolo e sulla poca professionalità delle società che ne fanno parte, ma sinceramente davo per scontato che almeno le dimensioni dei campi fossero standard. Non è una scusa per la mancata vittoria, diciamolo chiaramente, anche perché pure tutte le altre squadre giocheranno sullo stesso campo del Ligorna così come quello del Borgosesia (giusto per citarne un altro parecchio stretto in cui abbiamo già giocato), ma non serve aver giocato a calcio a certi livelli per capire come un campo così ridotto sfalsi notevolmente gli equilibri in campo a favore di chi ci gioca con regolarità. Quindi a letto non lo so, ma nel calcio le dimensioni contano eccome, poche balle! Pazienza, ce ne faremo una ragione, ma rido se penso che anni fa abbiamo messo in discussione una partita a Terni pretendendo la misurazione del campo, mi chiedo allora se quell’anno avessimo giocato a Ligorna che cinema avremmo piantato giù, probabilmente avremmo abbandonato il campo con Di Bari stile Galliani a Marsiglia che ci avrebbe intimato di uscire.

Tornando seri, due goal su quattro subiti fino ad ora arrivano da calcio d’angolo, e questo fatto non deve essere sottovalutato. In un quadro difensivo tutto sommato affidabile, stona molto aver preso due goal in situazioni in cui i movimenti dei difensori (e del portiere) sono determinati. Qualcosa evidentemente va registrato perché non funziona ancora come dovrebbe. Per Pablo, invece, non esistono davvero più parole. Anche oggi un assist e un goal che certificano nuovamente quanto sia fondamentale, e che enorme valore aggiunto rappresenti nella nostra rosa.

E adesso derby. Per chi come noi ha un solo derby, forse due se consideriamo quello con l’Alessandria, quando capita di giocare contro squadre come Romentino o Gozzano corriamo il rischio di sottovalutare realtà che meritano rispetto. Nel mio mondo fatato non può esistere che l’RG Ticino, i cui dirigenti dichiaratamente hanno sempre tifato Novara, possano venire al Piola a rompere i gioielli che portiamo tra le gambe e portare a casa punti. Ma il mio mondo non è lo stesso in cui si gioca, per cui è bene si replichi la vittoria in coppa Italia per poi riempirli di pat pat sulle spalle e attestazioni di stima. Ma questo dopo. Già il Gozzano si è messo di impegno per risultare antipatico come pochi, mi rifiuto di pensare che pure i vicini di casa lo diventino. Sarebbe troppo.

Claudio Vannucci

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Incassiamo il credito col destino

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Tornando a casa dal Piola ieri, e ripensando alla partita appena vinta contro la fu capolista Bra, pensavo nuovamente alle molte analogie con la stagione vincente di Mimmo Toscano. Quell’anno, che avrebbe dovuto rappresentare la rinascita azzurra, cosa poi effettivamente successa, ricordo un inizio non entusiasmante, una grande consapevolezza di fondo di essere i più forti, la solita stagione epica della solita avversaria a casaccio durata appunto una sola stagione (Bassano) e, vabbè, le vicende extra calcistiche che stavano per rovinare tutto benché, ma non avremo mai la riprova, ero e sono abbastanza sicuro del fatto avremmo comunque poi vinto i playoff. Quel campionato lo ricordo molto bene perché avevo e avevamo un po’ tutti quella sana sboroneria tipica, appunto, di chi sapeva di essere il più forte. L’abbiamo manifestata in modi diversi: chi prendendo in giro gli avversari, chi ignorandoli, chi con una serie interminabile (e pure un po’ stucchevole) di gesti scaramantici, ma tutti con una presenza costante ed un rinnovato calore che nella categoria superiore avevamo un po’ smarrito. Retrocedete di un piano il tutto e ditemi se non vi ritrovate con la stagione attuale dove sto rivedendo non solo una curva che, piano piano, sta tornando allo splendore che aveva perso, ma anche uno stadio molto partecipe ripopolato da persone che avevo smesso di vedere da tempo. Quel campionato di Toscano, e sintetizzo in maniera un po’ impietosa, lo abbiamo vinto fondamentalmente sapendo di avere un’ottima difesa e che sarebbe bastato “tirarla su” che qualcosa di buono con Evacuo, Corazza e Pablo sarebbe successo. Ricordo inoltre tantissime partite il cui risultato dopo 45 minuti era di parità, trasformato puntualmente in vittoria alla fine del match, cosa che, più o meno e sempre impietosamente sintetizzando, è quello che stiamo facendo oggi con Marchionni. Giochiamo, la difesa si dimostra assolutamente importante e affidabile, e quindi la tiriamo puntualmente su dove prima o poi, tra Vuthaj e Pablo (ma anche con Tentoni, Capano, Di Masi e via dicendo), qualcosa di buono arriva.

Calcisticamente parlando sono poco incline a vedere le sfumature. Per me le stagioni si dividono in buone o di merda, e quelle finite così così mi hanno sempre lasciato o qualche rammarico, o comunque la percezione di essere state un po’ di merda. E’ il destino di chi, come me, ambisce sempre al meglio ma, consentitemi di dirlo, anche la condanna di quelli incapaci di sognare, perché aver visto del buono ed essersi accontentati di non essersi nemmeno qualificati ai playoff la scorsa stagione lo trovo un po’ triste. Ovviamente meglio undicesimi che essersi svegliati freddi sotto ad un cipresso come successo qualche mese dopo con Pavanati, ma il concetto di base rimane. Ed è per questo che ad oggi poco mi importa se al 10 ottobre non è stato fatto ancora nulla e che questa stagione possa potenzialmente rivelarsi una di merda perché io (e noi tifosi tutti) non sono chiamato a scendere in campo ma ad essere sugli spalti a tifare, e dal mio punto di vista (che qualche campionato nella mia vita l’ho visto) questa è chiaramente una stagione “buona”. Abbiamo la storia migliore di tutte le nostre avversarie, la piazza attualmente migliore, il pubblico più numeroso e qualitativamente più elevato, la squadra apparentemente più forte (sicuramente lo è stata tra quelle viste fino a ieri), la Società con più ambizione e, forse, con più possibilità economiche in rapporto alla categoria. Proprio per questo mi viene la nausea quando vedo recitare il copione che prevede il castrarsi quotidianamente dalle emozioni e della gioia in virtù del principio che bisogna stare umili e concentrati. Ma cazzo, ieri il Bra capolista aveva un tifoso solo al seguito orgogliosamente con sciarpa al collo nel rettilineo. Ecco, lo sappiamo tutti noi, oltre a lui, che la Trasferta con la T maiuscola della sua stagione è stata Novara. Mi chiedo allora perché a Novara si debba per forza passare per quelli che “no no zitti non parliamo è ancora lunga vuoi mica che cade un meteorite e crepiamo tutti, no no per carità”. Eddai su, possiamo permetterci di avere la lingua lunga dopo mesi (o anni) di orecchie abbassate.

Ovvio che questa considerazione è da intendersi confinata al microcosmo della tifoseria. Marchionni è chiamato ad infondere ogni giorno un livello di tensione agonistica altissima. Nessuno deve permettersi di scendere in campo con la certezza di avere già vinto, ma anzi con quella cattiveria di chi è conscio possa anche perdere ma che sa di poter battere chiunque. Far parte del Novara FC quest’anno vuol dire essere calciatori privilegiati in tutto e per tutto, e deve essere chiaro ad ognuno di loro che questo status va ripagato con prestazioni degne di nota. Spero che il senso del mio discorso sia arrivato a tutti e soprattutto capito. Poi ognuno la viva come meglio crede, mi pare ovvio. Ma è proprio da queste stagioni che si costruiscono le basi per diventare una tifoseria che può fare la differenza in futuro. I giocatori non sono i soli che non possono e non devono perdere questa grande occasione, ma anche noi tifosi tutti. In un certo senso pure noi siamo privilegiati perché quello che stiamo vivendo non era scontato e nemmeno dovuto. Se avevamo un credito col destino è giunto il momento di incassarlo. Possibilmente senza fare le fighe di legno.

Claudio Vannucci

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Lo spirito maleducato del Piola.

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L’arma in più del Novara, oltre all’esperienza e alla malizia, è indubbiamente stato il pubblico che con autentici ruggiti ha spinto gli azzurri nei momenti più difficili. Erano anni che non trovavo un’atmosfera così, uno stadio vero, un’atmosfera vera. Ezio Rossi, all. Varese.

Partiamo da questo punto, perché a mio avviso è quello più indicativo visto che delinea la strada che dovremo seguire: il mettere pressione agli avversari. Se prima poteva essere solo una logica supposizione, tre partite di campionato ora provano quanto, più del solito, un Silvio Piola caldo possa fare la differenza. E lo può fare al di là della solita retorica e dell’ovvietà del sottolineare quanto, ovviamente, uno stadio che sostiene la propria squadra è uno stadio difficile per gli avversari in cui giocarci. Ma proprio perché questa situazione è cosa parecchio rara in una categoria mediamente avara di pubblico (soprattutto di “qualità”), che inoltre vede protagonista un numero enorme di giovani che non sono abituati a tutto ciò che comporta la pressione contro, bisogna alzare i toni. E credo fermamente bisogna farlo incuranti del bon ton o di quella superiorità che spesso accompagna le tifoserie che si ritrovano, per eventi esterni, in categorie minori. C’è infatti un codice non scritto di comportamento tale per cui ci si deve dimostrare superiori contro certe realtà. Se questo è condivisibile nella partita tra curve, non può e non deve esserlo in quella reale. La panchina avversaria va messa sotto pressione, la terna va messa sotto pressione, gli avversari vanno messi sotto pressione perché alla lunga un errore lo fanno, e il ragazzino prima o poi paga pegno. E non importa se si gioca contro una piccola realtà simpatica di giovani volenterosi magari seguiti da 5 tifosi. Non so dire se davvero ieri si è vinto perché il Piola è stato una bolgia, ma sono certo che se riuscissimo in tutte le altre partite a garantire lo stesso livello di calore, qualche punto in più a fine anno lo avremmo. Pure Allegri, ai tempi allenatore del Milan, disse: “il pubblico di Novara è maleducato” riferendosi alla pressione che percepì dietro di lui. Ecco, siccome difficilmente quest’anno giocheremo contro Robinho, Thiago Silva, Ibra e Seedorf come quella volta, auspico che si torni proprio a quello spirito.

Vincere ieri non era solo importante, ma fondamentale, a prescindere dalla rivalità col Varese che, va riconosciuto, ha avuto l’enorme merito di onorare questa sfida non solo in campo ma anche sugli spalti. Partite come queste, che abbiamo seriamente rischiato di perdere a causa dell’elevato numero di lombarde in questa categoria che avrebbe tranquillamente giustificato la lega ad inserire i biancorossi in altro girone, sono quelle che ci permettono di aggrapparci a quella flebile speranza di assistere ad uno spettacolo di tutto rispetto. Ma a parte questo, rimandare ancora l’appuntamento con la vittoria sarebbe certamente stato pericoloso. Ascolto attentamente intorno a me persone competenti ribadire quanto alla terza giornata sia assurdo sputare sentenze, ed hanno assolutamente ragione. Ma credo non si possa ignorare la nostra situazione e il contesto in cui ci troviamo. Il merito di Ferranti non è stato solo quello di garantire la presenza e continuità sportiva, ma è stato chiaramente quello di risultare credibile, e quindi di riportare entusiasmo e speranza di successo. Ma questo sentimento si regge su fondamenta di cristallo quando tutti noi siamo degli elefanti. Ci vuole nulla per far cadere tutto. E tardare la vittoria vedendo la vetta allontanarsi sempre di più poteva essere proprio uno di quei motivi. Non è scritto da nessuna parte che si debba vincere quest’anno ma non si è fatto nemmeno poi così tanto mistero che si voglia provare a farlo, e quindi piaccia o no, siamo condannati a guardare la parte alta della classifica e non quella bassa. 2300 abbonati (per ora), un seguito di pubblico in trasferta potenzialmente importante, un budget molto al di sopra della media per la categoria, il pensare ancora in grande di una piazza per lo più ancora tarata almeno sulla C se non sulla B, ci vedono costretti a giocare per vincere. Contro ogni logica e razionalità, ma questo è il nostro contesto attuale.

Oltre alla prima storica vittoria, ci sono almeno altri due aspetti assolutamente positivi da rimarcare. Il primo è certamente quello della tenuta fisica media in costante miglioramento. La nostra squadra corre, e riesce a farlo ora per 95 minuti. Il secondo, pur ribadendo la mia perplessità di fondo circa il costante e continuo utilizzo di Pablo, è impressionante come questo ragazzo stia fisicamente bene. E’ evidente che qualcosa non funzionasse gli anni scorsi, e non so se riguardasse più la testa, la Società che aveva alle spalle o la preparazione (o tutte queste cose) ma rimane il fatto che oggi è un enorme valore aggiunto. E lo è non tanto dal numero potenziale di goal che potrebbe fare, ma dall’apporto in termini di assist (ieri due) e di esperienza in campo. Magari ad un occhio poco attento può sembrare che incida poco, ma invece parla con l’arbitro nel momento giusto, polemizza con l’avversario o lo tranquillizza nel momento giusto, da consigli sempre e comunque oltre appunto a fare assist. Mi rendo conto che probabilmente mi sto rispondendo da solo al quesito iniziale circa lo spropositato minutaggio cui è stato sottoposto, tuttavia Pablo oggi è mezzo Novara, e va preservato. Questo porta però ad una seconda riflessione circa, questa volta, un aspetto negativo: siamo apparentemente un po’ spuntati in avanti. Vuthaj, che continuo a pensare faccia un altro sport rispetto ai colleghi pari categoria, mi pare sia continuamente chiamato ad un lavoro enorme di corsa che non dovrebbe fare perché lo allontana dall’area e dal tiro. Non voglio dilungarmi in analisi tecniche che ben fanno Jacopo, Ciumi o Sartorio, però la mia impressione è che se Pablo è mezzo Novara, Pablo e Vuthaj sono oggi il 90% almeno del Novara. Da rivedere Ferla infortunato, ma il campo dice che alla terza qualche pezzo abbiamo iniziato a perderlo, per cui è legittimo chiedersi quanto il resto della truppa avanzata sia in grado di incidere nella partita come fanno i titolari odierni.

Concordo nuovamente con l’allenatore del Varese sul fatto che alla fine di questo mese avremo le idee un po’ più chiare su questo campionato. Evidente si debba sempre andare a punti e vincere il più possibile rimanendo sempre attaccati alle zone alte. Mi piace pensare quello che tutti ieri abbiamo pensato, chi convintamente e chi più come auspicio: questa vittoria può e deve rappresentare la svolta in questo campionato. Abbiamo neutralizzato il karma negativo del pareggio con l’Asti allo scadere ed ora andiamo a giocarcela ogni partita. Pensavo peggio questa serie D, davvero.

Claudio Vannucci

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