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Quelli che sorridono

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Più volte negli ultimi anni ho parlato della trasferta di Brescia e delle personali emozioni che puntualmente provo nel raggiungere questa meta, che da sempre mi affascina per il recente passato dei lombardi e dei vari campioni che hanno vestito la loro maglia, e per la sensazione di delusione misto paura per ciò che, pubblico a parte sempre di livello (seppur a mio umile parere quest’anno un pò sotto ai loro standard soliti), realizzo può succedere ad una bellissima piazza di provincia che ha portato a casa diverse salvezze in A schierando anche gente del calibro di Baggio, Guardiola, Hagi, Ganz, Di Biagio, Hamsik e parecchi altri. Insomma, sintetizzando, vedendo il Brescia di questi ultimi anni diventare un’onesta squadraccia di scarponi come tante altre di B (noi compresi sia chiaro), ti rende l’idea di come la vita del tifoso dovrebbe essere caratterizzata dal godersi sempre i momenti migliori senza farsi troppe menate e dal vivere perennemente con le mani sui coglioni perché è un attimo passare dal fare un coro per Roberto Baggio a uno per Alexis Ferrante, a cui chiedo scusa in anticipo per questo paragone che però, purtroppo per lui, seguendo il ragionamento ci sta tutto.

Vincere è sempre bello ma vincere queste partite lo è ancora di più perché quella giocata ieri andava ben oltre i 3 punti in palio a metà Ottobre in quanto era una partita caratterizzata da diversi temi e da molte incognite. Per prima cosa gli avversari con nuovo allenatore, cosa che da quando esistono i giornali e i blog come questo e da quando i bar ospitano i più grandi luminari filosofi del calcio che si riuniscono per sparare cazzate da premio Nobel, si usa scrivere e dire essere un fattore ad alto rischio visto la botta di entusiasmo che provoca nei giocatori un cambio di panchina. Poi l’intasamento in infermeria dei nostri attaccanti, che ha creato una coda all’ingresso della Clinica San Gaudenzio più lunga di quella che abbiamo trovato nel tratto Sempione – Cormano di quella meravigliosa tangenziale di Milano, meta di tutti quelli che il sabato non hanno una mazza da fare e decidono di passarla bloccati in coda dentro le proprie automobili ascoltando onda radio. E infine la classifica così compressa che ha deciso di far scontrare due squadre come Brescia e Novara appaiate in classifica più o meno a metà, dando loro la possibilità di provare ad affacciarsi verso le zone nobili per capire cosa vogliano e soprattutto possano fare, o più probabilmente, sempre in base alla statistica, di spartirsi un punto a testa in maniera atroce. Insomma la classica partita che mai nessun broker al mondo avrebbe potuto quotare a favore del Novara e che, sempre solitamente, siamo campioni del mondo del non vincerle mai. E invece. Dopo un primo tempo che potrebbe essere usato come sperimentazione di una nuova terapia non farmacologica per i malati di insonnia a cui si dovrebbe proporre di rivederla in tv ogni sera prima di coricarsi, ecco un Novara finalmente concreto che segna alla prima occasione mostrando pure un piacevole gioco e sprecando raffiche di ripartenze e occasioni per chiudere la gara nel finale. Senza rubare nulla e tutto sommato meritatamente si portano a casa 3 punti che, per quello che appena spigato, assomigliano più a 6.

Ho davvero difficoltà ancora a capire questo Novara perché un conto è costruirsi un’opinione assoluta basandosi su quello che la squadra offre in campo, e in questo senso credo sia molto difficile sostenere che questa squadra sia una delle più forti degli ultimi anni e che sia fatta di individualità tecniche mediamente superiori alla media. Ma è altresì vero che una squadra deve essere contestualizzata nel rispettivo campionato di appartenenza e che, dopo 8 partite, a prescindere dai risultati ottenuti, fatico ad individuare 8 squadre superiori al Novara stesso. Sarà ancora presto ma più di un terzo delle nostre avversarie le abbiamo viste e se tutti più o meno concordiamo sul fatto che il Novara avrebbe meritato almeno 2-3 punti in più (che ci avrebbero catapultato in vetta) vuol dire che questa squadra ha le potenzialità per provare a giocarsi qualcosa di più di una salvezza che, a questo punto, non mi sento di mettere in discussione. Se nello scorso editoriale ho suggerito l’acquisto di una punta ammetto più per la paura di inadeguatezza complessiva di chi è rimasto sano in rosa che di convinzione filosofica, rilancio oggi con ancora più forza questo auspicio proprio perché una punta di ruolo, anche da schierare in corso, può davvero regalarci una concretezza che ancora oggi non abbiamo, e che in un campionato come questo fà la differenza.

Però i 6 punti conquistati contro Frosinone e Brescia meritano di essere festeggiati con ottimismo per cui, per qualche giorno, dimentichiamoci i problemi di formazione che avremo anche sabato a Palermo e godiamoci questo momento che noi tifosi in primis ci meritiamo. Deve giocare ancora l’Empoli ma insomma i punticini che ci divideranno dalla vetta saranno davvero pochi per cui vale la pena oggi girare col sorriso stampato in faccia che hanno quelli che vedono vincere la propria squadra. Buona domenica e buona settimana a tutti. Se avete problemi a dormire vi rinnovo l’invito a rivedere il primo tempo prima di andare a nanna, ma secondo me, se vi concentraste un po’ più sul secondo tempo, magari avreste qualche occhiaia di più, ma imparereste a godere un pochino. Che, mi permetto di ricordare, male non fa. Avanti Novara!

Claudio Vannucci

 

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Gli amici sono diventati nemici, i nemici sono diventati amici

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C’è sicuramente qualcosa di perverso nella mia testa, ma oserei dire in quella di tanti altri tifosi, nel trovare folle e criticabile un’azione come quella fatta ieri da Ferranti soprattutto se, nella sostanza, era stata richiesta da tutti. Magari in forma soft o indiretta, ma continuare per settimane a sostenere (a ragione) quanto il semestre di Zebi fosse stato uno dei più fallimentari della storia novarese recente, e aggravarlo da un continuo malcontento sull’operato di Semioli, non dovrebbe poi sfociare in una bocciatura sul Pres con accusa di essere Zampariniano, ovviamente nella sua accezione negativa. Alla fine ha fatto ciò che tutti noi, in qualche modo, abbiamo pensato fosse la soluzione migliore, soprattutto in relazione al ritorno di Marchionni. Trovo sinceramente più coerente chi, per convinzione o per copione, attribuisce tutte le colpe a Ferranti. Si può non essere d’accordo ma che gli vuoi ribattere? Molto più interessante quindi sarebbe capire tutti gli altri di che cosa si lamentano.

Diciamo che, a voler eccedere nel buonismo, l’aver silurato il DS in pieno mercato ma avendo già un sostituto pronto è un segnale che il Pres, piano piano forse pure troppo piano, sta imparando a capire come funziona. Lo scorso anno fece ben peggio stando mesi senza un DS. Semmai, la vera critica, forse preventiva, che faccio al Pres è quella di non credere molto alla narrazione che, immagino, verrà fatta circa il mettere le basi per la nuova stagione. Per mettere le basi occorrerebbero due fattori: che Marchionni, comunque vada, sia già investito del ruolo di allenatore nel prossimo campionato e che al DS succeda lo stesso. Ma siccome, ad oggi e fino a prova contraria, ho fondati motivi di credere che così non sarà, mi pare evidente che si è solamente deciso di alzare bandiera bianca su questa stagione. Ma in fin dei conti mettere le basi oggi per il futuro è cosa assai complicata sapendo che hai almeno un 85% di rosa che dovrai epurare. Su che basi ragioniamo oggi? Su Tavernelli? Sui vari 35enni? Sull’acquisizione definitiva di Galuppini? Su Carillo? Su Pissardo? Quindi in assenza di elementi che faranno pensare ad una nuova epoca Marchionni/DS oggi leggo solo il tutto come frustrazione e ammissione di aver sbagliato tutto.

Uno dei film a mio avviso più belli della storia è Mediterraneo di Salvatores. C’è una scena sul finale in cui un soldato trova i protagonisti che, da anni dispersi su un’isola greca, ignoravano i ribaltoni geopolitici successi all’Italia. “Gli amici sono diventati nemici, i nemici sono diventati amici” spiega loro il soldato. Ecco, mi pare la metafora migliore. Da adesso scopriremo che non abbiamo capito una mazza e Ciancio e Benalouane torneranno ad essere i Piquet del caso prima e dopo la Twingo, e che Sacchi aveva ragione nel dire che il trequartista non serve ad un cazzo. Magari le cose andranno meglio magari peggio, chissà. In ogni caso, speriamo di arrivare presto ad Aprile e metterci in coda per un nuovo giro di giostra. Sicuramente da protagonisti. O almeno fino all’inizio del campionato.

Claudio Vannucci

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Nuovi testicoli cercasi disperatamente

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FeralpiSalò Novara 4-0 e Novara Mantova 5-0 rappresentano in maniera equivocabile le due facce di questo Novara e di come, copyright mio e di Paolo Molina, il calcio sia un meraviglioso sport di merda. I primi 25 minuti di Salò prestazione maiuscola della squadra prima del naufragio collettivo, ieri due grosse opportunità del Mantova prima del loro naufragio collettivo. Al netto di qualche scelta il gruppo è sostanzialmente lo stesso delle due partite citate, così come era lo stesso nel match contro il Trento la cui vittoria è sfumata solo al 94′ o a Meda dove si è giocato malino ma perso per un goal tutto sommato casuale. Questo per dire, al di là di qualsiasi legittima e veritiera considerazione sulla pochezza di gioco, sugli errori fatti da inizio anno, sulle aspettative, sul modulo e sul fatto che un giocatore possa starci antipatico e uno simpatico, il gruppo attuale è in grado di vincere o perdere la maggior parte delle partite contro un avversario “medio” di questo girone perché i due principali “dettagli” che entrano in gioco, ovvero la casualità (un palo, piuttosto che un rigore o un goal divorato) e lo spirito, indirizzano ogni partita. Se sul primo dettaglio c’è poco da fare, anche se la vera forza di un gruppo è anche quella di saper sfruttare gli episodi a favore o addirittura indirizzarli, dove si è oggettivamente sbagliato tutto è stato sulla costruzione di una rosa psicologicamente debole. In settimana mi ha incuriosito un messaggio sul muro dell’amico Sela, peraltro subito oggetto di critiche, in cui evidenziava grosse analogie con gli anni della retrocessione. Mi rendo conto che spesso scrivo cose che ai più possono volare alte e invisibili rispetto ai propri occhi, ma personalmente mi trovo assolutamente d’accordo con lui avendo toccato con mano certe situazioni passate e attuali: un gruppo che, al di là degli abbracci dopo i goal, è chiaramente frammentato in fazioni differenti, e un gruppo in cui presi singolarmente ti vengono a dire “si lo so gioco male ma sentire una critica non mi fa bene perché perdo completamente la mia tranquillità ed equilibrio e vado giù di morale”. Sono tutte situazioni ampiamente viste e riviste negli anni delle retrocessioni, che mostrano una carenza di base di carattere. Non sto dicendo che rischiamo la retrocessione, anche se eviterei di perdere contatto dalla quota playoff, ma sono assolutamente convinto che questo gruppo non ha nelle sue corde quelle caratteristiche vincenti che fanno far bene a prescindere da come vengono schierati in campo. Se Ferranti pensa di poter concretamente raggiungere il terzo quarto posto e giocarsela ai playoff con questo gruppo a mio avviso pecca di eccesso di visioni mariane. Il fallimento quindi, ho maturato questa convinzione, non è tanto o comunque non è stato solo avere un Galuppini del caso che ha reso sotto le aspettative, ma aver creato una combinazione di elementi con evidenti lacune caratteriali prima che tecniche. E, aggiungo, di non essere stati capaci, dal punto di vista societario e tecnico, di gestire questo problema.

Questo è il motivo per cui un passaggio sul mercato è a mio avviso obbligato, a prescindere dalle ambizioni e aspettative personali, perché o adesso scopriamo che babbo Natale ci ha portato la grinta e iniziamo a fare risultati positivi di seguito, oppure siamo in balia del caso, del singolo episodio che può indirizzare un match e soprattutto la testa di una rosa. Ieri è andata bene, sabato può andare male e riprecipitare nell’isterismo e nell’angoscia di sempre. Non può funzionare così, bisogna interrompere questo circolo vizioso e il solo modo di farlo è inserire anche scarponi ma che non si caghino addosso ad ogni fischio. Permettetemi di essere volutamente estremo: ho organizzato anni fa una festa di un club il cui ospite era Seferovic. In quella sera vi garantisco che non ha staccato la testa da quel cazzo di iPhone che aveva. Non gliene fregava nulla se eri lì a lodarlo o ad insultarlo, per lui contava solo il campo. Ecco, ho volutamente esagerato citando un campione, ma il senso è proprio questo: se riempi la rosa di gente che ti questiona al primo mugugno perché poi “va giù di morale”, tu puoi solo accettare di convivere con una stagione di merda. Chiaro che, a questo punto, uno schieramento più congeniale alle caratteristiche della rosa attuale (magari più coperto a centrocampo) sarebbe preferibile ad un integralismo filosofico che non porta da nessuna parte. Ma mi pare, potrei sbagliarmi, che ieri Semioli qualcosa in tal senso lo abbia rivisto.

Certo vincere fa sempre bene, e qualsiasi considerazione amara attuale non può ne deve toglierci la soddisfazione e la goduria per una manita che non è facile vedere. Per come la vedo io questa vittoria non cambia di un millimetro la situazione, però non prendiamoci in giro: è stato davvero bello. Ma ora serve mercato, e non quello per ora visto fatto di scambi improbabili volti ad eliminare “mele marce”. Se si vuole guardare in alto servono soldi, se si vuole solo migliorare servono nuovi testicoli. In ogni caso serve un DS che faccia il tutto e che, soprattutto, goda ancora della stima illimitata della proprietà, a prescindere da un 4-0 subito o 5-0 inflitto. Perché altrimenti è solo umore da ciclo mestruale e non fare calcio.

Claudio Vannucci

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Noi e loro

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È molto difficile trovare una quadra nella testa dei tifosi, soprattutto quando si deve convivere con ripetuti alti e bassi tra vittorie e sconfitte, ma anche, e noi ne siamo un esempio, tra stagioni fallimentari seguite da altre esaltanti e ricche di vittorie. In fin dei conti il nostro ultimo decennio è stato proprio questo, caratterizzato da veloci ascese e altrettante discese, da stagioni di playoff a quelle di playout, da retrocessioni seguite da promozioni col risultato di percepire come “insulsa” (in parte pure dal sottoscritto) quella stagione in cui con Boscaglia in B ci siamo permessi di salvarci comodamente senza mai rischiare di retrocedere o di lottare per la promozione. Non cambieremo mai.

Ma in tutto questo c’è un’altra componente, anch’essa costante spesso irritante e destabilizzante per la tenuta psicofisica di noi tifosi, ovvero l’atteggiamento del gruppo squadra o, più nello specifico, dei calciatori che molte volte eccedono in quei comportamenti borderline tra la permalosità e l’orgoglio che, tendenzialmente, peggiorano la situazione. Il riferimento specifico è proprio il post gara contro l’Arzignano, dove a fronte finalmente di una vittoria contro non propriamente una corazzata, l’occhio attento alla ricerca di qualche segnale non poteva che notare quasi quel piglio di rivalsa dei giocatori ai giornalisti e pubblico, come a volerci sfidare con gli sguardi per urlarci “e adesso non avete da dirci un cazzo?”. Piglio ovviamente durato il tempo di una sola partita. Ecco, nemmeno loro cambieranno mai.

È su questo rapporto molto complesso tra “noi e loro” che, a prescindere dall’epilogo della stagione, si costruiscono annate buone o di merda, la cui linea di demarcazione spesso è molto più sottile degli estremi cui noi siamo abituati. Ed è purtroppo proprio questa la stagione classica dove si rischia di buttarla in vacca aumentando il divario tra noi e loro. Ne ho vissute tante, e proprio perché in tante di queste ho contribuito, tra scritti e azioni, ad aumentare quel gap, so perfettamente come questo momento sia il più delicato. Ieri, guardando la partita, volevo uccidere in ordine: il gatto, la moglie, la vicina di casa, gente a caso in strada, Galuppini (ieri tra i migliori ma non importa), Masini (perché quel goal si segna senza se e senza ma) e tutte la classe politica (che non ha colpe ma non importa). Però alla fine la penso come Jacopo quando rileva che abbiamo fatto i migliori trenta minuti della stagione. Si, lo so, ci sono i restanti 60 minuti. Però se ci concentriamo su quelli finisce davvero alla caccia di noi a loro. Partiamo quindi da quei primi 30 minuti (e dalla scorsa partita) e proviamo a verificarci nelle prossime due partite prima dello stop natalizio e di un mercato che qualcosa cambierà. Volevamo un’inversione di tendenza che in parte oggettivamente si è vista, e forse la strada è quella giusta.

Nella mia testa è ben chiaro chi ha sbagliato cosa, a tutti i livelli. Lo è chiaro a tutti, credo. Mi permetto però di suggerire un’ulteriore apertura di credito verso la squadra, ma lo stesso chiedo a loro nell’essere più aperti alla critica e allo spirito di sacrificio. In caso di vittoria col Trento dovranno essere i primi a capire di non aver fatto nulla di eclatante. Il momento è delicato, e forse ora stiamo ottenendo meno di quello che potenzialmente potremmo ottenere. Salò deve essere il punto di rimbalzo e non il proseguimento di una caduta.

Claudio Vannucci

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