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Vivi e presenti.

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Oltre al calendarietto dei Fedelissmi che ha ovviamente portato culo, le nostre speranze sulla partita di ieri sera erano quasi tutte riassumibili nel ricordo della scorsa stagione, quando nel momento in cui tutto sembrava andare a ramengo ed arrivavano le big del campionato ecco che sfoderavamo la prestazione di livello con tre punti che ci facevano migliorare la nostra percezione sul mondo intero. Se le premesse del pre partita erano decisamente funeree, il post gara ci ha riconsegnato una certa positività e armonia, che quasi Kim Jong-un ci sembra ora uno statista meritevole del nobel della pace e la Korea del Nord una tranquillissima nazione da prendere in considerazione per le prossime vacanze culturali estive.  Il Novara si sveglia trovandosi così con 10 punti, a 4 punti dalla vetta coabitata da 3 formazioni che dopo quasi due mesi di campionato si dividono la posizione più alta rimanendo però incredibilmente sotto media inglese, e a più 3 dall’ultimo posto. In 7 punti 22 squadre, roba che un investitore asiatico interessato ad acquisire i diritti tv probabilmente straccerebbe il check in on line e si chiuderebbe nel cesso dell’aeroporto. Questa è la serie B 2017/2018.

Forse ha ragione chi sostiene che i commenti più veritieri ed equilibrati li possa fare solo chi è emotivamente più distaccato e meno coinvolto, e in questo senso essere tifoso e dover commentare in maniera più o meno credibile le vicende della propria squadra ti espone costantemente al rischio di essere sempre troppo critico o troppo entusiasta, difficilmente giusto e realista. E sentire ieri sera il parere disinteressato dell’amico Barattistuta sostenere con forza come questa squadra avesse solamente bisogno di un po’ di fiducia perché “c’è ed è viva come squadra“, mi ha quasi convinto del fatto che pure quest’anno sia possibile goderci le nostre soddisfazioni sul campo, tipo guadagnarci l’ambitissimo e famosissimo  epiteto di “squadra da dito nel culo” che solitamente i tifosi delle big di turno attribuiscono alle compagini come il Novara che bastonano le grandi nonostante i pronostici contrari. Forse ha anche ragione chi sosteneva che il problema non fossero gli infortunati, che non si capisce per quale motivo invece di guarire peggiorano ed aumentano numericamente settimana dopo settimana, ma fosse solamente lo schieramento perché, diciamocelo chiaramente, questo 4-3-3 così idolatrato dall’italietta nazional popolare che sogna vedendo il Barcellona alla tv o si ricorda di Zeman e di Signori, Rambaudi, Shalimov, Kolivanov e Ciccio Baiano che esprimevano un calcio così ricercato dagli allenatori di nuova generazione ha francamente rotto i coglioni, visto che o ti chiami Barcellona o pigli imbarcate che fai figure di merda contro la chiunque. O forse hanno torto tutti, perché sabato prossimo magari andremo a perdere a casa di Boscaglia, la classifica si farà nuovamente brutta e tutto il popolo di fini intenditori novaresi del “lo sapevo io, con Boscaglia staremmo meglio ora” godrà in un modo che nemmeno Kimberly Angeli nella Maddam’s family. Fatto sta che con tutti i nostri limiti e con tutto ciò di brutto che abbiamo visto, tre partite le abbiamo vinte e forse un po’ più di ottimismo generalizzato non ci farebbe male, visto che gli equilibri di questo torneo sono molto precari e basta poco per spostarli.

Proprio per questo, e visto che non c’è settimana in cui un letto di ospedale non viene occupato da un nostro giocatore, non capisco per quale motivo ci faccia così schifo Rolando Bianchi e non lo si provi a portare a casa. Lo dico seriamente. E se non proprio lui, uno come lui. Negli ultimi anni più di una volta ho avuto la sensazione che ci bastasse qualcosina in più per provare ad alzare l’asticella dei sogni, che sarebbe bastato un ultimo ulteriore sacrificio economico per poter essere davvero più competitivi ma ci siamo dovuti “accontentare” di quello che passava il convento per arrivare a fine anno rimpiangendo più quello che sarebbe potuto essere che godendo di quello che è stato. Ed è un peccato. All’intervallo della partita di ieri il commento generale di tutto il pubblico era uno solo: ci manca una vera punta. Mi rendo conto che sia più semplice da parte della Società far passare tutti noi per pirla, ma che il nostro attacco sia incompleto e soprattutto fisicamente fragile (ieri Sansone è uscito per infortunio, Maniero forse ne avrà nuovamente per un mesetto) lo capiscono pure i tornelli dello stadio. Siamo tutti d’accordo sulla bontà del progetto di valorizzare i giovani e sulla bellezza e soddisfazione di quando puoi vendere un tuo giocatore a qualche squadra di A dopo che lo hai fatto crescere nella tua cantera, ma questa filosofia non può essere così esasperata ed estrema tale da metterti poi nelle condizioni di schierare solo ragazzini. Che come diceva Mister Toscano “quello che ti regalano da una parte te la tolgono dall’altra”. Se una volta ci scappa un 34 enne integro che sa cosa vuol dire soffrire e magari tirare qualche scarpata giusta, credo che male non faccia.

Il mese di Ottobre sarà probabilmente determinante per capire le reali potenzialità e quindi le realistiche ambizioni di questo Novara. Brescia, Palermo, Salernitana e Cesena i prossimi quattro impegni; una big e quattro squadre sicuramente non superiori alla nostra che possono portarci a bussare ai piani alti come a impantanarci in zone pericolose. 4 partite da affrontare con la grinta di ieri e la sicurezza per esempio di un veterano come Sciaudone, che al 94′ si è fatto tutto il campo correndo con la palla incementata ai piedi portandola in sicurezza in attesa del fischio finale, e con la strafottenza del giovane Chaija che incurante di tutto e di tutti punta sempre l’uomo perché quello sa fare ed è quello che deve fare. “La squadra c’è ed è viva”. E allora avanti così, avanti Novara!

Vannu

 

 

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Road to “lassù”

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Quello che sta facendo il Novara è un qualcosa che si rischia di banalizzare troppo a causa di una certezza, o meglio speranza, che avevamo un po’ tutti nei nostri cuori: “nulla è perduto, ne basta vincere qualcuna di fila che saremo lì..”. Il fatto è che ora è successo proprio ciò che nei primi 5-6 mesi non siamo mai stati capaci di fare, con l’aggravante che prima difficilmente qualche risultato altrui rendeva meno amara una situazione tra le più drammatiche della nostra esistenza sportiva, ora siamo passati all’incasso anche grazie il risultato di altri campi. Ribadisco: abbiamo vissuto la situazione tra le più drammatiche della nostra esistenza sportiva. Perché la serie D, benché il punto più basso della storia calcistica novarese, ci ha ospitato “casualmente” solo a fronte di una mancata iscrizione e, comunque, ci ha poi restituito un’annata memorabile. Quindi solo chi ha vissuto i tempi dello spareggio salvezza perso a Modena, o i tre playout consecutivi, ha dovuto convivere con periodi così difficili come quello che abbiamo vissuto fino a Natale. In un campionato dove è fin troppo facile portarsi a casa il punticino che muove la classifica, andare a recuperare 7-8 punti e, allo stesso tempo staccare quelle dietro, non può essere e nemmeno deve essere etichettato come un qualcosa di assolutamente possibile, previsto e normale. Bisogna attribuire i giusti meriti ad un nuovo gruppo che, e concordo con gli amici di radio azzurra, già prima di iniziare ad essere protagonisti avevano raccolto l’eredità del Novara 1.0 e fatta loro in questo Novara 2.0 dove, nonostante un tasso tecnico e fisico palesemente superiore a quello di prima, continua a non avere prime donne o autoconclamati campioni. E’ un gruppo più forte, che appare coeso ma comunque umile. Il tipico gruppo che la piazza di Novara potrebbe idolatrare per anni. Detto questo, e mi permetto di riportare tutti al concreto e oggettivo quotidiano, non è stato fatto ancora nulla. Oggi è vero saremmo salvi in virtù del distacco sulla penultima, ma alcune partite da recuperare, e le tante ancora da disputare, rendono questo fatto ancora precario.

Sono del partito che sostiene bisogna sempre picchiare il ferro fin quando è caldo, e che la barca bisogna lasciarla andare fin quando va. Tuttavia oggi finalmente “siamo lì”, e da sabato paradossalmente inizia una nuova fase del nostro campionato dove, ancor più di prima, non va demonizzato il possibile pareggio. Non c’è oggi l’urgenza di vincere per forza di cose perché chi era scappato avanti è stato preso o avvicinato, ma va gestita e sfruttata quella consapevolezza che poche squadre possono permettersi il lusso di farci realmente paura. Se prima guardavamo almeno ad una decina di squadre rammaricandoci del fatto non avessero nulla in più di noi, ora possiamo fare lo stesso ma in ottica diametralmente differente: l’impresa deve essere la loro e non la nostra.

Ho sempre pensato a questa campagna acquisti invernali non solo come un atto imprescindibile per provare a salvarci, ma anche come una costruzione di alcuni punti fermi per la successiva stagione, perché altrimenti non avrebbe avuto senso rivoluzionare cosi la rosa precedente. Continuo però a ritenere quanto ciò che è stato fatto da Lo Monaco rappresenti un qualcosa di molto vicino al famoso “All In” dei giocatori di Casinò, con poco da perdere per questa nuova proprietà, visto che le garanzie le aveva messe Ferranti e, in caso di retrocessione, tutti i contratti si annullerebbero. Quindi il rischio reale dei nuovi è solamente l’esposizione finanziaria del girone di ritorno (mal contato poco più di un milione da dividere in 2-3). Però il lavoro fatto è stato enorme e sta dando i frutti. Immaginate la struttura della squadra ma migliorata, magari con un attacco più concreto e cattivo e un centrocampo ancora più robusto cosa potrebbe fare. Ma per questi ragionamenti avremo buon tempo per parlarne. Prima eravamo là, oggi siamo lì. L’obiettivo è arrivare lassù quanto basta per mettere il punto.

Claudio Vannucci

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Nasce l’Associazione Tifosi Novara

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Torniamo tutti indietro di qualche mese: il Novara era ultimo in classifica, fare un punto pareva cosa sempre più complicata, pensare alla salvezza era una grossa operazione di fede personale che andava contro a qualsiasi logica razionale, la Società pareva allo sbando con un proprietario che non faceva mistero di voler vendere. Ma gli acquirenti che si palesavano sembravano colpiti da una maledizione che, da lì a poco, li avrebbe allontanati o bocciati perché ritenuti inaffidabili. Il rischio di vedere i titoli di coda al termine della stagione era elevatissimo. In quel momento si parlò di azionariato popolare. Ecco, è proprio lì che vi chiedo di tornare con la memoria. Novara è una città spesso espressione di tanti bla bla bla, conditi da gne gne gne e soprattutto che vede nella distruttività preventiva da parte della gente nei confronti di chi prova a fare qualcosa, perché “si vede che ha interessi a farlo”,  un proprio imprinting culturale. Bene, in quel momento è partita una grossa operazione di fattibilità di un azionariato popolare, che evidentemente non poteva caratterizzarsi da una raccolta di offerte in qualche bar o, ancor peggio, di un sistema al Superenalotto nella speranza di vincere e comprare il Novara come qualcuno ha più volte proposto. Serviva per prima cosa una certa organizzazione, che rispettasse le varie normative e soprattutto che fosse credibile. E per esserlo, il primo passo era trovare un’unione di intenti tra diverse anime della piazza Novarese magari accantonando eventuali passate frizioni, e unirle poi a figure espressione anche della Società civile ed imprenditoriale. E tutto questo necessitava di un grosso lavoro “dietro le quinte”, perché altrimenti si sarebbe finiti dentro un calderone in cui ognuno, senza dubbio in buona fede e pieno di costruttività, avrebbe detto la sua ingessando il tutto. In quel momento nacque sulla carta l’Associazione Tifosi Novara , col primo scopo quello di promuovere l’azionariato popolare.

E poi? Arrivò il ciclone Lo Monaco, ed evidentemente il progetto azionariato popolare si fermò. Ma più o meno in quel periodo scoppiò anche il tema dell’asta dei cimeli, col concreto rischio che qualcuno, a meri fini speculativi, si impossessasse di quelle poche cose ancora in grado di rivendicare come storia del fu Novara Calcio 1908. Ed ecco che il nuovo obiettivo dell’Associazione diventò immediatamente quello di intervenire nell’asta per evitare il rischio di perdere il tutto. Ma il Comune riuscì a bloccare temporaneamente l’asta rivendicando quei cimeli. La questione è ancora sospesa fino a metà 2024 circa, dove si saprà se ci sarà ancora un’asta oppure no. Ma quello che fino a quel momento era un qualcosa di ibrido che esisteva solo sulla carta, rappresentava già nei cuori e nella testa di chi ha partecipato alla genesi una possibile storia importante, e che meritasse di palesarsi ufficialmente. E così nacque concretamente, legalmente e giuridicamente l’Associazione.

I Soci fondatori sono: Enrico Trovati, Mauro Collodel, Massimo Accornero, Tito De Rosa, Luigi Blasi, Alessandro Clementoni (quota indipendenti); Claudio Barbaini e Claudio Vannucci (quota Coordinamento), Paolo Lampugnani e Roberto Fabbrica (quota Fedelissimi), Alessandro Tartaglia (quota Nuares), Antonella Guaita (quota Gaudenzine). Enrico Trovati è stato eletto Presidente dell’Associazione.

Alcuni dei primi obiettivi in realtà sembrano essere diventati anacronistici, ma in realtà sarà solo la storia a renderli superati. Vedremo cosa succederà per esempio se il Novara non dovesse salvarsi, oppure il Comune essere costretto a partecipare ad un’asta pubblica per i cimeli, con le leggi che non l’aiutano visto che dovrebbe rendere pubblica l’offerta e, soprattutto, non potrebbe cambiarla se non ad una eventuale seconda asta. Per cui l’Associazione, su questi due temi, rimarrà vigile e potenzialmente operativa. Quello che deve essere chiaro è che non sta nascendo un nuovo gruppo di tifosi col compito di fare tifo, perché per quello esistono già tutti i gruppi organizzati. L’Associazione, qualora il futuro del Novara dovesse essere sufficientemente roseo da garantirgli continuità sportiva senza nessun rischio, si pone oggi come obiettivi quelli di diffondere uno spirito etico e culturale di passione sportiva e partecipazione per la squadra della città; di stimolare l’interesse e la partecipazione attiva di altri operatori economici ed Istituzionali del territorio; ove possibile di partecipare attivamente alla vita del Club. Primi due nuovi obiettivi concreti? Rinnovare alcuni striscioni storici presenti in Curva Nord e la messa in progetto di un museo dedicato alla storia del Novara Calcio.

Oggi, al termine della conferenza stampa di Mister Gattuso, seguirà la presentazione dell’Associazione, che entro l’inizio della prossima stagione sportiva comunicherà le modalità di adesione. Forse era quello che davvero mancava o forse no, chi lo sa. Sicuramente avevamo tutti un obbligo morale di provarci, e noi ci proviamo.

Claudio Vannucci

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Ci salveremo! o ci salveremo?

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Anche se quanto sto per dire puzza di autoreferenzialità, adoro lo stile di Novara Siamo Noi soprattutto nel proporre puntualmente spunti di riflessione diametralmente opposti rispetto a quello di chi, in qualche modo, dovrebbe tirare le fila della narrazione e della linea editoriale, cioè il sottoscritto. E così avete potuto leggere innumerevoli articoli del Depa a favore della tutela della storia e del titolo, argomento che in tutta onestà non è mai stato al primo posto dei miei pensieri, oppure potreste aver notato recentemente un punto di vista parecchio differente tra l’ottimismo ben argomentato di Jacopo e il mio realismo estremo circa l’ipotesi salvezza immediata o post playout. Sappiate che quanto leggete è niente al numero di vaffanculo che ci tiriamo tra di noi, e mai per nulla al mondo cambierei la mia squadra e il nostro modus operandi e di pensiero. In realtà su questo ultimo tema sono più vicino al pensiero di Jacopo di quanto riesco a trasmettere, o meglio credo che la verità stia un po’ nel mezzo tra chi, come me, ad oggi vede più realistica l’opzione playout e chi, come lui, giustamente a 16 partite dalla fine trova assurda l’idea di qualcuno di pianificare già la preparazione in virtù di uno spareggio certo che si giocherà a metà maggio. Però credo anche si debba essere oggettivi e concreti, e ad oggi parlare di salvezza immediata presuppone due eventi: crollo di quelle 3-4 squadre ad oggi salve e ottimo girone di ritorno nostro. Due eventi che, e questa non è un’opinione ma un fatto, non si stanno ancora avverando. Oggi abbiamo un +3 rispetto al girone di andata ma che deve essere contestualizzato in un fatto abbastanza anomalo e a noi non fortunato: sembrerebbe essere aumentato il ritmo dei punti fatti dalle squadre di medio bassa classifica (eccezion fatta solo per l’Alessandria) rispetto ad uno standard per la categoria che, solitamente, vede un aumento di pareggi nel girone di ritorno, e quindi un rallentamento strutturale. E questo obbliga chi è dietro, cioè noi, a fare più punti degli altri, ovvero vincere di più. Secondo me la questione non è più quella di non avere una squadra competitiva, perché ora pare chiaro si sia sistemato il gap tecnico, ed è ragionevole credere che tra qualche settimana questa squadra raggiungerà il top di forma e, quindi, si esprimerà al meglio delle sue potenzialità. Ma rimane il fatto che servirà quanto prima un filotto di almeno 3 vittorie consecutive, che appunto è una storia ancora da scrivere e non così scontata. Siamo d’accordo che è assurdo alzare bandiera bianca oggi, però mi pare altresì onesto rilevare che, in termini di posizioni, tutto questo apporto di fieno in cascina da quando Jack Gattuso ha preso in mano la baracca sia nei fatti deludente, o quanto meno insufficiente. E sia chiaro che non sto criticando l’allenatore, ma la classifica era ed è tutt’oggi impietosa.

Forse oggi, dal punto di vista concreto e probabilistico, è più realistico immaginare un futuro a nostro favore senza disputa dei playout causa distacco dalle ultime 3 che una salvezza fuori dagli spareggi, ma anche in questo caso si presuppone che il Novara macini punti da qui alla fine e, soprattutto, che le ultime 3 dietro cedano. E anche questa non è un’opinione ma un fatto che deve accadere. Quindi, alla domanda “secondo te ci salviamo?” rispondo tutta la vita di sì, ma solo per una convinzione di essere decisamente più forte di una delle 3 possibili avversarie nei playout, e non per la certezza intima di recuperare 8 punti a quelle sopra. Forse domenica col Padova sarà una partita illuminante, nel senso che se il campo ci dirà che saremo in grado di reggere l’urto contro una squadra strutturata per vincere, allora potremo affrontare gli scontri contro quelle più alla nostra portata con l’ottica di vincere. Già lo sfortunato match contro la Triestina ci disse che l’urto lo potevamo reggere, ma credo che coi veneti sarà più indicativa per il fatto che oggi la squadra è diversa.

Concludo con una riflessione che esula dall’aspetto tecnico. Se la squadra oggi sta mettendo le basi non solo per un’auspicabile salvezza ma anche già per qualche punto fermo in vista della prossima stagione, sono molto confortato per le basi di tifoseria che stiamo creando oggi. Questa riflessione mi è nata visualizzando i primi piani della nostra curva contro l’Alessandria e paragonandola alle stesse foto del settore ospiti di quella stessa partita. Il gap in termini di età tra loro e noi era enorme, la prima linea grigia poteva essere tranquillamente genitore della nostra. Ma questo significa solamente una cosa: noi avremo una curva destinata ad essere protagonista anche tra un decennio e più perché il grosso valore aggiunto è rappresentato dal fatto che la gioventù novarese questa volta non si sta aggregando, come già fece in serie A, sulla scia dei successi, ma si sta innamorando di un Novara ai minimi storici in termini di livello sportivo. Significa che se accettano questo allora tutto ciò di più in termini di successi che potranno arrivare e vivere sarà tutto di guadagnato. E questa è una gran bella notizia perché, lo abbiamo visto tutti, i numeri dettati dai successi non costruiscono alcun tipo di futuro ma alimentano solo la moda del momento. Bene, bene bene.

Claudio Vannucci

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