Quando Avellino e Viareggio non sono così lontane. Editoriale

In settimana, mentre fingevo di lavorare in ufficio con una dignità e una classe degna dei  colleghi di Fantozzi, mi è arrivato un whatsapp di Sartorio che, contrariamente al sottoscritto, cazzeggiava senza alcun ritegno e scrupolo in università. Mi chiedeva quali fossero state le partite del Novara che mi avessero deluso maggiormente. Solitamente le delusioni importanti coincidono sempre con sconfitte importanti, nelle partite decisive ma io, oltre alla indimenticabile Novara Solbiatese 2-4, gli dissi un Novara Viareggio 0-2 (in realtà mi ricordavo uno 0-1, ma wikipedia non sbaglia quindi accettiamo lo 0-2 che tanto non cambia la sostanza). Quell’annata idealmente rappresentava per il Novara una sorta di rinascita dopo la retrocessione in serie D nello spareggio a Modena contro il Pontedera, e infatti l’inizio di campionato fu abbastanza positivo tanto da ridare al pubblico e alla città, per quanto possibile, un nuovo entusiasmo e speranza. In occasione di quella partita contro un’avversaria storica e accreditata per un campionato di vertice (fallì poi solo di un punto la promozione) e con un nutrito numero di tifosi al seguito, la città si caricò a dovere e un giovane Vannucci tornò a sognare dopo l’ottimo ma inutile torneo del 1986-87. Non si giocò nemmeno male, ma un contropiede di quelli che ti entrano dentro come un coltello nel burro e, se non ricordo male, la solita punizione che boh…si poteva forse parare o forse no, certificarono la grande delusione. Per carità, il Novara fece poi un dignitoso campionato, per quanto possibile farne a inizio anni 90 in serie C2, ma il primitivo concetto del “mai una gioia” iniziò probabilmente a prendere forma.

E’ cambiato il mondo, il contesto, la storia, l’epoca, le aspettative e pure è cambiato almeno il 90% delle persone presenti rispetto a quella partita citata, tuttavia tornando a casa ho pensato proprio nuovamente a quel Novara Viareggio, perché la delusione è stata simile. In Novara Avellino di ieri non si è giocata la partita in assoluto fondamentale per la stagione, come peraltro non fu quel Novara Viareggio, ma entrambe rappresentavano una sorta di speranza. Quasi 30 anni fa c’era in gioco non solo il momentaneo vertice della categoria, ma in palio c’era la certezza di essersi messi alle spalle quella paura di scomparire, di non farcela, di vedere il nostro Novara perdere ovunque, mentre ieri ci siamo giocati una grossissima fetta di entusiasmo, di autostima, di sicurezza per il proseguo di questo campionato ancora fortunatamente allo stato embrionale ma che, dopo ieri, oggettivamente appare molto più in salita di quello che potevamo pensare. Sì, le delusioni e i sentimenti credo non vadano spiegati ma solo raccontati, e personalmente trovo quindi molte analogie con quelle due delusioni provate.

Ma torniamo a ciò che più ci interessa, ovvero Novara Avellino. Inutile girarci intorno, era una partita da vincere, possibilmente convincendo. Il passo falso infrasettimanale e tutti i grossi dubbi fino ad oggi lasciati dalla nostra squadra imponevano una risposta convinta ed inequivocabile che purtroppo c’è stata, ovviamente contraria alle aspettative. Non voglio dare ora un taglio tecnico all’editoriale perché ho alle spalle un Ciumi che è dato molto incazzato con la sua analisi tecnica, per cui mi limiterò solo ad alcune considerazioni.

Eugenio Corini. Considerato il punto di partenza per una rinascita, stavolta più emozionale che tecnica visto che i predecessori hanno tutti portato a casa la pelle più o meno egregiamente, si è probabilmente giocato qualsiasi tipo di bonus ed apertura concessa dal pubblico. A prescindere dalle proprie impressioni iniziali sul tecnico appare evidente di come, chi per convinzione, chi per esasperazione per la stagione passata e chi per puro atto di fede, abbia concesso al nostro Mister una sorta di impunità, di alibi ed amnistia su qualsiasi scelta tecnica o scempio visto in campo. Direi che siamo arrivati al capolinea di questo approccio filosofico e che siano arrivati i tempi in cui il buon Eugenio indossi una tuta ed un elmetto in più piuttosto di un Nervesa su misura con un perfetto nodo alla cravatta. In sintesi, che sia stato un esempio come calciatore, come uomo e che abbia tutte le migliori intenzioni al mondo di integrarsi nel tessuto sociale come fosse un vero novarese non interessa più nulla a nessuno. Anzi, se proprio vuole sentirsi come noi, allora impari alla svelta che siamo un popolo di merda e che ci stiamo sui coglioni a vicenda perché ognuno di noi considera il proprio vicino un perfetto scemo, e quindi per noi un allenatore con la mentalità vincente, che vuole divertire e proporre un calcio di attacco nuovo ed emozionante e invece ne produce uno dove quasi ad ogni tiro che ci fanno contro è goal e davanti invece centrano la porta 4 volte in 7 partite non è un allenatore del futuro ma un coglione del presente. Ergo faccia lui insomma. Di tempo ce n’è ancora.

A tal proposito, e ieri in altre sedi ho già avuto un confronto in tal senso, è un peccato dover notare la quantità di tifosi che sembra abbiano quasi riabilitato Boscaglia solo per poter trovare appiglio alla critica a Corini. “Se Boscaglia avesse fatto questo l’avrebbero crocefisso”. Ecco, tutti gli amici che han sostenuto questo mi han dato l’idea di quegli italiani che urlano “non vanno in piazza a contestare il governo e la crisi ma la propria squadra di calcio sì” (ovviamente senza andare in prima persona in piazza a contestare) curandosi di smarcarsi subito da quella corrente di pensiero che, ad oggi, non è vincente quasi per voler dire “ecco, avete rotto i coglioni con Boscaglia ora le cose vanno peggio, è colpa vostra”, atteggiamento peraltro tipico novarese. Se ci fosse stato oggi Boscaglia e se avesse fatto l’inizio di campionato di Corini, non saremmo stati tutti in prima linea a contestare la scelta della Società??? Quindi di cosa stiamo parlando? Il fatto che quest’anno per ora le cose non stiano andando come sperato non può a mio avviso autorizzare nessuno a riscrivere una  recente storia passata non soddisfacente. Un Corini ad oggi deludente non può riabilitare di certo Boscaglia. Semmai, perché invece di cercare il sottoscritto fuori dallo stadio per fargli la battutina “se Boscaglia avesse fatto questo l’avrebbero crocefisso” nessuno allo stadio ha detto niente al nuovo allenatore? Ripeto, senza che nessuno si offenda, siete come quelli che urlano contro lo Stato ma dal divano di casa propria. Questa testata ha concesso un’apertura di credito a Corini ma, da quel momento, non è mai stata tenera con lui. E sicuramente non lo sarà, dal punto di vista tecnico che è quello che conta, da adesso in poi perché appunto il credito è finito.

Altro aspetto preoccupante e deludente è quello dell’entusiasmo. Ad ogni partita, pur con numerosa presenza di ospiti, ma soprattutto anno dopo anno, si sta erodendo la parte di pubblico presente allo stadio. E’ sotto gli occhi di tutti e riguarda qualsiasi settore del Piola. Se il calo di pubblico è un problema generalizzato italiano, verrebbe da dire che a Novara lo è un po’ di più. Secondo me questo va ben oltre le solite considerazioni sul costo, sulle offerte, sulla politica di marketing. Il prodotto Novara Calcio non crea più interesse nel suo bacino territoriale di  competenza. E proprio in virtù di questa considerazione, l’eventuale fallimento di Corini avrebbe effetti devastanti sul futuro del pubblico pagante perché, piaccia o no, la nuova operazione di innamoramento alla nostra squadra e di restyling dell’immagine societaria e del marchio Novara Calcio passa da lui, dalla sua storia di calciatore e da dove porterà il Novara calcio stesso. Obiettivo ambizioso e di non facile raggiungimento immediato, ma sicuramente, ad oggi, ancora ben lontano da un risultato credibile ed importante.

Il calcio italiano si basa su schemi abbastanza chiari e consolidati da oltre un secolo. Il primo a pagare è sempre l’allenatore e, ad oggi, è giusto che Corini si senta almeno criticato. Ma personalmente non ho dimenticato un mercato estivo trascorso per lo più a rispondere a inutili telefonate infinite volte solo ad arrivare agli ultimi giorni di mercato. E quando ad un allenatore consegni l’undici titolare a 15 minuti dalla fine del mercato ed effettui operazioni tali per cui gli fai buttare nel cesso tre quarti di preparazione estiva, qualche domanda andrebbe fatta anche a chi sta sopra lui. Per esempio, era davvero così impossibile regalare a Corini un Moscati dal Livorno prima del 30 Agosto, in modo da poterlo integrare maggiormente e subito? Verranno sicuramente anche i tempi dove chi di dovere dovrà rispondere di questo, ma per ora chiudiamo con un Forza Novara sempre. Mai come ora è la cosa che serve di più.

Claudio Vannucci

 


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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