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Analisi tecnica di Novara Cittadella

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Questa volta l’analisi tecnica prenderà poco spazio …. Commentare il nulla è complicato. Partiamo però, come sempre, da tre assunti principali che sgombrano il campo da possibili errate interpretazioni :

– ho goduto così tanto solo quando Rubino segnò tanti anni all’ultimo minuto fa contro la Pro Patria
– Non siamo peggio di tante altre squadre viste direttamente o in TV
– Le assenze pesanti ci faranno trovare, fra qualche settimana, una squadra completamente diversa.

Ora….visto che praticamente la partita non si è giocata, visto che la difesa, ripartenze sbagliate a parte, non ha praticamente mai sofferto, considerato che la nostra fase offensiva, per il momento, si limita a una serie di traversoni preda dei difensori (e qualcuno lo facciamo pure bene…. ma non lo becca mai nessuno), cerchiamo di capire perché il nostro centrocampo si è guadagnato, riconfermandosi sul campo, il titolo di “Rio mare”.

Sabato, nonostante il modulo mascherato da Corini ( finto 4 3 3 , in realtà quasi sempre un 4321 ), avevamo cinque centrocampisti in campo e due mezze punte …. Non abbiamo mai vinto, mai vinto sottolineo, un contrasto. Tutto ciò stride con la voglia che i giocatori ci mettono in campo, la cazzimma che abbiamo visto fino al 94mo. Sono allora sbagliati gli interpreti che grazie alla loro tenerezza nell’incontrare l’avversario vanificano una serie di possibili ripartenze che con Di Mariano e Da Cruz potrebbero diventare devastanti?

Orlandi, al di là dell’infelice posizione che gli è stata regalata, ha movenze così eleganti e leziose legate probabilmente al fatto che sta iniziando la settimana della moda. Sciaudone, forse anche perché Corini gli cambia posizione ogni tre minuti, vaga in mezzo al campo, sempre un po’ sciancato, arrancando su se stesso. Moscati, l’unico che si sente un po’ “zecca”, è relegato a ridosso di una fascia dove, senza avere il supporto dell’esterno basso, spesso risulta ininfluente nella manovra. Poi abbiamo il fighetto di centrocampo, l’ uomo dai piedi buoni, che diventa determinante per le ripartenze …. Ma non le nostre… quelle degli avversari. Un centrocampo da rivedere insomma sia nella fase offensiva che in quella difensiva …. Troppo, anche sabato, lo spazio regalato agli avversari fuori dalla nostra area. Con Casarini e Dickmann cambierà tutto… ce lo ripetiamo ormai da quattro settimane …

L’attacco è quello che è: i due ragazzini non sono delle punte ( anche se per il momento sono gli unici che segnano ) e per esprimersi al meglio hanno bisogno di una boa in mezzo che dia loro la possibilità di inserirsi : Maniero è l’uomo giusto per questo modulo e, nonostante abbia dimostrato ieri di essere ancora arrugginito, mai acquisto è stato più azzeccato per interpretare un modulo che, comunque, non penso prevedesse Da Cruz e Di Mariano come titolari ….

Un plauso invece a Corini, col quale sino ad oggi non sono stato tenero, per aver portato la squadra a lottare fino all’ultimo secondo e, soprattutto, per aver deciso, d’istinto, di lasciare il proscenio dei festeggiamenti del gol alla squadra girandosi e festeggiando, quasi con le lacrime agli occhi, con il pubblico del rettilineo alle sue spalle. Un gesto che porterò con me per tanto tempo.

Martedì andiamo a Spezia dove, lo scorso anno, intuimmo che il suicidio tattico di Napoleone stava iniziando . Peggio non potrai fare Eugenio per cui, comunque vada, sarà un successo; ho intuito dalle tue parole che il modulo di sabato e quello di martedì saranno differenti in funzione del diverso approccio tattico degli avversari : bene, lo insegnano a Coverciano e così fa un bravo allenatore ….

Mi aspetto però, entro le prossime tre partite, che l’assetto tattico lo imporremo noi, costringendo gli avversari a farsela sotto quando ci incontrano…. Così coltiverai quel margine di sogno.

Ciumi

Analista tecnico delle partite e sfanculatore ufficiale del blog. Convive con una sana passione per le Converse All Star sgualcite e scolorite e per la scarsa considerazione sul genere umano. Severo ma giusto.

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Appunti tecnici pro futuro

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La partita col San Giuliano, squadra e società che ha scalato con rapidità insospettabile la mia personale classifica di simpatia mettendosi di poco alle spalle del Frosinone di Zappino e Soddimo, fa calare dal mio punto di vista il sipario psicologico su questa stagione. Al momento ci sono ancora remote possibilità che con un complicato sistema di specchi, leve e combinazioni astrali riusciamo a rientrare dalla finestra, ma la mia speranza profonda è che finisca qui perché in questa poule scudetto onestamente ci vedo lo stesso fascino della Nations League. Inoltre, mi pare chiaro che la partita di ieri abbia fatto emergere qualche dato che a me personalmente fa stare un po’ meno tranquillo dell’altro ieri ma che comunque la si pensi dovrebbe incoraggiarci tutti a sperare che si chiuda al più presto questa stagione per concentrarsi su quella decisiva in arrivo.

In primis, se davvero l’obiettivo è quello di giocarsela per un posto al sole in C l’anno prossimo, mi pare chiaro che serva rivoltare questo Novara FC come un calzino. Il San Giuliano è stata la prima squadra di spessore assoluto dopo la Sanremese che è venuta al Piola, e, se a livello tecnico non mi è parsa assolutamente superiore, ho visto invece un mezzo abisso dal punto di vista dell’organizzazione. Nel primo tempo abbiamo sofferto maledettamente il loro pressing asfissiante, il loro predominio sulle seconde palle e la loro capacità di giocare sempre sul filo di fuorigioco, vittima soprattutto Amoabeng che deve ancora imparare ad usare bene tutti i suoi enormi mezzi fisici. Ma tolto il 7 che è palesemente di un’altra categoria mi è parso di vedere una squadra tutto sommato normale, solo molto più sgamata e rognosa e soprattutto con una chiara identità di gioco.  Non saprei dire ad oggi quanti del nostro undici di ieri o della rosa in generale possa stare in serie C, da titolari o da riserve. Quel che è certo è che il rischio di sbagliare (e di stravolgere completamente un progetto tecnico tattico che a quel punto sarebbe completamente da ricostruire da zero, il che per quanti soldi ci metti è sempre difficilissimo) sale proporzionalmente con la percentuale di squadra che si decide di cambiare, e noi ad oggi non siamo nella condizione di poter sbagliare quasi nulla se vogliamo centrare gli obiettivi che la società sta sbandierando da un mese a questa parte. Ma d’altro lato, pare evidente che una buona fetta della rosa odierna sia non adeguato a quegli stessi obiettivi.

Saranno quindi tutti cazzi di Zebi, che arriverà qui con un tecnico già confermato (un po’ a sorpresa visto che fino a poco prima non sembrava essere così saldo) e con cui dovrà definire il progetto. Prendiamo atto quindi del fatto che partiamo già un po’ anomali, visto che normalmente è il ds che sceglie un allenatore che si sposi col progetto tecnico in accordo con la società e da lì si parte a costruire. Ma per carità, quando l’allenatore gode della piena e incondizionata fiducia del presidente, sono cose che si possono risolvere. Marchionni dal mio punto di vista quest’anno ha sicuramente dimostrato di avere buona personalità, gestendo bene alcuni momenti in cui in tanti potevano farsi condizionare (vedi a inizio campionato dove le pressioni per cambiare l’assetto erano oltremodo insistenti), ma ha altresì dimostrato dei limiti. Ieri, ad esempio, non ho compreso il motivo per cui, in un momento in cui stavamo smettendo di giocare a calcio per la frenesia di recuperare, con in più la tensione aumentata dall’inferiorità numerica avversaria, abbia aspettato così tanto a modificare qualcosa. E, pur consapevole del discorso under, non ho capito perché, quando era evidente che avremmo cominciato a giocare a tirare calcioni in area sperando in qualcosa, l’unica aggiunta al peso offensivo sia stata Diop che pesa 40kg bagnato, oltre ai limiti tecnici che continuo a vedere palesi rispetto ad altri pari ruolo in rosa.

Chiudo col discorso Vuthaj su cui ha già detto tutto Vannu sulla parte più caratteriale ma che anche a livello tecnico tattico, se deciderà di restare a Novara, dovrà a mio parere cambiare registro. L’enorme confidenza nei suoi mezzi in questa categoria fa sì che appena vede un minimo di spazio il suo istinto oggi sia o quello di tirare se è in posizione centrale, il che ci può anche stare per un attaccante, oppure di andare a puntare il fondo per mettere in mezzo il pallone, come è successo ieri in un caso vanificando la sovrapposizione naturale di Laaribi. Ecco, questo l’anno prossimo non potrà succedere, perché se quest’anno un po’ di indisciplina tattica se la può permettere essendo un alieno, l’anno prossimo in C sarà uno dei tanti. Più forte della media probabilmente, ma uno dei tanti.

Jacopo

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L’importanza della normalità

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A volte quello che serve è solo una partita normale. Una partita in cui sei consapevole di essere superiore, riesci a stare un minimo equilibrato senza la frenesia di strafare, ti gira bene un episodio che potrebbe farti andare in merda (il colpo di testa del loro 9 appena prima del nostro gol), te ne gira bene un altro che ti fa svoltare la partita dalla tua (il sospetto fallo di mano di Laaribi sull’ 1-0 derubricato dall’arbitro come involontario o non visto) ed ecco che tutto sembra più semplice. Come è successo a dire la verità nel girone d’andata in una delle tante partite chiuse già dopo un tempo o poco più in cui l’ultima mezz’ora serviva solo a far passare i minuti e dare minutaggio a qualche riserva.

Ho rivisto un’avversaria abbastanza rassegnata alla nostra superiorità, con il loro mister che subito dopo il 2-0 toglie il giocatore più talentuoso, evidentemente per risparmiarlo in vista di partite in cui abbia qualche chance in più di fare risultato. Ho rivisto quella costruzione dal basso che è imprescindibile per noi, non avendo fisicità a centrocampo, per attirare la pressione degli avversari ed evitare che il nostro gioco diventi uno sterile titic titoc in orizzontale sulla trequarti. E certo, correremo qualche rischio quando ha la palla tra i piedi Desjardins, ma non abbiamo alternative. Ho rivisto un Paglino che, pur a tratti e con qualche momento di mancanza di lucidità, è tornato a dettare legge sulla sua fascia e due ragazzi come Bonaccorsi e Vimercati fare una prestazione di una maturità sorprendente.

Ho visto anche qualcosa che non mi è piaciuto. Un paio di passaggi in orizzontale troppo leggeri sulla trequarti avversaria che potevano innescare contropiedi, un giallo speso da Tentoni troppo presto e in una situazione di ripartenza che era ancora tutta da maturare, un buco preso da Vimercati nel primo tempo quando ha perso il riferimento fisico su Diatta, troppo poco filtro su un ottimo corridore come Arpino che sulle riconquiste ha avuto praterie per scatenarsi. Tutte cose che con un’altra avversaria, o con uno schema di partita un po’ meno ordinario di ieri, ci sarebbero potute costare molto più caro. Quindi come dice giustamente il Vannu, piano con gli entusiasmi (e lo dico soprattutto a me stesso), ma con la consapevolezza che, guardando le squadre che ci rimangono da affrontare da qui alla fine, quello che abbiamo messo in campo ieri dovrebbe essere sufficiente per avere la meglio su quasi tutte. E quindi, sempre citando il Vannu, non è utile eccedere ad esempio con le lodi a un ragazzo come Diop che ha ancora molto da lavorare sui fondamentali e sul fisico, anche se mostra un atteggiamento molto umile e che dovrebbe ispirare qualcun altro.

Chiudo con un appello e una considerazione. Il primo è a patron Ferranti, ed è quello l’anno prossimo di alzare gli abbonamenti in tribuna di almeno 10 volte per dimezzare la presenza di anziani con chiari problemi di prostatite che al primo passaggio sbagliato stanno già a frantumare le gonadi. La considerazione è extra Novara e mi sorge dopo aver visto Juve – Inter ieri sera: questa sarà anche una categoria di merda, ma meglio tutta la vita un guardalinee che non si accorge che Gonzalez sbagliando un cross si tira il pallone sull’altro piede e dà rimessa a noi pensando che sia stato deviato, piuttosto che una VAR che pretende che un giocatore a contrasto resti in sospensione in stile Matrix finchè non sia certo atterrando di non sfiorare neanche minimamente il piede dell’avversario. Se questo è il progresso, mi tengo volentieri i miei vecchi arbitri scarsi e fallibili e il mio calcio demodè.

Jacopo

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Un bel puntone … di merda

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È piena di merda la testa dei 15 andati in campo oggi a Casale così come è piena di merda la testa di chi ce li ha mandati.

Non può esserci altra spiegazione se, dopo le cinque pere prese domenica, è stata reiterata una prestazione ridicola per grinta, carattere, capacità tecniche, atletiche e disposizione in campo.

Quella vista al Natal Palli è una squadra immobile e impotente, priva di un  minimo barlume di lucidità, incapace di costruire una manovra articolata per gli interi 95 minuti … una squadra che non è neanche lontanamente paragonabile a quella che all’andata rifilò quattro pere al Casale.

Tre centrali difensivi che, complici anche i piedi di piombo, non hanno avuto dal centrocampo il minimo aiuto costretti, obtorto collo, a passarsi continuamente la palla tra di loro per poi tentare un lancio lungo destinato costantemente a perdersi nel vuoto.

Un trio di centrocampo con Tentoni ( orfano di Capano) e Laribi irriconoscibili e con il solito Di Munno campione del mondo nel nascondersi o nel togliersi la responsabilità passando la palla indietro.

Due punte (che da sole dovrebbero valere il campionato) costrette il più delle volte a retrocedere per recuperare una palla giocabile ma, allo stesso tempo, incapaci di applicare i più semplici fondamentali come lo stop o la giocata sulle fasce.

I due quinti, che sono stati la nostra arma migliore fino a quando dominavamo il campionato, persi nella confusione generale con Paglino che dopo i millemila chilometri percorsi sino ad ora non ne ha più e dovrebbe riposare,  con Pagliai costretto a giocare su una fascia che non è la sua e con Di Masi ( l’unico capace, vedi il gol annullato a Diop, di saltare l’uomo ) inspiegabilmente in panchina in una partita che aveva una importanza vitale per lo sviluppo del campionato.

Non so se il gol annullato era regolare o meno ma, chiunque abbia un minimo di dignità, si sarebbe vergognato di tornare a casa con una vittoria dopo una partita giocata in questo modo.

E di quella merda che affolla la testa dei protagonisti in campo ed in panchina cominciamo a sentirne l’odore intenso pure noi che siamo seduti sui gradoni.

È un’aria mefitica quella che sta girando intorno a questo Novara … tutto questo  nervosismo in campo e fuori non fa presupporre niente di buono.

Marchionni invece di dare pugni alla panchina imitando Sergione Borgo dovrebbe cominciare a delineare soluzioni alternative nella disposizione in campo … quali alternative non spetta a noi dirlo … anche se qualche idea, tipo rafforzare il centrocampo, ce l’avremmo.

Vuthaj, al quale siamo perennemente grati per i gol che ci ha regalato, deve darsi una calmata perché ha sonoramente rotto i coglioni con questo lamento continuo per ogni giocata ( quando ci capita ) che non lo vede protagonista.

Ferranti ( anche a lui siamo grati sia chiaro per dove siamo arrivati ) la smetta di stringere mani, salutare gente, partecipare a cene o sminchiare discorsi su categorie lontane e ritorni alla realtà perché questo campionato è tutto meno che vinto.

Noi siamo il Novara e, al di là del risultato, abbiamo il dovere, anzi l’obbligo, di uscire a testa alta da ogni stadio in questa categoria… oggi, uscendo dallo stadio, due signori – tifosi del Casale – si dicevano fra loro ” beh per noi un bel pareggio ma questo Novara è stato proprio una delusione, chissà cosa mi aspettavo …”

pure io avrei voluto aggiungere… ma mi sono vergognato

Ciumi

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