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Il divino mavacagol

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Che ad Ascoli potesse e dovesse iniziare un nuovo campionato lo abbiamo sperato un po’ tutti, magari con livelli di certezza differente, ma anche e solo per quella puttana della legge dei grandi numeri, così abile nel farti vivere di illusioni e di piacere salvo presentarti poi il conto salato che ti riporta coi piedi per terra, qualcosa di appagante dalle Marche doveva saltare fuori. Il dato di fatto di partenza a nostro favore è stato quello che il Novara, per tutto ciò che abbiamo visto e provato sulla nostra pelle nelle prime due giornate, probabilmente era l’unica e sola squadra al mondo da non incontrare questo week end. Chiunque l’avesse incrociata, pure in autostrada per sbaglio, avrebbe avuto sicuramente qualche problema.

Sono sempre stato una persona attenta ai segnali, anche se ho capito nel tempo che non a tutti questi episodi si può dare una valenza spirituale che concretamente possano cambiare il futuro, perché appunto è solo vivendolo che possiamo trovare conferma. Ero sempre stato convinto (e lo sono tutt’ora nonostante le battute degli amici), che quel palo di Giovinco a portiere battuto nella partita vinta contro il Parma 2-1 nell’anno della A potesse rappresentare quel segnale di svolta nella nostra stagione, e in un certo senso da quella partita il Novara capì che non era fuori luogo la sua presenza nella massima serie ma anzi, grazie ad un mercato di Gennaio più sensato di quello estivo, si è vista una squadra più convinta che ha cercato di salvarsi in maniera più che onorevole. Sono stato altresì certo che la vittoria in trasferta a Venezia nell’anno della lega pro chiuse il cerchio ad un periodo molto brutto, dove la squadra in trasferta non vinceva da mesi manco per sbaglio, e da quel giorno si prese consapevolezza della nostra forza. E sono fortemente convinto oggi, dopo aver visto il primo goal di Da Cruz, che sia davvero iniziato un nuovo periodo per noi. Perché quello non è un goal normale come tanti altri. No, è il classico goal del cazzo che solitamente prendi tu. Uno di quelli che ti porta a coniare nuovi vocaboli tipo “MAVACAGOOOOOOLLLLLL” che è la somma delle due reazioni a quello che doveva idealmente essere un tiro in porta di Moscati sbagliato di almeno 7 metri (ma va a cagare!) e la palla che entra in porta perché finisce sulla testa di Da Cruz (gooooooooollll).

Ad Ascoli, che quando ci vedono si toccano i coglioni manco fossimo tutti gatti neri che attraversano la loro strada, è successo ne più ne meno quello che avrebbe dovuto succedere a Carpi, ovvero siamo riusciti a pareggiare prima della fine del primo tempo, portando l’inerzia della gara a nostro favore. Una gara giocata fino a quel momento in maniera pessima contro una squadra che, anche se i marchigiani come i carpigiani non se ne sono ancora convinti, è probabilmente molto più scarsa di noi. Eppure capire cosa sia oggi il nostro Novara è ancora un’impresa molto ardua. Partiamo da una considerazione talmente ovvia che viene però colpevolmente dimenticata da tutti: è sbagliato sostenere che il Novara abbia completato la rosa solo a fine mercato. Il Novara ha completato l’undici base nell’ultima mezz’ora di mercato, che è cosa ben diversa e abbastanza singolare, nonché molto più inquietante. Ha inserito due titolari tra il 30 e il 31 Agosto e, contestualmente, ne ha persi altri per infortunio. Il risultato di questo è stato che, in ognuna delle 3 partite giocate, abbiamo sempre schierato una formazione fatta per lo più di estranei che, dal centro campo in su, si conoscono di fatto solo per nome. Se è vero che questa è una problematica comune va anche detto che ognuna delle tre squadre che abbiamo affrontato è stata molto meno colpita da questo fattore perché ha potuto schierare una formazione più rodata e stabile. Poi, che Corini a tratti stia apparentemente dimostrando di non capirci ancora molto e che noi non si abbia una rosa in grado di regalare uno spettacolo simile a quello visto nell’anticipo Pescara Frosinone, è cosa evidente.

La bontà delle mie percezioni sarà ora messa alla dura prova dell’ostacolo Cittadella, ovvero quella che invece mette tutti noi nella condizione di toccarci i coglioni manco ci trovassimo davanti ad un allevamento di gatti neri. Ma posso dirvi per esperienza che i gatti neri non portano così sfortuna come la gente pirla sostiene, anzi. I gatti neri sono molto affettuosi ed è per questo che non possono fare del male. Abbiamo quindi una grande occasione per scacciare tutte le nostre paure e dare una diversa connotazione al nostro campionato. Un campionato che appare ad oggi destinato a formare un gruppone all’insù e un gruppetto all’ingiù, all’interno dei quali tutto può succedere. Credo che non si debba commettere il solito errore di ripararci dietro la più vigliacca e stupida delle argomentazioni, ovvero : “fare 50 punti il più presto possibile” e “noi dobbiamo solo salvarci”. Oltre a portare sfiga credo che abbassino quel livello di cattiveria e fame che  possono fare la differenza in una squadra come la nostra. Facciamo di tutto per restare ancorati il più possibile al gruppone all’insù e poi vediamo in primavera come saremo messi.

Il divino mavacagol non è una cosa per tutti e averne potuto usufruire è stato un privilegio che ora va saputo gestire e sfruttato al meglio. Il prossimo passo è tramutarlo in un “gooooooooooolllllll“, magari senza il “ma va cagare!” iniziale, o almeno tenerlo in tasca per future occasioni che sicuramente capiteranno. Abbiamo rotto il ghiaccio, ora divertiamoci.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Gli amici sono diventati nemici, i nemici sono diventati amici

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C’è sicuramente qualcosa di perverso nella mia testa, ma oserei dire in quella di tanti altri tifosi, nel trovare folle e criticabile un’azione come quella fatta ieri da Ferranti soprattutto se, nella sostanza, era stata richiesta da tutti. Magari in forma soft o indiretta, ma continuare per settimane a sostenere (a ragione) quanto il semestre di Zebi fosse stato uno dei più fallimentari della storia novarese recente, e aggravarlo da un continuo malcontento sull’operato di Semioli, non dovrebbe poi sfociare in una bocciatura sul Pres con accusa di essere Zampariniano, ovviamente nella sua accezione negativa. Alla fine ha fatto ciò che tutti noi, in qualche modo, abbiamo pensato fosse la soluzione migliore, soprattutto in relazione al ritorno di Marchionni. Trovo sinceramente più coerente chi, per convinzione o per copione, attribuisce tutte le colpe a Ferranti. Si può non essere d’accordo ma che gli vuoi ribattere? Molto più interessante quindi sarebbe capire tutti gli altri di che cosa si lamentano.

Diciamo che, a voler eccedere nel buonismo, l’aver silurato il DS in pieno mercato ma avendo già un sostituto pronto è un segnale che il Pres, piano piano forse pure troppo piano, sta imparando a capire come funziona. Lo scorso anno fece ben peggio stando mesi senza un DS. Semmai, la vera critica, forse preventiva, che faccio al Pres è quella di non credere molto alla narrazione che, immagino, verrà fatta circa il mettere le basi per la nuova stagione. Per mettere le basi occorrerebbero due fattori: che Marchionni, comunque vada, sia già investito del ruolo di allenatore nel prossimo campionato e che al DS succeda lo stesso. Ma siccome, ad oggi e fino a prova contraria, ho fondati motivi di credere che così non sarà, mi pare evidente che si è solamente deciso di alzare bandiera bianca su questa stagione. Ma in fin dei conti mettere le basi oggi per il futuro è cosa assai complicata sapendo che hai almeno un 85% di rosa che dovrai epurare. Su che basi ragioniamo oggi? Su Tavernelli? Sui vari 35enni? Sull’acquisizione definitiva di Galuppini? Su Carillo? Su Pissardo? Quindi in assenza di elementi che faranno pensare ad una nuova epoca Marchionni/DS oggi leggo solo il tutto come frustrazione e ammissione di aver sbagliato tutto.

Uno dei film a mio avviso più belli della storia è Mediterraneo di Salvatores. C’è una scena sul finale in cui un soldato trova i protagonisti che, da anni dispersi su un’isola greca, ignoravano i ribaltoni geopolitici successi all’Italia. “Gli amici sono diventati nemici, i nemici sono diventati amici” spiega loro il soldato. Ecco, mi pare la metafora migliore. Da adesso scopriremo che non abbiamo capito una mazza e Ciancio e Benalouane torneranno ad essere i Piquet del caso prima e dopo la Twingo, e che Sacchi aveva ragione nel dire che il trequartista non serve ad un cazzo. Magari le cose andranno meglio magari peggio, chissà. In ogni caso, speriamo di arrivare presto ad Aprile e metterci in coda per un nuovo giro di giostra. Sicuramente da protagonisti. O almeno fino all’inizio del campionato.

Claudio Vannucci

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Nuovi testicoli cercasi disperatamente

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FeralpiSalò Novara 4-0 e Novara Mantova 5-0 rappresentano in maniera equivocabile le due facce di questo Novara e di come, copyright mio e di Paolo Molina, il calcio sia un meraviglioso sport di merda. I primi 25 minuti di Salò prestazione maiuscola della squadra prima del naufragio collettivo, ieri due grosse opportunità del Mantova prima del loro naufragio collettivo. Al netto di qualche scelta il gruppo è sostanzialmente lo stesso delle due partite citate, così come era lo stesso nel match contro il Trento la cui vittoria è sfumata solo al 94′ o a Meda dove si è giocato malino ma perso per un goal tutto sommato casuale. Questo per dire, al di là di qualsiasi legittima e veritiera considerazione sulla pochezza di gioco, sugli errori fatti da inizio anno, sulle aspettative, sul modulo e sul fatto che un giocatore possa starci antipatico e uno simpatico, il gruppo attuale è in grado di vincere o perdere la maggior parte delle partite contro un avversario “medio” di questo girone perché i due principali “dettagli” che entrano in gioco, ovvero la casualità (un palo, piuttosto che un rigore o un goal divorato) e lo spirito, indirizzano ogni partita. Se sul primo dettaglio c’è poco da fare, anche se la vera forza di un gruppo è anche quella di saper sfruttare gli episodi a favore o addirittura indirizzarli, dove si è oggettivamente sbagliato tutto è stato sulla costruzione di una rosa psicologicamente debole. In settimana mi ha incuriosito un messaggio sul muro dell’amico Sela, peraltro subito oggetto di critiche, in cui evidenziava grosse analogie con gli anni della retrocessione. Mi rendo conto che spesso scrivo cose che ai più possono volare alte e invisibili rispetto ai propri occhi, ma personalmente mi trovo assolutamente d’accordo con lui avendo toccato con mano certe situazioni passate e attuali: un gruppo che, al di là degli abbracci dopo i goal, è chiaramente frammentato in fazioni differenti, e un gruppo in cui presi singolarmente ti vengono a dire “si lo so gioco male ma sentire una critica non mi fa bene perché perdo completamente la mia tranquillità ed equilibrio e vado giù di morale”. Sono tutte situazioni ampiamente viste e riviste negli anni delle retrocessioni, che mostrano una carenza di base di carattere. Non sto dicendo che rischiamo la retrocessione, anche se eviterei di perdere contatto dalla quota playoff, ma sono assolutamente convinto che questo gruppo non ha nelle sue corde quelle caratteristiche vincenti che fanno far bene a prescindere da come vengono schierati in campo. Se Ferranti pensa di poter concretamente raggiungere il terzo quarto posto e giocarsela ai playoff con questo gruppo a mio avviso pecca di eccesso di visioni mariane. Il fallimento quindi, ho maturato questa convinzione, non è tanto o comunque non è stato solo avere un Galuppini del caso che ha reso sotto le aspettative, ma aver creato una combinazione di elementi con evidenti lacune caratteriali prima che tecniche. E, aggiungo, di non essere stati capaci, dal punto di vista societario e tecnico, di gestire questo problema.

Questo è il motivo per cui un passaggio sul mercato è a mio avviso obbligato, a prescindere dalle ambizioni e aspettative personali, perché o adesso scopriamo che babbo Natale ci ha portato la grinta e iniziamo a fare risultati positivi di seguito, oppure siamo in balia del caso, del singolo episodio che può indirizzare un match e soprattutto la testa di una rosa. Ieri è andata bene, sabato può andare male e riprecipitare nell’isterismo e nell’angoscia di sempre. Non può funzionare così, bisogna interrompere questo circolo vizioso e il solo modo di farlo è inserire anche scarponi ma che non si caghino addosso ad ogni fischio. Permettetemi di essere volutamente estremo: ho organizzato anni fa una festa di un club il cui ospite era Seferovic. In quella sera vi garantisco che non ha staccato la testa da quel cazzo di iPhone che aveva. Non gliene fregava nulla se eri lì a lodarlo o ad insultarlo, per lui contava solo il campo. Ecco, ho volutamente esagerato citando un campione, ma il senso è proprio questo: se riempi la rosa di gente che ti questiona al primo mugugno perché poi “va giù di morale”, tu puoi solo accettare di convivere con una stagione di merda. Chiaro che, a questo punto, uno schieramento più congeniale alle caratteristiche della rosa attuale (magari più coperto a centrocampo) sarebbe preferibile ad un integralismo filosofico che non porta da nessuna parte. Ma mi pare, potrei sbagliarmi, che ieri Semioli qualcosa in tal senso lo abbia rivisto.

Certo vincere fa sempre bene, e qualsiasi considerazione amara attuale non può ne deve toglierci la soddisfazione e la goduria per una manita che non è facile vedere. Per come la vedo io questa vittoria non cambia di un millimetro la situazione, però non prendiamoci in giro: è stato davvero bello. Ma ora serve mercato, e non quello per ora visto fatto di scambi improbabili volti ad eliminare “mele marce”. Se si vuole guardare in alto servono soldi, se si vuole solo migliorare servono nuovi testicoli. In ogni caso serve un DS che faccia il tutto e che, soprattutto, goda ancora della stima illimitata della proprietà, a prescindere da un 4-0 subito o 5-0 inflitto. Perché altrimenti è solo umore da ciclo mestruale e non fare calcio.

Claudio Vannucci

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Noi e loro

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È molto difficile trovare una quadra nella testa dei tifosi, soprattutto quando si deve convivere con ripetuti alti e bassi tra vittorie e sconfitte, ma anche, e noi ne siamo un esempio, tra stagioni fallimentari seguite da altre esaltanti e ricche di vittorie. In fin dei conti il nostro ultimo decennio è stato proprio questo, caratterizzato da veloci ascese e altrettante discese, da stagioni di playoff a quelle di playout, da retrocessioni seguite da promozioni col risultato di percepire come “insulsa” (in parte pure dal sottoscritto) quella stagione in cui con Boscaglia in B ci siamo permessi di salvarci comodamente senza mai rischiare di retrocedere o di lottare per la promozione. Non cambieremo mai.

Ma in tutto questo c’è un’altra componente, anch’essa costante spesso irritante e destabilizzante per la tenuta psicofisica di noi tifosi, ovvero l’atteggiamento del gruppo squadra o, più nello specifico, dei calciatori che molte volte eccedono in quei comportamenti borderline tra la permalosità e l’orgoglio che, tendenzialmente, peggiorano la situazione. Il riferimento specifico è proprio il post gara contro l’Arzignano, dove a fronte finalmente di una vittoria contro non propriamente una corazzata, l’occhio attento alla ricerca di qualche segnale non poteva che notare quasi quel piglio di rivalsa dei giocatori ai giornalisti e pubblico, come a volerci sfidare con gli sguardi per urlarci “e adesso non avete da dirci un cazzo?”. Piglio ovviamente durato il tempo di una sola partita. Ecco, nemmeno loro cambieranno mai.

È su questo rapporto molto complesso tra “noi e loro” che, a prescindere dall’epilogo della stagione, si costruiscono annate buone o di merda, la cui linea di demarcazione spesso è molto più sottile degli estremi cui noi siamo abituati. Ed è purtroppo proprio questa la stagione classica dove si rischia di buttarla in vacca aumentando il divario tra noi e loro. Ne ho vissute tante, e proprio perché in tante di queste ho contribuito, tra scritti e azioni, ad aumentare quel gap, so perfettamente come questo momento sia il più delicato. Ieri, guardando la partita, volevo uccidere in ordine: il gatto, la moglie, la vicina di casa, gente a caso in strada, Galuppini (ieri tra i migliori ma non importa), Masini (perché quel goal si segna senza se e senza ma) e tutte la classe politica (che non ha colpe ma non importa). Però alla fine la penso come Jacopo quando rileva che abbiamo fatto i migliori trenta minuti della stagione. Si, lo so, ci sono i restanti 60 minuti. Però se ci concentriamo su quelli finisce davvero alla caccia di noi a loro. Partiamo quindi da quei primi 30 minuti (e dalla scorsa partita) e proviamo a verificarci nelle prossime due partite prima dello stop natalizio e di un mercato che qualcosa cambierà. Volevamo un’inversione di tendenza che in parte oggettivamente si è vista, e forse la strada è quella giusta.

Nella mia testa è ben chiaro chi ha sbagliato cosa, a tutti i livelli. Lo è chiaro a tutti, credo. Mi permetto però di suggerire un’ulteriore apertura di credito verso la squadra, ma lo stesso chiedo a loro nell’essere più aperti alla critica e allo spirito di sacrificio. In caso di vittoria col Trento dovranno essere i primi a capire di non aver fatto nulla di eclatante. Il momento è delicato, e forse ora stiamo ottenendo meno di quello che potenzialmente potremmo ottenere. Salò deve essere il punto di rimbalzo e non il proseguimento di una caduta.

Claudio Vannucci

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