Il Signor Qualcosa. Editoriale

Ne parlavamo nell’editoriale post Carpi di come la vita del tifoso potesse essere così crudele ed avara di gioie da portarti a maledire l’inizio del campionato, fino a poco prima visto come un miraggio. Se ci pensate non è così facile riuscire con questa precisione chirurgica a bastonarti psicologicamente eppure, se c’è di mezzo il Novara, evidentemente al fato tutto riesce più semplice e naturale. La fredda e sintetica sintesi dell’inizio di questo nuovo corso è così impietosa che quasi si fa fatica a scriverla: 3 partite ufficiali e 3 sconfitte, che è roba che nemmeno il più disfattista dei tifosi avrebbe mai potuto pensare, e che ti lascia nel cuore un’angoscia ancora più devastante di quella che provano i bambini che scartano un regalo la mattina di Natale e non trovano il regalo che speravano di ricevere. Ma bisogna sempre reagire alle avversità, per cui proviamo a farlo insieme.

Un’ottima strategia potrebbe essere quella di appellarci ai ricorsi storici, ovviamente a quelli a nostro favore, perché non mi sembra il caso in questo momento di peggiorare la nostra situazione umorale già pessima di suo. E in tal senso vedo incredibili analogie con l’inizio di campionato dell’era Baroni, quando non facevamo punti nemmeno per sbaglio ma collezionavamo clamorose palle goal che puntualmente i nostri attaccanti non realizzavano. In quel momento il popolo azzurro si divise tra quelli che “non possiamo continuare a sbagliare 4 goal a partita e prendere goal nel solo tiro in porta che fanno, prima o poi cambierà il vento” e quelli che invece erano più sicuri nel dire: “Baroni è un perdente e abbiamo una squadraccia, si rischia di tornare giù”. Come finì quella stagione lo ricordiamo tutti, e ad oggi è onestamente il solo appiglio cui trovo la forza di aggrapparmi è proprio questo. Il fatto è che, sicuramente per un mio limite, ho un’avversione congenita nel trovare l’alibi dell’arbitraggio che probabilmente, in queste prime due partite di campionato, sarebbe un’argomentazione molto più forte e seria del solito visto che il peso di rigori non assegnati in partite che terminano con un solo goal di scarto è decisamente alto. Aperta parentesi: incredibile come il baraccone che segue il calcio di serie A abbia combattuto per 30 anni a favore dell’introduzione della tecnologia in campo, e ora che c’è a disposizione la Var facciano tutti a gara per smontarla sottolineando solamente gli aspetti negativi della stessa e non tutto il buono che invece questa può portare. Peraltro l’emblema dell’incoerenza trova la sua massima rappresentanza in chi si indigna per il fatto che sia stato assegnato un errato rigore contro una big nonostante l’utilizzo della Var e contemporaneamente urla alla necessità di estenderne l’utilizzo anche in serie B. Chiusa parentesi.

Detto questo credo ancora, nonostante le evidenze oggettive, che queste due sconfitte (tre se consideriamo la Coppa Italia) siano principalmente frutto di una ben definita serie di problemi. Per prima cosa appare evidente che a questa squadra manchi un vero centravanti di peso, che se non è ancora in grado di segnare quanto meno contribuisca nel fare gioco creando spazi, facendo salire la squadra e guadagnando falli. Nelle tre partite ufficiali giocate abbiamo avuto in campo un vero attaccante solo negli ultimi venti minuti di ieri sera. Ho fissato molto Maniero durante il riscaldamento e onestamente fatico a vederlo così grasso come tutti dicono, anzi. Da questo punto di vista credo che ormai siamo a buon punto. Non lo siamo ancora per niente dal punto di vista del suo inserimento nel contesto squadra ma credo che mai come ora serva solo farlo giocare. Quello che invece mi preoccupa maggiormente, preoccupazione che purtroppo ieri trova conferma con l’impressione avuta a Carpi, è l’affollamento in rosa di tutta quella serie infinita di giocatori messi lì in avanti con l’indole di puntare l’uomo, di dribblarlo e di tirare, ma con il piccolo dettaglio che oggi questo non gli riesce praticamente mai. Siamo belli da vedere, ma facciamo una fatica clamorosa nell’essere concretamente pericolosi. Se nell’anno di Baroni ci presentavamo 4 volte davanti al portiere avversario e sbagliavamo 5 volte, quest’anno non tiriamo proprio mai se non da lontano, e quelle poche volte che lo facciamo o arriva il solito miracolo del portiere o pigliamo palo. Ma questo apre le porte al secondo mio limite, ovvero quello di non riuscire mai ad appellarmi alla sfiga, ulteriore argomentazione che mai come quest’anno sarebbe invece più forte e seria, perché oggettivamente ha contribuito in maniera importante.

Credo che siamo a zero punti perché fondamentalmente ci manca ancora qualcosa. Quel “qualcosa” di indefinito che è difficile da riassumere con una sola parola ma che fa sempre la differenza. Che sia l’amalgama, che sia la cattiveria, che sia il culo, che sia la preparazione fisica, che sia un aiuto arbitrale non lo so, chiamatelo come volete. So solo che a noi manca ancora quel qualcosa ed è proprio per colpa di quel qualcosa che non siamo riusciti a recuperare i goal presi e le abbiamo perse tutte. A me il Parma non ha fatto così questa grande impressione, e meno ancora il Carpi. Ma ieri vedevo loro e li percepivo come una squadra già fatta e finita che aveva appunto quel qualcosa in più di noi. Sono certo che le cose potranno solo migliorare, perché se a questa squadra inserisci capitan Casarini, un Dickmann che spinge, gli dai un Maniero in condizioni mediamente accettabili e dai ai nuovi il tempo di ambientarsi le cose potranno solo migliorare. Ma ad oggi possiamo solo darci una serie infinita di reciproche pacche sulla spalla e provare a farci forza tutti insieme in attesa di tempi migliori che magari arriveranno già da Ascoli sabato prossimo. Sono convinto che una vittoria darebbe la svolta a tutta la stagione per cui ora serve solo fare quadrato e continuare per la nostra strada.

Chi lo sà, in quella strada magari incroceremo finalmente il Signor Qualcosa. E lì inizierà il vero nostro campionato.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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