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Buon anno a tutti.

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Non so come la possiate pensare voi, ma trovo qualcosa di assolutamente romantico nel far coincidere col 31 agosto la fine del calciomercato, in modo da regalarci il primo giorno di settembre, che idealmente ho sempre associato al vero capodanno, le rose finalmente definitive. Da grande appassionato di mercato quale sono sarei ipocrita se non ammettessi la straordinarietà complessiva di questa sessione, in cui sono stati portati a termine alcuni colpi che faranno storia, soprattutto per le cifre con le quali sono state concluse. Al di là di qualsiasi legittima considerazione sull’etica e la morale delle stesse cifre, è indubbio che è stato un mercato che ha fatto sognare. Senza falsi pipponi populisti ammetto che mi sono immedesimato nei tifosi del Paris Saint Germain, che credo abbiano vissuto l’estate più esaltante della loro storia. Mi son chiesto se, da tifoso del Novara, proverò mai l’ebrezza e l’eccitazione di vedermi acquistare un top player per la categoria, proprio come hanno provato loro con Neymar. Poi son tornato subito coi piedi per terra, ricordandomi che esiste il mondo del calciomercato di chi non ha invece soldi da spendere, ma ha un patrimonio di giocatori importanti che devono necessariamente essere ceduti per poterne acquistare altri. E’ il mondo della maggior parte delle squadre di B e Lega Pro, ed è soprattutto il nostro mondo. Fatico a ricordare una sessione di mercato così noiosa e angosciante per la lunghezza come questa appena conclusa. Quasi tre mesi di mercato concentrati di fatto nella prima settimana e negli ultimi due giorni. Credo sia onestamente arrivato il tempo per riformare seriamente questo mercato che non può più campare sulla follia del nulla assoluto per mesi per poi stravolgere gran parte delle rose a campionato già iniziato.  Mi pare evidente che il mercato debba chiudere il giorno prima dell’inizio dei campionati; è una questione di opportunità ma anche di serietà che, evidentemente, gli attori protagonisti delle contrattazioni non sono più in grado di garantire.

Ma veniamo a noi. Alla fine di ogni mercato, al di là degli entusiasmi e scazzi personali, la domanda più ricorrente è: “ma ci siamo rinforzati o no?”. Posto che la sola risposta vera e definitiva la darà il campo nei prossimi mesi, consentitemi di aggiungere al puzzle di aria fritta e parole inutili dette e scritte da tutti la mia personalissima opinione.

Partiamo dai portieri, che è il reparto che ha destato più perplessità tra la gente. Sono tendenzialmente e propositivamente sempre critico con la Società, ma su Lorenzo Montipò mi sono sempre esposto a favore della scelta di schierarlo titolare. E’ evidente che, ad oggi, sia tecnicamente inferiore a Da Costa, ma penso che la gente dovrebbe fare uno sforzo superiore nel capire una logica strategica e societaria che c’è alle spalle e che mi pare limpida ed incontestabile. Montipò è uno dei portieri più giovani ed emergenti nel panorama italiano, già in orbita Under 21 con alle spalle già un campionato di Lega pro giocato titolare e uno fatto da secondo in B con alcune apparizioni. E’ il suo momento, non può permettersi di perdere un altro anno facendo panchina. Non dimentichiamoci che, salvo infortuni del titolare, il dodicesimo è destinato, se gli va bene, a giocare tre partite in un anno. Non è come un giocatore normale che, seppur partendo dalla panchina, ha la possibilità di  giocare molto. Per cui, tu squadra di serie B ti ritrovi uno dei portieri italiani su cui c’è più interesse e gli fai fare panchina? Sono assolutamente certo del fatto che qualsiasi squadra di serie B lo farebbe giocare titolare per lo stesso motivo. Se solo si rivelerà un portiere mediamente affidabile avrà un valore notevole. Semmai si può discutere sul non aver mandato a giocare un altro valido portiere come Benedettini, spostando al prossimo anno l’inevitabile problema di scelta tra l’uno e l’altro, per il resto sposo la filosofia societaria dell’essersi magari esposta a qualche rischio con Montipò. Mi auguro che la piazza riesca a dimenticare il suo cognome e faccia lo sforzo di trasmettergli un po’ più di fiducia, che è quella che ora gli serve. Su Farelli niente da dire, dovrà fare il buon padre di famiglia coi primi due.

In difesa abbiamo mantenuto sostanzialmente la struttura dello scorso anno, sostituendo Scognamiglio che avrebbe dovuto essere la punta di diamante del reparto lo scorso campionato ma che, un po’ per demeriti suoi e un po’ perché chi allenava non è stato capace di valorizzare quella che avrebbe dovuto essere una risorsa ma che è diventata poi un peso, non si è rivelato funzionale al progetto, e poi portando a casa Tartaglia, Del Fabro dalla Juve e l’ex Golubovic, che nel frattempo è diventato un vero giocatore, che sostituirà l’impalpabile Koch. E’ un reparto che, se ben allenato e soprattutto se gli verrà dato un’organizzazione di gioco decente, darà ampie garanzie.

A centrocampo si sono concentrate le novità più importanti, con la perla last minute dello scambio Sciaudone Bolzoni e l’acquisto di Moscati, che si aggiungono a quello di Ronaldo fatto a inizio mercato e al ritorno di Schiavi, fortunatamente ingrossato rispetto a quello che conosciamo. La conferma di capitan Casarini e di Orlandi completano un reparto di assoluto valore per la categoria che sarà ora chiamato a macinare gioco, scarpate intelligenti e a far segnare quelli davanti.

E’ nell’attacco che rimangono le incognite maggiori, perché è soprattutto nel cambio Galabinov Maniero che si leggerà il senso della nostra stagione. Sappiamo perfettamente, nel bene e nel male, cosa abbiamo perso col bulgaro ma non sappiamo ancora, se non a livello teorico, che cosa guadagniamo con l’ex Bari. Ma non è solo su questo paragone che si basano le incognite perché le buone premesse fatte vedere da Da Cruz e dal crack sfumato Chajia devono trovare assolutamente riscontro e continuità sul campo, insieme alle conferme di Macheda e Sansone, chiamati ora ad un campionato intero degno del loro nome. L’appunto che è lecito fare è quello di non aver ad oggi una vera prima punta che possa sostituire Maniero. Rimane francamente incomprensibile l’idea di fondo che abbia portato a questa situazione ma ricordiamo che il mercato rimane aperto per gli svincolati, un mercato che due anni fa ci ha regalato Casarini, per cui chissà.

Difficile quindi rispondere oggi, con certezza assoluta, al quesito iniziale. Verrebbe però da dire che non siamo quantomeno peggiorati. Oggi, 1 settembre 2017, se proprio obbligato ad esprimere un parere, direi che il Novara si possa collocare tranquillamente in quella fascia di squadre tra il quinto e il decimo posto, il cui differenziale di punti tra i due estremi sarà sicuramente basso. La differenza la faranno quindi i particolari e soprattutto il mercato di gennaio, che potrà spostare gli equilibri. Chi dovrà fare da subito la differenza sarà Mister Corini, che dovrà uscire subito dall’equivoco schieramento e decidere definitivamente come giocare, ma soprattutto dovrà creare quelle motivazioni e quello spirito di gruppo che si sono intraviste a Carpi.

Concediamoci ancora oggi per perdere un po’ di tempo in chiacchiere da bar, ma poi accettiamo tutti, ottimisti e pessimisti, il fatto che questi saremo almeno fino a gennaio e che questi ci rappresenteranno sui campi in giro per l’Italia. E’ arrivato il momento di indossare l’elmetto e la corazza e di combattere sportivamente parlando, remando tutti dalla stessa parte. In fin dei conti abbiamo detto che oggi, 1 settembre 2017, è il nostro vero capodanno, e il primo giorno dell’anno è consentito non fare nulla. Buon anno nuovo a tutti i tifosi del Novara Calcio e buon anno a te Novara Calcio. Divertiamoci tutti insieme.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Tutti a Vercelli

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Ammetto di far parte di quell’elite di fini pensatori che non concepisce il turnover, soprattutto quando non motivato da argomentazioni fisiche o di stanchezza dei singoli che, alla quarta partita di campionato, fatico a credere possa essere così invalidante da giustificare una panchina. Aggiungo che se in conferenza stampa là si butta sulla filosofia, citando l’esempio dell’esperienza in Cina dove si sono giocate 5 partite in 7 giorni, si perde un po’ di credibilità se poi si tengono contemporaneamente a riposo Rocca, Bortolussi e Galuppini. Va detto però che se una volta entrati, metà di questi l’hanno fatto in modalità “periodo refrattario” allora verrebbe da tornare sui propri passi e convincersi che la scelta, evidentemente, è stata obbligata da una condizione dei singoli ancora non ottimale. Azzarderei però nel dire che, se sto imparando a conoscere Ferranti, poche altre volte assisteremo ad un radicale turnover come quello visto sabato. Ma chissà.

Siamo passati dall’era Marchionni in cui tendenzialmente si tirava poco in porta, all’era Cevoli in cui per segnarne uno ne dobbiamo sbagliare cinque. Questo oggettivo limite attuale rappresenta anche il motivo per cui abbiamo tanti margini di miglioramento perché certifica che siamo una squadra viva, che gioca un calcio piacevole e che crea molto. Pur con un Bortolussi ancora lontano parente di quello che conoscevamo ma che, ne sono certo, presto tornerà ad essere quel giocatore che ancora manca. Vorrei provare a spiegare meglio la mia amarezza per un ennesimo arbitraggio penalizzante negli episodi chiave. Da sempre tendo a non accettare l’alibi degli arbitraggi proprio perché rappresentano una variabile del gioco esattamente come un goal sbagliato. Ma credo non si debba nemmeno commettere l’errore di banalizzare troppo una partita nella fredda convinzione tale per cui “giochi bene vinci, giochi male perdi” perché non spiega il gioco del calcio. Il calcio è fatto anche e soprattutto di episodi che possono cambiare la storia di una società, e cito per esempio il goal al 94’ di Rigoni contro la Reggina. Possiamo raccontarci quello che vogliamo, ma senza quell’episodio in cui lui chiude gli occhi e tira per la disperazione, in serie A non ci saremmo andati. E il concedere un rigore lampante (non un rigorino assegnabile o no) può avere lo stesso identico peso di un goal di Rigoni al 94’. Siccome la tendenza dopo quel goal di Benassi a Varese (col senno di poi forse troppo oggetto di nostre masturbazioni collettive mediatiche), è quella di convivere con una classe arbitrale che, certamente per sfortuna, nel dubbio costantemente ci penalizza, forse è il caso di segnalarlo. Insomma, prima dateci il rigore che ci dovete dare, poi tranquilli che i conti in casa nostra su ciò che non va li facciamo.

Ma adesso è tempo di derby, e purtroppo, ma spero di sbagliarmi, non vedo intorno a me ancora quella carica che ci accompagnava sempre prima di questa partita. I nostri pre derby vercellesi sono sempre stati caratterizzati da una certa dose di sboroneria che, giusta o sbagliata che potesse essere, aveva il merito di caricarci. Le domande del lunedì mattina erano solitamente “ci daranno come sempre parte dei distinti? Perché non ci staremo tutti nel settore” mentre oggi vedo la corsa a chiedere “allora la trasmettono sulla Rai? Piove?”. Ho già scritto e detto tutto ciò che penso sul mood novarese che, al netto dello zoccolo duro e del dato complessivo della campagna abbonamenti certamente dignitoso, continuo a ritenere ingiustificatamente freddo nei confronti del Novara FC. Ma sabato avremo la tesi di laurea su quanto peso abbia oggi la nostra tifoseria. Inutile buttarla sempre in corner con le solite (spesso valide) giustificazioni perché questa partita non necessita di nessun tipo di azione di marketing aggiuntiva. O la sentiamo di nostro ancora oppure vorrà dire che non ce ne fregherà più una mazza. Questa volta sono io che non accetto compromessi o sfumature perché non si può sempre mediare con qualcosa ritenuto più importante. Le giustificazioni valgono sempre per il singolo, ma quando diventano uso e costume della massa allora c’è un problema. Se non capiamo, o peggio non riteniamo, che una presenza massiccia a Vercelli rappresenti l’ennesimo “cerchio che si chiude” e valga come un ritorno, una nuova rinascita, di tutta la nostra tifoseria, allora alzo bandiera bianca.

Me ne farò come sempre una ragione, ma per favore smettiamola di rompere i coglioni a Ferranti o sponsor quando i soldi sono meno di quelli che idealmente avremmo gradito qualcun altro avesse messo. Perché siamo sempre tutti bravi a riconoscerci nel motto “Novara siamo noi”, ma evidentemente è più comodo farlo quando i soldi li mettono altri e la partecipazione pure. Tutti a Vercelli senza se e senza ma.

Claudio Vannucci

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Il lusso del poter sopravvalutare

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Quando è stato ufficializzato il posticipo dell’inizio del campionato, in quel momento lo slittamento sarebbe potuto essere anche più lungo di una sola settimana, tanti tifosi esultarono perché il rinvio a loro detta ci avrebbe fatto sicuramente comodo. In quel sabato si è poi giocata l’ennesima amichevole contro l’ennesima squadra di categoria inferiore, in cui il neo arrivato Mister Cevoli più che provare gli schemi ha (giustamente) trasformato quell’occasione in un allenamento in cui tutti sono scesi in campo. Quella partita è stata probabilmente la peggiore di tutto il nostro pre campionato, che ha peraltro tolto pure un po’ di serenità e il sorriso sia a Ferranti che a Zebi perché, evidentemente, si attendevano in quel momento qualcosa di più di quanto visto. Dico questo perché è vero che il sottoscritto non sposterebbe mai nessuna partita, nemmeno sotto un metro di neve, ma semplicemente non credo sia sempre vero che, in termini assoluti, più tempo hai per amalgamare una squadra tutta nuova e meglio è. Lo può essere sicuramente per quanto riguarda fiato e polmoni, ma la competitività e la preparazione anche psicologica di un vero match in cui sono in palio tre punti nessuna amichevole te la può dare. In una amichevole in cui sei nettamente più forte, magari non cerchi l’allungo, non provi la giocata, non alzi il ritmo. E finisce che fai una buona sgambata e basta, ecco perché per me è meglio giocare il più presto possibile per i tre punti, anche se questo può essere rischioso. Lo si sa, per vedere il vero Novara probabilmente servirà ancora un mesetto, ma se il buongiorno si vede dal mattino allora quanto visto sabato contro il Renate sicuramente ci da motivi di riflessioni positive per il proseguo della stagione.

Il primo errore che si può commettere è quello di eccedere in giudizi troppo positivi. Anche se abbiamo giocato questa categoria fino all’altro ieri, è evidente che abbiamo tutti un po’ perso l’occhio sul calcio di serie C. Già nel primo tempo avevo l’impressione che entrambe le squadre fossero di un livello molto alto, soprattutto in termini di fisicità e struttura di gioco. Ma servono necessariamente altre partite per calibrare gli avversari: come possiamo dire oggi se il Renate è forte oppure no? Il nostro termine di paragone è il loro quarto posto raggiunto lo scorso anno e alcuni nomi a noi conosciuti che sicuramente legittimano un giudizio complessivo positivo, ma il valore effettivo dell'”impresa” lo capiremo più avanti. Detto questo, senza scomodare i mostri sacri di rose alla Tesser o Mimmo Toscano, appare evidente come questa rosa non sia solo molto competitiva nel possibile undici base, ma abbia moltissime alternative in panchina in grado sia di sostituire gli ipotetici titolari, ma anche di cambiare le sorti di un match. Cito oggi Peli a titolo di esempio. Ma come detto i margini di miglioramento sono enormi, soprattutto in attacco benché risulti paradossale dopo tre goal segnati. Ma l’impressione che Bortolussi (forse ancora un po’ indietro dal punto di vista dei polmoni) e Galuppini debbano ancora trovare la quadra nei movimenti mi è molto chiara, come mi è chiaro che qualcosina vada registrata pure in difesa dove, agli occhi della gente è emerso Benalouane (molto roccioso, esperto ma un po’ imballato) ma che, per il poco..molto poco..che ne possa capire io, il vero fenomeno invece sia Carillo. Ma cose normali alla prima di campionato. Sperando quindi di non commettere appunto neanche io  l’errore di sopravalutare il tutto, anche se questo è un lusso che posso e possiamo permetterci di fare, ad oggi però mi porto a casa il grosso sospetto di avere oggi la migliore rosa dal post ultima retrocessione dalla B. E non è poco.

Chiudo con due parole su Vuthaj. Ero nel dubbio se scrivere il terzo capitolo della saga “Dardan mania” ma mi pareva esagerato. Personalmente non ho mai messo in dubbio il fatto che potesse segnare anche in C, e probabilmente lo farà a Foggia dove in pochi minuti e toccando due soli palloni ha fatto un goal e preso un palo. Il tema è però stato un altro, e secondo me l’opinione che si può avere su tutta la vicenda intesa anche come comportamento suo e del procuratore, non può essere formata solo dal fatto che lui segni. Vuthaj, in tempi non sospetti (ma molto non sospetti) ha “battuto cassa” da noi sbandierandoci 3 offerte in B. Alla fine ha firmato solo nelle ultime ore di mercato per una squadra in C dopo che nelle ultime settimane si è praticamente offerto alla chiunque, tra cui andando molto vicino a firmare con Trento e Juve Stabia che, con l’ovvio dovuto rispetto per queste realtà, non mi pare siano primarie. Alla fine ha scelto il Foggia che però, nel corso di questo mercato, ha ripetutamente provato ad acquistare altri attaccanti senza riuscirci. O almeno così i media hanno scritto. Alla fine si sono incontrati, si sono trovati, ma appare evidente come il Foggia stesso non avesse più molte alternative e Dardan lo stesso. Diciamo che quell’immagine di campione innamorato di Novara, ma in cerca di un contratto che gli permettesse di mantenere la famiglia, si è un pochettino macchiata da una strategia sul mercato che ha rischiato davvero di farlo arrivare al gong finale senza un contratto. Passi il Novara, cui quelli del partito del rinnovo a Dardan senza se e senza ma daranno sempre contro, ma se nella malcontata decina di squadre che realmente hanno ipotizzato il suo acquisto nessuna, dalla B alla D, ha poi concretizzato il tutto, è legittimo pensare che proprio tutti stupidi non lo siano. Intendiamoci, secondo me il Foggia ha fatto un ottimo acquisto, e se avrà una squadra votata nel supportare il proprio centravanti, questo segnerà. Ma spero che passata la novità non si passi il tempo a fare la cronaca delle sue performance perché ormai è il passato. Vuthaj potrà anche fare 25 goal, ma se gli stessi li faranno i nostri attaccanti (da soli o in coppia), allora Ferranti e Zebi non avranno avuto torto. Ad oggi un goal Galuppini, uno Tavernelli e uno Vuthaj, domani chissà. Capitolo chiuso.

Abbiamo un inizio di campionato favorevole, nel senso che nelle prime 4 giornate ne giocheremo 3 in casa e poi andremo a Vercelli. La differenza tra l’iniziare bene e male è grossa quanto la differenza tra un camper e un grattacielo, ecco perché questo settembre inevitabilmente avrà un imprinting sul futuro molto grosso. Sapere che possiamo crescere è davvero motivo per essere felici. Avanti Novara!

Claudio Vannucci

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Il Novara FC c’è. Noi ci siamo?

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Ieri sera sono uscito dal Piola con emozioni contrastanti. Un po’ felice ma un po’ demoralizzato. Felice perché sono stato accontentato nel mio chiedere un “minimo sindacale” di evento per presentare la squadra e le maglie. E’ evidente che siamo ben lontani dai fasti delle presentazioni al Broletto o Piazza delle Erbe però, anche se ieri sera è apparsa parecchio evidente l’organizzazione molto amatoriale del tutto, ho sinceramente apprezzato che tanti all’interno della Società si siano fatti un culo mostruoso per far si che potesse esserci quell’evento. In fin dei conti è stato fatto, mostrato e detto tutto ciò che era essenziale venisse portato all’attenzione dei tifosi, che peraltro sono stati anche coinvolti con estrazioni e premi. Ok, appunto mancava tutto il contorno scenografico ed empatico, e forse l’orario “strano” delle 19 non ha aiutato, tuttavia sarebbe quantomeno ingiusto da parte mia, che mi sono pubblicamente fatto parte attiva nella richiesta, non riconoscere al Novara i meriti. Ma sono tornato a casa anche demoralizzato, ed è su questo appunto che spenderei qualche parola in più.

Chi scrive non si è mai certamente fatto da parte quando è stata l’ora di criticare, anche se ho sempre la speranza che su di me sia principalmente emerso il fine costruttivo e mai quello distruttivo. Ma la mia impressione è che, a livello generalizzato, si stia un pochino eccedendo con le critiche. Che il Novara Fc abbia importanti margini di miglioramento sulla gestione e organizzazione di alcune cose è evidente (biglietteria in primis), che però ognuno si senta nel diritto di attribuire patenti di incapacità è un po’ più discutibile. Perché tutto questo clima sta evidentemente concorrendo ad una tendenza di allontanamento dei tifosi al Novara che appare purtroppo evidente. Parliamo di numeri: ieri sera, per come la vedo io, la risposta numerica alla presentazione è stata deludente e non accettabile. E non può essere spiegata con l’orario, perché se è vero che alle 21 sarebbe probabilmente accorsa più gente, difficilmente avremmo comunque parlato di migliaia di unità. E lo stesso discorso si può traslare oggi sul numero di abbonamenti , che con tutte le scusanti legittime del caso dovuto all’aumento del costo e alla situazione economica, non può rappresentare la vera fotografia del tessuto economico e sociale che forma la nostra Piazza. Lo stesso discorso vale per le perplessità sul mercato, giuste o sbagliate che siano. Non prendiamoci per il culo, siamo il Novara, se nel 2022 entri in sciopero perché invece di Galuppini ti aspettavi Galupponi allora mi viene da chiedere quale squadra tu possa aver seguito nella tua vita. Il Novara dubito, visto che i mercati estivi parecchie volte ci hanno restituito gente ben peggiore.

Forse, anzi sicuramente, pure io ho colpe che ho caricato eccessivamente di critiche l’ambiente, e maggiori ne ho nel non aver invece caricato positivamente molto di più la mia gente che gravita intorno al Coordinamento e che, in taluni casi, la vedo fredda. Forse in parte ne hanno anche i Nuares (benché fatico a vederne di colpe) che ieri sera hanno dimostrato, anche se hanno magistralmente fatto da contorno all’evento, che stringi stringi non riescono ancora a crescere in maniera importante a livello numerico come invece meriterebbero, ed evidentemente qualcosa di loro non piace (fatico a comprendere cosa, ma questo è). O semplicemente Ferranti e il Novara FC non piacciono, non ho altre spiegazioni. Se alle presenze di ieri epuriamo gli sponsor e i loro familiari, quelli dei giocatori e staff, e i vari servizi d’ordine, vedrete che il numero che si ottiene non può essere incoraggiante. Idem si potrebbe dire per le amichevoli giocate a Novarello. E allora mi chiedo: il Novara FC è chiaro che ci sia, ma noi tifosi ci siamo ancora? Sono circondato da persone che appena hanno l’occasione non è che si limitino a criticare come è legittimo facciano, ma gettano direttamente bombe al napalm radendo al suolo tutto. Mi rendo conto che questi ultimi due anni di pandemia ci abbiano restituito un mondo ben peggiore di come lo avevamo lasciato in termini di spirito, però mi chiedo se davvero non sia giunto il momento di seppellire l’ascia di guerra e serrare un minimo le fila per tornare a fare quello che dovremmo fare: tifare. Sabato inizierà il campionato, domani finirà il mercato e cose eclatanti per noi non capiteranno. Per cui due sono le strade, ed è paradossale che ritorni a parlare anche quest’anno della stessa cosa scritta ad inizio dello scorso, ma tant’è: dentro o fuori. Chi rimane dentro da sabato deve tifare. Chi rimane fuori, grazie per tutto ma per favore parli di altro.

Claudio Vannucci

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