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Buon anno a tutti.

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Non so come la possiate pensare voi, ma trovo qualcosa di assolutamente romantico nel far coincidere col 31 agosto la fine del calciomercato, in modo da regalarci il primo giorno di settembre, che idealmente ho sempre associato al vero capodanno, le rose finalmente definitive. Da grande appassionato di mercato quale sono sarei ipocrita se non ammettessi la straordinarietà complessiva di questa sessione, in cui sono stati portati a termine alcuni colpi che faranno storia, soprattutto per le cifre con le quali sono state concluse. Al di là di qualsiasi legittima considerazione sull’etica e la morale delle stesse cifre, è indubbio che è stato un mercato che ha fatto sognare. Senza falsi pipponi populisti ammetto che mi sono immedesimato nei tifosi del Paris Saint Germain, che credo abbiano vissuto l’estate più esaltante della loro storia. Mi son chiesto se, da tifoso del Novara, proverò mai l’ebrezza e l’eccitazione di vedermi acquistare un top player per la categoria, proprio come hanno provato loro con Neymar. Poi son tornato subito coi piedi per terra, ricordandomi che esiste il mondo del calciomercato di chi non ha invece soldi da spendere, ma ha un patrimonio di giocatori importanti che devono necessariamente essere ceduti per poterne acquistare altri. E’ il mondo della maggior parte delle squadre di B e Lega Pro, ed è soprattutto il nostro mondo. Fatico a ricordare una sessione di mercato così noiosa e angosciante per la lunghezza come questa appena conclusa. Quasi tre mesi di mercato concentrati di fatto nella prima settimana e negli ultimi due giorni. Credo sia onestamente arrivato il tempo per riformare seriamente questo mercato che non può più campare sulla follia del nulla assoluto per mesi per poi stravolgere gran parte delle rose a campionato già iniziato.  Mi pare evidente che il mercato debba chiudere il giorno prima dell’inizio dei campionati; è una questione di opportunità ma anche di serietà che, evidentemente, gli attori protagonisti delle contrattazioni non sono più in grado di garantire.

Ma veniamo a noi. Alla fine di ogni mercato, al di là degli entusiasmi e scazzi personali, la domanda più ricorrente è: “ma ci siamo rinforzati o no?”. Posto che la sola risposta vera e definitiva la darà il campo nei prossimi mesi, consentitemi di aggiungere al puzzle di aria fritta e parole inutili dette e scritte da tutti la mia personalissima opinione.

Partiamo dai portieri, che è il reparto che ha destato più perplessità tra la gente. Sono tendenzialmente e propositivamente sempre critico con la Società, ma su Lorenzo Montipò mi sono sempre esposto a favore della scelta di schierarlo titolare. E’ evidente che, ad oggi, sia tecnicamente inferiore a Da Costa, ma penso che la gente dovrebbe fare uno sforzo superiore nel capire una logica strategica e societaria che c’è alle spalle e che mi pare limpida ed incontestabile. Montipò è uno dei portieri più giovani ed emergenti nel panorama italiano, già in orbita Under 21 con alle spalle già un campionato di Lega pro giocato titolare e uno fatto da secondo in B con alcune apparizioni. E’ il suo momento, non può permettersi di perdere un altro anno facendo panchina. Non dimentichiamoci che, salvo infortuni del titolare, il dodicesimo è destinato, se gli va bene, a giocare tre partite in un anno. Non è come un giocatore normale che, seppur partendo dalla panchina, ha la possibilità di  giocare molto. Per cui, tu squadra di serie B ti ritrovi uno dei portieri italiani su cui c’è più interesse e gli fai fare panchina? Sono assolutamente certo del fatto che qualsiasi squadra di serie B lo farebbe giocare titolare per lo stesso motivo. Se solo si rivelerà un portiere mediamente affidabile avrà un valore notevole. Semmai si può discutere sul non aver mandato a giocare un altro valido portiere come Benedettini, spostando al prossimo anno l’inevitabile problema di scelta tra l’uno e l’altro, per il resto sposo la filosofia societaria dell’essersi magari esposta a qualche rischio con Montipò. Mi auguro che la piazza riesca a dimenticare il suo cognome e faccia lo sforzo di trasmettergli un po’ più di fiducia, che è quella che ora gli serve. Su Farelli niente da dire, dovrà fare il buon padre di famiglia coi primi due.

In difesa abbiamo mantenuto sostanzialmente la struttura dello scorso anno, sostituendo Scognamiglio che avrebbe dovuto essere la punta di diamante del reparto lo scorso campionato ma che, un po’ per demeriti suoi e un po’ perché chi allenava non è stato capace di valorizzare quella che avrebbe dovuto essere una risorsa ma che è diventata poi un peso, non si è rivelato funzionale al progetto, e poi portando a casa Tartaglia, Del Fabro dalla Juve e l’ex Golubovic, che nel frattempo è diventato un vero giocatore, che sostituirà l’impalpabile Koch. E’ un reparto che, se ben allenato e soprattutto se gli verrà dato un’organizzazione di gioco decente, darà ampie garanzie.

A centrocampo si sono concentrate le novità più importanti, con la perla last minute dello scambio Sciaudone Bolzoni e l’acquisto di Moscati, che si aggiungono a quello di Ronaldo fatto a inizio mercato e al ritorno di Schiavi, fortunatamente ingrossato rispetto a quello che conosciamo. La conferma di capitan Casarini e di Orlandi completano un reparto di assoluto valore per la categoria che sarà ora chiamato a macinare gioco, scarpate intelligenti e a far segnare quelli davanti.

E’ nell’attacco che rimangono le incognite maggiori, perché è soprattutto nel cambio Galabinov Maniero che si leggerà il senso della nostra stagione. Sappiamo perfettamente, nel bene e nel male, cosa abbiamo perso col bulgaro ma non sappiamo ancora, se non a livello teorico, che cosa guadagniamo con l’ex Bari. Ma non è solo su questo paragone che si basano le incognite perché le buone premesse fatte vedere da Da Cruz e dal crack sfumato Chajia devono trovare assolutamente riscontro e continuità sul campo, insieme alle conferme di Macheda e Sansone, chiamati ora ad un campionato intero degno del loro nome. L’appunto che è lecito fare è quello di non aver ad oggi una vera prima punta che possa sostituire Maniero. Rimane francamente incomprensibile l’idea di fondo che abbia portato a questa situazione ma ricordiamo che il mercato rimane aperto per gli svincolati, un mercato che due anni fa ci ha regalato Casarini, per cui chissà.

Difficile quindi rispondere oggi, con certezza assoluta, al quesito iniziale. Verrebbe però da dire che non siamo quantomeno peggiorati. Oggi, 1 settembre 2017, se proprio obbligato ad esprimere un parere, direi che il Novara si possa collocare tranquillamente in quella fascia di squadre tra il quinto e il decimo posto, il cui differenziale di punti tra i due estremi sarà sicuramente basso. La differenza la faranno quindi i particolari e soprattutto il mercato di gennaio, che potrà spostare gli equilibri. Chi dovrà fare da subito la differenza sarà Mister Corini, che dovrà uscire subito dall’equivoco schieramento e decidere definitivamente come giocare, ma soprattutto dovrà creare quelle motivazioni e quello spirito di gruppo che si sono intraviste a Carpi.

Concediamoci ancora oggi per perdere un po’ di tempo in chiacchiere da bar, ma poi accettiamo tutti, ottimisti e pessimisti, il fatto che questi saremo almeno fino a gennaio e che questi ci rappresenteranno sui campi in giro per l’Italia. E’ arrivato il momento di indossare l’elmetto e la corazza e di combattere sportivamente parlando, remando tutti dalla stessa parte. In fin dei conti abbiamo detto che oggi, 1 settembre 2017, è il nostro vero capodanno, e il primo giorno dell’anno è consentito non fare nulla. Buon anno nuovo a tutti i tifosi del Novara Calcio e buon anno a te Novara Calcio. Divertiamoci tutti insieme.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Quando le dimensioni contano davvero

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Scorrendo la classifica a questo punto del campionato, la riflessione che mi viene da condividere è che l’essere praticamente in vetta significa che c’è un grosso problema per le altre pretendenti alla promozione. Avevo ipotizzato un girone di andata con obiettivo credibile quello di non far scappare nessuno e invece, paradossalmente, da ognuna delle tre partite terminate in pareggio siamo usciti dal campo con qualche rammarico. Non sarebbe stato così assurdo essere oggi a punteggio pieno ma va bene così, anche perché i nostri margini di miglioramento sono importanti. Ad oggi è il Casale che deve preoccuparsi di non perdere terreno, e questo indubbiamente ci mette nelle migliori condizioni di poter giocare liberi da ansie e pressioni. Giocando a fare indegnamente il Marchionni, direi che il nostro gioco deve oggi essere quello di provare a non perdere mai, ed ovviamente cercare di vincerle tutte, portandoci sempre a casa quei pareggi in trasferta che fanno brodo, soprattutto quando alla fine rischi pure di perdere. E riuscire alla fine portare a casa il punto come oggi (ma anche a Borgosesia dove alla fine abbiamo corso qualche serio brivido) vuol dire, e mi ripeto rispetto al precedente editoriale, che è un anno di buona.

Uno dei nostri punti di forza oggettivamente è la panchina, e non è un caso che, tendenzialmente, nella ripresa veniamo fuori anche perché ormai appare chiaro che i nostri avversari partono tutti a mille per poi calare alla distanza. Sono proprio curioso di vedere tutte queste squadre tra qualche mese, quando per lo più sarà chiaro che non rischieranno di vincere il campionato ma nemmeno di retrocedere, quanto manterranno la stessa intensità agonistica che vediamo oggi. Sergio Borgo ai tempi sosteneva che la C2 si giocasse realmente sul campo solo nel girone di andata, e “altrove” nel girone di ritorno. Mi sono sempre chiesto quanto questa affermazione fosse più dettata da una narrazione surreale che reale, ma mai come un format abbastanza semplice come questa D, in cui sale solo la prima e il resto serve solo per eventuali ripescaggi, può essere presa come test per capire se il Sergione fosse sotto effetto di alcool o no. La speranza è ovviamente quella di diventare davvero i più forti e fregarsene di queste leggende. Se di leggende si possa davvero parlare.

Sarei inoltre curioso di sentire il parere dei professionisti del pallone, se fossero chiamati a giocare su un campo chiaramente troppo stretto come quello di Ligorna. Chissà se confermerebbero il parere delle colleghe professioniste dei film porno che, solitamente e magari ipocritamente, sostengono che a letto le dimensioni non contano. La delusione di questa serie D è proprio rappresentata dalle dimensioni di certi campi. Si può sorvolare sulla tecnica media, sulla copertura mediatica inesistente, sugli impianti scadenti, sul pubblico talvolta ridicolo e sulla poca professionalità delle società che ne fanno parte, ma sinceramente davo per scontato che almeno le dimensioni dei campi fossero standard. Non è una scusa per la mancata vittoria, diciamolo chiaramente, anche perché pure tutte le altre squadre giocheranno sullo stesso campo del Ligorna così come quello del Borgosesia (giusto per citarne un altro parecchio stretto in cui abbiamo già giocato), ma non serve aver giocato a calcio a certi livelli per capire come un campo così ridotto sfalsi notevolmente gli equilibri in campo a favore di chi ci gioca con regolarità. Quindi a letto non lo so, ma nel calcio le dimensioni contano eccome, poche balle! Pazienza, ce ne faremo una ragione, ma rido se penso che anni fa abbiamo messo in discussione una partita a Terni pretendendo la misurazione del campo, mi chiedo allora se quell’anno avessimo giocato a Ligorna che cinema avremmo piantato giù, probabilmente avremmo abbandonato il campo con Di Bari stile Galliani a Marsiglia che ci avrebbe intimato di uscire.

Tornando seri, due goal su quattro subiti fino ad ora arrivano da calcio d’angolo, e questo fatto non deve essere sottovalutato. In un quadro difensivo tutto sommato affidabile, stona molto aver preso due goal in situazioni in cui i movimenti dei difensori (e del portiere) sono determinati. Qualcosa evidentemente va registrato perché non funziona ancora come dovrebbe. Per Pablo, invece, non esistono davvero più parole. Anche oggi un assist e un goal che certificano nuovamente quanto sia fondamentale, e che enorme valore aggiunto rappresenti nella nostra rosa.

E adesso derby. Per chi come noi ha un solo derby, forse due se consideriamo quello con l’Alessandria, quando capita di giocare contro squadre come Romentino o Gozzano corriamo il rischio di sottovalutare realtà che meritano rispetto. Nel mio mondo fatato non può esistere che l’RG Ticino, i cui dirigenti dichiaratamente hanno sempre tifato Novara, possano venire al Piola a rompere i gioielli che portiamo tra le gambe e portare a casa punti. Ma il mio mondo non è lo stesso in cui si gioca, per cui è bene si replichi la vittoria in coppa Italia per poi riempirli di pat pat sulle spalle e attestazioni di stima. Ma questo dopo. Già il Gozzano si è messo di impegno per risultare antipatico come pochi, mi rifiuto di pensare che pure i vicini di casa lo diventino. Sarebbe troppo.

Claudio Vannucci

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Incassiamo il credito col destino

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Tornando a casa dal Piola ieri, e ripensando alla partita appena vinta contro la fu capolista Bra, pensavo nuovamente alle molte analogie con la stagione vincente di Mimmo Toscano. Quell’anno, che avrebbe dovuto rappresentare la rinascita azzurra, cosa poi effettivamente successa, ricordo un inizio non entusiasmante, una grande consapevolezza di fondo di essere i più forti, la solita stagione epica della solita avversaria a casaccio durata appunto una sola stagione (Bassano) e, vabbè, le vicende extra calcistiche che stavano per rovinare tutto benché, ma non avremo mai la riprova, ero e sono abbastanza sicuro del fatto avremmo comunque poi vinto i playoff. Quel campionato lo ricordo molto bene perché avevo e avevamo un po’ tutti quella sana sboroneria tipica, appunto, di chi sapeva di essere il più forte. L’abbiamo manifestata in modi diversi: chi prendendo in giro gli avversari, chi ignorandoli, chi con una serie interminabile (e pure un po’ stucchevole) di gesti scaramantici, ma tutti con una presenza costante ed un rinnovato calore che nella categoria superiore avevamo un po’ smarrito. Retrocedete di un piano il tutto e ditemi se non vi ritrovate con la stagione attuale dove sto rivedendo non solo una curva che, piano piano, sta tornando allo splendore che aveva perso, ma anche uno stadio molto partecipe ripopolato da persone che avevo smesso di vedere da tempo. Quel campionato di Toscano, e sintetizzo in maniera un po’ impietosa, lo abbiamo vinto fondamentalmente sapendo di avere un’ottima difesa e che sarebbe bastato “tirarla su” che qualcosa di buono con Evacuo, Corazza e Pablo sarebbe successo. Ricordo inoltre tantissime partite il cui risultato dopo 45 minuti era di parità, trasformato puntualmente in vittoria alla fine del match, cosa che, più o meno e sempre impietosamente sintetizzando, è quello che stiamo facendo oggi con Marchionni. Giochiamo, la difesa si dimostra assolutamente importante e affidabile, e quindi la tiriamo puntualmente su dove prima o poi, tra Vuthaj e Pablo (ma anche con Tentoni, Capano, Di Masi e via dicendo), qualcosa di buono arriva.

Calcisticamente parlando sono poco incline a vedere le sfumature. Per me le stagioni si dividono in buone o di merda, e quelle finite così così mi hanno sempre lasciato o qualche rammarico, o comunque la percezione di essere state un po’ di merda. E’ il destino di chi, come me, ambisce sempre al meglio ma, consentitemi di dirlo, anche la condanna di quelli incapaci di sognare, perché aver visto del buono ed essersi accontentati di non essersi nemmeno qualificati ai playoff la scorsa stagione lo trovo un po’ triste. Ovviamente meglio undicesimi che essersi svegliati freddi sotto ad un cipresso come successo qualche mese dopo con Pavanati, ma il concetto di base rimane. Ed è per questo che ad oggi poco mi importa se al 10 ottobre non è stato fatto ancora nulla e che questa stagione possa potenzialmente rivelarsi una di merda perché io (e noi tifosi tutti) non sono chiamato a scendere in campo ma ad essere sugli spalti a tifare, e dal mio punto di vista (che qualche campionato nella mia vita l’ho visto) questa è chiaramente una stagione “buona”. Abbiamo la storia migliore di tutte le nostre avversarie, la piazza attualmente migliore, il pubblico più numeroso e qualitativamente più elevato, la squadra apparentemente più forte (sicuramente lo è stata tra quelle viste fino a ieri), la Società con più ambizione e, forse, con più possibilità economiche in rapporto alla categoria. Proprio per questo mi viene la nausea quando vedo recitare il copione che prevede il castrarsi quotidianamente dalle emozioni e della gioia in virtù del principio che bisogna stare umili e concentrati. Ma cazzo, ieri il Bra capolista aveva un tifoso solo al seguito orgogliosamente con sciarpa al collo nel rettilineo. Ecco, lo sappiamo tutti noi, oltre a lui, che la Trasferta con la T maiuscola della sua stagione è stata Novara. Mi chiedo allora perché a Novara si debba per forza passare per quelli che “no no zitti non parliamo è ancora lunga vuoi mica che cade un meteorite e crepiamo tutti, no no per carità”. Eddai su, possiamo permetterci di avere la lingua lunga dopo mesi (o anni) di orecchie abbassate.

Ovvio che questa considerazione è da intendersi confinata al microcosmo della tifoseria. Marchionni è chiamato ad infondere ogni giorno un livello di tensione agonistica altissima. Nessuno deve permettersi di scendere in campo con la certezza di avere già vinto, ma anzi con quella cattiveria di chi è conscio possa anche perdere ma che sa di poter battere chiunque. Far parte del Novara FC quest’anno vuol dire essere calciatori privilegiati in tutto e per tutto, e deve essere chiaro ad ognuno di loro che questo status va ripagato con prestazioni degne di nota. Spero che il senso del mio discorso sia arrivato a tutti e soprattutto capito. Poi ognuno la viva come meglio crede, mi pare ovvio. Ma è proprio da queste stagioni che si costruiscono le basi per diventare una tifoseria che può fare la differenza in futuro. I giocatori non sono i soli che non possono e non devono perdere questa grande occasione, ma anche noi tifosi tutti. In un certo senso pure noi siamo privilegiati perché quello che stiamo vivendo non era scontato e nemmeno dovuto. Se avevamo un credito col destino è giunto il momento di incassarlo. Possibilmente senza fare le fighe di legno.

Claudio Vannucci

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Lo spirito maleducato del Piola.

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L’arma in più del Novara, oltre all’esperienza e alla malizia, è indubbiamente stato il pubblico che con autentici ruggiti ha spinto gli azzurri nei momenti più difficili. Erano anni che non trovavo un’atmosfera così, uno stadio vero, un’atmosfera vera. Ezio Rossi, all. Varese.

Partiamo da questo punto, perché a mio avviso è quello più indicativo visto che delinea la strada che dovremo seguire: il mettere pressione agli avversari. Se prima poteva essere solo una logica supposizione, tre partite di campionato ora provano quanto, più del solito, un Silvio Piola caldo possa fare la differenza. E lo può fare al di là della solita retorica e dell’ovvietà del sottolineare quanto, ovviamente, uno stadio che sostiene la propria squadra è uno stadio difficile per gli avversari in cui giocarci. Ma proprio perché questa situazione è cosa parecchio rara in una categoria mediamente avara di pubblico (soprattutto di “qualità”), che inoltre vede protagonista un numero enorme di giovani che non sono abituati a tutto ciò che comporta la pressione contro, bisogna alzare i toni. E credo fermamente bisogna farlo incuranti del bon ton o di quella superiorità che spesso accompagna le tifoserie che si ritrovano, per eventi esterni, in categorie minori. C’è infatti un codice non scritto di comportamento tale per cui ci si deve dimostrare superiori contro certe realtà. Se questo è condivisibile nella partita tra curve, non può e non deve esserlo in quella reale. La panchina avversaria va messa sotto pressione, la terna va messa sotto pressione, gli avversari vanno messi sotto pressione perché alla lunga un errore lo fanno, e il ragazzino prima o poi paga pegno. E non importa se si gioca contro una piccola realtà simpatica di giovani volenterosi magari seguiti da 5 tifosi. Non so dire se davvero ieri si è vinto perché il Piola è stato una bolgia, ma sono certo che se riuscissimo in tutte le altre partite a garantire lo stesso livello di calore, qualche punto in più a fine anno lo avremmo. Pure Allegri, ai tempi allenatore del Milan, disse: “il pubblico di Novara è maleducato” riferendosi alla pressione che percepì dietro di lui. Ecco, siccome difficilmente quest’anno giocheremo contro Robinho, Thiago Silva, Ibra e Seedorf come quella volta, auspico che si torni proprio a quello spirito.

Vincere ieri non era solo importante, ma fondamentale, a prescindere dalla rivalità col Varese che, va riconosciuto, ha avuto l’enorme merito di onorare questa sfida non solo in campo ma anche sugli spalti. Partite come queste, che abbiamo seriamente rischiato di perdere a causa dell’elevato numero di lombarde in questa categoria che avrebbe tranquillamente giustificato la lega ad inserire i biancorossi in altro girone, sono quelle che ci permettono di aggrapparci a quella flebile speranza di assistere ad uno spettacolo di tutto rispetto. Ma a parte questo, rimandare ancora l’appuntamento con la vittoria sarebbe certamente stato pericoloso. Ascolto attentamente intorno a me persone competenti ribadire quanto alla terza giornata sia assurdo sputare sentenze, ed hanno assolutamente ragione. Ma credo non si possa ignorare la nostra situazione e il contesto in cui ci troviamo. Il merito di Ferranti non è stato solo quello di garantire la presenza e continuità sportiva, ma è stato chiaramente quello di risultare credibile, e quindi di riportare entusiasmo e speranza di successo. Ma questo sentimento si regge su fondamenta di cristallo quando tutti noi siamo degli elefanti. Ci vuole nulla per far cadere tutto. E tardare la vittoria vedendo la vetta allontanarsi sempre di più poteva essere proprio uno di quei motivi. Non è scritto da nessuna parte che si debba vincere quest’anno ma non si è fatto nemmeno poi così tanto mistero che si voglia provare a farlo, e quindi piaccia o no, siamo condannati a guardare la parte alta della classifica e non quella bassa. 2300 abbonati (per ora), un seguito di pubblico in trasferta potenzialmente importante, un budget molto al di sopra della media per la categoria, il pensare ancora in grande di una piazza per lo più ancora tarata almeno sulla C se non sulla B, ci vedono costretti a giocare per vincere. Contro ogni logica e razionalità, ma questo è il nostro contesto attuale.

Oltre alla prima storica vittoria, ci sono almeno altri due aspetti assolutamente positivi da rimarcare. Il primo è certamente quello della tenuta fisica media in costante miglioramento. La nostra squadra corre, e riesce a farlo ora per 95 minuti. Il secondo, pur ribadendo la mia perplessità di fondo circa il costante e continuo utilizzo di Pablo, è impressionante come questo ragazzo stia fisicamente bene. E’ evidente che qualcosa non funzionasse gli anni scorsi, e non so se riguardasse più la testa, la Società che aveva alle spalle o la preparazione (o tutte queste cose) ma rimane il fatto che oggi è un enorme valore aggiunto. E lo è non tanto dal numero potenziale di goal che potrebbe fare, ma dall’apporto in termini di assist (ieri due) e di esperienza in campo. Magari ad un occhio poco attento può sembrare che incida poco, ma invece parla con l’arbitro nel momento giusto, polemizza con l’avversario o lo tranquillizza nel momento giusto, da consigli sempre e comunque oltre appunto a fare assist. Mi rendo conto che probabilmente mi sto rispondendo da solo al quesito iniziale circa lo spropositato minutaggio cui è stato sottoposto, tuttavia Pablo oggi è mezzo Novara, e va preservato. Questo porta però ad una seconda riflessione circa, questa volta, un aspetto negativo: siamo apparentemente un po’ spuntati in avanti. Vuthaj, che continuo a pensare faccia un altro sport rispetto ai colleghi pari categoria, mi pare sia continuamente chiamato ad un lavoro enorme di corsa che non dovrebbe fare perché lo allontana dall’area e dal tiro. Non voglio dilungarmi in analisi tecniche che ben fanno Jacopo, Ciumi o Sartorio, però la mia impressione è che se Pablo è mezzo Novara, Pablo e Vuthaj sono oggi il 90% almeno del Novara. Da rivedere Ferla infortunato, ma il campo dice che alla terza qualche pezzo abbiamo iniziato a perderlo, per cui è legittimo chiedersi quanto il resto della truppa avanzata sia in grado di incidere nella partita come fanno i titolari odierni.

Concordo nuovamente con l’allenatore del Varese sul fatto che alla fine di questo mese avremo le idee un po’ più chiare su questo campionato. Evidente si debba sempre andare a punti e vincere il più possibile rimanendo sempre attaccati alle zone alte. Mi piace pensare quello che tutti ieri abbiamo pensato, chi convintamente e chi più come auspicio: questa vittoria può e deve rappresentare la svolta in questo campionato. Abbiamo neutralizzato il karma negativo del pareggio con l’Asti allo scadere ed ora andiamo a giocarcela ogni partita. Pensavo peggio questa serie D, davvero.

Claudio Vannucci

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