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I calzini e le mutande

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Abbiamo subito un furto!!!!
Perché di questo si tratta, un furto in piena regola; e a chi lo subisce viene negata preventivamente la possibilità di reclamare o protestare, e non certo per ignavia o qualunquismo, essendo i componenti delle lobby, a cui andrebbero cavati i denti senza anestesia, interconnessi tra loro. Di che, chi e cosa sto parlando??, forse dell’ omino di giallo vestito, sabato sera per il suo esordio in serie B, occasionalmente in rosa tendente al fucsia e che ci ha negato un “forse” paio di rigori? Ma no, a queste cose i “bastardi e disonesti” ci hanno ormai abituati, o forse del risultato della partita??
Il furto che andrebbe denunciato e poi punito sono i sette euro e trenta centesimi pagati per percorrere la tratta autostradale Novara-Milano Ghisolfa.
Dopo oltre dieci anni di disagi patiti dall’utenza con pazienza e rassegnazione, si puó tranquillamente affermare che la nuova To-Mi la dovremo pagare noi.

Ma lasciamo perdere e facciamo un passo indietro.

Davanti al Piazzano dovremmo essere in otto…
bene bene, così abbattiamo i costi del pulmino!!
Il Guido arriva con una puntualità tale che gli svizzeri, mondialmente riconosciuti per la loro bravura nell’arte della misurazione del tempo, al Guido stesso potrebbero praticare una fellatio, o, se preferite, un servizio pompa completo.

Il rapido conteggio dei presenti stabilisce che peró siamo in sette; ne manca uno, dunque aspettiamo senza renderci conto che l’ottavo sta cuocendo dalle quattordici e trenta nel parcheggio dell’ Ikea e, giusto per dare un volto a Lancillotto, non disdegno di chiamare in causa Ciumi.

Consapevoli della serie di vaffanculo che ci sta aspettando e con quell’espressione di fatalismo dipinta sul volto, che solleva tutti noi dall’assumersi le responsabilitá del ritardo, ci muoviamo ben sapendo che se nel breve volgere di tre barra quattro chilometri non si offrisse da bere al mezzo meccanico, questi si impianterebbe come un mulo a cui non dai la biada.

“Guido, andiamo a prendere l’autostrada passando da via Europa che in via delle Americhe il gasolio costa meno!!!”
Ma lui, dimostrando un’attenzione pari a quanta se ne può prestare a un discorso di Gentiloni mentre illustra il prossimo Documento di programmazione economica finanziaria, va a prendere la tangenziale in fondo a via Generali; come non detto!!
Difatti il distributore di benzina posto su quel tratto risulta essere chiuso…quindi, dopo aver circumnavigato Novara, si va a far rifornimento al posto suggerito in precedenza.

Intanto il Ciumi, stanco di aspettare, dal piazzale si è trasferito all’interno del negozio e all’appuntamento si presenterá con una confezione surgelata di polpette Allemansrätten nonché una bottiglia di bevanda analcolica alla pera che quando hai terminato di pronunciare il nome, il contenuto lo hai giá sputato nel tombino cinque minuti prima.

Carpi comunque ci accoglie con un calore che non ci aspettavamo, difatti nessun comitato di ricevimento e nemmeno un bar aperto, solo il termometro recita, con cinica freddezza glaciale, i trentasei gradi centigradi, intanto che i polmoni fitravano un’ aria che non definire irrespirabile sarebbe equivalso a costringere Ronaldo Pompeu a correre i cento metri piani contro un bradipo, sapendo che non ci sarebbe stata gara: avrebbe vinto il bradipo.

Va a finire che un posto aperto lo troviamo nella meglio non definita “zona delle piscine”, uno di quei posti che in America si chiamerebbero “Fast food”, difatti anche quello da noi individuato si chiama “Fast food”, però con l’originalità che i proprietari sono indiani, non quelli con arco e frecce eh, ma quelli che a Novara tentano nei ristoranti di venderti le rose, il cui ricavato viene investito a Carpi per acquistare i prodotti da offrire a noi di Novara. Intanto il nome del locale non induce a sperare in un granché di positivo, essendoci scritto sulla roboante insegna di stampo casereccio hollywoodiano “dallo Scazzo mi sollazzo”.

Entriamo e ordiniamo attendendo di essere chiamati con il numero dello scontrino a ritirare quanto scelto…e qui il Nostro Lupo si produce in una performance unica e irripetibile, non tanto perché strana in sè stessa ma per il luogo dove si svolge.
Il Lupo, con una disinvoltura e una naturalezza pari a quella con cui un neonato la fa nel pannolone, estrae dallo zainetto una schiscèta contenente un tocch da fritá rugnusa e un thermos nel cui interno viene gelosamente custodito e protetto niente di meno che la ricetta della sua nonna, ovvero “vin e persich”.
Non so voi, ma secondo me questo quadretto naif vale da solo il viaggio!!

Ma le sorprese che ci riserva questo locale non sono ancora terminate.
Succede che in seguito al classico versamento vescicale pre partita, la serratura della porta del cesso del Fast risulta essere bloccata, sin qui nulla di strano, l’anomalia sta nel fatto che dentro ci stavo io.
Chiamati in soccorso Santi e Madonne e visto che nessuno si è presentato, non mi è rimasto altro da fare se non ricorrere al piú classico dei richiami : “aiutoooo”.
Dopo una cinquina di minuti trascorsi all’interno del confortevole luogo, intanto che fuori la truppa con a capo il Tano scalpitava, arriva a liberarmi un piccolo indiano, che mi fa un cazziatone nella sua lingua madre (lo intuisco dal tono) a cui rispondo ricorrendo all’uso della mia lingua madre, e con un sorriso dipinto sul volto, più falso di Marchionne quando tratta con i sindacati, gli rispondo :“grazie, e va da via ‘l cü”. Sembra aver capito la planetarietà dell’invito.

Ci si avvia allo stadio Cabassi ben sapendo che dalla curva si vedrà di merda e che da questo impianto, destinato a sostituire nella sfiga quello di Modena, sarà dura uscire indenni…ma lascio volentieri alla stampa, quella dotta medica e sapiente, questi argomenti.

Il solito mesto viaggio di ritorno si consuma lentamente tra la paura di trovare la coda del rientro ferie, il terrore che Sansone, anche quest’anno, non riesca a trovare le giuste catene antineve da adattare ai tacchetti e l’ansia che Maniero non ce la faccia a passare dalla categoria mediomassimi a quella dei pesi superleggeri.

Arrivati che siamo alle soglie di Novara, gli occhi, abituati da sempre a ricercare la silouette slanciata della cupola, fungono da tranquillante un attimo dopo averla individuata, consentendomi di realizzare che (forse) ho dormito per tutto il viaggio di ritorno e che la prova provata sta nel fatto che, stranamente, mi ricordo i contenuti del sogno stesso: ero fermo al casello autostradale di Milano e il casellante, per il tratto percorso da Novara alla barriera della Ghisolfa, mi ha richiesto la cifra di millecinquecento lire!!!
Mah, cosa dire se non che tutti, bene o male, hanno un sogno nel cassetto!!! io invece ho solo i calzini e le mutande.

Forsa Nuara tüta la vita

Nonnopipo

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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Per non dimenticare.

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Un pensier di dubbio atroce mi gira a zonzo pè lo capo

come può il guerriero indomito svanir nel nulla come uno svapo?

 

raccolti fummo dalla terziaria serie e dopo gli anni del Signore

portati nell’alto dè lo cielo a giocar di calcio co’ prestigio e onore

 

“Venghino Siori venghino” urlò a gran vosce il guerrier giostraro

che di giri ne garantisco sol’ uno e se va bene forse un paro

 

Finì co’ l “va de retro”, lo tentar de frequentà l’ azzurro cielo

che su lo esito finale mejo sarebbe stende un pietoso velo

 

Cuscì lo guerrier giostraro, dai cortigiani leccato ben il su culetto 

d’alterigia e rancor tronfio, a li sudditi tifosi meditò un dispetto

 

“me ne vado, mollo tutto, m’ avete rotto li cojoni

in fin dè conti la A v’ho dato e un par de promozioni”

 

si d’accordo, quella frase che la A v’ ho tolta e v’ ho da ridare

o suvvia se scherzava pè chiede scusa che v’ ho da fare?

 

Lo sapete, ce si conosce, certe vorte me va de fà ‘r bullo

pronta c’ ho una famigliola con a capo il Patron Rullo

 

che l’ha detto e confermato lui c’ ha sordi e patrimonio

che se disce una buggia che lo furmini il demonio

 

fu ‘osì che in un momento se ritrovò incenerito

che di sano nun c’aveva nè un capello e manco un dito

 

mentre il presidente Cianci assai serio ma non troppo

nella borsa della spesa ci trovarono il malloppo

 

tre soldini oh perbacco !! che vuoi mai che cosa sia

l’è la mancia della bibite che venduto ho a la mi zia

 

E per correre ai ripari e non trovasse impreparati

tra ‘na bionda e una mora sarta fori il Pavanati

 

che a dì er vero l’anno prima ce provò con il Pescara

e a cacciallo a carci ’n culo la citta fasceva a gara

 

E tra una fidejussione zozza e un credito di imposta

a finire in quarta serie pare l’abbian fatto apposta

 

Ma il destino l’ ha provato a riscrive un po’ la storia

e il passato è garantito rimarrà nella memoria

 

Stian bene tutti insieme tra le nutrie a Novarello

chi c’ ha il 20 oppure il trenta chi in culo c’ ha un ombrello

 

che in dialèt, a tüti tri, iv na disi vüna bèla …

andì insèma a da via ‘l cü … e se piova cun vèrt l’umbrèla

 

Nonnopipo

  

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Quel gran genio del mio amico

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Il mio amico è semplice, certe volte anche buono di carattere e ha un’ anima che si scrive con l’apostrofo.

Altruista di sicuro, ciula le banane al mercato come Benigni faceva nel film Johnny Stecchino, per darle ai bambini bisognosi.

Il mio amico è sterile perchè fino ad ora non ha mai messo incinta nessuna donna, il mio amico non ha mai avuto una donna da ingravidare, o molto piú semplicemente non ha mai avuto una donna.

Lui ama il calcio, anche se in teoria e secondo logica, il calcio lui lo dovrebbe odiare, avendo preso una valanga di calci in culo dalla vita.

Ma lui ama il calcio; è pure tifoso di una squadra, che per lui è una grande squadra e io ci credo, credo a lui, eccome se ci credo!

Il mio amico ha denti quadrati che lo rendono tanto simile a un castoro, forse perchè rosica, anche se un castoro che si rispetti e che ha tutte le carte in regola, nonchè “le physique du rôle”, non rosica ma rode.

Il mio amico discende da una nobile famiglia, difatti la sua stirpe vanta riscontri tangibili giá nella Roma imperiale, dove un Re di nome Erode, giù in medio oriente, fece una strage, mentre il suo amico Nerone erose una cittá intera giocando a quel gioco stupido in cui devi trovare una cosa nascosta: “acqua acqua fuocherello fuoco fuocone incendio. Ecco, appunto, incendio.

Quando vide bruciare Roma, l’amico di Erode, eroso e iroso per quanto successo alla sua Roma esclamó: ” se sono erose efioriranno”.

Non efiorì un bel niente e il mio amico non potè stendere un pietoso velo su questa storia avendo finito tutte le mollette.

Il mio amico è un gran genio, ma con un cacciavite in mano non sa fare un cazzo, il mio amico … che però ha pochi parenti e poche risorse, ma possiede tutte le vitamine che servono.

Il mio amico è gaio e ride sovente, anche quando la sua squadra perde lui ride, ma non recita, ride perchè è uno che pensa positivo perchè è vivo ed è un fan di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. 

Ma i Cherubini, unitamente ai Serafini, sono angeli che disturbano la Santa Messa della domenica con quelle cazzo di trombe, che il prete, storno come la cavallina di Pascoli, nemmeno sente. Tutte le volte, sto povero diavolo di prete, spedisce delle lettere a tutti: ai Corinzi, ai Colossesi, ai Tessalonicesi … “ma chi cazzo sono i Tessalonicesi!!!”, si chiede il postino che deve consegnare tutte ste cazzo di lettere, e soprattutto in quale campionato giocano ste squadre!!!

Fatto sta che nessuno gli ha mai risposto, e il povero sacerdote, a giorni alterni, si reca nell’ufficio postale più vicino a spaccare i maroni alle impiegate che, quando lo vedono arrivare, indossano velocemente un grembiule e con la scopa in mano si trasformano in donne delle pulizie.

Parlando del mio amico in modo serio, devo ammettere che nel ruolo di tifoso di calcio lui è proprio bello, di un bello che lo ripaga di tutte le angherie che subisce, il mio amico è studiato, ma non sa fare le operazioni perchè non conosce le tabelline, peró è allegro di mattina.

Ed è un gran tifoso della sua squadra, della quale ha una grossa fotografia appesa nella sua camera, ma gli piace la montagna, quella impegnativa, mica quei sentierini appesi a un prato, lui ama la montagna quella vera, quella scolpita nella fatica e nel rischio di non riuscire ad andarci a letto.

Perchè la montagna è un’amante, punto e basta.

Poi al mio amico ci piace il calcio, e va alla partita.

Il mio amico ha la lingua trasparente e il naso sempre umido, quando assiste alla partita, il mio amico.

Ma quando la palla entra nella storia dopo aver superato la speranza bianca di gesso, lui accende gli occhi cisposi con un interruttore che custodisce nella tasca bucata dei pantaloni.

Esulta come tutti gli altri, proprio come quelli che vivono in una altra arena.

Lui è tifoso del Novara, ma anche dell’Olbia e del Torino, e perfino della Gionzanese che non è mai esistita, e ultimamente anche del Rimini; si anche loro hanno bisogno del tifo del mio amico, che però non ama il mare perchè, dice, è egoista e nasconde sottacqua tutto quello di cui dispone e ti offre una sola alba e un solo tramonto al giorno, sto tirchione, ma mai e poi mai tiferà la Pro Vercelli, l’Alessandria, il Varese, la Folgore Caratese di proprietà del vil lebbroso.

Il mio amico mi ha detto che odia la politica, quella dei telegiornali e dei talc sciò, perchè la politica attiva lui la fa tutti i giorni, da quando prende il caffè appena alzatosi, fino al momento di spegnere la luce prima di dormire, lui è un gran politico, figlio di gran politici, tanti politici, solo politici, politici dappertutto. Vitalizi rubati.

Ma lui è tifoso del Novara, prima quello di prima e adesso quello di adesso, e quando va allo stadio sta in piedi in curva al centro di essa e urla, canta, sventola persino una bandiera in cui è raffigurato un grande giocatore del passato, ma lo trovi contemporaneamente anche in rettilineo dove protesta e insulta il guardalinee, e addirittura nei distinti dove peró sta sempre tranquillo. In tribuna no, non lo potrai mai trovare perchè a lui non piace scorreggiare sui seggiolini.

Il mio amico sogna sempre in bianco e nero, ma lo sfondo della scena è sempre colorato d’azzurro, perchè questo è il suo colore preferito, anche se il rosso, che è sempre stato nel suo cuore, è un altro sogno che si è arreso.

E mentre il mio amico era in coda per ricevere un sorriso, con il volto dipinto da uno sguardo senza peso, ha raccontato al vento la sua storia, e io l’ho regalata a pagamento a voi.

Forsa Nuara tüta la vita

Nonnopipo

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Io vi odio a voi rulliani

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E vi odio a voi rulliani, io vi odio tutti quanti,

brutta banda di ruffiani e intriganti,

camuffati bene o male da brava gente e santi

io vi odio a voi rulliani tutti quanti

Siete falsi come Giuda e dirvi Giuda è un complimento,

siete sporchi e lerci da far schifo ai porci

infangato avete un marchio senza tanti complimenti

io vi odio a voi rulliani delinquenti

io ti odio MDS che hai svenduto a questi cessi

più di cento anni della nostra storia

sei scappato come un ladro nella tana del perdente

io ti odio MDS connivente

Ma guardatevi attorno avete sparso immondizia

e Novara che è pulita non vi vuole

arroganti e maneggioni ignoranti e incompetenti

Io vi odio a voi rulliani impenitenti

E vi odio a voi rulliani, io vi odio tutti quanti

brutta banda di giullari e intriganti

camuffati bene o male siete sempre farabutti

io vi odio a voi rulliani vi odio tutti

 

Nonnopipo 

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