Gli italiani medi Editoriale

Relativamente alle tradizioni, ci sono quelle persone da festa comandata, ovvero quelle  che festeggiano le ricorrenze canoniche fissate dal calendario con una precisione maniacale perché altrimenti stanno male se, per esempio, non fanno una grigliata nei giorni  coincidenti Pasquetta e Ferragosto e non fanno il classico cenone a Capodanno, e poi ci sono gli spiriti un po’ più liberi, che non si fanno condizionare dalle usanze imposte dalla massa e fanno quello che gli pare, nei giorni che preferiscono. Senza ombra di dubbio facciamo parte della prima categoria, perché l’appuntamento fisso con la prima di campionato e, soprattutto, la classe e scioltezza che abbiamo nel lasciare puntualmente giù punti alla qualunque squadra abbia il culo di giocarci contro ci fa entrare di diritto nelle classifiche dei massimi esponenti di “italiani medi”, cioè tra quel campione rappresentativo di popolazione che, per  la sua prevedibilità e banalità, è stato possibile farci un marchio di fabbrica.

Basterebbe convincersi del fatto che la prima di campionato in fin dei conti non è  così importante. Rappresenta solo l’evento che tutti noi malati di stadio preghiamo arrivi dal momento in cui lasciamo l’ultima gradinata che ci ospita nell’ultima di campionato. E’ un po’ come la visione di un’isola per un marinaio stremato che si è perso in mare aperto o un’oasi per un beduino smarrito nel deserto. Da quando il campionato finisce possiamo anestetizzarci con tutte le amichevoli che vogliamo e con tutto il calcio che le tv offrono, ma la nostra isola di Whight sarà sempre la prima di campionato. E modestamente, arrivare a maledirla perché puntualmente succede qualcosa che ci fa incazzare e smadonnare come scaricatori portuali è cosa che fa molto novarese doc. Carpi è il perfetto emblema delle nostre prime di campionato: una squadra rappresentativa di uno di quei tanti luoghi apparentemente carini ma che, se vai a vedere bene in fondo, non ha da offrire un valido motivo per poterci vivere stabilmente e nemmeno per poterci fare una gita domenicale, visto che lì in zona trovi di meglio. Insomma una Novara più piccola però in Emilia e con una terribile aggravante, almeno per i personalissimi termini di paragone e scala di valore dell’amico Scarda,  ovvero che “non ci sono in giro per strada nemmeno le puttane”. Insomma un posto di merda.

A questo punto degli editoriali quelli che ne capiscono dovrebbero entrare a gamba tesa evidenziando tutti i nostri problemi palesati sul campo, ma come sapete non sono la persona giusta per affrontare questi discorsi. Ho una visione limitata del gioco del calcio, tale per cui, per esempio, mi fa sintetizzare con la parola “attaccante” tutti quei ruoli strani ricoperti da gente tipo Di Mariano o Da Cruz, che non capisci bene se sono laterali, tre quartisti, fantasisti, mezze punte, seconde punte o semplici casinisti, e che anche se li metti a fare i terzini, alla fine questi stanno vicino all’area di rigore avversaria. E appunto di queste figure ne abbiamo diverse, e quasi tutte ieri sono scese in campo. Nonostante questo il problema rimane sempre e drammaticamente uno solo: chi segna? Approfondisco il concetto. Chi tira in porta? Perché saremmo già ben oltre i famosi tre indizi che fanno una prova e oggi il problema principale pare abbastanza chiaro: facciamo possesso palla, arriviamo al limite, battiamo il record del mondo di passaggi tra di noi e alla fine nessuno tira o, quando lo facciamo, scopriamo che pure gli avversari hanno un portiere che, purtroppo per noi, è pagato per parare i nostri tiri. Aggiungo. Dietro al nostro esercito di attaccanti, laterali, tre quartisti, fantasisti, mezze punte, seconde punte o semplici casinisti, si apre una voragine che basta un medio giocatore dotato di media velocità per infilarci puntualmente. E su questo punto, più che di schieramento in campo e di atteggiamento, mi verrebbe da dire che vi è proprio una mancanza strutturale che, se non colmata nei prossimi due o tre giorni, può diventare un grosso problema.

Certo, bisogna rimanere lucidi e onesti e ammettere che iniziare un campionato  con un infortunio al primo minuto di gioco di un tuo difensore e un goal all’incrocio preso al secondo minuto è roba che lascia interdetti e un po’ spiazzati, tuttavia mi piacerebbe vedere un Novara un po’ più “medio” nel suo approcciare la partita, che magari eviti momenti imbarazzanti di black out e forcing da 180 battiti al minuto, ed è proprio su questo punto cui Mister Corini è chiamato a lavorare sul campo e a darci quelle risposte che tutti noi cerchiamo. Carpi Novara, se proprio si doveva perdere, è stata forse la partita giusta per farlo perché non può non aver convinto chi di dovere sull’inevitabilità di mettere mano al portafoglio. MDS e Teti ce la possono condire come vogliono e sono nel diritto di appellarsi a tutto ciò che ritengono giusto appellarsi, rimane il fatto che la sommatoria tra acquisti e cessioni è chiaramente in attivo e che la rosa è composta ancora di troppi elementi che non servono a una mazza e deficitaria di almeno due o tre in mezzo al campo. Facciano loro le considerazioni che ritengono giuste fare e vedano loro il da farsi.

Se non vogliono metterci altri soldi ce ne faremo una ragione. Se non capiscono che devono farlo allora abbiamo un problema.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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