Il Corini che non avete mai conosciuto ve lo spiego io. Racconti
Devo ammettere che il prosciutto San Marcel servito con lo gnocco fritto e la burratina, gustata al Piazzano prima dell’incontro con Mister Corini, ha alzato l’asticella delle attese.
Beh, bisogna anche considerare che non capita spesso di incontrare l’allenatore della tua squadra in un momento della stagione in cui molta gente si appresta ad abbandonare una città surriscaldata da quel cazzo di anticiclone africano giunto da noi clandestinamente su uno dei tanti gommoni che attraccano nei nostri porti.
Quasi in riva all’Agogna, tra quell’ ipermercato di cui taccio il nome per evitare facili accuse di pubblicitá occulta, l’Esselunga, e la chiesetta della Madonna del Bosco, sorta per il volere di un soldato risparmiato alla morte durante la seconda guerra mondiale, questo Santuario mica ha preso questo nome cosí a caso.
Difatti proprio in quella zona, oggi spogliata dei suoi tratti essenziali, in quegli anni vegetava rigoglioso un bosco che offriva la sua ombra a un lungo tratto del torrente che poco sotto scorreva impetuoso, autoconvincendosi di assomigliare quasi a un fiume vero. Lo scorrere del tempo ha fatto si che il torrente rientrasse in classificazioni fluviali piú consone alla realtà, lasciando inalterato peró il numero delle zanzare, tante zanzare, alle quali ormai ci si rivolge dando loro del tu.
E qui, prima di render di conto riguardo l’incontro avvenuto giobia sera, peraltro ampiamente ed esaustivamente descritto negli articoli precedenti a questo dalle due autorevoli firme che qui sparano le loro minchiate, desidero raccontare quanto avvenuto esattamente l’anno scorso tra gli scaffali del limitrofo ipermercato Esselunga,
quando il predecessore dell’Eugenio, rispondendo a un mio timido e garbato saluto, iniziò ad avvitarsi in un pistolotto “tecnicomoraltattico” che neanche Vanovarava, Dado e Ste Glad, tutti e tre appassionatamente sul muro, sarebbero in grado lontanamente di proporre.
Dopo una decina abbondante di minuti, trascorsi tra l’incredulità mia e del povero Mattia Venturini, suo malgrado presente, proprio davanti al bancone del pesce, dove, inspiegabilmente i totani e i salmoni sul ghiaccio esposti se l’erano data a gambe, fui costretto a ricordare a quel Signore, maestro di saccenza e protagonismo,  che all’esterno dell’edificio che ci ospitava vi era scritto “Ipermercato Esselunga di corso Vercelli” e non “Centro tecnico Coverciano”.
Se questo breve preambolo, puro e casto nel suo candore, risultasse di non facile collocazione nell’ambito dell’incontro avvenuto, me lo passerete come buono rileggendo, appunto, i due precedenti articoli quivi pubblicati, dove per la prima volta le due autorevoli firme, in luogo delle solite cagate, hanno colto nel segno descrivendo alla perfezione ” l’ uomo Corini”.
Perché dell’allenatore, in fondo, non ce ne frega molto; se alla base dell’impianto c’è l’uomo vero, il resto, inevitabilmente, verrà da sè.
Però come in tutti gli articoli che rifiutano lo zerbino, qualche cosa di negativo è pure emerso, purtroppo: dopo quasi un mese di ritiro e di allenamenti, il Mister Eugenio ha ammesso di non conoscere cosa siano la fidighina e il salam dla duja, accennando appena un minimo sindacale di interesse riguardo al gorgonzola, a cui il traino della pallavolo ha consentito larga diffusione anche fuori dalla nostra provincia.
Stabiliamo subito un punto di partenza; il Gorgo rimane da solo uno dei formaggi migliori al mondo, la pallavolo a Novara senza il Gorgo non va da nessuna parte.
Passino dunque con benevolenza queste due gravi lacune in merito ai due salumi novaresi per eccellenza; non si può però essere clementi riguardo la totale ignoranza manifestata dall’ Eugenio riguardo la paniscia, nessuno d’altronde è perfetto, fatto salvo il suo predecessore, il quale si è ben guardato dal coniugare il valore culinario di questo piatto con il territorio, impegnato com’era a progettare vaccate che poi avrebbe tradotto in campo.
Ha promesso però di applicarsi, l’Eugenio, ha promesso di studiare, prima dei vari moduli, gli ingredienti necessari per cucinare il piatto principale della gastronomia novarese.
Anche perché a noi, e glielo abbiamo ribadito pubblicamente, dei moduli, delle tattiche, delle prossime e possibili formazioni, non ce ne frega una beata minchia, ma la paniscia no, su quella bisogna essere preparati.
Giunti a quel punto della chiacchierata non poteva mancare l’ultimo argomento del quale valesse la pena dibattere, ovvero il derby.
Ora, facendo ancora riferimento alla precedente conduzione tecnica, che di elementi discutibili ce ne ha offerti in quantità industriale e che i due ultimi incroci con i bicciolani cappellò con una disinvoltura che definire beffarda sarebbe riduttivo (soprattutto quello d’ andata), ho tentato di spiegare al Mister la differenza che esiste tra la nostra PANISCIA e la loro panissa…anche questo è un derby.
Forsa Nuara tüta la vita.
Nonnopipo

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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