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Il rischio ragionato

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Ma le canzoni son come i fiori, nascon da sole, sono come i sogni
e a noi non resta che scriverle in fretta perché poi svaniscono
e non si ricordano più!!! (Vasco Rossi – Una canzone per te)

Ho fatto un sogno questa notte. Uno di quei sogni che, per quanto sono intensi e clamorosamente attuali nella storia e nelle persone coinvolte, ti sembra di averli vissuti realmente. Era una sera di una delle estati più torride degli ultimi 200 anni, in un locale di recente inaugurazione a Novara. La gente era in coda per potersi sedere ad un tavolo, ma noi non eravamo lì per mangiare o bere, perché i miei due amici, Ciumi e Nonnopipo, mai avrebbero accettato di sedersi in quel locale per bere qualcosa. Loro danno troppa importanza alla natura e qualità dei liquidi dentro i bicchieri per rischiare di gettare al vento una bevuta con amici in un posto in cui, probabilmente, si sarebbe potuto bere bene solo una delle solite birre come tante altre. Ci siamo trovati nel luogo stabilito e all’ora indicata dal solito personaggio misterioso che si vede in uno di quei film delle missioni impossibili con Tom Cruise. Ore 21:40, Ristorante XY, tavolo all’aperto.

Quel sogno era così reale che le zanzare pungevano davvero e il prurito che avvertivamo ad ogni prelievo ematico vi posso garantire che dava realmente fastidio. Sicuramente nel letto ci grattavamo davvero come dannati. Ad un certo punto del sogno ci appare Eugenio Corini, l’allenatore del Novara Calcio, che si siede al nostro tavolo col sorriso di quelle brave e pulite persone che, solo a guardarle, ti trasmettono nello stesso tempo la tranquillità che ti regala una persona che tutto sembra fuorché essere estranea, e la paura di essere tu, tra i due, quello fuori luogo.

Parliamo, anzi parla molto. Ma non con quel tono saccente che, anche inconsciamente, può usare chi nella vita ha avuto una storia e un percorso calcistico di assoluto rilievo, che poi, detto tra noi, non avrebbe nemmeno avuto bisogno di usare quel tono perché era al tavolo con noi tre, che proprio per il fatto di non capire nulla di calcio giocato, siamo tre che di calcio ne capiamo molto. E Corini lo ha ovviamente percepito subito. Il Mister al nostro tavolo voleva raccontare solo di se, della sua storia, del suo percorso professionale, dei suoi sbagli , dei suoi fallimenti, delle sue paure, dei cazzotti presi e dati. Non so voi, ma queste sono le figure che preferisco. Magari trascorri giornate insieme a persone a te famigliari perché fan parte della tua vita da decenni ma di loro non sai praticamente nulla, poi un giorno conosci un estraneo che, forse per la sua purezza d’animo o forse per qualche misterioso cromosoma o enzima che fa orgasmare quella cosa chiamata empatia, finisci per conoscere più aspetti privati di lui in mezz’ora di quanto hai imparato in 30 anni con altri.

Di lui ho conosciuto per esempio che a 20 anni non è facile giocare nella Juventus e diventare padre, ma non lo è nemmeno a 33 divorziare e trovarti a 1300 km di distanza da casa e spaccarti una gamba. E nonostante questo, trovare la forza per ripartire credendoci sempre. Come? Sicuramente mettendoci del suo ma anche e soprattutto capendo quanto la correttezza e il non avere paura di chiedere un aiuto alle persone che ti circondano, ripagandole poi dando il tutto in tutti i livelli possibili, possa essere vincente. Nella mia vita avrò sentito 3000 allenatori parlare di moduli, di gioco, di tifosi, di vincere, perché alla fine ognuno di loro è sempre chiamato a fare quello, ma mai nessuno ambire ad entrare nel tessuto sociale di questa città, per capirla, per affrontarla, per conoscerla e per viverla, perché solo facendo così si sarebbe potuto calare realmente nella realtà Novara Calcio; non può essere un caso che questo discorso l’abbia infatti dovuto sentire in un sogno.

Ma i sogni, lo sappiamo tutti, possono essere belli oppure incubi. Questa volta sono stato fortunato perché, nel mezzo di un discorso più ampio, Corini ha raccontato una perla che ricorderò probabilmente per sempre. La sua carriera da allenatore non è ancora ovviamente paragonabile a quella avuta da calciatore, ma già sufficiente per averlo messo nelle condizioni di non accettare la proposta Novara Calcio, e di mettersi a parte civile in attesa di una chiamata che, nei prossimi mesi, sarebbe sicuramente arrivata. Ma questo è un lecito ragionamento che avrebbe fatto qualsiasi allenatore con la smania di arrivare subito al massimo. Non Eugenio Corini, che di allenatori nella carriera ne ha avuti e visti, ma nonostante questo ha eretto come esempio Marco Giampaolo, attuale allenatore della Sampdoria. Giampaolo ebbe seri problemi e momenti difficili nella sua carriera da allenatore, con una serie di esoneri ed episodi particolari quale l’essere “scappato” dalla città in cui allenava per poi, tempo dopo, rimettersi in gioco ed accettare una panchina il lega pro, quindi facendo un passo indietro rispetto alla sua carriera avuta fino a quel momento. Da lì Giampaolo ha avuto la forza di ripartire, trovando poi in Empoli prima e nella Sampdoria dopo, due esperienze che gli hanno restituito gli onori e successi che meritava. “Questo è ciò che intendo per essere allenatore”. Ecco, noi potremmo essere quella che è stata la Cremonese per Giampaolo, ovvero quella piazza che gli ha permesso di tornare grande, ed è per questo che Eugenio Corini è oggi l’allenatore del Novara Calcio. Corini è la prima persona che crede nel progetto Novara Calcio, nelle potenzialità della città e della sua gente perché Corini in prima persona ha investito nel Novara e su Novara. Non è venuto solo a prendersi uno stipendio e una panchina come in fin dei conti fan giustamente tutti. Potrà rimanere sei mesi come cinque anni,  ma Novara idealmente dovrà essere il primo passo di un percorso professionale che, lui spera, sarà di altissimo profilo.

Credetemi, passo la mia giornata lavorativa sugli investimenti, e in oltre vent’anni di carriera ho conosciuto centinaia di investitori, alcuni con molte più possibilità economiche di quello che possiate credere. E non è vero che i soldi li investono solo dove hanno garanzia di guadagno. Non tutti almeno, c’è davvero chi si espone a rischi ragionati che però, quando si dimostrano vincenti, restituiscono guadagni incredibili. Se Corini ha scelto Novara, con uno stipendio da Novara (e questa cosa andrebbe sottolineata), è perché ha capito che possiamo essere il suo rischio ragionato, ovvero quella scelta vincente che gli svolterà la carriera.

Lo sapete qual è il mio vero dubbio ora? E’ che i vari giri di sambuca e amari di ieri sera mi abbiano rincoglionito così tanto da non farmi ora più ricordare se la chiacchierata con Corini sia davvero avvenuta oppure si sia trattato solo di un sogno. In fin dei conti nella vita c’è chi sogna qualche gnocca, chi riceve dalla dea bendata i numeri da giocare e chi, come me, gli appare l’allenatore del Novara che lo esalta. Sogno o realtà poco importa, mi piacerebbe ovviamente tanto fosse accaduto realmente ma non lo saprò mai. Fatto è che io nel Novara ci ho sempre investito tanto perché è sempre stato il mio personale rischio ragionato per potere stare bene. Domenica si inizia seriamente a giocare, ed è ora che anche la città inizi davvero ad investire le proprie emozioni e passioni su questa squadra  esattamente come molti di questa stessa squadra hanno fatto con la città e la sua gente.

Dallo stadio, da un pc, da un telefono, da uno sdraio sotto l’ombrellone urliamolo tutti: Forza Novara sempre. Ripartiamo da qui, che è già molto.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Quando un colore …

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Quando un colore si impossessa del tempo significa che ormai siamo prossimi a vivere un momento importante.

Esso può incidere sullo scorrere regolare della vita, può venire a lui concesso cotanto spazio, può godere di smisurata libertà di movimento.

Può condizionare fino al punto di sentirlo dentro di te, si, perchè un colore si può udire, con un colore si può parlare.

Un colore non è entità, è solo pigmentazione ottenuta attraverso un processo chimico finalizzato al raggiungimento di un risultato destinato al mercato.

Un colore non porta con sè null’altro se non sè stesso.

Ma poi inizia a declinare lentamente i suoi riflessi, accostandoli gentilmente all’anima, mentre la mente scandaglia il fondo della coscienza alla ricerca di emozioni e ricordi ad esso legate.

E quando le parole non bastano da sole a spiegare ciò che hai dentro, allora servono altre cose: gesti, ricordi, musica, poesia e, appunto, colori.

Si, i colori; perchè loro tingono la vita togliendo quella patina velata al bianco e nero di tutti i giorni, perchè essi amministrano con lealtà un potere che influenza direttamente l’anima.

La vita è un’enorme tela su cui puoi versare tutti i colori che vuoi : il verde della speranza, il rosso della vergogna o della rabbia, il bianco di uno spavento o per il triste e non consumato epilogo di un’avventura galante, il rimprovero a un monello che ne ha combinate di tutti i colori.

Solo l’azzurro, meglio se posato con garbo e dolcezza su una maglia, solo lui è in possesso delle chiavi per poter accedere quando vuole all’interno del tuo cuore, per finire di scrivere con te un pezzo della tua vita.

Forsa Nuara tüta la vita

Nonnopipo

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Ho fatto un sogno

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Ho fatto un sogno;

Dopo aver trascorso LANOTTE insonne, stavo camminando di buona LENA in mezzo la campagna, il cielo non ancora azzurro vivo, diciamo CELESTINO, mi accompagnava discreto con il mio cappello in TESTA riparandomi dai raggi del sole ultraVIOLA.

Le risaie piatte come un cross di CIANCIO, mi consentivano di rimirare la catena montuosa dal Monviso da cui nasce il Po, praticamente il MONTIPO, fino all’AdaMAVILLO.

La geografia che avevo studiato alle elementari, mi confermava che il Po nasce appunto in provincia di Cuneo e non in quella di AVELINO, MORIGGI in questo momento se dicessi una bugia!

Il DESIDERIO un po’ GARUFO (po’ nel senso di “poco” e non del fiume) mi riportava alla mente ciò che mi suggeriva mio nonno: “mai allontanarsi dalla RIVA”, che se mi avesse scoperto lui, me le avrebbe suonate di BRUTTO, PAROLA sua!

Mio padre invece inaspriva la pena sentenziando che mi avrebbe CROCEFISSO senza neanche indosso la MIGLIETTA e senza SBRAGA. PEGGIORINI di così …

Lontano, guardando verso l’orizzonte, si intravedeva una serie di case rurali, praticamente un BORGOBELLO, in mezzo al quale spiccava una grossa CASABIANCA, era delimitato a nord ovest da un convento di frati BENEDETTINI dalle cui finestre si udiva un CANTO DOLCETTI, oltre a percepire uno sgradevole odore di ROLFO bruciato.

Nel parcheggio posto al centro del BORGOBELLO stazionava una Porsche CARRERA con le chiavi inserite nel cruscotto, e così, nonostante il dolore causato da due CALLONI, con una MASCARA sulla faccia, accorsi con ACCURSIO a cui rivolsi un saluto in dialetto: BENTIVEGNA.

Salii allora sulla vettura, accesi il motore, allacciammo le CENTURIONI di sicurezza e GUIDETTI la Porsche con immensa GIORIA. Imboccammo l’Autostrada, io con il cucchiaio e ACCURSIO con la forchetta, quando il mio compagno di viaggio iniziò a emettere GEMITI di dolore strazianti, tenendosi la pancia, e mi CHIOSA di fermarmi al primo autogril. SCESA al volo quando ancora la CARRERA non si era arrestata non avendo a disposizione le manette, urlando di aspettarlo che sarebbe andato a caGHELLER. 

ACCURSIO corse alla toilette raggiunta la quale esclamò esausto: “finalmente, FELICE EVACUO!”

Il caldo era diventato insopportabile, accesi la VENTOLA della Porsche e ne approfittai per fare rifornimento di gpl perchè la benzina costava assai a causa delle accise, che furono uccise e massacrate da SANSONE e dagli SCHIAVI che protestavano per l’abrogazione del reddito di cittadinanza, proprio nel momento in cui transitava un autotreno carico di meloni. Pagai le 1550 lire del rifornimento e mi accorsi con ACCURSIO, che intanto si asciugava il sudore con lo stesso fazzoletto usato precedentemente durante l’ecacazione, che il benzinaio TARTAGLIAva.

Si avvicinarono due TOSCHI figuri dalla faccia inquietante e simile a quei MASCHERONI con i NASUELLI alla Cyrano de Bergerac, che si usano quando è carnevale.

Ci volevano proporre l’acquisto di un anello in puro OROFINO con incastonato un RUBINO GROSSETTI e dai colori ROSSETTI, il cui valore si aggirava attorno ai due MIGLIARDI.

Uscimmo dall’ autostrada alla BARRERA della Ghisolfa e sulla provinciale non ancora asfaltata beccammo un BUSO che sembrava una voragine come quando al centro della difesa giocava RINAUDO. Chiedemmo a un OMIZZOLO che spingeva con fatica il suo CARLET, dove potessimo trovare, per qualche SOLDO, qualcuno in grado di riparare la gomma. Ci indicò un’ officina gestita da gente di Milano, dunque MILANESI, che in un attimo ripararono la gomma con la COLLA Coccoina che nulla aveva a che vedere con la nota sostanza che agisce come potente stimolante. Comunque l’intervento riparatore fu stupefacente.

Tornando verso il solito BORGOBELLO incontrammo due tizi, anzi un Tizio e un CAU, con in mano una MIAZZA e un fucile in spalla, mentre l’ispettore KERRIGAN, appena arrivato, controllava che tutto fosse in regola. Ci informarono che la stagione venatoria era aperta da una settimana, e quindi andavano a CACIA assieme al loro amico, un Sempronio con in testa talmente tanti capelli ricci ma non CIUFFETELLI, da sembrare BRANDUARDI, il quale, così spiegò, arruolava gente per raccogliere le mele e portarle alla fiera che si teneva nella zona est di Novara, dove suo padre era solito comprare un topolino e poi un gatto, che però mangiava il topolino che al mercato suo padre comprò. Finì che uno scrittore assai GRAZIOSI il topolino lo pitturò di amaranto. Boh! Va un MONTIPO’ a capire che gente strana che c’è in giro!

In questo sogno avrei dovuto trovare un posto per la fata MORGANELLA, ma posto che il sogno è mio ci ho messo quello che mi aggradava, anche perchè poi, sono stato SALVIATO e svegliato dal CANTO del GALLO mentre dormivo beato tra due guanciali e su due MATTEASSI.

Però prometto che da domani cercherò un altro pusher.

Nonnopipo  

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Presidente Ferranti, intervista ma non troppo.

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NSN- Buon giorno Presidente;

Sono Nonnopipo della redazione di “Novara siamo noi”. Premetto che questa intervista è stata autorizzata dal Capo Redattore Claudio Vannucci, detto Vannu, suo amico carissimo e forse anche consulente personale privato, cioè nel senso che è privato di ogni considerazione.

Dunque Dottor Ferrante, mi dicono che Lei …

P- No no, senta, io mi chiamo Ferranti, e sono contento che tu mi intervisti, così farò chiarezza sulle cose ingiuste che voi giornalai di tutta Europa avete scritto su di me e sul mio Novara.Anche la Pravda ha scritto che russo, ma non è assolutamente vero, dormo tutta la notte come un bimbo con il mio peluche stretto al petto, chiedete a mia moglie, quando la mattina mi sveglia e mi trova avvinghiato a Pitino, il mio pupazzetto preferito. Le Figaro invece non lo leggo mai essendo il quotidiano preferito da Pavanati. Ma … senti, Nonnopippa, abbattiamo le barriere della formalina, dammi pure del Voi, così entriamo subito in sintonia.

NSN – Beh, se “Voi” vi chiamate Ferranti allora devo precisare che il mio nickname è Nonnopipo e soprattutto le barriere sono quelle delle formalità …

P- Vedi che anche tu hai un pupazzetto preferito a cui hai dato un nome bellissimo: Nickname è molto originale e dolce, lo porti anche tu a letto e ti addormenti con lui come faccio io?

NSN- Certo, ma lasciamo perdere. Parliamo invece dell’ ultima conferenza stampa in cui “avete”, in un certo qualsenso, tirato le orecchie ai giocatori.

P- Innanzi tutto la conferenza si è tenuta nella sala stampa di Novarello o eravamo allo stadio, non ricordo bene, di sicuro non a “qualsenso”, e quando vedo un microfono confesso di non capire più niente e quindi parlo a ruota libera, e una strigliatina amorevole ai giocatori ogni tanto non guasta. In quella occasione ho persino ammesso che sto cercando almeno tre soci che mi accompagnino in questa nuova avventura: sono stufo di giocare sempre da solo a “solitario”, mi piacerebbe fare una partita a scopa ogni tanto. Magari con un … come dite qui a Nuara …  mezzo litro di vino rosso?

NSN- “Mèss litar da cul russ” Presidente.

P- Ecco bavo, e magari se tu ci stai, io prendo Galuppini come socio, che con i numeri che ha lui a carte, in giro se ne trovano pochi, e se sbaglia lo faccio mettere fuori rosa, contro te e il Vannu, che non avete mica la faccia di essere furbi eh! E non incazzatevi se Galùp vi farà il verso della paperella quando sicuramente vinceremo ai 21 punti.

NSN- Presidente, in questa sua avventura novarese “Voi” avete licenziato più DS, DG, allenatori, baristi, custodi, che lavoratori la Whirlpool, la Ilva di Taranto e Alitalia messe insieme. “Voi” vi svegliate alla mattina e dopo aver consultato l’oroscopo che “vi” consiglia di circondarvi esclusivamente di persone fidate, scegliete a caso o per sorteggio chi silurare?

P- Applico tassativamente la conta “ambarabà ciccì coccò tre allenatori sul comò che facevano cagare e tre DS da licenziare, il Direttore si ammalò ambarabà ciccì coccò”, e a chi tocca, ciao ciao … però adesso che mi ricordo, ce n’è un’altra che mi piace assai relativa agli allenatori: “sotto il ponte di Baracca c’è Marchionni a far la cacca, ci sta Cevoli che la misura, la misura 33, anche Semioli fora di pé.

NSN- Sentite, Presidente: È vero che in seguito alla promessa di puntare alla serie B fatta a inizio  stagione, passando poi attraverso la conferma durante la cena natalizia del coordinamento, la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, Le ha chiesto di mettere a disposizione gli armamenti che ha usato per sparare simili cagate e spedirli in Ucraina?

P- E no! Io sono un uomo di pace, anzi, di pace e amen, almeno riguardo alla promozione in serie B soprattutto amen.

NSN- Adesso Dottor Ferranti parliamo un po’ di “Voi”: sfrutti questa intervista per farsi conoscere meglio dai tifosi. Ci dica quali sono i suoi hobby, per esempio.

P- Allora le confesso che io sono un amante del giardinaggio, mi piace coltivare ogni genere di ortaggio, tipo le rape che poi regalo ai miei allenatori. Pensa che il portiere titolare non l’ho mica scelto per le sue qualità, ma bensi per il suo cognome.

NSN- Per rimanere in ambito calcistico, “Vi” piacerebbe che il suo Novara giocasse con il centrocampo a rombo?

P- Guardi eh, con il materiale tecnico che io stesso ho scelto e pagato con i miei soldi, più che lo schema a rombo, al massimo potremmo applicare quello a rimba, che è uno schema assai ambìto, quindi rimbambito! Dai, questa non è male, vero? Però non lo scriva!

NSN- Presidente, per poter applicare questo schema, servirebbero un paio di esterni bassi disponibili a fare sia la fase difensiva e quella offensiva avanzando a turno sulle fasce. Non le pare che un paio di elementi sia giusto investirli di maggiore responsabilità?

P- Si, credo proprio che dovrebbero essere investiti, magari anche sulle strisce pedonali se accompagnati da Marchionni. In alternativa lavorare sulla testa dei giocatori, nel senso di rifilare certe bastonate a chi se le merita.

NSN- Ultima domanda, Presidente: Mi dica che impressione le ha fatto vedere Pablo Gonzalez in queste condizioni.

P- Con la faccia contornata da quella  barba da frate ho subito pensato che a Novarello, oltre al Santuario, ci fosse anche un convento di frati.

NSN “Vi” ringrazio Presidente Ferranti per la disponibilità e mi auguro di rivederla presto.

P- Grazie a te, ma non dimenticarti la partita a scopa, io e Galuppini contro te e il Vannu!!

 

Nonnopipo

          

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