Quelli che sull’elenco telefonico…… Racconti
…e poi capita che all’improvviso raffiorino alcuni ricordi dei quali non riesci a capire il motivo per cui emergono, così impavidi, dal buco nero più profondo della memoria, germinati senza semina e apparentemente senza alcun motivo riconducibile ad una logica almeno apparente e plausibile.
Arrivano e scatenano una reazione che il cervello  elabora richiamando all’appello una serie di fotografie in bianco e nero legate ai tempi passati.
E la prima sollecitazione, quella più curiosa e anche un po’ strana, mi ricorda quel periodo, lindo e ovattato di poesia, in cui per trovare i nomi dei giocatori, bastava sfogliare la guida del telefono…quel librone dalle pagine sottili come veline e un poco ingiallite, per trovarne in buona quantitá.
“Ma dai che non frega niente a nessuno di tutto ció!!” Qualcuno potrebbe obiettare!, Vero, possibile, anzi certo, ma nemmeno a me non me ne puó fregar di meno se questo articolo non interessasse una cippa. Quelli che non colgono l’importanza di questo ricordo, o sono giovini, e quindi giustificati (anche se un tuffo nel passato non farebbe di certo male) o non meritano il pregio di continuare nella lettura.
Mi appropriavo di quel librone, che allora valeva quanto le spoglie del Santo che venivano ostentate durante la processione, con tutte le perpetue che intonavano canti oggi improponibili, in quanto quel libro era la chiave per aprire la porta del futuro, era il grimaldello utile a scardinare i confini imposti dall’allora limite tecnologico, era lo strumento che consentiva le prime possibilitá di contatto; nessuno poteva piú sfuggire, eri sull’elenco del telefono, a disposizione di tutti. Grande cosa!! Traguardo di emancipazione e di progresso sociale.
E allora, domenica sera alle 17:30, dopo aver assistito a un bicolore ( nel senso di bianco e nero) “novantesimo minuto”, mi veniva spontaneo consultare quel librone cercando, all’interno delle sue pagine leggere come un soffio di fantasia, i nomi dei calciatori del Novara che poche ore prime avevano alimentato la mia fede azzurra e reso possibile la conferma del mio amore per quella maglia da loro indossata.
Altri tempi rispetto agli attuali che consentono attraverso un uso abnorme e gonfiato a dismisura della tecnologia telefonica, coperture di identitá allora inimmaginabili.
Leggere il nome di Vivian Alberto tra l’elenco degli abbonati o trovare quello di Udovicich, che poche ore prima aveva ridicolizzato uno come Pruzzo, equivaleva a sentirsi un po’ protagonisti, sicuramente orgogliosi : “toh guarda, vivono in mezzo a noi, sono addirittura inseriti nell’elenco telefonico!!!”
E allora partiva imperioso, come uno scatto di Pantani sull Galibier, il bisogno di trovare altri protagonisti della tua fantasia azzurra su quelle pagine, che si placava solo quando scovavi tra le ultime possibilitá di successo i nomi delle riserve come ad esempio quello di Tarro Genta.
Emozioni, emozioni di un ragazzino innamorato di quei cognomi che solo a sentirli nominare gli tremavano le gambe, figuriamoci a vederli di persona nella loro  statuaria imponenza.
Loro, grandi e grossi, e non solo nel fisico, stavano umilmente con il loro cognome rigorosamente incolonnati subito dopo un qualsiasi altro nominativo, senza tirarsela, senza godere di caratteri grafici distintivi che marcassero la differenza con gli altri nomi dell’elenco.
È  vero allora si era tutti più uguali, e non esistevano quelli più uguali degli altri.
Ora i giocatori, soprattutto quelli di un certo prestigio, sono come ectoplasmi che puoi santificare facilmente con l’aiuto delle enfatizzazioni dogmatiche proposte dalle televisioni, senza aspettare le tue valutazioni sulla possibilitá che questi ti piacciano o meno; prendere, usare e poi gettare nel bidone dell’indifferenza.
La distanza tra realtà e fantasia non è piú misurabile essendo l’una usurpatrice dell’altro spazio, interessata com’ è ad attribuirsi il controllo anche dei sentimenti.
Sentimenti che non restituiranno mai, freddi come sono nel modo di proporsi, un elenco telefonico, magari sbiadito e scritto fitto fitto con l’elenco dei giocatori che a Novara ci abitavano; ci giocavano e ci abitavano…forse qualche significato recondito avrà pur voluto significare!!
Senso di appartenenza? Può essere, orgoglio di indossare la nostra maglia azzurra?
Sicuramente.
Il tutto certificato dall’elenco telefonico.
Forsa Nuara tüta la vita
Nonnopipo

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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