Quelli dei likes e pacche sulla spalla. Editoriale

Le parole sono, nella mia non modesta opinione, la nostra massima e inesauribile forma di magia, in grado sia d’infliggere dolore sia d’allevarlo.  Albus Silente

Una delle cose che non smetterò mai di ribadire è l’importanza del difendere il valore dell’onestà intellettuale, che credo sia uno dei pochi fattori, se non il solo, che possa mettere nelle condizioni di esprimere una critica, oltre alle argomentazioni a sostegno della stessa. Onestà intellettuale che prevede, o almeno nell’accezione del termine che gli do io, di riconoscere sempre quando chi è stato oggetto di una critica abbia poi fatto qualcosa per migliorare la sua posizione, quantomeno agli occhi di chi la critica l’ha affondata. Uno dei principali appunti che ho mosso alla Società nella scorsa stagione è stato il deficit comunicativo col mondo esterno, inteso però nella sua forma più alta e subliminale e non  in termini assoluti, visto che tutto si può dire tranne che il Novara non abbia raccontato di se attraverso i media. Ho sempre considerato la comunicazione e l’Ufficio Stampa del Novara all’avanguardia, sicuramente un’eccellenza rispetto ai competitors di categoria e non, ma alquanto discutibile la forma utilizzata per mostrarsi e comunicare alla platea in ascolto. Tralasciamo il capitolo Boscaglia, sul quale abbiamo oggettivamente speso fin troppe parole in passato, su questa testata abbiamo spesso criticato la Società (MDS in primis) in termini di empatia comunicativa, culminato con l’isolamento non solo mediatico in cui il povero Teti è stato costretto a sopravvivere per parecchi mesi, o la mancanza di idee accattivanti e vincenti per coinvolgere concretamente la piazza. Insomma, il Novara parlava di se in maniera precisa e puntuale, ma ne usciva sempre un’immagine fredda, chiusa, antipatica.

Già in occasione della presentazione di Eugenio Corini ho avuto il sentore di un’inversione di tendenza dal punto di vista comunicativo. Non ho in realtà mai avuto la netta sensazione che il Novara lo scorso anno abbia mai avvalorato il punto di vista critico più volte evidenziato, ma sicuramente ha capito quanto su quell’aspetto avesse dovuto lavorare per “arrivare” meglio al cuore della gente. E questo non è un fattore di poco conto, perché vuol dire avere l’intelligenza di capire la propria clientela e soddisfarla, a prescindere dalle opinioni personali. Da tifoso non ho ovviamente bisogno di percepire quanto bene mi possa volere la Società perché tifo Novara Calcio ugualmente, ma è altresì vero che se la stessa Società si pone ben disposta, col sorriso, e mi trasmette entusiasmo, è probabile che io guardi a lei in maniera migliore. Frequentando Novarello, poi, è facile toccare con mano il concreto cambio di tendenza di tutto l’ambiente nei confronti dei tifosi. Che sia dovuto ad un livello di paraculismo superiore dei nuovi arrivati o che sia dovuto ad un diktat societario non lo so, ma ai miei fini sono solo dettagli ininfluenti perché quello che traspare è finalmente il piacere di avere a che fare col mondo Novara e non il disagio che si poteva avere fino a qualche mese fa. Insomma, ciò che percepisco cambiata è la qualità dei messaggi, non la quantità; il taglio degli incontri istituzionali tra tifoseria organizzata e Società, non gli incontri in sè che ci sono sempre stati; la concretezza che, piano piano, si riesce ad ottenere e non la disponibilità ad ascoltarci, che c’è sempre stata.

E lo stesso cambiamento di tendenza si può notare sui Social ufficiali. Oggi, per esempio, in occasione dell’anniversario della messa in onda della prima puntata di Holly & Benji, è stata riproposta dal canale Facebook del Novara Calcio la puntata doppiata da Calderoni e Sansone. E’ evidente che si sta parlando di cazzate e che il lavoro e la serietà di una Società non possono essere misurati dal numero di post ironici su un Social, che peraltro la massa over 60 del pubblico Novarese ignora, ma tutto contribuisce ad alimentare quell’idea di leggerezza che completa un’offerta professionale già di livello. Questo post, insieme ad altri (per esempio la sobria ed elegante presentazione di Ronaldo) , sono già stati ripresi dalle principali e più seguite pagine satiriche su Facebook, e sicuramente, se non portano abbonamenti, almeno strappano sorrisi e contribuiscono a spostare l’idea del Novara da quel freddo e serioso clima stile collegio Svizzero anni ’50 ad una festosa comunità che sa prendersi per il culo senza però piegare la testa.

Poi ovviamente il campo farà da padrone, come giusto che sia, perché se si vincerà sarà tutto più facile, se si perderà sarà tutto maledettamente complicato, ma oggi non posso che lodare questo nuovo approccio mediatico e relazionale. L’errore da non commettere ora è quello di rinchiudersi a riccio, soprattutto se le cose in campionato non dovessero andare come speriamo, percorrendo quella sbagliata strategia di rifugiarsi nella rigida serietà istituzionale pensando che quello sia il solo modo per dimostrare che si sta lavorando seriamente. Non funziona così, non nel 2017 dove contano più 100 likes che un pacca sulla spalla. Meglio o peggio di un tempo non importa, è in questa era che viviamo e conseguentemente ci dobbiamo adeguare, altrimenti il prezzo da pagare può essere molto caro.

Il mio sogno rimane quello di vedere Massimo De Salvo una volta in curva, e non nascosto e irriconoscibile come ha detto di aver fatto in passato, ma in mezzo alla sua gente. Non è necessario andare in balaustra a fare il lancia cori e nemmeno tatuarsi il simbolo del Novara o della Cupola come abbiamo fatto in tanti, basta esserci. Impossibile? Chi lo sà. Da quando l’ho visto indossare la mia cuffia di lana e da quando ha adottato il suo nuovo taglio di capelli ho capito che tutto è possibile. Pure riuscire nell’impresa (per lui) di ottenere più pacche sulla spalla che likes su un Social. Roba che non è da tutti.

Claudio Vannucci

 


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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