Il direttore del piano scaramantico Racconti

Non capisco per quale arcano e recondito motivo dal giorno del raduno in poi, avverto l’avvicinarsi inesorabile di quelle sensazioni che provo a campionato iniziato, quando le ore precedenti la partita diventano scenario di quel microcosmo contrassegnato dalle scaramanzie.
E ogni volta che il cielo si scurisce di nuvole minacciose dal color violaceo, mi pare che sia il classico e consueto segnale della fine dell’estate o del temporale di mezzo agosto che marca, con il suo avvento, la rottura dell’estate e con essa l’inizio del campionato.
D’accordo, lo so, non siamo neanche alla fine di luglio e di nuvole temporalesche non ce n’è neanche la razza, ma la voglia di Novara è talmente tanta che ogni segnale lo modifico e lo adatto alle mie esigenze.
Poi andrà da sè che il giorno della partita difficilmente riuscirò a fare la nanna oltre l’orario di solito riservato ai turnisti che prendono servizio al mattino, e davanti all’armadio delle cose azzurre, valuterò con attenzione cosa indossare, considerando millemila varianti con attenzione.

Scelta difficile, non c’è dubbio, delicata e di importanza fondamentale e strategica; quando si parla di rito della vestizione non si può sbagliare, non si possono commettere errori, non si può improvvisare.

Un banale errore potrebbe compromettere il buon esito finale, una piccola confusione o dimenticanza potrebbe condurre dritto e filato a un finale nefasto…no, non voglio nemmeno pensarci, quindi massima concentrazione e cominciamo.

La maglia: ok, deciso, indosserò questa; si, è quella di Lumezzane quando il gol di Corazza ci portò in B…si…però poi l’ho messa alla prima contro il Latina che al 92mo…Brosco…pareggiò…via via togliamola subito e mettiamo quella che indossai a Pescara quando Felicione marcò il vantaggio e vincemmo due a uno.
E così la maglia l’abbiamo sistemata.
Passiamo alla felpa, perchè se fa freddo la felpa non può mancare, magari quella con il cappuccio a evitare che le orecchie “ascoltino” quella poca nebbia rimasta a Novara, che però riesce ancora ad essere umida e fredda, anche se lontana parente dei nebbioni di una volta.
Ecco, mi infilo quella dè “quelli dell’Alcarotti”, con lei indosso almeno il pareggio è assicurato, meglio andare sul sicuro.
I pantaloni non sono poi cosí importanti, però meglio i soliti jeans “supersdruciticoni buchinelletasche” che tanto hanno portato bene in quel tribolato “Irpefcampionato” di lega pro.
Sciarpa, guanti, giacca a vento e l’omino “Michelin” è pronto, finalmente!!!
Se tutto questo “cambia togli e metti” fosse capitato in un negozio di abbigliamento il commesso/a si sarebbe tolto la vita alla sesta maglia azzurra provata.
Praticamente la vestizione raggiunge la tribolazione che una donna affronta nel momento del travaglio e del successivo parto.

Ma il tutto non finisce alle 11:47, orario in cui di solito terminano queste grandi manovre.
Coccolato dallo sguardo paziente e materno di Nonnalanto che intanto ricostruisce dove Attila è passato, ho la conferma che l’attesa, per un tifoso innamorato è fatta di rituali; dalla divisa, appunto, fino alla pizza consumata con gli altri rimbambí prima della partita.

Perchè rimbambí?? Perchè non è normale che uno, e dico uno eh! il Ciumi, sempre e solo lui, si ricordi esattamente che cosa ognuno di noi mangiò l’ultima volta che si vinse in casa; quindi, vuoi prendere una tagliata con le patate? Col cazzo che te la mangi!!! Ti prendi la New School (una pizza con friarielli e salame piccante) che hai preso l’ultima volta che vincemmo e non rompere le balle. E questo vale per tutti i commensali, anche per quello che vorrebbe una quattro stagioni. Niente da fare, ti prendi il tuo bel fritto misto e non rompere i coglioni.

C’è ogni tanto qualcuno che tenta di barare rischiando di compromettere il rito propiziatorio, ma lui, sempre lui, ti ha già ciulato in quanto, al momento della prenotazione telefonica del tavolo presso il Ristorante Piazzano, praticamente ha già predisposto le ordinazioni, non si scappa, o mangi sta minestra o ti vè a da via ‘l cü.
Come quella volta che appena seduto al tavolo mi venne servita una zuppiera di insalata mista con acqua minerale, a me che avevo una fame della Madonna, semplicemente perché, dai file in suo possesso, il “direttore del piano scaramantico” aveva notato che il campionato precedente, proprio contro la stessa squadra che poco dopo avrebbe incontrato il Novara, proprio quel piatto avevo ordinato essendo afflitto da una “minchiazione” che non avrebbe tollerato piatti più allettanti.
Non ci fu nulla da fare…e insalata fu.

Si passa successivamente alla fase che precede l’ingresso al tempio.
Anch’ essa ricca di particolari e di piccole manie, fors’ anche di ossessioni, come quella di scegliere il tornello più vincente o iniziare i gradini delle scale che portano agli spalti con un piede piuttosto che l’altro.

Ma poi, gradino dopo gradino, si apre davanti il campo di calcio e tutto lo stadio con la sua potenza viscerale, propulsiva e dirompente, dove la consapevolezza dell’ imminente avvenimento fa cadere quelle millemila barriere quotidiane davanti alle quali, spesso, ti fermi senza avere il coraggio di affrontarle.

Ma qui dentro alla pancia, passando attraverso quell’ ombelico centro dell’universo, non ci sono più differenze di età, credo o sesso. Qui nessuno riderà mai di te qualora ti mettessi a fare i numeri, urlare, ballare, ululare, ridere, sognare, piangere; nessuno mai avrà niente da ridire se darai sfogo ai tuoi gesti più ancestrali integrandoti sempre più con tutto il brodo primordiale che ti circonda.

E il risultato della partita, poi, qualunque esso sia, rimetterà in moto per la prossima occasione, gli stessi meccanismi con le modifiche relative, altrimenti come potrei scrivere la continuazione di come mi vestirò la prossima volta…e cosa il Ciumi mi ordinerà al Piazzano?
Dimenticavo un indizio: l’ultima volta ho gustato una pizza alla Amatriciana.
Fantastica.

Forsa Nuara tüta la vita

Nonnopipo


Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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