Un sabato all’Ikea. Racconti

Prefazione.

Facciamo il punto della situazione.
È sabato, fa un caldo maiale e io mi ritrovo nel piazzale dell’Ikea in attesa che questa giostra delle cose inutili e globalizzate, apra i battenti a una mandria di pecore impazienti di seguire pedissequamente chi sta davanti a loro.
Quindi mani ben salde sul maniglione del carrello rombante e, per dirla alla Guido Meda, “gas a martello…giú la testa nella carena!!” e via dentro il ventre di questa balena che detesto, per ora, ma che odieró quando saró costretto dall’orario che impone il pranzo, “dove ti trovi ti trovi”, ad assaporare quelle polpette servite dal self service, molto simili alle scatolette del Chappy, la cui digestione impiega circa un paio di giorni a terminare il suo lavoro manco fosse una cassöeula!!!
Proseguendo nella lettura si potranno scoprire innocenti risvolti e ovvie complicazioni che hanno ispirato questo cazzo di articolo.

Vendetta tremenda vendetta!!!!

…il motivo per il quale io mi ritrovo qui a spingere un carrello dentro cui giacciono oggetti inutili dai nomi improbabili come un sorriso di Galabinov dopo un gol, tipo Swalka o Öštreiko, che definire stravaganti è il minimo sindacale, ve lo spiego immediatamente, io almeno ho il coraggio di denunciarmi al pubblico lubidrio, mentre altri si mascherano dietro occhialoni alla Sandra Mondaini, per non farsi cuccare da qualcuno che li possa riconoscere; sputtanamento assicurato.

Dunque, è passato circa un mese dal triplice fischio finale di Carpi che sanciva per noi la fine del campionato e, contemporaneamente, inaugurava l’ inizio di quel periodo vuoto di calcio che non definirlo coercitivo e coatto sarebbe colpevole quanto ritenere benedetto l’arrivo dei due testimoni di Geova davanti al campanello di casa tua alle otto di domenica.
In questo contesto destabilito da ogni regola comportamentale, senza ritegno alcuno, scatta automaticamente la vendetta delle mogli/ compagne nei confronti dei mariti calcisticamente abbonati e avvezzi alle trasferte.
E si, perché in questo spazio temporale, ovvero quello compreso tra l’ultimo trillo del fischietto e il primo della stagione successiva, che arriverà dopo ferragosto, noi uomini tifosi siamo costretti a sottostare, sopportare, subire, ogni tipo di angheria da parte delle Signore consorti, le quali, silenti e falsamente accondiscendenti, stabiliscono unilateralmente l’entità del controvalore da richiedere in cambio alle avvenute concessioni calcistiche.
Esse sono ben consapevoli che in questo lasso di tempo i nostri argomenti difensivi valgono quanto una bandoliera di cartucce prive di polvere da sparo, pertanto, scientemente, esse esagerano.
In cosa? In qualunque contesto possa avere un senso ritorsivo.

Quindi, per offrire una logica a questo preambolo, val la pena ricordare quella volta quando, giunto a casa a tarda notte, praticamente quasi l’ alba, proveniente dall’ultima trasferta della stagione, la mia insonnolita attenzione venne attirata da un foglio scritto a mano posto sul tavolo del soggiorno; appunti? Non credo!! Forse l’inizio della vendetta…ok, togliamo il “forse”.
Un foglio alle tre di notte va letto sempre, in quanto è palese che altro non potrebbe essere se non un modo elegante per impartire ordini.
Peró se lo leggessi, non potrei poi giustificare la mancata esecuzione di quegli ordini…
difatti non lo leggo, lo sbircio, e immediatamente lo accartoccio, poi lo butterò nella differenziata…tanto accamperò la solita sacrosanta scusa che ero stanco e credevo fosse un foglio dimenticato che faceva disordine.
La sbirciata furtiva però mi ha consentito di leggere tre o quattro parole che analizzate risultano essere peggio di una dichiarazione di guerra, peggio di una profezia di catastrofi imminenti, peggio di una lettera di Equitalia, peggio di quelle letterine color verde caghetta che ti ricordano di essere transitato a una velocità superiore al limite consentito, peggio del cielo nero che monta su dal Monferrato e costringe il contadino a scappare a casa…perché si da credito al proverbio popolare quando afferma che “se ‘l tempural al riva dla muntagna, ciapa la sapa e va in campagna, ma se ‘l riva dal Munfrá, ciapa la sapa e scapa a cá!”
E quello che ho intravisto sbirciando, altrocché un temporale che arriva dal Monferrato!!!, qui si tratta di un ciclone, di un tornado…ma si, dai, un uragano!!
Quindi rapidamente l’ansia si impossessa dello stomaco e lo rivolta come un calzino, la paura, rapida come un fiume in piena, si trasforma in terrore e ti secca le fauci, la respirazione si fa affannosa, il battito cardiaco scandisce ritmi inusuali.

Recupero un momento di lucidità bevendo d’un fiato un prosecchino che vale da solo tutti gli ansiolitici di questo mondo, le bollicine che salgono prepotenti strizzano le mucose obbligando il volto ad assumere l’espressione di un leggero fastidio, forse l’inizio di un dolore confuso la cui matrice risulterà essere indefinibile.
Intanto l’operazione finalizzata all’occultamento del reperto cartaceo può avere inizio: appallottolo ancor meglio il foglio incriminato e lo butto nel contenitore preposto, ben in fondo, sommerso da un pieno di carta, così in profondità neanche gli agenti del RIS riuscirebbero a scovarlo.
Ma l’indomani mi riserva una sorpresa che sa di beffa: lei si sveglia e candidamente mi dice: ” hai visto se il bidone della carta è pieno, dato che questa mattina ci hai buttato quel foglio?
Il silenzio dei secondi successivi conservò la memoria di quelle parole.
In buona sostanza, sgamato, punto e basta.
E lo sboffonchio gutturale che riuscì a malapena a dissimulare il mio imbarazzato disappunto, mi fece optare per un ulteriore e più duraturo silenzio, equivalente a un disperato salvataggio in calcio d’angolo, in attesa di una manciata di immagini al replay prive del commento sonoro.
Ma…sulla battuta del corner fui costretto a capitolare quando lei estrasse dal nulla, come neanche il mago Silvan sapeva fare, la copia del foglio maledetto, dove annotati in ordine di apparizione figuravano i seguenti nomi: Ikea, Maisons du Monde, Leroy Merlin!!!
Robi da matt, robi da stent a créd, robi dl’ altar mund!!! Ho vissuto questo anno intero accanto a una persona che ha covato per tutto questo tempo, l’ipotesi sciagurata di una vendetta con inusitata premeditazione e tanta ferocia??!!
Tutti e tre insieme no, è troppo, nessuno riuscirebbe a sopravvivere a un attacco commerciale di tale portata!!
Difatti lei che ha capito quanto io stessi barcollando, con un sorriso falso come una banconota da quindici euro, mi finisce dicendo: “…ma mica tutti e tre in un sol giorno eh!! Tre sabati di fila e siamo a posto, ora che il campionato è terminato, cominciamo dall’Ikea, poi si vedrà come e dove agire”.

Come e dove agire? Ma mica siamo degli agenti segreti del Mossad, porca la zozza!!
Dobbiamo solo andare all’Ikea, ciondolare un po’ tra lo scaffale Bestå e il guardaroba Askvoll, passando davanti al letto con materasso ottenuto dalla macerazione carbonica delle alghe provenienti dai fiordi incontaminati della Svezia nord orientale, il cui nome sul tabellino esposto risulta essere Ängsvide, e poi caricarli nel culo della macchina che comprensibilmente si rifiuterá di “ospitare” si tanta intrusione!!
E difatti eccomi qui a guardare mobili impossibili da montare e oggetti la cui utilità é pari a una riflessione politica di Salvini sul problema degli immigrati.
Riusciró a uscire vivo da questa fabbrica di sogni a buon prezzo apparente?
Forse si, ma il costo del pedaggio da pagare è esagerato rispetto a nove mesi di partite e una decina di trasferte !
Ma tant’è, inutile fuggire, inutile proporre alternative tipo week end al mare…si rischierebbe seriamente di dover aggiungere, alla pena dei tre centri commerciali, tre giorni sotto un ombrellone in spiaggia a s-giacón dal sul, che notoriamente detesto.
Pertanto, rassegnato e allegro come un cipresso davanti al cimitero, non mi resta altro che caricare in auto i tre scatoloni contenenti la libreria Hemnes da montare…da montare?? appunto… e quando mai qualcuno al mondo è riuscito a montare qualcosa acquistato in questo falsofilantropico “negozio” senza aver tentato almeno un paio di volte il suicidio??
Uno c’è per fortuna, esiste davvero e si chiama Nico; lui l’è toshano e l’ha sposato la mi figliola, lui, che home hantava Battisti, l’è uno di quelli che “con un cacciavite in mano fa miracoli!!!”
Ecco mi rivolgeró a lui, guardandomi bene dal raccontargli tutta la storia, eh!!
Anche perché pare che tra non molto a Novara aprirà almeno uno dei tre esercizi commerciali succitati, così dicono i sempre ben informati.
Uno su tre, non è male, dai … “poi si vedrà come e dove agire.” (cit)

Nonnopipo


Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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