Editoriale

Come spesso accade tra i due litiganti il terzo gode, (seppur nel caso del Novara sarebbe forse più opportuno modificare i numeri sostituendo il due col ventidue e il tre col ventitre, ma suvvia non facciamo i precisini), ed Eugenio Corini è il nuovo allenatore del Novara, battendo così la concorrenza di un nutrito numero di pretendenti. Un profilo mai nominato dai media fino a questa mattina, sintomo che la Società, quando vuole, è capace a lavorare sottotraccia, ma soprattutto coerente col profilo di allenatore cercato: giovane, con esperienza, con voglia di vincere e senza quella presunzione di ottenere contratti faraonici o quella spocchia di chi crede, più per diritto divino che per oggettivi meriti, di meritarsi solo una squadra destinata sulla carta a vincere il campionato, come pare un allenatore ex campione pluridecorato abbia preteso dalla nostra Dirigenza.

Eugenio Corini è un allenatore che ha avuto il battesimo sulla panchina in serie B proprio a Novara, quando ne uscì piuttosto male col suo Crotone, e in un qualche modo è legato da quel filo conduttore che unisce nuovamente Novara a Brescia iniziato lo scorso anno con Boscaglia: è infatti di Bagnolo Mella, un paesino alle porte di Brescia, dove ha militato, giovanili a parte, nella stagione 1994-95.

Corini ha adottato nella sua carriera sia un classico 4-4-2, che un 4-3-1-2 o un 4-3-3, specialmente quando era alla guida del Chievo, con netta preferenza per il secondo modulo dei tre elencati. Talvolta ha impiegato anche un 3-5-2, che in fase di non possesso si trasformava in un vero 5-3-2. E’ per lo più prediletto un gioco all’italiana, con ripartenze veloci a cercare le mobili punte offensive. Gli esterni di difesa sono soliti a spingersi in avanti per innescare manovre d’attacco volte a creare spazi per gli inserimenti dei centrocampisti. Non ha inoltre difficoltà a passare dalla difesa a quattro e quella a tre a seconda degli avversari, peculiarità che gli attribuisce il patentino di allenatore versatile e moderno tanto in voga in questo momento.

Mi piace riportare un pezzo pubblicato dal Foglio nel momento in cui ha chiuso il suo rapporto col Palermo, e che credo descriva bene il nostro nuovo allenatore:

La zucca pelata ce l’aveva già quando ancora giocava, giocava bene, con la maglia rosa e nera. Domenica, sotto quel diluvio così poco palermitano, con l’acqua che gli colava dalla pelata fin dentro gli occhi azzurri, che non si capiva più se erano pioggia o lacrime, lui ci ha creduto, di poter fermare sulle “reti inviolate”, come diceva Ameri, la Banda degli Orfani. Ma oggi quella è la Banda Neocinica di Steve Pioli, non si poteva fare. Eugenio Corini era un capitano coraggioso e oggi è un tecnico di valore, tutto d’un pezzo. E non piangeva, no, sotto la pioggia di Palermo. Forse gli è venuto da piangere, ma per la stizza, soltanto dopo.

Quando, passata la trance agonistica, si è ricordato che ha un padrone che si chiama Zamparini, Maurizio “you’re fired” Zamparini. Così ha detto: “Ho chiesto al direttore sportivo Nicola Salerno un incontro. Adesso ci vedremo e ci confronteremo”. “Sarebbe sterile continuare a dire che mi gioco la panchina a Napoli, poi col Crotone in casa e così via. Penso che sia il momento di capire su chi puntare per le prossime 17 partite e per affrontare con orgoglio e dignità le partite che rimangono. In questo giochino di essere messi in discussione ogni partita io non ci sto”. Ecco, così fanno i bravi allenatori. Anche se hanno la sfiga di avere padroni più inaffidabili di Ansaldi quando perde palla. E da ragazzo religioso com’è, ad averlo saputo, forse domenica Joao Mario gli avrebbe dato una mano. Sotto il diluvio.

Alcune frasi prese da interviste passate:

“Certo, ma il lavoro, alla lunga, è quel che paga; il resto, per me, conta poco. Mi hanno insegnato così i miei genitori e sarò sempre grato a loro per questo. Sono contento di essere come sono, non vorrei essere nient’altro. Sono cresciuto in una famiglia di paese, gente abituata a lavorare sodo, sempre. Mi hanno insegnato che cosa è il sacrificio, che cosa significhi guadagnarsi il pane”.

Tempo fa conclusi un editoriale augurando al nuovo allenatore onestà intellettuale e correttezza nei rapporti coi suoi giocatori e con l’ambiente, e non  posso quindi fare altro che rinnovargli questo augurio. Se la Società ha scelto questo profilo significa che ha fatto le sue valutazioni e, a bocce ferme, con mercato ancora tutto da iniziare, credo  che sia una scelta che come tifosi possiamo solo sposare in attesa di capire di più di lui e soprattutto della squadra che gli verrà messa a disposizione.

Caro Mister, Novara non perdona ma sa amare come poche altre piazze. Chi ha conquistato il nostro cuore non ci è davvero mai più uscito. Buon lavoro e comprati una bella cuffia di lana, magari di qualche gruppo organizzato, perché in inverno il freddo picchia e ti servirà per coprire la pelata! Forza Novara sempre, ovunque e comunque.

Claudio Vannucci in collaborazione con la Redazione.

 

 


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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