La voglia di rimettersi in gioco Editoriale

Brutta cosa dover affrontare la questione allenatore nell’anno di grazia 2017, quando il 90% delle squadre di serie B decide di affidare la panchina ad una nuova figura e, più in generale, ci si trova nel bel mezzo di un ricambio generazionale pazzesco, dove chi non fa parte della ristrettissima cerchia di quei 3-4 nomi caldi (o forse paraculati) e sempre gettonati ha oggi le stesse possibilità di rimanere disoccupato o di sedere su una panchina importante per la categoria di competenza. Credo che, come tutte le cose, pure la questione allenatore sia influenzata dalle mode. Un volta se eri la squadra che puntava decisamente alla vittoria del campionato ti affidavi all’allenatore di grido esperto in promozioni, ora non necessariamente percorri questa strada, perché vincere con un prospetto giovane, nuovo, magari ex recente giocatore e sicuramente pagato a sconto rispetto al vip, ti fa ottenere la certificazione di VIF, Very Important Figo. E così, a metà giugno 2017 (nel momento in cui scrivo, perché tutto cambia sempre in fretta) succede che gente come Mandorlini, Iachini o Malesani, tanto per fare tre nomi, siano disoccupati da tempo, ed altri che ad oggi hanno allenato solo qualche formazione primavera o che hanno maturato poca esperienza complessiva si ritrovino al centro di litigi, offerte, controfferte e guerre fredde per convincerli ad accettare il lavoro. Chi capisce di calcio è davvero fortunato, anche perché poi, se le cose vanno male, le cronache dicono che i vari DS si lanceranno in  una nuova guerra fredda per assicurarsi le prestazione del vecchio marpione di turno, rinnegando così la rivoluzionaria scelta modaiola estiva nella speranza di salvare la stagione.

Brutta cosa dover affrontare la questione allenatore nell’anno di grazia 2017, quando si scopre che devi iniziare a fare i conti con la Cina e i loro soldoni unita alla loro voglia di crescere e costruirsi un’immagine credibile. Ed ecco che qualche allenatore facente parte della categoria ambita spiegata prima, si accontenta di fare il quinto allenatore in rosa, magari nello staff di qualche allenatore di nome, per andare a guadagnare dieci volte quanto guadagnerebbe a casa sua. E chissenefrega se poi dovrà girare con la mascherina perché la nebbia di smog che avvolgerà il 74esimo piano del suo grattacielo rischierà di fargli avere un’enfisema polmonare, intanto il curriculum e il conto in banca aumentano di valore e vaffanculo alla tua serie B italiana delle balle.

Brutta cosa dover affrontare la questione allenatore nell’anno di grazia 2017 quando non ti sei cautelato con un piano B o un piano C, e soprattutto quando non puoi offrire veri soldi e vendere reali ambizioni di gloria, e allora sei sempre vittima di legittimi rilanci e contro offerte che ti rendono perdente, soprattutto se arrivi in “finale” con una squadra che ha in cassa un paracadute dalla A molto grosso.

E allora cosa puoi fare? Due sole cose. La prima è attendere che la paura di rimanere col cerino in mano inizi a farsi importante nella testa di qualche allenatore e che quindi abbassi le pretese probabilmente ad oggi troppo elevate, e la seconda è quella di provare ad offrire il gusto della sfida e delle emozioni. Accettare oggi il Novara è una scelta che ti permette di avere buone possibilità di mantenere la categoria, e quindi di non esporti a figure di merda colossali, e la seconda è quella che il Novara è una di quelle Società in grado di rendere grande un allenatore e non il contrario. Mi spiego. Pecchia col Verona non ha guadagnato un centesimo di credibilità perché ha vinto con una squadra di categoria superiore (rischiando pure molto) e facendo solo quello che la logica e i valori tecnici della sua rosa suggerivano avrebbe dovuto fare. Tesser invece verrà ricordato per sempre come l’allenatore del miracolo Novara, quando fare il doppio salto di categoria non era così facile e comune come ora. La differenza è enorme. Io non voglio credere che esistano allenatori che rifiutino sistematicamente di rimettersi in gioco, magari di ricostruirsi una verginità persa maldestramente e soprattutto che non vogliano più provare a sognare e ad emozionarsi insieme ad una realtà come il Novara Calcio. Non è vero che il Novara non paga, probabilmente paga solo un po’ meno di altre, ma può sicuramente restituire molto di più di quello che noi tifosi percepiamo possa restituire.

Mi risulta già da fine Aprile che un nome recentemente accostato al Novara si sia dichiarato affascinato dal “prodotto” Novara, e che ci stia pensando seriamente. Ovviamente solo la storia dirà se accetterà e, nel caso, se sarà una scelta vincente, ma comunque, solo per il fatto di non aver declinato dopo cinque minuti (come diversi hanno fatto) mi fa ben sperare sia sul fatto che il Novara non sia appiattito e rassegnato a losche sconosciute comparse, e che allora esista davvero qualche allenatore con la voglia di rimettersi in gioco.

Questa probabilmente sarà la settimana del nostro nuovo allenatore. Buona fortuna Domenico Teti, buona fortuna Novara Calcio.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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