Rimaniamo in contatto

Gente da stadio

Malato di troppo calcio

Published

on

Comincio a credere di essere arrivato al punto in cui devo ammettere di aver guardato troppo calcio.

Me ne sono accorto stamattina mentre “girulavo” tra le bancarelle del mercato a Domodossola.
Bello e interessante, praticamente tutta la zona del centro occupata, e non solo la bellissima “piazza del mercato”, ma anche le strade adiacenti, con gli svizzeri bianchi di pelle e biondi di crine, ad occupare tutti i tavolini dei bar, anche quelli che hanno solo posti al sole, con i loro spritz di colore arancione a bollire sotto i trentaquattro gradi, mica come il sottoscritto e il mio Presidente Tano in quel di Vicenza, quando uno spritz bianco (acqua minerale ghiaccio e prosecco) fu il triste risultato della nostra ignorante ordinazione.
Ma…dicevo: devo ammettere di aver guardato troppo calcio.
Non che da ora in poi rinuncerò a qualche partita, per carità, non sia mai, addirittura in questo periodo di forzata astinenza ci si arrangia con ogni mezzo a disposizione, tipo i play off della lega pro e le pietose riproposizioni, da parte di Sky, di partite di campionati disputate almeno una venticinquina di anni fa, proprio quando eri in grado di accorgerti che la giovinezza finiva quando apprendevi che i tuoi giocatori preferiti avevano meno anni di quanti ne avessi te.
Ecco…stamattina ho proprio pensato di aver bevuto tutto ciò che parlava di calcio.
Anche i discorsi rubati sull’autobus o durante il rifornimento di benza, e…perché non vado a messa la domenica, altrimenti dagli ultimi banchi sarei riuscito a rubare qualche opinione riguardante la partita di cartello della giornata in corso, quando si dice di santificare le feste!!!
Perché l’uomo è calcio, non c’è niente da fare, non a caso uno degli elementi chimici più importanti per la nostra salute si chiama proprio così, mica tennis o scherma, ma calcio!!!!
Poi dai, ammettiamolo, il calcio, quello che si gioca undici contro undici con una sfera di simil cuoio, è presente nel DNA dell’uomo e ciascuno dei suoi spermatozoi sono paragonabili a un calciatore che sogna di essere selezionato per andare a giocarsi una finale…anche se poi, come la Juve, non ne vince mai una.
Però stamattina, li, al mercato a Domo, sono sicuro di aver capito che di calcio ne ho guardato troppo…si un po’ troppo, forse…un po’ piú del normale, ma come si fa a rinunciare al binomio subdolo vino calcio!!!! Che magari di vedere una partita del campionato svizzero o belga, che sono sicuro stanno trasmettendo in quel dato momento, non ne ho neanche per le balle, ma poi vedo che sul tavolo della cena è rimasta mezza bottiglia e allora, per associazione, o perchè semplicemente l’occasione fa l’uomo interessato al calcio “occasionalmente” ladro, ci si arrangia con rassegnazione ad osservare entrambe le cose da vicino: ovvero, quanto vino è rimasto nella bottiglia e la partita interessantissima del campionato belga…quando si dice una larga visione degli eventi!!!
Analizzato che il contenuto della bottiglia è sufficiente per i due tempi, il congiungimento astrale enosportivocalcistico puó avvenire senza problemi.
Certo che però questa mattina la mia coscienza al mercato a Domodossola mi ha imposto di notare che il mio modo di pensare è sintonizzato solo sulle frequenze calcistiche, troppo sintonizzato.
E allora cosa devo fare se mi ritrovo poi ad assistere alla epica sfida “scapoli ammogliati” che si disputa sullo splendido tappeto verde dell’impianto sportivo di Druogno. Sfida che vede impegnato il mio carissimo amico Pitti nelle fila degli scapoli…forse per l’ultima volta!!!
Ecco perchè comincio a credere di aver guardato troppo calcio!!!
Perchè mi ritrovo a fermarmi per strada rapito da una sfida cinque contro cinque diaputata da dieci ragazzini su un campo asfaltato e quattro zaini a definire i pali delle porte e la traversa fissata là, dove la prospettiva di quel pino termina appena sotto l’orologio del campanile.
E adesso litigano pure i dieci ragazzini, litigano come i grandi della serie A per un ipotetico fallo, e come posso io, malato di calcio, non mettermi in mezzo??
Accetto l’incarico di “arbitro bastardo e disonesto” e decreto il rigore. L’unica differenza peró è che se in serie A o B protestano, quí chi ha causato il rigore si mette a piangere e non c’è rimedio se non quello di offrirgli un gelatone per placarne le lacrime…ma vuoi escludere gli altri nove?
Non sia mai, quindi gelato per tutti, totale venticinque euro!!!
E anche questo frangente mi conferma di aver guardato troppo calcio!!
Ma cosa devo fare per non esserne coinvolto, per non interessarmi, ad esempio, riguardo a chi sará l’allenatore della squadra che amo, dato che il precedente aveva venduto il culo prima di finire di sporcarselo, per poi accorgersi di essere rimasto senza carta igienica necessaria almeno per pulirsi la faccia!!
È proprio vero che a volte non tutti i mali vengono per nuocere, e in questo caso meglio cornuti che di Boscaglia accompagnati.
Però, giusto per tornare alle origini di questo articolo, stamattina nella torrida Domodossola, calda e afosa come solo le città di fondovalle sanno esserlo, mi sono reso conto di aver guardato troppo calcio.
E il caldo non c’ entra nulla se un signore carico di borse della spesa quanto lo poteva essere un mulo che da queste parti scavalcava le montagne con una disinvoltura pari a quella che io ostento quando salgo sull’ascensore di casa, cadeva a terra sommerso dalle borse che teneva in mano, e io invece di aiutarlo a rialzarsi lanciavo rapide occhiate intorno con lo scopo di individuare il colpevole, scavando nelle mie tasche alla ricerca di un cartellino di colore rosso.
Ma ancor di piú ho capito di aver guardato troppo calcio quando fermo come un ebete davanti alla scena ho atteso invano il replay.
Nonnopipo

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

Continua a leggere
Clicca per commentare

Lascia un commento

Gente da stadio

A noi della partita non ce ne frega un cazzo, figuriamoci del ritiro

Published

on

By

Sulla scorta del fatto che per me seguire il Novara in trasferta è sempre e solo una scusa per mangiare e bere in abbondanza, non potevo esimermi dal tornare a Montjovet anche in occasione del ritiro, dopo la bella giornata di due anni fa per la partita con Pont Donnaz, per provare l’altro ristorante suggerito in zona. Al di là degli aspetti enogastronomici, comunque da sempre preminenti, mi porto a casa alcuni spunti/convinzioni da questa giornata di doppio allenamento di sabato a cui ho assistito. Il primo: per essere una sessione che i ben informati mi dicevano avrebbe dovuto essere di relativo scarico, o comunque almeno al mattino atleticamente blanda, ho visto spingere molto forte. Si è partiti già con Ranieri e Savini a parte per beghe fisiche, e con Carillo che si è fermato dopo il riscaldamento per un fastidio, e poi almeno 45 minuti di corsa a ritmo modulato divisi in 3 gruppi, immagino suddivisi per freschezza atletica e rapidità muscolare nell’entrare in forma. Alla fine, stavano tutti discretamente a pezzi ma, e qui andiamo al secondo punto, ho avuto l’impressione di un gruppo che si sacrifica volentieri. A trainare il primo gruppo ho visto in pianta stabile due come Thiago e Calcagni, non proprio dei punti fermi oggi, e a trainare il secondo e il terzo rispettivamente Buric e Bertoncini, altri due che non sono al momento nelle grazie della piazza. Forse mi sbaglio, ma viste le difficoltà del mercato in uscita, non è impossibile che in tanti di quelli che stiamo dando come sicuri partenti si stiano provando a giocare le proprie chances.

Dei vecchi, ho visto un Bonaccorsi già anima dello spogliatoio e pronto a prendersi un ruolo carismatico, e un Ranieri chiaramente leader tecnico, a confronto costante con Buba anche se era a parte. Fra i nuovi arrivati, mi ha impressionato per prestanza fisica Scaringi e per brillantezza Scappini nonostante l’età. La sensazione è che ci sia molta attesa da parte di tutti per Gerardini, molto stimolato dal preparatore, che è personalmente anche quello che sono più curioso di vedere all’opera. Per il resto è davvero difficile dare giudizi, a parte il fatto che il portiere aggregato e gli altri in prova a mio parere difficilmente rimarranno, anche perché uno di questi aveva la struttura muscolare di un profugo afghano appena sbarcato.

La sessione del pomeriggio ha visto la parte tattica e con la palla, dove si sono provate prevalentemente situazioni di dai e vai di gruppo. L’impressione è che con Buba vedremo molto giocare a calcio, non ci sono state sostanzialmente situazioni difensive provate ma magari non era la giornata giusta. L’allenamento pomeridiano è iniziato e terminato prima del previsto perché poi c’era il Lecco impegnato sul campo del PDHAE contro una rappresentativa locale. Ne ho approfittato per fare una foto con un signore che una ventina di anni fa mi ha regalato una delle gioie più grandi della mia vita sportiva e che anche l’anno scorso ha fatto una discreta impresa. Ce ne siamo tornati a casa così, con un paio di bottiglie di Picotendro di Arnad comprate al negozio del ristorante e col cinghiale che faceva ancora su e giù nello stomaco. Perché come sempre, a noi della partita non ce ne frega un cazzo.

Jacopo

Continua a leggere

Gente da stadio

Riabilitare Masiello e altre amenità

Published

on

By

Ogni volta che penso che il giornalismo sportivo non possa scendere più in basso, arriva qualcosa a confermarmi che ha la capacità di scavare a profondità che manco le trivelle che rimetteranno a breve in Adriatico per estrarre il gas. E succede sistematicamente quando si tratta di attaccare tutti coloro che, invece di starsene davanti alla TV pagando profumatamente un prestigiosissimo Sampdoria – Lecce in anticipo pomeridiano, si permettono il torto enorme di continuare a frequentare quel postaccio che risponde al nome di ‘stadio’, e magari di non farlo stando seduti composti come al cinema ma esternando delle emozioni e dei suoni. A stimolarmi questa riflessione, esattamente come il riflesso dello stimolo fisiologico al cui prodotto dovrebbe servire la Gazzetta come strumento di igiene, è stato un articolo uscito oggi sul rotolo rosa nazionale a doppio velo che riporto sotto.

Basterebbe essere nei panni di un tifoso qualsiasi per capire cosa significhi 11 anni dopo ritrovarsi davanti, in una piazza come Bari, uno come Masiello. Uno che, ricordiamo, da retrocesso si è venduto un Bari-Lecce (fatto noto, acclarato, confessato da lui stesso e per cui per anche altre combine aggiuntive ha subito una squalifica di due anni e mezzo), derby decisivo per il Lecce, che grazie a quella vittoria al contrario dei galletti si è salvato in A. Una tragedia sportiva che avrebbe devastato la psiche di qualunque tifoso già così, figuriamoci scoprendo a distanza di anni che quello che era il tuo difensore più forte e uno degli uomini più rappresentativi ha preso dei soldi per perderla. Lo scandalo dovrebbe essere caso mai che un personaggio del genere non sia stato radiato e peggio che dopo la squalifica abbia trovato società così prive di moralità e principi sportivi da offrirgli un altro contratto. Ma d’altra parte, parliamo del sistema calcio che ha ridato maglia titolare e fascia da capitano a uno come Mauri nella Lazio o ha continuato a far giocare uno come Doni nell’Atalanta fino a esaurita capacità di deambulare. Ovviamente, con tutto il mondo dell’informazione sportiva sdraiato e prono, senza che un singolo cristo di giornalista si sia alzato una volta in conferenza urlando: MA QUESTO PERCHE’ CAZZO È ANCORA SOTTO CONTRATTO?

E quindi, nel Paese in cui il tribunale mediatico marchia a vita il sindaco che si è preso l’abuso d’ufficio per aver omesso un controllo su una gara pubblica, per chi invece invoca pietà e perdono? Ovvio, per il povero calciatore che ha scontato la sua giusta condanna e che adesso non può nemmeno essere accolto dalla tifoseria che ha tradito nel peggiore dei modi come un vecchio compagno di avventure che ha fatto una marachella. Addirittura, si svegliano con la critica al ‘fine pena mai’ i giornali che fanno parte dello stesso gruppo editoriale che non ha mosso un dito quando il ‘fine pena mai’ è diventato riforma della giustizia ordinaria. E quindi, sono i tifosi che ancora una volta nel loro ‘perverso rapporto con le società’ (quale?) costringono un’altra società a non convocare un giocatore perché minacciato. Minacce che non è ancora stato dimostrato da chi siano arrivate, se non per mezzo social come succede in altri mille casi da parte di milioni di disagiati da internet che poi in realtà hanno paura della loro ombra, mentre è stato confermato che quello di non essere schierato a Bari era un accordo che Masiello aveva GIA’ preso con la società Sudtirol alla firma del contratto. Altroché ‘a Bari i tifosi ordinano e a Bolzano ubbidiscono’.

Ma ormai la linea di giornali come la Gazzetta su questo è chiara. I tifosi, se proprio devono uscire di casa e andare allo stadio a rompere i coglioni invece di pagare l’abbonamento a DAZN (aumentato unilateralmente restringendo gli accessi e senza migliorare il servizio da Bangladesh offerto) dovrebbero farlo seguendo il manuale di bon ton, chiedendo per favore se possono appendere uno striscione ricordandosi di mettere gli asterischi per non urtare la sensibilità di nessuno, scandendo cori gender equal e non discriminatori, e sussurando a bassa voce ‘birbante’ al giocatore avversario che gli urla in faccia un mastodontico ‘SUCA’ dopo il gol. E se per caso non lo fanno e magari si permettono dopo la quindicesima sconfitta in 20 partite di contestare vigorosamente la squadra, ovviamente vanno tutti equiparati agli avanzi di galera che dopo la morte di Boiocchi hanno svuotato la curva dell’Inter a suon di schiaffoni. Quindi al ritorno con la Pro mi aspetto un bel coro per il buon Gianmario in linea con i nuovi requisiti Gazzetta: COMI-TU SEI-UN POCO MASCALZONE

Jacopo

Continua a leggere

Gente da stadio

Ticinia una di noi

Published

on

By

Associazione Emiliano Mondonico e Ticinia Novara si presentano con la loro, ma sarebbe più corretto usare il plurale, le loro iniziative. Attraverso Clara Mondonico e Daniele Colognesi è stato illustrato un progetto di lungo respiro che ha già visto nell’immediato la creazione di una squadra che prenderà parte al campionato paralimpico sotto l’egida della FIGC. Per chi non conoscesse queste due fantastiche realtà diciamo che si occupano di persone affette da disabilità che in realtà hanno delle grandi abilità e tantissimo da insegnare al cosiddetto mondo “normale” attraverso il calcio.

L’incontro è avvenuto nella sala consigliare del Comune di Novara che ha appoggiato il progetto con la presenza dell’assessore Chiarelli, la quale ha assicurato l’impegno a fornire risorse e supporto. Anche il presidente dell’associazione allenatori di Novara Guido Gaudio ha annunciato l’istituzione di un corso per allenatori deputati a seguire queste squadre “speciali”.

In un consesso di così alto livello è mancata la presenza del Novara calcio 1908 forse giustificabile per l’orario (12.15) ma sicuramente sarebbe stata gradita, e mi permetto di dire, dovuta. Un plauso a chi porta avanti queste iniziative che sono un vero e proprio strumento di welfare che porta giovamento a tutti anche a coloro che nemmeno le conoscono.

Siviersson

 

Continua a leggere

NSN on Facebook

Facebook Pagelike Widget

Telegram

Ultimi Articoli

Copyright © 2017 Zox News Theme. Theme by MVP Themes, powered by WordPress.