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6 giugno 1971 – Novara Pisa 7-1

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Archiviato il palpitante 4-4 dello spareggio Biellese-Pro Vercelli il glorioso stadio comunale di via Alcarotti la domenica successiva 6 giugno ospitava l’ ultima gara interna del Novara contro il Pisa nell’ ambito della 37^ giornata del campionato di serie B. La partita si archiviava con un roboante 7-1 per gli azzurri!! Riveste notevole risonanza tale circostanza in quel periodo, poiché imperava la filosofia del “catenaccio”, e registrare risultati con abbondanti “messe di reti” non era frequente.
In settimana Carlo Parola era stato confermato alla guida del Novara che si accingeva ad affrontare il Pisa priva di Carrera squalificato. I toscani erano invischiati nelle posizioni pericolanti e la partita rivestiva una importanza vitale nell’ economia della classifica: circa mille pisani erano accorsi a Novara, era stato organizzato pure un treno speciale. I novaresi non erano rimasti turbati da una così nutrita presenza di tifosi nerazzurri malgrado un proverbio ammonisca che: “è meglio un morto in casa che un pisano sulla porta!”.

A dispetto del risultato finale la partita non aveva avuto un avvio felice per gli azzurri. Il Novara stentava ad affacciarsi a ridosso della porta complice, forse, la assenza del proprio regista Carrera squalificato. Erano invece i nerazzurri toscani a creare qualche azione pericolosa: al 6′ con Baroncini e al 26′ con Burlando, mentre Pulici compiva un prodigioso intervento deviando in angolo una conclusione di Domenico Parola (un omonimo dell’ allenatore del Novara). In prossimità dell’ intervallo giungeva il vantaggio azzurro: al 40′ su una concitata azione di calcio d’ angolo Udovicich sferrava un tiro da limite dell’ area che sorprendeva il portiere.

La ripresa si apriva con un calcio di rigore a favore del Novara. Gavinelli sulla fascia crossava al centro dell’ area dove Teneggi con la mano anticipava l’ intervento di Gabetto: dagli undici metri Vivian non falliva: 2-0. Il Pisa accusava il colpo e subiva altri tre goal nel volgere di dieci minuti. Con una azione personale iniziata sulla destra Gavinelli firmava la terza rete: era emulato qualche minuto dopo da Gabetto che di testa indirizzava la sfera alle spalle di Cacciatori. Al 18′ era Jacomuzzi con una autentica prodezza balistica di prima a realizzare il 5 a 0. Il Pisa si sbilanciava insidiosamente nel tentativo di arginare il passivo: la differenza reti era il termine di paragone che decretava la retrocessione in caso di ex aequo in classifica. Gabetto in contropiede realizzava ancora al 32′. Il numero nove azzurro non concretizzava una favorevole occasione e Jacomuzzi colpiva il palo. Quando mancavano circa due minuti alla fine il Pisa siglava la rete della “bandiera” con Piaceri. Prima però che l’ arbitro sancisse la fine Giannini firmava l’ ultima rete della partita sfruttando uno svarione di Teneggi per il 7-1 definitivo.

Tale sonoro rovescio subito dai pisani avrebbe poi sancito la domenica successiva la retrocessione in serie C per peggiore differenza reti sul Taranto (-7 contro il -13 dei toscani).
Per le solite fortuite coincidenze della sorte Novara e Pisa si era affrontate il 9 giugno del 1968 a campi inversi: la partita terminò 1-1 e in quella stagione i nerazzurri furono promossi in serie A. Alla avventura del Pisa nella massima serie parteciperà l’ ex centrocampista azzurro Alvaro Gasparini.
Gli azzurri si congedarono dal proprio pubblico con questo successo dal punteggio strabiliante e miglior “regalo” non potevano fare al loro presidente Santino Tarantola che mercoledì 9 giugno si sarebbe sposato.

Alessandro Bacchetta

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Ciao Bernardino

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Se ne va anche Fabbian dopo il Ceramica a rendere ancora più povera quella squadra che diede il preludio a 33 anni di oblio e sofferenza.

Fabbian giocó solo un anno con noi ed arrivava da quel Foggia che l’anno prima salì in serie A seguito, alla fine di Ottobre, dal trio Lodetti Toschi e Fumagalli.

Centrocampista solido di vecchio stampo aveva comunque una sua eleganza e, in un centrocampo dove giocavano ancora Ferrari e Giannini, fece la sua figura.

Ci chiediamo ancora come e perché retrocedemmo. Ciao Bernardino riposa in pace

Ciumi

 

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Il centravanti gentile

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Viene soprattutto ricordato per essere il “figlio di Guglielmo” ma, in realtà, per chi come noi in quegli anni guardava il Novara con gli occhi innamorati di un bambino lui era il centravanti gentile.

Prese il posto del Ricu e le sua eleganza era di un’altra scuola, in campo e fuori. Erano gli anni in cui a Novara arrivavano le giovani promesse o i cosiddetti “sul viale del tramonto”.. lui era uno di questi ma fu determinante, nella cavalcata che ci riportò in serie B.

Indimenticabile il suo gol contro i bustocchi quando saltò mezza difesa o quando, contro il Sottomarina, sforbiciò la palla emule del suo allenatore Carletto Parola.

Lo abbiamo reincontrato tante volte negli anni bui sugli spalti come osservatore delle giovanile del Torino ed anche in quelle occasioni resta impressa nella mente il suo garbo, la sua gentilezza e l’immancabile sigaretta.

Un altro cuore azzurro ormai ricordato da pochi che se ne va.

Ciumi

 

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DA TERESIO A GIANCARLO E SILVINO

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Il talento non si tramanda. Non sono infatti frequenti i casi che il lessico sportivo qualifica come “figli d’ arte” ovvero diretti discendenti di campioni. Più facile trovare nella storia del calcio italiano in serie A e B dei fratelli: facilmente riconoscibili dalla consolidata prassi di un tempo di posporre un numero romano al cognome, come i monarchi e i pontefici. Era così possibile distinguere cognomi consanguinei da semplici omonimi (vedi per esempio i due Calloni del Novara). Ecco quindi negli anni sessanta rinvenire in un qualsiasi “almanacco” per esempio Spartaco e Fausto Landini, Gianni e Mauro Rivera, Dino e Giorgio Zoff, Orlando e Giancarlo Bertini, Giuseppe e Gianluigi Savoldi, Sandro e Ferruccio Mazzola: questi ultimi figli di Valentino, capitano del Torino prematuramente scomparso nella tragedia di Superga. Compagno di squadra di Valentino Mazzola che subì lo stesso terribile destino Guglielmo Gabetto: il figlio Pierluigi raggiunse l’ apice della sua carriera a Novara nel 1970/71. Un fenomeno cresciuto in quel periodo forse per il divieto al tesseramento di calciatori e tecnici stranieri promulgato dal Consiglio federale dopo il “disastro di Middlesbrough”.
Non è pertanto agevole rinvenire in serie A la presenza di due fratelli come Sandro e Ferruccio Mazzola “figli d’ arte”. Ma Il Novara nella sua ultra centenaria storia, per due terzi gloriosa, riesce ad annoverare anche questa rara circostanza: di un “padre”, calciatore azzurro, che ha “visto” due figli emularlo e giocare in serie A.

Teresio Bercellino detto “pastina” nato a Gattinara nel 1910 era un centrocampista che esordì con la maglia azzurra del Novara nel 1929. Secondo il libro “Novara cento avventure” di Gianni Romeo, Teresio vestì per 215 volte la maglia azzurra dal 1929 di cui 22 in serie A: aspetto particolare senza alcun goal all’attivo.
Teresio Bercellino disputò l’ ultima partita in azzurro in serie A nel campionato 1938/39 uno dei momenti di maggior gloria assoluta del Novara che trovò la sua consacrazione con la finale di Coppa Italia del maggio 1939.
Ritiratosi dalla attività agonistica Teresio fece parte dello staff tecnico del Borgosesia dove “svezzò” calcisticamente i suoi due figli Giancarlo e Silvino prima di affidarli alle cure materne della “vecchia signora”: approdarono infatti nella Juventus dove rimasero compagni di squadra solo nei campionati 1963/64 e 1965/66.
E’ facilmente riscontrabile la carriera di questi due “figli d’ arte”: ci si sofferma pertanto solo su qualche curiosità della loro attività sportiva.
Non sfuggirono alla consolidata prassi riservata alle “giovani promesse” di maturare esperienza “in prestito” presso altre formazioni. Giancarlo finì all’ Alessandria nel 1960/61 dove affrontò il Novara segnando una rete su rigore nella gara di andata finita 4 a 1 per i grigi. Mentre Silvino nel 1064/65 viene mandato a Potenza dove trovò come compagno di squadra Roberto Boninsegna contribuendo con 18 reti ad un lusinghiero 5 posto finale per i rossoblù lucani.

Giancarlo e Silvino con la maglia della nazionale parteciparono ai giochi del Mediterraneo del 1963. L’ Italia conquistò l’ oro nel calcio sconfiggendo in finale per 3 a 0 la Turchia le reti di Bercellino II (Silvino), una doppietta, e la terza rete del “novarese” Luigi Giannini.
Giancarlo disputò la semifinale del campionato europeo per nazioni del 1968 a Napoli contro l’ URSS finita 0 a 0. Poi a causa di un infortunio non poté prendere parte a nessuna delle due finali.
Silvino invece sul finire della propria carriera su protagonista nel bene e nel male dello spareggio promozione disputato a Novara il 6 giugno 1976 tra Biellese ed Omegna: sfida che ebbe un tumultuoso finale con diversi giocatori espulsi tra i quali Silvino. L’ attaccante gattinarese firmò la doppietta che permise alla Biellese di sconfiggere gli omegnesi per 2 a 1 ai supplementari: di Bacchetta su punizione la rete del temporaneo pareggio rossonero al 75′. Nella formazione dell’ Omegna c’ era il “novarese” Giancarlo Guidetti.
Il destino riserva insondabili e misteriosi disegni: alla vigilia della partita del campionato di Promozione tra il Grignasco, allenato da Silvino ed il Borgosesia diretto da Giancarlo che vedeva quindi i due fratelli “sfidarsi” a distanza veniva a mancare “papà Teresio”: era il 24 marzo del 1979.
Il Novara perdeva con Teresio Bercellino un protagonista di primo piano degli anni trenta al quale ingiustamente la principale bibliografia azzurra non ha dato grande considerazione.

alessandro bacchetta (ale960)

(una foto del Novara 1935/36 tratta dal libro “Un secolo azzurro” di Devecchi, De Luca e Delzoppo. Teresio Bercellino è il terzo dall’ alto)

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