Shirley Temple vs Mortimer Calcio in rosa

Commento tecnico ed emozionale al 20 maggio: è finito il campionato.

Anche per quest’anno calendario finito, gite sospese e manifestazioni ferme. A questo punto, come ogni anno accade, quasi tutte le creature entrano in una fase di depressione post game.
C’è chi per andare a prendere l’autostrada vicino a casa dice: “facciamo il giro largo, magari è meglio prender la tangenziale di là…” in modo da passare davanti allo stadio per rivolgere lo sguardo verso il finestrino di destra e dargli un saluto e un arrivederci.
C’è chi, per non essere da meno, con le manine dietro la schiena assumendo a tratti le sembianze di Cuccia, passeggia col proprio nipote/figlio/cane nella zona limitrofa ai cancelli dello stadio, pensando alle volte che ha spinto il tornello. Ricordo peraltro molto più  nitido del primo appuntamento con la sua donna, posto ci sia stato.
Arrivato questo momento, le case si ripopolano della figura maschile durante il fine settimana; uomini con la stessa ilarità che ha un criceto quando la ruotina non gira più. Figure che però iniziano a dover far conto con la dura realtà della loro prova costume (che velocemente mettono da parte per colpa delle tortine alla Nutella mangiate negli autogrill) e forti della loro autostima esclamano: “quel costume lì non va più bene quest’anno, è passato di moda”, e tu compagna, moglie, sorella e amica stai in silenzio, perché si sa…il silenzio è più efficace di ogni parola…o quanto meno il mio silenzio già risponde per me.

Questo però è stato un campionato che ha avuto le sue perle, dove uso la vocale “E” nella suddetta parola, per esser gentile.
Perla principale una persona in panchina che, già quando si accese la tivvi un giorno di calda estate 2016 e lo si sentì parlare, lasciò trasparire un entusiasmo tale da indurre chi non era mai andato allo stadio a continuare a non andarci per le troppe emozioni che regalava e che non si riuscivano a gestire. La stessa sensazione che ovviamente fu la mia, del tutto personale da donna, e che allora recò già i primi disagi a casa perché il pistola mi rispose: “ma va tu sei sempre prevenuta, non fai testo!”. Dopo qualche mese questa perla si era talmente integrata nell’ambiente e nelle sue dinamiche che, da tante soddisfazioni regalate al pubblico e dalle sue innovazioni mostrate sul campo, iniziò pure a restituire gli insulti giustamente ricevuti dai tifosi, e il tutto con lo stesso entusiasmo con il quale comparve la prima volta al popolo novarese, tanto da mettere Sky (e non solo) e i suoi giornalisti, prima di doverlo intervistare, in una sorta di mood preghiera per redimere il proprio umore qualora fosse allegro rispetto al suo. Tale grande perla di quest’anno ha fatto sì che al termine di ogni partita il mio commento, forse per mia incapacità nel capirne le parole a causa della sua flemma che prevaleva sul microfono, fosse sempre quello: “ma non vedi che non ce la fa??”. Commento che, sempre il pistola di cui sopra,  fece  puntualmente seguire il suo “non capisci”..

Ebbene, giovedì nell’ultima giornata di campionato ecco una nuova e ultima perla per quest’anno: SCIRLI TEMPOL, meglio conosciuto come Matteo Stoppa, uscito dall’asilo (perché è finito l’anno anche lì) e messo alla prova inquadratura tivvi.
I suoi ricci hanno prevalso, dando una speranza di vivacità per l’anno prossimo, o comunque per un prossimo futuro, magari grazie anche all’aiuto di un allenatore e di compagni con un po’ più entusiasmo per ciò che fanno e per la maglia che indossano, e soprattutto che gli insegnino di sudare per quella stessa maglia  tanto quanto fanno quei tifosi che, magari, di stipendio ne prendono un decimo rispetto a loro, ma ciò nonostante seguono la loro passione facendo  enormi sacrifici.

Detto ciò, son finite le danze per adesso. Godetevi le vostre famiglie, i vostri figli, e riattivate l’attività celebrale nei week end …insomma…per chi non ce l’ha, fatevi una vita!

Ely Mariani


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