Il Calcio, cultura e libri Uncategorized

La letteratura è l’elevazione della conoscenza di opere scritte giunte fino a noi.
L’ arte si dice che se usata con sapienza diventa sopraffina.
Il calcio, invece, è becero.
Questo purtroppo è l’assioma a cui siamo abituati: segui il calcio e sei tifoso della squadra del cuore? ami la compagine della tua cittá e te ne sbatti le balle delle squadre strisciate che vanno per la maggiore?
Vabbene, sappi però che sei pubblicamente ritenuto culturalmente inferiore a chi l’arte e la letteratura ha posto come livello culturale da raggiungere in quanto superiore alla massa che, amando il calcio, si pone su un livello visitato dalla maggioranza plebea, quindi tendenzialmente volgare.
Ai soloni della letteratura non vanno a genio i soloni che masticano calcio e le argomentazioni sono ampollosamente sempre le stesse che rivisitano a turno i soliti vetusti luoghi comuni:

-girano troppi soldi attorno al calcio,
-sono sempre i soliti quatto pirla che corrono appresso a un pallone che altro non fa che rotolare,
-i tifosi vanno allo stadio per sfogare le loro ansie represse, spingendosi oltre ogni ragionevole manifestazione fisica, spesso violenta.

Vero, succede sempre così e ci si ferma a queste scontate e tristi analisi.

Ma se tu non hai mai perso la voce dopo una partita della tua squadra, se non hai mai abbracciato uno sconosciuto dopo un gol nei minuti di recupero e se non ti senti stravolto dalla tensione accumulata nell’ attesa poi vana di un gol che ti riaccenda le speranze della sopravvivenza, se non sei in grado di vedere il sorriso contagioso di chi come te ha sofferto tanto aspettando che la palla superasse quella cazzo di linea bianca che congiunge i legni della porta, se non riesci a vedere dannatamente bella la tua squadra anche se vestita dei suoi sbagli, difficilmente potrai capire che i libri e la letteratura si scrivono anche con queste storie che raccontano emozioni d’amore.
Ma tu non puoi conoscere queste cose, tu ragioni solo con i tuoi libri in testa, e ti viene naturale tracciare una linea di demarcazione tra intellettuali e popolino, una striscia che scorre parallela a quella che hai già tracciato tra libri e calcio.

La verità sta come sempre nel mezzo; ed è che i libri non sono roba solo per secchioni e il calcio non è materiale ad esclusivo uso e consumo dei soliti bulletti organizzati del tifo.
Questa commistione calcistico letterale ha trovato nel nostro piccolo spazio di realtà periferica, e se volete pure provinciale, rispetto al grande calcio e agli avvenimenti cultural mondani che vanno in onda sulle possenti frequenze metropolitane della vicina Milano, ha trovato appunto da noi quel terreno fertile che ha consentito la produzione e la successiva pubblicazione di tre volumi che parlano in modi diversi di calcio.
“I pionieri del pallone”, voluto, scritto e pubblicato da quattro amici innamorati del Novara, ma più semplicemente del calcio in quanto tale, che racconta il sonoro dei primi vagiti del calcio attraverso quelle squadre che, un po’ in tutto il mondo, ne hanno favorito la diffusione a livello planetario.
E i due romanzi dello scrittore Paracchini Marco, il primo voluto ed editato dal “Coordinamento cuore azzurro”, oggi più che mai riferimento assoluto del tifo azzurro organizzato, e il secondo sceneggiato da quell’autentico signore, innamorato della cultura storico calcistica che risponde al nome di Siviero Maurizio, meglio conosciuto tra i lettori di libri e blog come “Siviersson”
Dunque letteratura e calcio possono stimolarsi a vicenda, e sono gli stessi scrittori e produttori e gli stessi libri a dimostrarcelo.
Anche quando la storia incrocia la politica e gli aspetti piú strettamente sociali.
In quanto il tifo per una squadra può rappresentare l’appartenenza a un gruppo se non addirittura a una comunità.

A tal proposito una squadra tedesca, il St. Pauli, che non frequenta di certo i piani alti del locale edificio calcistico, non è conosciuta tanto per i risultati del campo, quanto per lo spaccato di società che questa squadra rappresenta.
Il quartiere di St. Pauli ha sede nella zona portuale di Amburgo: assistendo al via-vai dei marinai diventò inizialmente il quartiere a luci rosse, trasformandosi successivamente in quartiere molto popolare, infine divenne una roccaforte della musica d’avanguardia.
Ebbene, la squadra di calcio del St. Pauli è diventata nel tempo un riferimento di culto per aver incarnato lo spirito di libertà e di ribellione del proprio quartiere, praticamente scrivendo un libro senza mai averlo scritto, ma semplicemente offrendo spunti culturali difficilmente reperibili altrove.
E sono realtà come queste che rendono sempre più invisibile la linea di demarcazione che separa “libri e “calcio”, proprio come quella di un campetto di periferia su cui si gioca spesso e volentieri.
La cultura e il calcio dovrebbero riuscire nell’intento di andare d’accordo in quanto complementari, addirittura aiutandosi a rendere possibile quell’integrazione alla base del comun vivere, e se fosse necessario scambiandosi la maglia come due vecchi giocatori, ogni volta che, terminata la partita, escono dal campo.

Forsa Nuara Tüta la vita

Nonnopipo


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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