Che sia benedetta Editoriale

Che sia benedetta
Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta
E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta
A tenersela stretta

Di tutte le cose fuori dal mondo che questo Novara ci ha abituato a fare, la cosa che non avrei mai pensato riuscisse è che potesse ispirare pure la Mannoia (o chi per lei l’ha scritta) nella canzone “Che sia benedetta”, visto la perfetta adattabilità del ritornello alla nostra squadra. Saremo quasi da essere presi come esempio in qualche terapia di gruppo  che affrontano le persone in difficoltà emotiva visto il sistematico ruggito che, in questa stagione, siamo stati capaci di far esplodere in tutta la sua rabbia consentendoci così di liberarci da una situazione molto pericolosa proprio nel momento in cui sembravamo a terra. E’ successo a Verona, poi a Frosinone e ora a Cesena. Nelle tre partite in cui tutto, ma proprio tutto, sembrava poter far pensare all’epilogo più devastante possibile, eccoti 3 vittorie, molto diverse tra loro dal punto di vista della prestazione ma perfettamente uguali dal punto di vista dell’importanza, che ci hanno risollevato e ci hanno permesso di guardare la classifica da un punto di vista differente. Una classifica che assume appunto il ruolo di metafora della vita nella canzone della Mannoia, classifica che per quanto ci sia sempre sembrata brutta e pericolosa, in qualche modo ci ha permesso di rialzarci sempre aspettandoci.

Abbiamo espugnato Cesena in uno di quei modi che ci hanno reso famosi in tutto il mondo per il nostro cinismo e la nostra innata capacità italiota di esprimere un gioco di merda, cosa che se chiedi un parere tecnico sulla nostra prestazione di ieri ad un De Boer o ad un Van Gaal probabilmente assisteremmo ad una crisi epilettica fulminante di entrambi (e onestamente faticherei dar loro torto), però è anche vero che nella vita ci sono momenti in cui bisogna essere capaci di accettare ciò che passa per il convento e quindi, soprattutto oggi che possiamo definitivamente e matematicamente tutti festeggiare, sia quelli che come me erano già sicuri prima, sia i possibilisti intimoriti dell’ultima ora che gli integralisti della matematica, ragionamenti diversi dall’approccio festoso per il conseguimento della salvezza risulterebbero forzatamente critici e antipatici.

L’errore più grosso che si può commettere adesso ritengo sia quello di perdere l’equilibrio e lasciarsi trasportare troppo dall’ossessione del raggiungimento dell’obiettivo “principale” proprio in uno di quei due o tre momenti in cui occorre più che mai mantenere una lucidità assoluta. Se la scorsa settimana, pur con sfumature differenti, l’ambiente è stato caratterizzato da una crisi di panico per la classifica e da una follia collettiva forse eccessiva di ribrezzo verso i giocatori di azzurro vestiti (per quanto mi riguarda sentimento ampiamente giustificato e condivisibile), in questa settimana non si deve commettere l’errore di trasformare nuovamente tutti in fenomeni, di cancellare nove mesi di campionato concentrandosi solamente sul fatto che abbiamo portato a casa la pelle, più o meno agilmente o comunque più facilmente rispetto a quanto si sarebbe potuto pensare per esempio a inizio Novembre. Ora più che mai chi è chiamato a decidere le nostre sorti future e a costruire le basi per il mercato estivo è obbligato a sapere perfettamente che cosa fare, dove intervenire e soprattutto chi e cosa sostituire. Sono dell’idea, tutta personale e sempre contestabile e smentibile per carità, che partite come quella di ieri 99 volte su 100 finiscono in un bagno di sangue, che annate in cui non si riesce a creare empatia tra squadra e ambiente e tra gli stessi giocatori 9 volte su 10 finiscono male e che il lanciare i giovani e puntare su di loro sia un concetto un po’ più complesso e articolato del portarsene sempre tre o quattro in panchina per carenze della rosa e ogni tanto, come ieri, buttarne uno dentro sconosciuto preso a caso a Novarello perché altrimenti non arrivavamo a 22 convocati. Va presa una decisione chiara, inconfondibile e soprattutto dichiararla e spiegarla senza fraintendimenti. E se ora per noi tifosi inizia il periodo vero del divertimento in cui allo stadio non hai più l’ossessione del risultato, per la Società inizia il periodo in cui non può sbagliare.

Nello scorso editoriale ho suggerito di guardare negli occhi i giocatori per capire realmente chi fossero. Anche ieri la squadra è corsa sotto il settore e ho cercato i loro sguardi per capire chi fosse veramente invasato, chi addormentato e chi vagasse verso un punto indefinito all’orizzonte. Non sono solito a fare nomi in questi casi, perché mi aspetterei sempre di trovare le risposte dal gruppo in quanto tale e non dai singoli, ma per correttezza intellettuale, visto che non mi faccio problemi a sparare nel mucchio quando ritengo sia corretto farlo, suggerisco e auguro oggi ai miei giocatori di avere gli occhi e la grinta di Andrea Mantovani, di un giocatore che sicuramente quest’anno si è espresso a livelli alti ma, a parte questo, è sempre uscito dal campo come saremmo potuti uscire  noi sugli spalti, e come sicuramente siamo usciti noi ieri dal settore ospiti. Io non lo so se con un giocatore come lui un giorno potremo tornare nell’olimpo del calcio, so solo che con chi come lui si mette addosso la corazza e la voglia di combattere, male non si potrà mai complessivamente fare. Bravo Andrea.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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