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Perché quelli dell’Osservatorio sono dei pirla

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Domenica pomeriggio contro il Brescia ci sarà una di quelle partite particolari che vedranno la “presunta” totale assenza di tifoseria ospite sugli spalti a causa della disposizione restrittiva emessa dal Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive che ha vietato la vendita dei tagliandi a tutti i residenti della Regione Lombardia.

Che cos’è questo famoso Osservatorio.

Si tratta di un “gruppo di lavoro” coadiuvato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (che delega la partecipazione al Ministro dell’Interno) e dal Capo della Polizia che si avvalgono dell’aiuto di figure apicali regionali e locali delle forze dell’ordine, le quali segnalano al gruppo di lavoro le future partite considerate a rischio disordine pubblico. Sulla base di queste segnalazioni pervenute, e prendendo come riferimento gli eventuali problemi successi nelle stesse partite giocate nei campionati precedenti o sulle ultime partite in cui sono state coinvolte le tifoserie oggetto di osservazione, valutano la possibilità di misure restrittive volte, di fatto, a colpire quelle tifoserie interessate bloccandone, o comunque fortemente limitandone, l’accesso allo stadio. Nel corso degli anni l’intervento dell’Osservatorio è stato progressivamente sempre più invasivo, arrivando non solo a colpire alcune tifoserie ma anche a decidere lo spostamento dell’orario e del giorno della partita stessa, utilizzando la forte leva dell’impossibilità di garantire l’ordine pubblico nel momento in cui da calendario la partita si sarebbe dovuta giocare.

Perché Novara Brescia è stata considerata partita altamente a rischio.

La partita è stata connotata in data 19 aprile 2017 da “alto profilo di rischio” non perché la stessa fosse particolarmente pericolosa o ci fossero stati precedenti eclatanti negli scorsi campionati, ma perché è stato il solo modo possibile per colpire la tifoseria Bresciana colpevole di un paio di recenti episodi di violenza. Si tratta di un massiccio utilizzo di fumogeni e soprattutto incidenti e scontri con ferimento di 5 agenti nel pre partita di Vicenza Brescia. La misura, quindi, è chiaramente restrittiva e mirata a colpire solo la tifoseria lombarda, ed è analoga ad altre due disposte in occasione delle successive loro trasferte dopo i fatti di Vicenza, ovvero a Cesena ed Ascoli. In sostanza, viene idealmente (poi spiegherò perché dell’utilizzo di questo termine) vietato ai bresciani di muoversi in trasferta.

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Che cosa ha effettivamente causato questa disposizione.

Vista la determinazione n°15/2017 del 19 aprile 2017 dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive e vista la determinazione n°16/2017 del 20 aprile 2017 del Comitato di analisi per la sicurezza delle Manifestazioni Sportive è stato disposto il:

  • divieto di vendita dei tagliandi ai residenti nella regione Lombardia (per tutti i settori dello Stadio)
  • contestuale sospensione del programma di fidelizzazione del Brescia Calcio

Praticamente, oltre alla chiusura del settore ospiti, viene vietata la vendita dei tagliandi alle persone residenti in Lombardia.

Perchè questa disposizione è assurda e pericolosa.

Arriviamo al punto della questione e al senso di questo articolo. Non mi permetto di entrare nel merito della tifoseria bresciana e di commentare o giudicare eventuali colpe e colpevoli relativamente alla partita Vicenza Brescia perché non conosco i fatti e non è coinvolta la mia tifoseria, faccio solo un ragionamento basato su logica e oggettività.

Innanzitutto appare clamorosamente sproporzionata e priva di senso l’estensione al divieto di vendita a tutti residenti nella regione Lombardia. Il Brescia, che sicuramente è seguito anche fuori dalla sua provincia, è comunque una realtà fortemente caratterizzata dalla territorialità; il grosso dei suoi tifosi è nel bresciano, così come il grosso dei tifosi dell’Atalanta è identificabile nella provincia di Bergamo. Sarebbe stato, a parti invertite, come vietare a tutti i piemontesi l’accesso allo stadio nonostante la tifoseria novarese sia quasi totalmente rappresentata da abitanti residenti nella sua provincia, o al limite nel VCO. Bloccando la vendita a tutti i lombardi di fatto si crea anche un danno economico e pratico al Novara Calcio e soprattuto alla sua tifoseria, non solo perché la Società avrà un incasso inferiore al previsto (l’ultimo Novara Brescia ha visto un migliaio di bresciani al Piola) che però è appunto un problema solo della Società, ma rischieranno di non poter accedere allo stadio quegli stessi tifosi novaresi residenti in Lombardia. Sappiamo infatti bene che basta uscire di una decina di km dalla città per entrare in Lombardia, e che le zone di Vigevano o di Magenta sono molto popolate di tifosi azzurri. Insomma, fuori dalla Lombardia di tifosi del Brescia è stimabile trovarne pochi, nelle zone della Lombardia confinanti con Novara invece di tifosi novaresi ce ne sono eccome.

Ma siccome lo stesso Osservatorio e lo Stato Italiano hanno dovuto far convivere la loro necessità di emanare questa disposizione restrittiva in epoca della tessera del tifoso, unitamente al fatto che il loro scopo originale fosse colpire solo la tifoseria bresciana e non la novarese, che cosa si sono inventati?

  • contestuale sospensione del programma di fidelizzazione del Brescia Calcio

Questo significa che sarebbe stato giuridicamente difficoltoso per lo Stato spiegare ad un titolare di una tessera del tifoso regolarmente rilasciata con l’avallo di una Questura il divieto, e quindi ha deciso di limitare solo quelle del Brescia Calcio, e ovviamente non tutte le altre, partendo dal presupposto che  “tifoso del Brescia = tessera del tifoso rilasciata dal Brescia”. Facciamo ora una piccola considerazione che qualsiasi medio conoscitore delle dinamiche di stadio  e tifo potrà confermare: con quale storica tifoseria è gemellata quella del Brescia? Il Milan. Considerando le facilitazioni nell’acquisto dei biglietti per i rossoneri ai possessori della card “Cuore rossonero” e considerando la presenza costante di bresciani a San Siro, sia in virtù della loro amicizia tra curve che personale per tifo vero e proprio, secondo voi quanti tifosi del Brescia hanno nel portafoglio sia la tessera del tifoso rilasciata dal Brescia Calcio che la Cuore Rossonero? Questo significa che l’Osservatorio, con lo scopo di colpire la tifoseria bresciana, ha considerato la partita Novara Brescia altamente rischiosa ma nello stesso tempo di fatto ha messo nelle condizioni teoriche un ultras del Brescia di comprare un biglietto addirittura nella curva occupata dagli ultras del Novara, a patto di presentarsi in biglietteria con una tessera del tifoso non rilasciata dal Brescia Calcio. Questa disposizione in sostanza espone la partita ad un assurdo rischio clamorosamente più elevato di quello che paradossalmente si sarebbe corso consentendo la trasferta e confinando i tifosi bresciani nel loro settore ospiti, posto che appunto evidenti e gravi motivi per considerarla tale non sussitono.

Perché non succederà nulla.

Sono certo che la partita sarà molto tranquilla ovviamente perché il grosso della tifoseria bresciana sarà comunque impossibilitata ad acquistare un biglietto, e chi potrebbe comunque farlo molto probabilmente non avrà interesse ad esporsi ad un rischio ritorsione da parte di Questure sempre più aggressive nei confronti dei tifosi, e che si inventerebbero qualsiasi scusa possibile per colpire nuovamente una tifoseria come la loro già oggetto di pesanti provvedimenti. Le due tifoserie, seppur non amiche, non hanno certamente una rivalità che può spingere un tifoso del Brescia a giocarsi parte della futura libertà personale andando a sfidare il mondo. Inoltre, mancando il nucleo principale della tifoseria bresciana e giocando in contemporanea il Milan (seppur a Crotone), è altamente probabile che nessun tifoso milanista “tosto” possa presentarsi al Piola. Se quindi lo “scopo” dell’Osservatorio verrà raggiunto, trovo agghiacciante il fatto che lo si sia raggiunto senza nemmeno rendersi conto del concreto pericolo che abbiano corso con una simile disposizione.

Essendo una persona che considera lo stadio un luogo sacro, sono sempre dispiaciuto quando leggo che una tifoseria non potrà seguire la propria squadra. So quanto sia un anno particolarmente problematico dal punto di vista delle trasferte per un sostenitore di una squadra di serie B del Nord, e questa partita era per loro sicuramente l’occasione per poterne fare una a costo ridotto e senza star fuori di casa per 24 ore. Sono fermamente convinto, fin dai tempi delle inutili cazziate collettive della mia maestra, che vadano sempre colpiti i colpevoli e non la massa, perché quando vai a colpire un innocente ottieni solamente che lo incattivisci. Colpire una tifoseria intera lo trovo una sconfitta da parte dello Stato e delle Forze dell’Ordine che evidentemente utilizzano questa opzione per evitare di affrontare un problema. Scappare dal problema è una soluzione che da sempre non lo risolve. Lo sposta solo più avanti nel tempo. Ma prima o poi i conti si dovranno comunque fare.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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A noi della partita non ce ne frega un cazzo, figuriamoci del ritiro

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Sulla scorta del fatto che per me seguire il Novara in trasferta è sempre e solo una scusa per mangiare e bere in abbondanza, non potevo esimermi dal tornare a Montjovet anche in occasione del ritiro, dopo la bella giornata di due anni fa per la partita con Pont Donnaz, per provare l’altro ristorante suggerito in zona. Al di là degli aspetti enogastronomici, comunque da sempre preminenti, mi porto a casa alcuni spunti/convinzioni da questa giornata di doppio allenamento di sabato a cui ho assistito. Il primo: per essere una sessione che i ben informati mi dicevano avrebbe dovuto essere di relativo scarico, o comunque almeno al mattino atleticamente blanda, ho visto spingere molto forte. Si è partiti già con Ranieri e Savini a parte per beghe fisiche, e con Carillo che si è fermato dopo il riscaldamento per un fastidio, e poi almeno 45 minuti di corsa a ritmo modulato divisi in 3 gruppi, immagino suddivisi per freschezza atletica e rapidità muscolare nell’entrare in forma. Alla fine, stavano tutti discretamente a pezzi ma, e qui andiamo al secondo punto, ho avuto l’impressione di un gruppo che si sacrifica volentieri. A trainare il primo gruppo ho visto in pianta stabile due come Thiago e Calcagni, non proprio dei punti fermi oggi, e a trainare il secondo e il terzo rispettivamente Buric e Bertoncini, altri due che non sono al momento nelle grazie della piazza. Forse mi sbaglio, ma viste le difficoltà del mercato in uscita, non è impossibile che in tanti di quelli che stiamo dando come sicuri partenti si stiano provando a giocare le proprie chances.

Dei vecchi, ho visto un Bonaccorsi già anima dello spogliatoio e pronto a prendersi un ruolo carismatico, e un Ranieri chiaramente leader tecnico, a confronto costante con Buba anche se era a parte. Fra i nuovi arrivati, mi ha impressionato per prestanza fisica Scaringi e per brillantezza Scappini nonostante l’età. La sensazione è che ci sia molta attesa da parte di tutti per Gerardini, molto stimolato dal preparatore, che è personalmente anche quello che sono più curioso di vedere all’opera. Per il resto è davvero difficile dare giudizi, a parte il fatto che il portiere aggregato e gli altri in prova a mio parere difficilmente rimarranno, anche perché uno di questi aveva la struttura muscolare di un profugo afghano appena sbarcato.

La sessione del pomeriggio ha visto la parte tattica e con la palla, dove si sono provate prevalentemente situazioni di dai e vai di gruppo. L’impressione è che con Buba vedremo molto giocare a calcio, non ci sono state sostanzialmente situazioni difensive provate ma magari non era la giornata giusta. L’allenamento pomeridiano è iniziato e terminato prima del previsto perché poi c’era il Lecco impegnato sul campo del PDHAE contro una rappresentativa locale. Ne ho approfittato per fare una foto con un signore che una ventina di anni fa mi ha regalato una delle gioie più grandi della mia vita sportiva e che anche l’anno scorso ha fatto una discreta impresa. Ce ne siamo tornati a casa così, con un paio di bottiglie di Picotendro di Arnad comprate al negozio del ristorante e col cinghiale che faceva ancora su e giù nello stomaco. Perché come sempre, a noi della partita non ce ne frega un cazzo.

Jacopo

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Riabilitare Masiello e altre amenità

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Ogni volta che penso che il giornalismo sportivo non possa scendere più in basso, arriva qualcosa a confermarmi che ha la capacità di scavare a profondità che manco le trivelle che rimetteranno a breve in Adriatico per estrarre il gas. E succede sistematicamente quando si tratta di attaccare tutti coloro che, invece di starsene davanti alla TV pagando profumatamente un prestigiosissimo Sampdoria – Lecce in anticipo pomeridiano, si permettono il torto enorme di continuare a frequentare quel postaccio che risponde al nome di ‘stadio’, e magari di non farlo stando seduti composti come al cinema ma esternando delle emozioni e dei suoni. A stimolarmi questa riflessione, esattamente come il riflesso dello stimolo fisiologico al cui prodotto dovrebbe servire la Gazzetta come strumento di igiene, è stato un articolo uscito oggi sul rotolo rosa nazionale a doppio velo che riporto sotto.

Basterebbe essere nei panni di un tifoso qualsiasi per capire cosa significhi 11 anni dopo ritrovarsi davanti, in una piazza come Bari, uno come Masiello. Uno che, ricordiamo, da retrocesso si è venduto un Bari-Lecce (fatto noto, acclarato, confessato da lui stesso e per cui per anche altre combine aggiuntive ha subito una squalifica di due anni e mezzo), derby decisivo per il Lecce, che grazie a quella vittoria al contrario dei galletti si è salvato in A. Una tragedia sportiva che avrebbe devastato la psiche di qualunque tifoso già così, figuriamoci scoprendo a distanza di anni che quello che era il tuo difensore più forte e uno degli uomini più rappresentativi ha preso dei soldi per perderla. Lo scandalo dovrebbe essere caso mai che un personaggio del genere non sia stato radiato e peggio che dopo la squalifica abbia trovato società così prive di moralità e principi sportivi da offrirgli un altro contratto. Ma d’altra parte, parliamo del sistema calcio che ha ridato maglia titolare e fascia da capitano a uno come Mauri nella Lazio o ha continuato a far giocare uno come Doni nell’Atalanta fino a esaurita capacità di deambulare. Ovviamente, con tutto il mondo dell’informazione sportiva sdraiato e prono, senza che un singolo cristo di giornalista si sia alzato una volta in conferenza urlando: MA QUESTO PERCHE’ CAZZO È ANCORA SOTTO CONTRATTO?

E quindi, nel Paese in cui il tribunale mediatico marchia a vita il sindaco che si è preso l’abuso d’ufficio per aver omesso un controllo su una gara pubblica, per chi invece invoca pietà e perdono? Ovvio, per il povero calciatore che ha scontato la sua giusta condanna e che adesso non può nemmeno essere accolto dalla tifoseria che ha tradito nel peggiore dei modi come un vecchio compagno di avventure che ha fatto una marachella. Addirittura, si svegliano con la critica al ‘fine pena mai’ i giornali che fanno parte dello stesso gruppo editoriale che non ha mosso un dito quando il ‘fine pena mai’ è diventato riforma della giustizia ordinaria. E quindi, sono i tifosi che ancora una volta nel loro ‘perverso rapporto con le società’ (quale?) costringono un’altra società a non convocare un giocatore perché minacciato. Minacce che non è ancora stato dimostrato da chi siano arrivate, se non per mezzo social come succede in altri mille casi da parte di milioni di disagiati da internet che poi in realtà hanno paura della loro ombra, mentre è stato confermato che quello di non essere schierato a Bari era un accordo che Masiello aveva GIA’ preso con la società Sudtirol alla firma del contratto. Altroché ‘a Bari i tifosi ordinano e a Bolzano ubbidiscono’.

Ma ormai la linea di giornali come la Gazzetta su questo è chiara. I tifosi, se proprio devono uscire di casa e andare allo stadio a rompere i coglioni invece di pagare l’abbonamento a DAZN (aumentato unilateralmente restringendo gli accessi e senza migliorare il servizio da Bangladesh offerto) dovrebbero farlo seguendo il manuale di bon ton, chiedendo per favore se possono appendere uno striscione ricordandosi di mettere gli asterischi per non urtare la sensibilità di nessuno, scandendo cori gender equal e non discriminatori, e sussurando a bassa voce ‘birbante’ al giocatore avversario che gli urla in faccia un mastodontico ‘SUCA’ dopo il gol. E se per caso non lo fanno e magari si permettono dopo la quindicesima sconfitta in 20 partite di contestare vigorosamente la squadra, ovviamente vanno tutti equiparati agli avanzi di galera che dopo la morte di Boiocchi hanno svuotato la curva dell’Inter a suon di schiaffoni. Quindi al ritorno con la Pro mi aspetto un bel coro per il buon Gianmario in linea con i nuovi requisiti Gazzetta: COMI-TU SEI-UN POCO MASCALZONE

Jacopo

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Ticinia una di noi

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Associazione Emiliano Mondonico e Ticinia Novara si presentano con la loro, ma sarebbe più corretto usare il plurale, le loro iniziative. Attraverso Clara Mondonico e Daniele Colognesi è stato illustrato un progetto di lungo respiro che ha già visto nell’immediato la creazione di una squadra che prenderà parte al campionato paralimpico sotto l’egida della FIGC. Per chi non conoscesse queste due fantastiche realtà diciamo che si occupano di persone affette da disabilità che in realtà hanno delle grandi abilità e tantissimo da insegnare al cosiddetto mondo “normale” attraverso il calcio.

L’incontro è avvenuto nella sala consigliare del Comune di Novara che ha appoggiato il progetto con la presenza dell’assessore Chiarelli, la quale ha assicurato l’impegno a fornire risorse e supporto. Anche il presidente dell’associazione allenatori di Novara Guido Gaudio ha annunciato l’istituzione di un corso per allenatori deputati a seguire queste squadre “speciali”.

In un consesso di così alto livello è mancata la presenza del Novara calcio 1908 forse giustificabile per l’orario (12.15) ma sicuramente sarebbe stata gradita, e mi permetto di dire, dovuta. Un plauso a chi porta avanti queste iniziative che sono un vero e proprio strumento di welfare che porta giovamento a tutti anche a coloro che nemmeno le conoscono.

Siviersson

 

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