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Grazia, Graziella e Grazie al cazzo

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Una delle cose più difficili da capire per un tifoso è riuscire ad identificare dove la sua squadra, più o meno inconsciamente, ha fissato quella linea di demarcazione tra il non volere compiere una determinata prestazione e il non riuscire proprio a farla, a prescindere dal risultato e dalle speranze personali, perché spesso è davvero così sottile da risultare impercettibile. Nel corso di queste settimane il dibattito che si è sviluppato nella tifoseria di fatto è stato proprio su questo argomento, ovvero “ci credono o non ci credono”, che nient’altro è che il capire dove il Novara si è fissato questa famosa linea di demarcazione cui ho appena fatto riferimento e che una prestazione come quella di ieri sera a Vicenza fa purtroppo propendere per una ovvia e secca risposta.

Parto dal mio punto di partenza personale, ovvero che il Novara fosse salvo ben prima di quella soglia psicologica dei 50 punti tanto reclamata ed ambita da tutto l’ambiente, e che, giusto o sbagliato che sia ma è la mia opinione, l’aver ripetuto in loop come l’obiettivo fosse raggiungerla non ha fatto bene a nessuno, se non forse solo a quella fetta di tifosi seriamente preoccupata ed impaurita per una improbabile retrocessione. Chiunque è abituato a lavorare, e soprattutto ad essere remunerato in base ad obiettivi, sa perfettamente come il datore di lavoro sia solito a stabilire budget crescenti, il più dei quali irraggiungibili, ma che ne fissi un paio più credibili e coerenti coi quali il lavoratore si misurerà e verrà valutato. La contraddizione di fondo di questo Novara, quasi mai percepito dalla tifoseria, è stato a mio avviso quello di aver fissato diversi obiettivi reali (ovvero a contratto) ragionando in termini di playoff e di averne però dichiarati altri a voce, parlando alla pancia della gente, in termini di salvezza. Se è vero che la cosa ha una sua logica nel senso che ha evitato di creare aspettative troppo elevate, la strategia ha però avuto un caro costo da pagare perché ha di fatto contribuito a far emergere quella che chiamo “la sindrome da pompieri”, cioè il verificarsi di una costante situazione in cui l’ambiente tutto ha sempre gettato acqua sul fuoco degli entusiasmi, della tensione positiva, di quella fame invece di soffiarci sopra o addirittura inondarla di benzina, per mantenerla viva e forte. E non dico questo perché sono un visionario, ma semplicemente perché nel corso della stagione ho avuto la possibilità di parlare fuori dal contesto partita con diversi giocatori e ho capito che “il dobbiamo solo salvarci” fosse un obiettivo falso, che non fosse tra le opzioni possibili se non alla voce “grazie al cazzo”, visto che ci mancherebbe pure che lottassimo per retrocedere. La conferma arriva sentendo le opinioni dei non novaresi sulla nostra squadra, dove tantissimi concordano sul fatto che, sulla carta ovviamente, veniamo percepiti come una realtà che avrebbe dovuto stare più su. E se è vero che loro parlano per astratto senza conoscerci e vederci quotidianamente, è altresì vero che non sempre gli altri son tutti dei coglioni e la verità ce l’abbiamo solo noi.

Eppure a Novara è sembrato reato provare a ragionare in grande, provare a far capire che questa squadra, pur senza parlare di serie A, potesse provare a raggiungere i playoff, per regalarsi questa soddisfazione e regalarla alla piazza, ma soprattutto per stabilizzarsi in posizioni di classifica che è vero non sono dovute, ma che sono proprio quelle che costruiscono nell’immagine della gente e non solo, la dimensione della tua squadra. In serie B è pieno di squadre di merda, ma ce ne sono alcune che pur non vincendo mai bene o male arrivano sempre sù (vedi lo Spezia) ed altre che non vincono mai ma che, gira e rigira, fanno sempre e solo cagare (vedi Ternana). La differenza è che chi fa sempre cagare alla lunga trova l’anno che lo fa ancora di più e rischia grosso. A Novara no, sembra che si goda nell’adeguarsi all’obiettivo “grazie al cazzo”, che ci si trovi bene in quel 6 politico, talvolta accompagnato da un – – (meno meno) altre da un + (più), che ti consente comunque di fare le vacanze estive in piscina senza studiare. Senza capire che il mantenere sulle corde i giocatori e spingerli a cercare di superarsi, mette tensione e pressione solo ai senza palle, perché ai vincenti fa solo bene. Da sempre.

E allora festeggiamo il raggiungimento dei 50 punti, perché GRAZIE AL CAZZO ci mancherebbe pure non essere felici o pretendere altro, però vorrei solo mi spiegassero, dal primo tifoso con cariche dirigenziali all’ultimo dei pirla che tifa novara, cosa concretamente intendessero dire con la frase “raggiungiamo i 50 punti e poi divertiamoci”, perché mi sa che non l’ho capita proprio bene. Intendevano dire che raggiunta la salvezza si potesse festeggiare a suon di shortini allo 049 (zero quarantanove), oppure lap dance e dollarini finti con strusciata di mano infrachiappa del puttanone di turno, o anche giochiamo sciolti e rilassati e proviamo a conquistarci sul campo qualcosa di piu? No perché, scusate se mi permetto di farlo notare, forse abbiamo un tantino esagerato sul concetto di sciolti e rilassati in campo. E per favore, l’alibi della stanchezza, delle troppe partite ravvicinate e della secchezza delle fauci, cose ovvie come il fatto che a Maggio c’è da fare il 730, diciamole sì ma magari senza urlare, visto che valgono per tutti.

Comunque va bene così. Saremo ancora in B (a proposito, fatemi fare del gratuito terrorismo rivolto a tutti voi precisini che la menate sulla salvezza da mesi, la matematica dice che non siamo ancora salvi, tiè!) e per Novara è la cosa che conta. Mi sia però concessa quella delusione dopo aver assistito ad un’ennesima prestazione al limite dell’imbarazzante, dove anche chi rifiuta a livello concettuale di credere al marcio viene messo a dura prova, e di prendere le distanze da chi ha paura di pensare in grande e di crederci per il raggiungimento di un qualcosa anche di oggettivamente più grande di noi. In fin dei conti è una questione di come si guarda alla vita: io sono della corrente di pensiero che è meglio fare all’amore con la Grazia e la Graziella, voi probabilmente col Grazie al cazzo. Viviamo entrambi bene. Forse.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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