Novara siamo (e restiamo) Editoriale / Uncategorized

Per la prima volta in questo campionato, e in generale per la prima volta dopo tantissimo tempo, esco dallo stadio con l’incazzatura e la convinzione di aver assistito ad una partita  totalmente sfalsata dalla terna arbitrale. Errori se ne vedono tanti, spesso contro il Novara, ma difficilmente sono portato a concedere alla mia squadra l’alibi dell’errore, se non addirittura della malafede, delle furono giacchette nere, ora giallo fosforescente. Ho sempre pensato che sia un po’ come dare ragione al figlio dopo un’insufficienza a scuola, quando si giustifica sparando a zero sull’insegnante reo di avergli fatto domande troppo difficili. Ho studiato pure io, e lo so che può succedere di trovare un professore frustrato e stronzo, ma so che sei hai studiato l’interrogazione la porti a casa. Così il mio approccio col Novara e le sue partite. Puoi anche trovare un arbitro di merda, o “bastardo e disonesto”, ma se sei forte e giochi meglio dell’avversario la porti quasi sempre a casa. Ecco, ieri no.

Mi rendo conto che parlare di malafede di un arbitro su un blog o su una testata può risultare sempre stucchevole perché da sempre chi vince festeggia e chi perde parla, e la scusa degli errori arbitrali scientifici è ormai inflazionata, e allora la voglio mettere inizialmente sul concetto di capacità e meritocrazia che è, o dovrebbe essere, alla base del processo di selezione e valutazione dei direttori di gara da parte di chi ha il compito di valutarli idonei ad arbitrare nelle categorie più elevate. La domanda che mi chiedo è se, oltre ai giusti parametri di valutazione identificabili nella bravura di saper applicare il regolamento del giuoco del calcio e nelle caratteristiche fisiche del soggetto in questione (gli arbitri italiani sono oggettivamente atleti, se ci fate caso non vedete mai dei panzoni dal culo cadente come capita di vedere nel resto del mondo), venga in qualche modo tenuto in considerazione l’aspetto psicologico e la tenuta psichico emozionale del candidato. Perché credo che sia questo il vero punto sul quale lavorare, non tanto insegnare loro il regolamento, ma essere sicuri che siano in grado di farlo applicare anche in momenti di forte stress dovuto a vari condizionamenti esterni. E dico questo portando come esempio la recente partita di Ferrara contro la Spal. Azione nella loro area, i giocatori in campo e soprattutto il pubblico vedono un fallo di mano in area di un nostro difensore (che le immagini mostrano chiaramente non esistere) e in quel momento succede il finimondo. Lo stadio esplode, sembra di stare in Turchia, i giocatori gridano allo scandalo, l’aria diventa irrespirabile tant’è che un minuto dopo, su un inesistente fallo, viene concesso rigore. La verità non la sapremo mai, ma chi era allo stadio ha avuto la netta sensazione di come quell’arbitro fosse stato condizionato dal clima creato dall’ambiente e sia incappato in un errore che, magari, in condizioni normali non avrebbe commesso.

Questa premessa per arrivare alla vera critica che voglio muovere in questo editoriale, ovvero a noi tifosi. Claudio Vannucci, cioè io, in primis, tanto capace di uscire dallo stadio a testa bassa come un pirla e di scrivere poi qualche cazzata strappa likes sul social di turno a casa a pancia piena. Attenzione, non leggete questo sfogo come un inno e un invito alla violenza, perché non è questo il fine, ma solo come un’accusa a tutti, dal Presidente MDS all’ultimo dei tifosi, di essere diventati un branco di persone ormai rincoglionite ed assuefatte da queste situazioni che si possono creare, tanto da diventarne tutti totalmente passivi. Senza scomodare facili e populisti paragoni su quello che sarebbe successo in campi del Sud Italia, Novara è storicamente sempre stata capace di rendere lo stadio una bolgia. Il famoso Vendramin dopo Novara Ospitaletto tornò a casa solo a sera, dentro ad un cellulare dei Carabinieri dopo aver rischiato di far scoppiare una guerra civile fuori dallo stadio. Ed eravamo in C2. Perché non siamo più capaci di farlo? Perché, al netto di qualche singolo vaffanculo allo stadio, siamo diventati tutte delle fighe di legno capaci di far scoppiare la terza guerra mondiale su Facebook ma, stringi stringi, di non fare mai nulla di concreto? Perché devo sentire il mio Presidente trincerarsi dietro frasi di circostanza o tiepide accuse di “arbitraggio non convincente” e non prendere il microfono in mano per urlare in diretta Sky  “ci avete rotto il cazzo, o è malafede o questo non deve più arbitrare”? E perché  dopo un goal regolare annullato o un rigore solare negato all’ultimo secondo, l’arbitro non è stato accerchiato, messo in difficoltà, non è stato insomma platealmente messo in discussione dai giocatori che si sono limitati a qualche braccia in alto e qualche timida richiesta di chiarimento di tre o quattro? E perché, dalla curva all’ultimo gradone in alto della tribuna, non ho visto gente con la bava alla bocca quando l’arbitro ci stava affossando?

Penso che un po’ ci meritiamo arbitraggi come quelli del Sig. Illuzzi, perché se non siamo capaci, nei modi leciti e consentiti, di portare a nostro favore gli eventi e gli atteggiamenti di arbitri come lui evidentemente condizionabili per colpa di una struttura mentale fragile, allora siamo dei pirla. Novara siamo e Novara restiamo. Punto. Se invece la vogliamo mettere sul campo dell’illegalità, dell’accusa all’arbitro di essere stato comprato o peggio di essere un mero esecutore di ordini ricevuti allora fate pure. Ma in questo caso mi farei da parte, non come accusatore ma proprio come spettatore e tifoso.

Poi possiamo anche parlare della partita e posso dire che, nel momento in cui probabilmente ci serviva quel grammo di coglioni in più e qualche etto di culo in eccesso per provare a giocarcela in chiave playoff, sono forse mancati entrambi gli ingredienti. Al netto di quanto detto sopra, non ho avuto la percezione di vedere una squadra cinica e cattiva, forse anche a causa della stanchezza e di un avversario portato esclusivamente a difendersi tranne quando, e questo non è una colpa semmai un merito, ha capito che forse la poteva anche vincere. Pazienza, se abbiamo seguito il Novara dall’inizio non possiamo stupirci, quella di ieri è una prestazione coerente col filo conduttore di tutta la stagione.

Chiudiamo in fretta questa ferita e questa brutta pagina e andiamo avanti. Bisogna sempre andare avanti. Le cicatrici servono anche per ricordarci cosa ci ha fatto male in passato. Bene, per una volta non nascondiamole ma teniamole sempre a vista d’occhio. La prossima volta che succederà magari le useremo a nostro favore. Se ne saremo capaci ovviamente.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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