Un viaggio in autostrada Uncategorized

Viaggio in autostrada, dentro una storia che si ripete esausta ogni volta che si affronta un ponte, non necessariamente quelli che ultimamente crollano come fossero di cartapesta, in quel caso devi giocare il jolly, passo o non passo, crolla o non crolla?, ma bensì quel giorno festivo, avvinghiato come una cozza alla precedente festività, che ti obbliga ad affrontare il viaggio di ritorno verso casa anche negli orari in cui il calendario di serie B ti obbliga, per poter seguire a Pasquetta la partita del Novara in Ciociaria, a compiere salti mortali che neanche Tania Cagnotto ha compiuto per conquistare l’oro olimpico.
Ma siccome di Tania ce ne è una, mi rassegno ad affrontare, silenzioso come cipresso davanti a un cimitero, il viaggio di rientro con un ghigno beffardo dipinto sul volto, espressione di chi ha la consapevolezza di essersi guadagnato il premio di consolazione: ascolterò la radiocronaca della partita in auto come se non ci fosse un domani. Nonnalanto, che ha già capito che dovrà viaggiare con uno psicopatico, consegna ai bambini quei marchingegni elettronici che li terranno occupati per le prossime ore; loro sono sistemati.
Le esigenze della partenza, per affrontare dignitosamente il ritorno, impongono un orario che non consente trattative di sorta, e la strada che paghi profumatamente per sostare in coda le prossime tre orette scorrerà lenta e ripetitiva come un canto gregoriano, mentre la musica che passerà dalla radio non riuscirà a stabilire contatti di sorta con l’empatia di cui avresti bisogno come le risaie dell’acqua.
Buon viso a cattiva sorte…ma che cazzo di proverbio è mai questo!!, paragonabile al dialettale “vurí murí brav om??”

E allora…le ore 15 di una pasquetta la condivido con un mare di disgraziati che come me stanno sfrizionando in prima e seconda, gli uni dietro e in fianco agli altri.
Ma c’è una grande differenza tra me e loro: io sono un privilegiato, io ascolto “Radio Azzurra 100.5 dove il Foti celebra dallo studio, come un gran Cardinale, il rito della radiocronaca coordinando Barbero sul campo.
La notizia che Genny blocco di granito e Selasi mi accompagneranno in questo rientro mi induce a cercare subito un Autogril dove poter scaricare oltre ai liquidi fisiologici, alimentati dalle precedenti abbondanti libagioni, anche un po’ di preoccupazione.
Abisso, che non è il buco nero dove si sta infilando la testa invisibile di questo mitologico rettile, ma bensì il nome dell’arbitro che sta fischiando l’inizio della gara, sceglie l’attimo preciso in cui una galleria mi inghiotte nel suo ventre spegnendo il segnale radio, per poi sputarmi fuori dopo una manciata di chilometri che durano lo stesso tempo che impiega il Presidente della Repubblica a pronunciare il discorso di fine anno a reti unificate; che palle!!!
Ed è subito dopo che la radio entra in modalità delirio, consentendomi di capire che il Novara ha segnato.
Le mani cercano disperatamente il clacson come di solito avviene a Napoli quando al semaforo quello davanti a te non parte. Dopo una strombazzata devastante per durata e intensità, come per incanto, le auto poste davanti a me mi aprono la strada come nemmeno Mosè riuscì a fare con il mar Rosso, mentre la sciarpa sventolante fuori dal finestrino induce a pensare a una emergenza in corso.
Rubo intanto qualche posizione approfittandone.

Il tempo passa e con esso svanisce anche la magia dipinta nelle parole del Barbero, quando viene costretto dagli eventi ad annunciare il rigore concesso ai Ciociari. Anche alla radio si è “vista” chiaramente l’inesistenza della massima punizione. Santi e Madonne vengono citati per l’occasione scandalizzando la signora anziana posta in fianco a me in colonna, che mi guarda allibita pensando che il “porca troiaaa” fosse indirizzato a lei.
Intanto Nonnalanto, premurosa e rassegnata, mi passa la pastiglia della pressione e una bottiglietta d’acqua.
Proprio nel momento in cui l’Abisso fischia un rigore per noi che questa volta le “immagini trasmesse” dalla radio confermano essere sacrosanto, esattamente come la mia obiettivitá. Galagol, Galagol, Galagooool!!!!
Solita clacsonata e solita apertura stile Mar Rosso davanti a me, mentre Nonnalanto pone il veto sul recupero strategico di posizioni.
Il primo tempo finisce nel preciso momento in cui il serpentone, sin qui immobile, inizia a muoversi.
Sfrutto questa pausa benedetta per intavolare discorsi tipo ” peró che bei giorni abbiamo passato!!”, oppure “ cosa ne pensate dei possibili scenari di guerra che si stanno profilando?”, con il chiaro e subdolo intento di dimostrare che non sono affatto avulso dal contesto sociale. Ma la voce di Ale, che ormai non me ne perdona una che una, mi impone un brusco risveglio dalla ipocrisia: ” nonno, guarda che il secondo tempo della tua personale guerra con il mondo sta iniziando!”
Rispondo con un farfugliato ” Caz.. è vero, degli scenari di guerra ne parliamo più tardi eh!”

Iniziato il secondo tempo, siamo ancora fermi in colonna e i miei vicini per fortuna non sono più gli stessi del primo tempo.
Il ritmo di avanzamento viene scandito da piccoli singhiozzi…fino a quando Macheda mi regala la terza gioia di questo viaggio.
Sta terminando la partita, ma non l’attesa incolonnata tra le corsie dell’ autostrada, quando ad alimentare il flusso adrenalinico ci pensa Da Costa con una uscita fuori tempo paragonabile a quelle che dal luogo di lavoro compiono i furbetti del cartellino.
Se poi si offre cosí tanta roba al solito Frosinone culone e a un giocatore il cui nome fa Mokulu, il gioco è fatto.
Mai tranquilli, mai sereni, mai rilassati, arriverá un’altra beffa a tempo abbondantemente scaduto, lo sento. I pugni serrati a percuotere il volante, mentre i bambini, avvertita la drammaticitá del momento hanno spento gli arnesi elettronici e partecipano incuriositi alla mia angoscia, mentre Nonnalanto cerca un’altra pastiglia da farmi ingurgitare.
Un signore avvicinatosi al finestrino, allarmato dal mio gesticolare, chiede se mai avessimo bisogno di aiuto proprio nel momento in cui Abisso fischia la fine della partita.
Non mi resta altro da fare che scendere tra le macchine incolonnate e improvvisare una danza liberatoria, quando mi rendo conto di aver steso, aprendo la portiera con un certo vigore, il signore di cui sopra.
Lo aiuto a rialzarsi abbracciandolo…lui non puó capire nè sapere, mentre una valanga di ckacson si abbatte sul quel tratto autostradale e le braccia tese in alto della gente scesa dalle rispettive auto mi fa capire di non essere il solo a essere felice per la vittoria del Novara.
Toh, guarda quanti novaresi, sono felici e gioiscono con me, che bello, non avrei mai immaginato.
Non si trattava di gioia collettiva, però!!!
Era un invito minaccioso…la colonna intanto aveva ripreso a muoversi.

Forsa Nuara tüta la vita

Nonnopipo


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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