La filosofia Minchio Zen Editoriale

Ragionavo martedì scorso sul pullmino per Ferrara sul fatto che noi tifosi del Novara, o comunque una buona parte di noi, con la scusa di caricarci prima di un incontro tendiamo a crearci dei dualismi e degli antagonismi con alcune tifoserie avversarie che non hanno motivo di esistere, o al limite ne esasperiamo altre esistenti, quasi per sentirci più forti e in qualche modo auto restituirci quella percezione di importanza che troppi anni in categorie infime ci hanno negato. Ne cito una abbastanza recente, quella contro il Toro nell’anno della promozione in A, in cui la classifica ci ha visto competere con i granata quasi fino alla fine, e questo ci ha portato inconsciamente a vedere la loro tifoseria al pari di quelle della Pro Vercelli o dell’Alessandria, vere e storiche “nemiche” sugli spalti. Non si tratta di sboroneria, perché in realtà è un vero processo automatico che può scattare nella testa di chi vuole misurarsi contro realtà più grosse e non vuole partire sconfitto in partenza nonostante un gap oggettivo, di forza, numeri e fama. A livello personale posso dire che ho trovato sempre riscontro a questa teoria tutte le volte che abbiamo giocato contro l’Hellas Verona. Se il rispetto che provo per la loro tifoseria mi ha portato a non considerarli mai veri rivali di tifo (e questo, sia chiaro, non significa che mi sia mai messo a novanta quando li abbiamo incontrati, anzi) diversamente è successo sul piano tecnico, quando ho cercato e trovato sempre un bersaglio grosso da sfidare: ovviamente parlo di Pazzini.

Le volte che lo abbiamo incrociato sono state poche, ma tutte queste volte (3 a memoria prima di ieri ma magari sono di più) il ragazzo è stato la star degli avversari. Due volte da interista e una (due con ieri) da veronese finite tutte per lui molto male. Credo che nella sua carriera gli ultimi che abbia mai potuto considerare avversari siamo stati noi del Novara fatto sta che, prima di ieri, ho pensato nella mia testa che il Novara per lui potesse rappresentare quello che la Nazionale Italiana ha rappresentato per quella tedesca. Grandi sconfitte. Ma siccome esiste una stronzissima legge nello sport che dice che  “i record son fatti per essere battuti”, e pure la Germania, magari con culo e non a pieni meriti, nell’ultimo Europeo è riuscita finalmente per loro a mettercelo nel culo, era difficile credere che il Novara con lui riuscisse a scamparla nuovamente. E infatti. Sul più bello, nel momento in cui le lingue in bocca reciprocamente si congiungevano tra noi tifosi in estasi al Piola e le mutande iniziavano ad abbassarsi, il Pazzo ce la mette. Non esulta, perché lui e l’Hellas hanno davvero poco di cui vantarsi, ma una piccola rivincita nei nostri confronti se la porta a casa.

Tutto invece ha una sua logica e una coerenza. Lo abbiamo detto e ridetto e tocca nuovamente ripeterci. Questi siamo. Capaci di fare come ieri un secondo tempo da applausi e commozione ma anche di prestazioni al limite dell’imbarazzo e della decenza vista per esempio contro la Ternana. E siccome la logica e la coerenza nel corso di una stagione solitamente trovano puntualmente risconto, ma per il Novara sempre un po’ di più, uscire dallo stadio con l’orgoglio di aver visto finalmente una formazione giocare col cuore in mano e contemporaneamente con l’incazzatura e la certezza di essere dei coglioni (perché se vai in vantaggio al 93′ e subisci il pareggio al 94′ un po’ coglione lo sei a prescindere dalla dinamica dell’azione), è la nostra condanna di questo campionato. Siamo arrivati a Pasqua col paradosso che nessuna squadra forte ha dimostrato di esserlo più di noi esattamente come noi non abbiamo mai dimostrato di essere superiori a una delle tante considerate più deboli, per cui ieri è stato probabilmente “giusto” che finisse così.

Il mio problema è accettare e gestire le emozioni in partite come quella di ieri, cosa di cui ammetto non essere per niente capace di fare, e provare ad abbracciare pure io quella filosofia che chiamo “minchio zen“, tanto in voga tra i miei colleghi di tifo, ovvero sorridere e saltellare comunque felici cantando a ritmo di salsa e rumba “va bene così, avremmo firmato per un pari prima, dai buona notte andiamo a casa a dormire felici”, nonostante un bulldozer ci abbia appena profanato le terga. No. A me gira ancora il cazzo a livelli stratosferici. Subire un goal all’ultimo minuto dovrebbe essere considerato illegale, subirne quattro o cinque come successo a noi quest’anno dovrebbe dare diritto alla pensione di accompagnamento, perché sono cose che segnano.

Come testata ci siamo esposti, io in primis, sul fatto che questo Novara non regalasse emozioni, e mi rendo conto che la cosa non è stata sempre recepita (o non è stato volutamente recepito da qualcuno, ma è un altro discorso) per il senso esatto di quello che abbiamo voluto sostenere. E’ evidente che una partita come quella di ieri sia un spot al calcio, alle emozioni che si provano vivendo una partita allo stadio e che quelle provate ieri incarnino lo spirito di cosa voglia dire tifare Novara calcio. Soffrire sempre e costantemente con l’enorme possibilità di prenderla comunque nel culo, perché quelli forti, lo dice la storia, sono quasi sempre gli altri. Mai cambierei questo status perché vorrebbe dire non essere più quello che, negli anni e con fatica, sono diventato, e in questo senso tifare una realtà come il Novara regala emozioni costanti ed indescrivibili. Ma questo Novara, nel suo COMPLESSO, è quello che continuo a ritenere meno “mio” di tanti altri. Perché se è vero che conta sempre e solo la maglia (e per me è così) è altresì vero che questa maglia viene indossata da persone in carne ed ossa che però quest’anno non mi hanno mai dimostrato di averla a cuore. Persone complessivamente anche forti e con oggettive doti tecniche ma spesso emotivamente distaccate, per le quali giocare contro il Latina o la Pro Vercelli è stato lo stesso (e i risultati si sono visti), con una Società alle spalle che per la maggior parte della stagione si è completamente resa avulsa dal contesto contribuendo a rendere i giocatori un corpo estraneo alla città e alla sua tifoseria. Non è obbligatorio essere amici e nemmeno essere empatici perché quello che conta è sempre e solo il risultato, ma mi è consentito ritenere, dal punto di vista affettivo e umano, questo Novara Calcio assolutamente e colpevolmente carente? Se per voi non è così vuol dire abbiamo una concezione differente del termine empatia, ma va bene così.

Mi pare chiaro quindi che oltre ad urlare sempre Forza Novara, l’importante è ricordarci che comunque vada panta rei, and singing in the rain, ed abbracciare tutti questa benedetta filosofia minchio zen che senza ombra di dubbio aiuta a vivere meglio. Sette partite ancora per dimostrare noi dagli spalti che la nostra corazza non ce la potrà mai scalfire nessuno, e loro in campo di meritare e sudare la maglia che indossano. Due cose che dovrebbero essere scontate sempre e comunque. Appunto, dovrebbero.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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