Un’emozione per sempre Uncategorized

Se in occasione di Latina scrissi che una trasferta come quella era catalogabile come “da dito in culo”, non ci sono dubbi che la Ternana si possa vantare di acquisire lo scettro di squadra da dito in culo, ovvero da sconfitta scritta, spesso nel peggiore dei modi possibili, con conseguenze nefaste sulla psiche e sull’apparato gastro intestinale. Eppure questa volta c’erano tutti gli ingredienti per poter sfatare qualsiasi tabù negativo, nonostante in settimana parecchi amici e colleghi di tifo abbiano giocato ad erigere un muro di paura che nemmeno Trump coi messicani, sottolineando solo le insidie di una partita contro una squadra (prima di giocare contro di noi) che al primo Aprile era ultima in classifica con aggravante di aver collezionato una serie di scarpate nel culo più o meno ovunque si sia presentata a giocare. “eh attenzione, l’ultima partita han vinto bene…”. In questi casi adoro la mia beata ignoranza calcistica e la facilità con cui riesco a scacciare quel minimo di buon senso che mi appartiene banalizzando qualsiasi tipo di ostacolo che mi si presenta, salvo poi cadere rovinosamente a terra, ma faccio parte di quella nutrita schiera di tifosi pirla che, se sei in lotta per i play off ad un mese e mezzo dalla fine del campionato e giochi in casa contro quelli che la classifica di quasi sette mesi di campionato dice essere i più scarsi, tu gli devi fare il culo. Punto.

E infatti. Pronti via la partita si mette pure bene, nel senso che loro sembrano imbarazzanti, con un Liverani in panchina che probabilmente ha acquisito tutti i Kg. persi da Marco Foti in questi mesi e una serie di giocatori che se acquistati 7 anni fa avrebbero inserito la Ternana tra le prime 5 in Italia ma che ora sono più o meno un dopolavoro ferroviario da scopa d’assi e briscola chiamata. Eppure non segniamo. A Tano cade pure il cellulare e si disintegra lo screen, cosa che un attento lettore del fu Rettilineo Tribuna potrà ricollegare ad una trasferta, ovviamente a Terni, in cui mi cadde il cellulare giù dal balcone prima di partire, e che ovviamente ebbe effetti nefasti sull’esito dell’incontro. Tutto inizia a girare storto, ci allontaniamo sempre di più dalla loro area, prendiamo goal, pareggiamo e alla fine si manifesta quel famoso dito di cui parlavo a inizio articolo e perdiamo.

Le sconfitte come quelle di ieri sono quelle che odio di più perché vanno ben oltre ad una sconfitta che bisogna accettare in quanto evento normale e sempre possibile a chi partecipa ad un campionato, soprattutto di serie B, soprattutto come quello di quest’anno. No, perdere come abbiamo fatto noi è la cosa più brutta che può succedere perché queste sconfitte proiettano l’ambiente in una sorta di pericoloso tunnel senza uscita, dove piano piano vai a scontrarti con ognuna delle differenti anime e scuole di pensiero e diventa tutto più difficile e brutto. C’è la corrente di chi sostiene che dopo 10 giornate in serie positiva fosse naturale rilassarsi, chi sostiene che siamo cotti, chi (come me) che da dopo il Derby si sia in qualche modo messo un punto al nostro campionato, chi pensa che giochino nuovamente contro l’allenatore, c’è chi pensa che Boscaglia sia un coglione e infine quelli che non si sa con chi ce l’hanno ma con qualcuno ce l’hanno. Comunque la si pensi, l’immagine Novara ne esce male, con un carico di dubbi e pensieri che fanno male.

Alla fine il comun denominatore di tutto è una certa insoddisfazione. Ecco, forse questa è la parola che più riassume questo Novara 2016/2017. Lo abbiamo già scritto, lo abbiamo già ribadito ma risulta difficile trovare qualcosa di nuovo da dire in un contesto piuttosto ripetitivo e drammatico nel suo riproporsi puntualmente. Questo è il Novara che meno di tutti è riuscito ad emozionare, a far battere il cuore dei tifosi, a farli unire e fargli tirare fuori quel qualcosa in più ad ogni partita, proprio perché chi ha la fortuna, l’onere e l’onore di indossare la nostra maglia non ha fatto quasi ma nulla di più del suo compitino, di quel minimo sindacale, di quel 6 stringato in pagella che ti consente di portare a casa l’anno ma che ti spinge nel più cinico dimenticatoio delle nostre menti. Vedete, a costo di sembrare impietoso, penso che il Novara Calcio 2016/2017 corra seriamente il rischio di finire solo su qualche almanacco. Che tra una trentina di anni qualcuno posterà una foto di un Sansone, di Kupisz, di Mantovani sul social più in voga di quel momento chiedendo “chi si ricorda il nome?”, e pochi, a parte ovviamente Massimo Barbero, sapranno rispondere. Perché chi associa la fama di un giocatore alla serie A in realtà non capisce un cazzo. Ci ricorderemo anche a 90 anni di Fabio Scienza, di Balacich e di Armanetti, giusto per citarne tre che hanno giocato in categorie basse, perché sono giocatori che hanno scaldato il cuore di noi tifosi, seppur tecnicamente più scarsi di quelli che abbiamo visto in questi ultimi anni. Questi di oggi scaldano solo i vaffanculo e i mannaggiaalcazzo, con punte di illusioni qua e là puntualmente naufragate nel giro di un paio di partite.

Questi siamo e con questi arriveremo a Maggio. Se è vero che nessuno è obbligato a vincere sempre e che non si lega certo la nostra fede alla sola ipotesi di vittoria è altresì vero che mai come in questo momento, se penso al mio Novara, penso alla canzone “un’emozione per sempre” di Ramazzotti, precisamente nel punto:

Vorrei poterti ricordare lo sai
come una storia importante davvero
anche se ha mosso il sentimento che hai
solo un canto leggero

Il nostro canto leggero è rappresentato dalle solite due parole più belle che esistono: Forza Novara. A voi, cari giocatori, caro staff, cara Società, l’obbligo di provare ad essere ricordati. Nei nostri cuori e nelle nostre menti. Non solo su un freddo almanacco.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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