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Calcio di..vino

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Considerazioni scaturite in occasione di una serata a cena a casa di Nonnopipo. In un susseguirsi di portate, battute, gesti e disquisizioni che rimbalzavano tra vini, Novara calcio e bicchieri che magicamente si riempivano senza soluzione di continuità, ad un certo punto della serata le bottiglie hanno iniziato a muoversi assumendo sembianze umane, non una eh, ho specificato le bottiglie!!!
E con nostro grande stupore ci siamo resi conto che di fronte a noi avevamo i giocatori del Novara calcio che indossavano le magliette con le etichette del vino bene in vista al posto dello sponsor istituzionale, e schierandosi con un 4-4-2 oppure un 3-5-2 o il 4-3-3…. beh lasciamo perdere il modulo che proprio non mi pare il caso di fare i conti con la matematica in queste condizioni alcolemiche.
Poi prima che facesse l’alba il Nonnopipo ispirato da Eupalla e Gianni Brera si è messo dietro la tastiera e…

David Da Costa.
Svizzero ma portoghese, nazionalità un po’ confusa come le sue uscite.
Da “Ruby”, negli anni, si è plasmato fino al punto di trasformarsi in un grande Tawny, il piú invecchiato e nobile tra i PORTO.
Vino da meditazione.

Magnus Troest.
Nordico lo è, biondo pure, rude non sempre, elegante a volte.
Ecco confezionato il piú classico tra i “semiaromatici”. Contraddittorio in quanto non è secco ma nemmeno dolce, dal profumo intenso, persistente, magari poco fine, ma che al palato si concede generoso al pari di un longevo GEWÜRZTRAMINER dell’Alto Adige.

Andrea Mantovani.
Lui è come quella bottiglia che avevi dimenticato in cantina e che ritrovi per caso dopo tanti anni temendo che ormai sia andata a male come la metá delle bottiglie custodite nella cantina del Vannu.
Poi leggi l’etichetta e ti accorgi di possedere un gran bel Nebbiolo, genitore del BAROLO che stai tenendo in mano e che ha il potere, con il suo tannino, di detergere e pulire la bocca dalla salivazione, esattamente come Andrea pulisce l’area di rigore.

Gennaro Scognamiglio.
Se è vero che il sapore amaro si percepisce maggiormente sulla parte posteriore della lingua, è altrettanto inconfutabile che il rendimento del buon Gennaro sta lasciando in bocca un retrogusto che definire amarognolo non sarebbe azzardato.
Il NEGROAMARO o NEGRAMARO che dir si voglia riassume fedelmente questa analisi.

Edoardo Lancini.
Visto e piaciuto.
Con quel faccino da brav “fiulòt” vien proprio naturale abbinarlo a quella BARBERA che Prunotto ha cosí battezzato.
Elegante nella sua sapida gioventù, esuberante e coraggioso nei suoi tannini giovani, come solo una barbera d’Asti che si rispetti sa giustamente interpretare e cosí come il Lancio sa sostanzialmente esserlo.

Lorenzo (Lollo) Dickman.
Scegliete voi; purchè si tratti di uno spumante metodo classico. Non Champenois eh, che sa troppo di lieviti ed è sciovinisticamente francofono.
FRANCIACORTA, ALTA LANGA, TALENTO vanno benissimo per definire le fini ed eleganti movenze del nostro laterale, cosí come lo è il perlage di bollicine che salgono in superficie, fini e sottili, veicolo di classe sopraffina.
A differenza delle succitate DOCG, dispiacerá la sua quasi certa “esportazione”.

Marco Calderoni.
Friulano generoso, sempre pronto agli inserimenti, senza fronzoli e svolazzi inutili, essenziale e discreto. Qualitá riscontrabili in un vino che tutti vorrebbero avere sulla parte sinistra della tavola imbandita, sempre pronto a sostenere la causa.
Un classico vino rosso della sua terra lo identifica al meglio: il REFOSCO.

Marco Chiosa.
Qualcuno su questo blog ha stabilito che il ragazzo torinese avesse le sembianze di un frate; dunque l’accostamento al VIN SANTO è inevitabile.

Tomas Kupisz.
Quando parte sculettando sulla fascia assomiglia a un pesce che si dibatte agganciato all’ amo. Tutt’altro che fluidi i suoi movimenti, di certo nervosi. Quindi un PINOT BIANCO dell’Alto Adige accompagna non solo lui ma anche degnamente il pesce a lenza a cui assomiglia.

Adorjan Krisztian.
Essendo ungherese mi verrebbe spontaneo regalargli un TOKAIJ, ma nel reparto vini dell’Esselunga, dove ha lavorato fino lo scorso anno, tale prodotto non si trova neanche con il lanternino.
Certo è che per meritarsi di essere affiancato a questo vino ricco di profumi e di alto tenore alcolico, di miglioramenti graduali e costanti il ragazzo dovrá farne.

Federico Casarini.
Nasce nel 1989 che per i grandi rossi è stato un millesimo d’eccezione.
Rude e deciso quanto basta, spigoloso e irruento come un nebbiolo del nord Piemonte,
il GHEMME, sempre propenso ad ammorbidirsi nel tempo, gli presta le sue caratteristiche di evoluzione positiva.

Antonio Cinelli.
Ultimo arrivato e vilipeso a Cesena, dove è noto che di calcio non capiscono una cippa e di vino bevono ciurlina. Da noi ha sistemato il centrocampo come un sommellier riordina una cantina. Dunque poche palle eh, questo è uno tosto, esattamente come un vino in possesso di quei sentori tostati e animali appartenenti al terziario, segno di grande struttura e corpo come uno SFURSAT della Valtellina, ottenuto dal vitigno piú stupendo che esista al mondo, il Nebbiolo, il cui nome da quelle parti assume la definizione di “Chiavennasca”.

Andrea Orlandi.
Il suo vagabondare internazionale rende difficoltoso fissarne le caratteristiche.
Un vitigno internazionale sarebbe quindi opportuno per un accostamento, ma forse la molteplicitá delle sottodenominazioni che offre la DOCG CHIANTI, vino adatto a tutte le declinazioni di cucina, piú si addice a questo carneade del pallone.

Andrey Galabinov.
Il Gala è come un “Supertuscan”, cioè quei vini rossi prodotti in Toscana che volutamente non rispettano i disciplinari di produzione previsti, utilizzando altri tipi di uve, specialmente Cabernet sauvignon e Merlot, in aggiunta o in luogo del locale Sangiovese. Spesso nascono autentici capolavori, come accade in alcune partite dove finezza, potenza, spessore, intensitá, sono ingredienti capaci di rendere il Bulgaro irresistibile.
Proprio come un “SUPERTUSCAN”.

Gianluca Sansone.
Non me ne voglia Gianluca, ma l’abbinamento con il BRAMATERRA vien da sè.
Scherzando e giocando con questo fantasioso nome e ridendo a denti stretti dei continui scivoloni del nostro numero 18, si intuisce il suo forte legame con la terra.
Quindi BRAMATERRA sia.

Simone Corazza.
Per lui e per quel gol a Lumezzane che sconfisse in un colpo solo il Lumezzane stesso, il Bassano e l’Irpef, riportandoci in serie B, sarebbe sufficiente che la bottiglia facesse semplicemente “PUMMM” nel momento dello stappo, e che al momento del brindisi faccia venire oltre al “magón” anche mezzo centimetro di pelle d’oca sulla pelle.

Federico Macheda.
Incarna le caratteristiche di certi CHARDONNAY californiani che come lui sono stati costretti ad accelerare l’esordio per ovvi motivi di mercato.
Passati entrambi attraverso l’uso spregiudicato della barrique, riescono a mascherare alcune imperfezioni.

Antonio Lukanovic.
Per ora non potrebbe che essere un NOVELLO, pronto subito in virtú della sua fresca gioventú ricca dei profumi della vita.
il problema di questa tipologia di vino, peró, è marcata dalla assoluta incapacitá di arrivare sano e salvo appena oltre la primavera.

Roberto Boscaglia.
Potrebbe fare l’enologo visto il ruolo di allenatore che esercita, ma se proprio proprio dovessi accostarlo a un vino, non avrei dubbi nel scegliere per lui un vino della sua isola: PASSITO DI PANTELLERIA.
Come avviene per tutti i passiti da buon enologo ha atteso pazientemente che le uve surmaturassero per poi ottenere un grande vino che potrá egregiamente accompagnare i formaggi erborinati e i dessèrt importanti addolcendogli la bocca e magari i modi di porsi.

MDS.
Per lui un vino importante frutto di una elaborazione voluta dal grande padre della rivalutazione del vitigno Barbera, ovvero Giacomo Bologna.
L’augurio sta tutto in quella frase che il Vate di Rocchetta Tanaro pronunció dopo aver assaggiato quello che sarebbe diventato un punto di riferimento irrinunciabile per gli amanti di questo vitigno: “AJ SUMA!” (Ci siamo), cosí chiamó il suo capolavoro.
Ecco, vorrei sentire MDS esclamare queste parole in occasione di quell’evento che tutti vorremmo si realizzasse ma che per pudore, scaramanzia e rispetto non pronunceremo mai.

Salute a tutti…e forsa Nuara tüta la vita

Nonnopipo

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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I numeri di sto c…. e la felpa rossa

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Quest’anno mi sono divertito a raccontare le partite del Novara partendo dai numeri: possesso palla, occasioni create, tiri in porta, tiri subiti, indici di pericolosità e così via. La realtà è che i numeri raccontano una storia che molto spesso non è quella del campo. Anche ai massimi livelli abbiamo visto il PSG perdere contro il Borussia nonostante il 70% di possesso palla, 21 tiri dei parigini contro 4 dei tedeschi e il famoso indice di pericolosità XG che indicava che il PSG avrebbe dovuto vincere 3 a 1 ed in invece 0-1 per il Borussia e Mbappè muto.

Per tutta la stagione il Novara ha avuto ottimi numeri e soprattutto in attacco, la squadra di Gattuso ha quasi sempre creato occasioni da gol, oltre a praticare spesso un calcio godibile. Non è semplice costruire un gioco organizzato e propositivo, molto più semplice e probabilmente più funzionale in questa categoria giocare in maniera speculativa, pensare a difendersi, infoltire il centrocampo e pungere in contropiede come 40 anni fa. Ma il calcio è cambiato e quest’anno Alessandria e Pro Sesto che praticavano proprio questo tipo di calcio, fondando la loro forza sulla compattezza difensiva per compensare la loro pochezza tecnica, sono retrocesse nettamente.

Ma se il Novara si salverà non sarà per le scelte tattiche di Gattuso, bravissimo a svicolarsi da assurde imposizioni societarie sul modulo, non sarà per la crescita continua del gruppo, non sarà per i cambi in corso che hanno cambiato il volto delle partite, non sarà per la pazienza ed il lavoro su Ongaro trasformato in giocatore di calcio in tre mesi, non sarà per aver inventato un difensore in capocannoniere, non sarà per la continua, incrollabile quasi maniacale convinzione che la salvezza sarebbe arrivata nonostante tutto. Se il Novara si salverà sarà soprattutto grazie alla felpa rossa di Jack Gattuso tenuta rigorosamente sulle spalle nella conferenza stampa prepartita e per tutta la partita con il Fiorenzuola dal riscaldamento fino ai festeggiamenti culminati con il regalo della stessa felpa ad un fortunato tifoso azzurro. Quella felpa rossa, indossata in egual maniera anche con il Legnago, appoggiata sulle spalle a 27 gradi è il vero segreto della probabile salvezza del Novara.

Grazie Jack, tieni duro ancora una settimana, recupera qualche ora di sonno e poi costruisci come sai fare l’ultima vittoria, con o senza  felpa rossa sulle spalle.

p.s. il Fiorenuzola ha dominato nei numeri: oltre ai 18 calci d’angolo anche 18 tiri in porta contro solo 5 (tre gol compresi) del Novara. Nel primo tempo abbiamo fatto due tiri in porta e tre gol. Secondo l’indice XG il Fiorenzuola doveva vincere 2 a 1 ed invece 1-3 e Tabbiani muto! Pur avendo enormi limiti tecnici e fisici il Fiorenzuola gioca a calcio e prova a vincere le partite come il Novara. Poi perde e retrocede perché questo nel calcio succede, ma almeno prova a costruire calcio. Alessandria e Pro Sesto giocando come 40 anni fa non hanno nemmeno provato a giocare e non penso che da quelle parti qualcuno si sia divertito.

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Come un biglietto in tangenziale

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Lunga e diritta correva la strada, forte il motore rombava, ma il finestrino era abbassato e fuori il foglio volava, e fuori il foglio volava.

Non si tratta di una modifica al bellissimo testo di Francesco Guccini, ma l’esatta trascizione di ciò che è successo ieri.

Complice una di quelle trasferte “ciccione” che resteranno scolpite nella storia e nella memoria, ammesso che si riesca a ricordare tutto.

Dunque, giusto per essere sintetici e non dilungarmi in quelli che il Ciumi classifica come pipponi,

mi tocca precisare che lo scenario è la campagna piacentina, non troppo diversa dalla nostra: sullo sfondo le colline invece delle alpi, ampi spazi coltivati a verde contrapposti al nostro mare a quadretti.

Case e cascine un po’ qua e un po’ la, e tra queste una trattoria, una di quelle sulla cui porta di ingresso non sono appiccicati gli adesivi delle stelle al merito culinario, ma un semplicissimo foglietto con su scritto “tutti i giorni dopo le 12:15 si organizzano corsi di recupero per astemi”.

Ecco, qui si comincia a intravedere la causa del ricorso a Guccini.

La complicità dell’ ottimo cibo e la semplicità di quel blend di bonarda e barbera che da queste parti chiamano gutturnio, si impadroniscono subdolamente della scena. 

Non è mica colpa nostra se il fischio di inizio è fissato alle 18, c’è da far trascorrere un po’ di tempo per arrivarci vicino e quindi il “felino”, la coppa, il lardo, la tagliata sono gli strumenti che si usano da queste parti, insomma, mica puoi stare li a rimirare il paesaggio e bom!

Vabbè, si parte per Fiorenzuola una volta pagato il conto, lievitato sensibilmente dopo la conta della bocce, le quali, in combutta con la temperatura esterna, inducono all’abbassamento dei finestrini delle auto.

Ed è proprio in questo frangente che si consuma la tragedia: tangenziale che conduce a Fiorenzuola, un rettilineo lungo un paio di chilometri, un ponte sotto il quale scorre il Trebbia, un foglio bianco che vola fuori dal finestrino della vettura che apre il “corteo”, le quattro frecce inserite per una sosta dove non esiste la benchè minima corsia d’ emergenza.

Il biglietto della Vivaticket valido per l’ingresso allo stadio, che svolazza per aria beffardo e impertinente per posarsi in mezzo alla carreggiata per poi riprendere il volo al passaggio delle auto che sfrecciano in ambo i sensi di marcia a più di 100 chilometri orari.

Panico nello sguardo del titolare del Vivaticket volante e in quello di Nonnalanto che urla “Ma dove vaiii, torna indietro che c’ hai il ginoccio bionicooo!!” quando si accorge che il più vecchio della comitiva … pardòn, il più anziano o diversamente giovane, sprezzante del pericolo, corre assieme alla bisteccona e al gutturnio verso il foglio che nel frattempo si è posato sul bordo del guardrail, fermo, immobile, inanimato … “ti ho visto, ti prendo, non puoi sfuggirmi”… col cazzo!!! uno stronzo con la maglia del Fiorenzuola strombazzando a centoventitre all’ ora, rimette in discussione tutto quanto facendo decollare il Vivaticket nella carreggiata opposta.

È lì che il più anziano diversamente giovane, sprezzante del pericolo attraversa le corsie impossessandosi definitivamente del Vivaticket per poi restituirlo al legittimo intestatario del medesimo dopo aver ripercorso i circa trecento metri a ritroso sotto un sole estivo che fissava il termometro a 30 gradi.

Un proverbio recita che la curiosità è femmina, ma secondo me è anche maschia, però credo non sia giusto, per i diritti che la privacy garantisce, rivelare il nome del proprietario del Vivaticket volante.

Ma siccome io della privacy me ne sbatto le balle rivelo pubblicamente il nome di colui che ha rischiato di perdersi cotanta memorabile partita: Ciumi.

Il resto lo conoscete tutti, ormai appartiene al passato, il futuro si concretizzerà tra sette giorni. Domenica tutti al Piola.

Nonnopipo   

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Atto d’amore

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Saranno circa seicento i novaresi presenti sulle tribune e nel settore ospiti di Fiorenzuola. Trecentocinquanta biglietti polverizzati in poche ore con la conseguente apertura del secondo blocco riservato agli ospiti.

La trasferta in Emilia, complicata per l’assenza di pullman organizzati, avrà una partecipazione che non si vedeva in tante trasferte in serie A per non parlare di quelle in serie B anche ai massimi livelli. Un risultato numerico sorprendente, alla fine di un campionato che ha fatto risultare il peggior piazzamento della storia del Novara insieme al 17°posto del campionato di C1 del 1996/97.

Evidentemente questi ragazzi di azzurro vestiti sono riusciti a smuovere il freddo cuore dei tifosi novaresi. Al di la dei risultati è innegabile che questo gruppo ha dato tutto quello che poteva, ha sempre giocato al massimo delle proprie possibilità ed è cresciuto nel corso della stagione dimostrando un attaccamento alla causa e forse anche alla maglia sorprendente.

Abbiamo visto i giocatori spauriti di inizio stagione come Corti, Donadio e Gerardini diventare credibili per la categoria partita dopo partita, giocatori che speravamo che se ne andassero via come Di Munno e Ranieri diventare colonne intoccabili del centrocampo, altri come Calcagni e Bonaccorsi trasformarsi in bandiere azzurre e nel caso di Urso abbiamo visto un giocatore ripresosi da un infortunio devastante e molto criticato nel suo primo anno azzurro, diventare Federico Di Marco. Ci siamo subito innamorati dell’impegno dei nuovi arrivati e soprattutto abbiamo visto una squadra che nonostante un inizio campionato da incubo con la prima vittoria raggiunta a fine novembre, nonostante le sconfitte devastanti subite negli ultimi minuti e nonostante gli schiaffi presi, si è sempre rialzata, ha sempre lottato e ha sempre espresso, un livello di gioco organizzato e propositivo.

Abbiamo perso strada facendo Khailoti, Calcagni, Donadio, Kerrigan, Scappini e Lancini. Sei titolari persi senza battere ciglio, chiunque sia entrato in campo lo ha fatto al meglio delle sue possibilità. Questa “chimica” è stata capita dai “maicuntent” novaresi che non hanno mai fatto mancare il sostegno alla squadra.

Ventitré anni fa il Novara che raggiunse la salvezza a Fiorenzuola capitanato da Giacomo Gattuso, appassionava i tifosi azzurri, come il Novara di oggi e costruì nella sofferenza della lotta per la salvezza le basi che portarono due anni dopo sei undicesimi di quella squadra al raggiungimento di una clamorosa promozione.  Che sia di buon auspicio, forza ragazzi, siamo pronti a soffrire con voi fino alla fine, fino alla vittoria.

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