Il costo della plusvalenza Uncategorized

Nel recente incontro avuto con MDS si è parlato, tra le tante cose, di settore giovanile. Il Pres. ha sostenuto con forza non solo l’importanza di avercene uno, ma addirittura che questo dovesse essere la condizione necessaria e sufficiente per poter mantenere una Società di calcio sana e competitiva. In sintesi, prima di investire su un grosso giocatore pronto, bisogna aver investito almeno altrettanto sulla struttura formativa dei giovani, in modo che crescano futuri giocatori in grado di essere utili alla causa e successivamente portino una grossa plusvalenza alle casse del Club, riducendo così il costo della prima squadra. Insomma, un qualcosa di molto vicino ad avere una fidanzata zoccola, figa, estremamente fedele, devota solo a noi e ricca sfondata. Ah, ovviamente che sappia pure cucinare almeno come Cracco.

Al di là delle battute, pensavo a quanto possa essere realmente difficile e complicato costruirsi un settore giovanile in grado di creare buoni giocatori, soprattutto in considerazione di una convinzione del tutto personale che ho maturato nel tempo ascoltando i pareri di tantissimi amici papà, di estrazione sociale e cultura differente. Per me, al di là della bravura e della predisposizione naturale di un bimbo (che però potrà trovare un riscontro tecnico solo in età comunque avanzata), chi emerge sono quei bambini che hanno superato una grossa selezione e che hanno, o per dote naturale o per mentalità inculcata, uno spirito di competitività che, purtroppo o per fortuna, non ha nulla a che fare col divertimento. Se è vero che a 6-8 anni puoi solo giocare per divertirti, a 12 già devi ragionare in ottica differente. Figuriamoci a 14. E appunto, purtroppo o per fortuna, i genitori in grado di supportare e spronare i figli a convivere con questo tipo di formazione, o gli stessi ragazzi in grado di accettarla e vivere già in una sorta esasperazione costante e quotidiana degli allenamenti e delle partite, sono sempre meno. Finiamola con l’ipocrisia, se giochi nel Novara o ancora più su, a 15 anni non ti è più concesso di giocare per divertirti, perché ti insegnano a giocare per vincere “asfaltandoti” se non sei in grado di farlo. Fatta questa scrematura c’è il problema opposto, ovvero far mantenere ai genitori (ma anche al giovane) un equilibrio  tale per cui non li porti a pensare di avere un futuro campione portatore di grossi guadagni e fama, rovinandolo inevitabilmente.

Costruire una cantera in grado di far crescere i bambini accompagnandoli a quell’età in cui si può capire se c’è “del materiale su cui investire seriamente”, con la mentalità giusta, senza creare a lui e alla famiglia danni psicologici irreparabili, è già un impresa al limite dell’impossibile. Figuriamoci poi andare a scovarne qualcuno in giro formatosi altrove, e convincere i suoi genitori a portarlo via da casa nell’età dello sviluppo per farlo vivere nove mesi a Novarello, offrendo in cambio solo la garanzia di portarlo a scuola ogni giorno e di seguirlo negli studi. Aggiungiamoci che il calcio non lo abbiamo certamente inventato noi, e come qualche nostro osservatore ha notato un quindicenne di buone speranze, sicuramente lo hanno notato pure quelli dell’Inter, Milan, Juve, Toro, giusto per restare solo tra quelle vicine a noi. Quindi dovrai essere abile a convincere lui e relativi genitori che no, perché mai dovrebbero mandare il figlio a giocare nella Juventus quando anche il Novara Calcio 1908 lo sta cercando? Per non parlare del discorso estero, per il quale si apre un mondo. Condiamo il tutto col fatto che ogni singola squadra, dai pulcini alla primavera, deve avere uno staff tecnico preparato, serio, costantemente aggiornato e quindi pagato, uno staff di accompagnatori alle spalle e di addetti che li seguono sempre oltre ad una rete di osservatori capillare, moltiplichiamo il tutto per tutte le Società affiliate e cosa si ottiene? Una cifra esorbitante spesa annualmente col drammatico risultato finale della constatazione, per la maggior parte dei ragazzi sui quali è stato fatto un grosso investimento, che il loro lavoro non potrà mai essere quello del calciatore professionista perché trattasi di pippe! Ci sarà poi una percentuale, ma molto ridotta, di giovani per cui invece varrà la pena continuare ad investire salvo poi arrendersi all’evidenza del fatto che, se saranno bravi e fortunati, dopo la primavera vivacchieranno in categorie basse, con stipendi da fame, in squadre a cui regalerai il cartellino perché varrà una cifra prossima allo zero.

Forse ho come sempre estremizzato il pensiero, ma mi piaceva far notare come noi tifosi, in maniera critica, si tenda sempre a dire “bisogna investire sui giovani” come se questo fosse scontato e banale e soprattutto di risultato sicuro ed immediato. Il paradosso per una Società di calcio è che ormai si trova in una situazione tale per cui è obbligata ad avere un settore giovanile, perché si dice essere la sola strada per autofinanziarsi , quando forse avrebbe meno rischi nel comprarsi giocatori finiti. A meno che non sia in grado di generare campioni veri, ma che portino soldi veri. Chiariamoci, penso che il Novara in questi ultimi anni non sia stato bravo, ma ancora di più. Ma la domanda che mi faccio è: fino a quanto può reggere una struttura organizzativa e tecnica così mostruosa in grado, ad oggi, di generare solo una plusvalenza di “pochi” milioni per Faragò o, nel recente passato, per Bruno Fernandes? E soprattutto, fino a quanto può reggere mantenendo parallelamente una prima squadra di un certo livello costruita con investimenti costanti ed elevati? Perché, altro paradosso, il settore giovanile sarà pure fondamentale, ma senza una prima squadra ad un certo livello va comunque tutto a ramengo.

Al netto di qualche plusvalenza fittizia o di valutazione palesemente gonfiata, le giovanili sono un’inevitabile fonte di spesa e un investimento ad altissimo rischio che però, abbiamo capito, è obbligatorio sostenere. E allora credo che vada quantomeno riconosciuto alla Società un imponente lavoro in tal senso, che diamo tutti per ovvio e che spesso tendiamo a banalizzare per una visione un po’ miope della questione. Un buon giocatore lo si può anche formare, Messi ci si nasce. Chissà che la Dea del culo un giorno non regali pure a noi un bimbo d’oro da far crescere e che ci faccia crescere. Quanto meno il conto in banca. MDS se lo meriterebbe pure.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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