Il Rocco incazzoso Uncategorized

Proprio ieri sera, sul divano e sotto una copertina a testimonianza di quanto “la febbre del sabato sera” sia ormai per me solo un poster un po’ sgualcito su un muro, stavo vedendo il bellissimo film “Truth: il prezzo della verità”, con Robertino Refdord e Cate Blanchet. Un ennesimo film verità dove, facendola breve, chi è andato contro il sistema alla lunga l’ha preso nel culo. Insegnamento che più o meno quotidianamente trova conferma anche nella mia vita lavorativa, dove gente vestita come quelli della Itof ma col lusso di poter lasciare la cravatta sulla scrivania, pratica il detto “the trend is your friend”, che nient’altro è una visione un po’ più elevata al mondo della finanza dello stesso finale ribadito nel film. In finanza, infatti, se tutti comprano e tu vendi vuol dire che o sei un fottuto genio o sei uno che lo prenderà nel culo. Di solito è la seconda ipotesi, ergo ci si allinea un po’ tutti al pensiero della massa.

Queste due premesse per spiegare il mio imbarazzo evidente nel dover commentare ogni cavolo di pareggio che il Novara ci regala, perché sin dalla pubertà convivo con quella forma intima e maledetta di antipatia al risultato X in schedina. Mi stanno sui coglioni tutti, ma proprio tutti i pareggi, non ci posso fare nulla. Credo essere stato il solo ad essere uscito dallo stadio di Padova un po’ così per lo zero zero nella finale di andata dei playoff, perché sono ancora adesso convinto che quella partita si poteva vincere e che Pablo fu molto pirla nell’occasione avuta davanti al loro portiere. Imbarazzo che aumenta quando realizzo che sono circondato dalla massa che la pensa in maniera opposta, anzi quasi esulta per i pareggi tipo quello di Avellino ieri, che peraltro, per come è maturato, rappresenta pure l’apoteosi al mio senso di ribrezzo per questi risultati. Senso di ribrezzo che sfocia in odio e desiderio di soppressione fisica di tutti quelli che “un punto ad Avellino va bene”, “non possiamo vincere sempre”, “noi dobbiamo solo salvarci quindi va bene così” fino ad arrivare al top “per un pareggio prima dell’inizio avremmo firmato tutti” che credo sia la seconda frase che più mi fa incazzare nella vita, seconda solo all’inarrivabile “ma perché te la prendi, è solo una partita”. 

Il fatto è che probabilmente avete ragione un po’ tutti voi, e quindi non starò qui ora a portare a casa un editoriale sovversivo che so perfettamente cadrebbe nel vuoto dell’oceano di tifosi che, nonostante una distanza siderale dai playout e alla vigilia di alcune serie di penalizzazioni a squadre messe peggio di noi, ancora vive nella paura di retrocedere, per cui ho deciso oggi di sottolineare ed esaltare ciò che mi è realmente piaciuto di questa partita, che per chi conosce il mio punto di vista sulla persona in questione comprenderà quanto possa comunque essere visto come un punto di vista sovversivo: mai come ieri mi sono sentito vicino ed ho apprezzato Boscaglia.

Sembra incredibile, ma a distanza di 800 e più km io e Boscaglia abbiamo vissuto la stessa identica partita. Al decimo secondo di gioco entrambi eravamo già lì a sbranare Galabinov, che con la supponenza dei giorni migliori pretendeva platealmente un fallo fischiato da un arbitro che nemmeno sotto tortura ieri ne avrebbe fischiato uno, per continuare al puro istinto omicida in occasione di una delle tante ripartenze in cui abbiamo sbagliato l’ultimo passaggio, e ancora alla sua guerra personale nei confronti del quarto uomo fino al suo litigio con Novellino, uno di quelli che più mi sta sui coglioni. Il suo “ma che cazzo vuoi, ma che cazzo vuoi, ma vaffanculo” ripreso da Sky è poesia che solo Mourinho e Conte la scorsa settimana hanno saputo eguagliare. Immagino che, giocando in fascia protetta, le immagini dopo la scivolata di Sansone a fine partita fossero troppo cruente per essere mostrate al pubblico, ma sono certo che sarebbero state un qualcosa di assolutamente eccezionale. Credo che pochi più di Boscaglia ieri (tifosi a parte) avrebbero voluto vincere quella partita, e il senso di rabbia e impotenza per non disporre di cambi realmente adeguati, o per avere in campo gente che davvero non voleva o riusciva a provare a vincerla, sia stato per lui qualcosa di molto vicino alla frustrazione.

La matematica dice che i punti in gioco sono ancora tanti, ma l’impressione avuta ieri è che difficilmente potremo fare molto di più del comunque tanto che abbiamo fatto più o meno da metà novembre in poi, perché siamo una squadra un po’ così, per una cosa bella che facciamo non ci facciamo subito mancare una cazzata che riequilibria il tutto, e solitamente le squadre che fanno un certo tipo di campionato sono molto più quadrate e “stronze” di noi. Però questi ultimi mesi di campionato hanno avuto il merito di dimostrare e soprattutto far riscoprire a un po’ tutti quella voglia di vincere, di andare a fare male o comunque di provare a farlo, di essere lì nel mazzo, e certi atteggiamenti in campo, che a inizio anno erano pura utopia, non mentono mai. Non so se questo è un anno di quelli che possiamo chiamare “di transizione”, ovvero di quelli inevitabili che affronti all’inizio di un percorso di crescita che nel medio termine portano successi oppure un anno, un ennesimo anno sprecato, dove bastava poco di più per essere in alto, so solo che adesso siamo al punto dove siamo tutti chiamati, da MDS in primis fino ai giocatori e ai tifosi, a decidere su cosa voler fare da grandi.

Perché io lo so che pure a MDS, come me, stanno sul cazzo questi pareggini quasi cercati. Da ieri, però, so che stanno indigesti pure a Boscaglia. Ma non vi preoccupate, avete ragione voi. – 5 alla salvezza.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: