La figura del marito tifoso Calcio in rosa

Ebbene si…io ho un marito tifoso.

Io: quella milanese trapiantata nel novarese, che considera il calcio un’utopica gestione della forza fisica e resistenza della figura belloccia maschile, talvolta mal riuscita, per di più remunerata in maniera esagerata, quasi ad eguagliare un po’ le mancette settimanali che Briatore o Agnelli ricevevano da piccini, solo perché in dieci sfigati + uno fermo tra due pali messi in un prato grande si rincorrono dietro a una palla. Lui: che alla mia considerazione “usciamo con tizio e caio e grazie a Dio non si parlerà di calcio perché lui non lo segue e gli fa schifo” mi risponde “poverino… Ma fa parte delle categorie protette? frequenta già una comunità di recupero?”

Il marito tifoso va settato in due categorie: quello così invasato tanto da non capirne più il limite, che mette come principale priorità se stesso e il suo divertimento dimenticandosi della famiglia, degli amici, tanto quasi da diventar ridicoli a lungo andare, (o voi che leggete…vogliate non ricorrere al vostro ego maschile e offendervi subito di conseguenza suvvia!!!!), e poi.. c’è l’omino che segue la propria squadra del cuore, condivide con il suo gruppo di amici fidati la propria passione in maniera pacata, senza scendere nell’imbarazzo di chi viene inquadrato da Sky prossimo a far cadere giù uno scooter….

Bene. Il mio non è ne uno ne l’altro …o meglio…è un po’ bislacco..una via di mezzo diciamo. Il mio è quello che il sabato mattina intorno alle 12.10 inizia ad alienarsi, viaggiando nei suoi ragionamenti come se fosse già nel suo settore da stadio.
E’ quello che tu gli parli e lui, nel mentre ripassa i cori da stadio e legge la formazione della giornata sullo smartphone avvicinandoselo sempre più perché ormai prossimo alla talpitudine, alla domanda “quindi facciamo cosi?” ti risponde celebroleso “si si ok”, che tu, moglie del tifoso, avresti anche potuto chiedere una Mercedes classe B di colore nero con seimila cavalli adatti alla tua tipologia di guida ottenendo la stessa risposta.

Il marito tifoso, da quelle che definisco persone “spesse”, viene considerato un uomo fallito, fancazzista sette giorni su sette, e soprattutto, in maniera ignorante, additato come “un ultras” , e quindi sinonimo di persona violenta.
Ci sono addirittura donne che, venendo a conoscenza che sei accompagnata da un uomo tifoso, inorridiscono solo all’idea, e ti danno della “poverina”.
Beh…io, che però alzo la media di molte donne, inorridisco invece davanti all’ignoranza della gente, che ad oggi nel 2017 considera lo stadio un ambiente pessimo in cui far addentrare i propri figli, e quindi “va de retro satana” anche per i loro mariti/compagni.
In quasi 12 anni di matrimonio potrei raccontarne di ogni; ho le mie idee, e mio marito le sa bene. Detesto l’invasamento di mio, non solo negli stadi. Non si può essere ipocriti: le cose successe, e che talvolta ancora succedono dentro  o fuori gli stadi, sono note, ma non si può sempre fare di tutta l’erba un fascio. In ogni ambiente c’è la pecora nera, l’elemento “brutto” che spesso cerca di trascinare nel fango tutto e tutti arrivando a rovinare anche quella che deve e dovrà sempre essere una passione, e che fine a sé stessa dovrebbe essere vissuta.

Lo stadio non può essere ancora considerato il male, e in esso “il marito tifoso” una bestia rara.

Le vere bestie sono quelle che intorno a noi si fingono innocenti e bravissime persone, ma rivelano poi le peggio cose. Le trovate negli ambienti di lavoro, nelle scuole, nelle chiese.. forse nello stadio trovi sì qualche elemento fallato di suo, ma che lo è ancor prima che varchi il tornello, e questo non può essere colpa dello stadio.
Si punta sempre il dito a chi ci entra negli stadi, ma abbiamo anche visto episodi come Gabriele Sandri ucciso “spot” da un poliziotto in autogrill , mi pare a memoria , semplice tifoso che non abbia né accoltellato né aggredito soggetto alcuno, ma di cui l’unica sua colpa era di avere una sciarpa azzurra al collo, e quindi “tifoso=pericolo”, oppure un altro episodio che mi sovviene di quando ancora il mio meraviglioso papà si occupava di calcio e mi ha raccontato di un altro ragazzo, mi pare nel Friuli, che rimase vittima delle molteplici percosse della polizia, anche li, sua colpa, tifare la propria squadra.

L’uomo, il marito tifoso, non è sinonimo di infelicità certa; la base è sempre il cervello e l’intelligenza della persona , e quindi spiegatemi creature inutili…chi massacra di botte la moglie pur non recandosi allo stadio è forse migliore del mio che ci va da quando era un bimbominchia??! mah…

Ely


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